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Regioni.it

n. 3285 - lunedì 11 dicembre 2017

Sommario
- Comitati regionali comunicazioni: verso nuovo accordo Regioni-Agcom
- Farmaci: aumenta supplemento per acquisto di notte
- Zone economiche speciali: il parere sul decreto
- Agricoltura di precisione: parere sulle linee guida
- Direttore dei lavori: parere sulle linee guida relative alle funzioni
- Comitato delle Regioni: il ruolo delle autonomie nelle elezioni europee

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Comitato delle Regioni: il ruolo delle autonomie nelle elezioni europee

Al via il piano di comunicazione 2018

(Regioni.it 3285 - 11/12/2017) Sulla futura politica dell'Unione europea il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, in un articolo pubblicato dal Sole 24 Ore, lancia un allarme: "Sono a rischio 42 miliardi di euro di fondi Ue per le regioni italiane, che tradotti in Toscana sono un miliardo e mezzo. La Commissione ha immaginato tre scenari per preparare il negoziato sul post 2020. Uno prevede il mantenimento delle risorse attuali, mentre gli altri due propongono tagli del 30 e del 15 per cento. Con i tagli al 30%, continueranno a ricevere i fondi Ue solo l'Est, Grecia e Portogallo e il Mezzogiorno sarebbe fuori". "Mentre i tagli al 15% comporteranno l'esclusione delle regioni piu' sviluppate: in Italia, il Centro Nord. Viste le nuove sfide ossia difesa, immigrazione e Brexit (che, da sola, comportera' un buco di 70 miliardi di euro) lo scenario che mantiene le risorse allo status quo e' il piu' utopistico - prosegue -. I fondi Ue sono il principale strumento per orientare la politica economica delle regioni. Indirizzano le strategie di programmazione e sono il volano di ogni tipo di investimento pubblico regionale. Si traducono in infrastrutture, aiuti alle imprese, lotta alla disoccupazione, sostegno a ricerca e innovazione, contrasto ai cambiamenti climatici. Ho presentato un mio contributo al Commissario alla Politica Regionale, Corina Cretu, e uno studio sull'impatto dei fondi in Toscana. In Conferenza, e' stato approvato un testo che prevede una politica di coesione a livelli almeno pari a quelli attuali e per tutte le regioni Ue". "Il Governo italiano, invece, si e' dimostrato distratto ed e' arrivato in ritardo rispetto agli altri governi europei nel fornire indicazioni ufficiali alla Commissione sul futuro della coesione, pur essendo l'Italia il secondo beneficiario di questa politica - sottolinea il governatore toscano -. Questa disattenzione, che rischia di protrarsi a causa del prossimo appuntamento elettorale, concomitante con la fase calda del negoziato a Bruxelles, puo' costare caro al nostro Paese. Per il Sud sarebbe disastroso. Con altri quattro presidenti di regione di Francia, Germania, Svezia e Portogallo il 7 dicembre incontrero' il Presidente Jean Claude Juncker su questi temi. Ricordero' che la coesione non e' una mancia che chiediamo all'Europa, ma una politica che ha migliorato le strategie pubbliche sui territori e ha assicurato i raccordi tra i grandi obiettivi europei e le scelte locali - conclude Rossi -. La Brexit comportera' una riduzione del bilancio Ue, ma non possiamo essere noi a dover pagare il conto. Una Tobin Tax europea, come suggerito da Mario Monti, contribuirebbe a dar fiato a questa Europa e avvicinarla ai cittadini. La coesione e' sicuramente una politica europea facile da spiegare e con risultati concreti sui territori".
A Bruxelles intanto, in vista delle elezioni europee del 2019, il Comitato europeo delle regioni (CdR) ha offerto il suo pieno sostegno al Parlamento europeo e ha accolto con favore l'impegno di quest'ultimo affinché le due istituzioni dell'UE lavorino di concerto e mettano in comune le loro risorse in uno sforzo congiunto per rendere più partecipi i cittadini. La tabella di marcia verso le elezioni e il partenariato tra le due istituzioni politiche dell'UE sono stati discussi oggi dall'Ufficio di presidenza del CdR insieme con Ramón Luis Valcárcel Siso, vicepresidente del PE responsabile della comunicazione nonché ex Presidente del CdR. Al dibattito ha fatto seguito l'adozione del Piano di comunicazione del CdR per il 2018 , che colloca le elezioni europee al centro della sua strategia.
Il Parlamento europeo sta elaborando una strategia di comunicazione volta a far comprendere agli elettori che i risultati delle elezioni del 2019 contribuiranno a determinare il futuro dell'Unione europea. I parlamentari europei hanno tenuto a precisare che quella del 2019 non sarà una campagna elettorale portata avanti solo dal Parlamento europeo, ma riguarderà l'Unione europea nel suo complesso, e si baserà sulla cooperazione interistituzionale e sull'uso di sinergie tra tutti i livelli di governo. Gli enti regionali e locali, in quanto livello di governo che gode del grado più elevato di fiducia da parte dei cittadini, avranno un ruolo cruciale nel mobilitare gli elettori e nel sensibilizzarli sulle poste in gioco di queste elezioni.
"Accogliamo con grande favore l'impegno del Parlamento europeo a fare delle elezioni 2019 un voto sull'Unione europea nel suo complesso. I risultati delle elezioni determineranno il futuro della nostra Unione, ed è quindi un dovere, per tutti noi, assicurare che tutti gli elettori sappiano qual è la posta in gioco e quale ruolo l'Europa svolge nella loro vita quotidiana. Sulla base dell'accordo di cooperazione tra le nostre due istituzioni, siamo lieti di essere partner in questa campagna e intendiamo incoraggiare i nostri membri a dare voce ai loro cittadini", ha dichiarato il Presidente del CdR Karl-Heinz Lambertz. "Tutti i nostri membri sono in grado di mobilitare gli elettori, aumentando il tasso di partecipazione al voto. Il fatto di essere rappresentanti politici eletti consente loro di sottolineare il legame esistente tra quanto avviene nei loro collegi elettorali e le poste in gioco per l'Europa, contribuendo in modo significativo a riavvicinare i cittadini all'Europa nei dibattiti in vista delle elezioni ", ha poi aggiunto. Nella sua strategia di comunicazione il Parlamento europeo riconosce l'importanza di agire sul territorio attraverso una "campagna decentrata e orientata a livello locale". Il Parlamento intende fissare una serie di priorità in materia di comunicazione che " abbiano la più ampia eco possibile sul territorio", per contribuire a comunicare messaggi a livello locale tenendo conto delle origini e degli interessi dei cittadini.
Il vicepresidente del Parlamento europeo, Ramón Luis Valcárcel Siso, si è così espresso: "L'Europa ha bisogno di nuovi metodi di lavoro e di nuove modalità di comunicazione. Se vuole guardare avanti deve mettere insieme le risorse di cui dispone e lavorare in partenariato: per questo sono lieto che il Comitato dia il suo contributo a sostegno della campagna elettorale europea rivolgendosi ai cittadini che vivono sul territorio e prestando ascolto alle loro esigenze. Dobbiamo tutti fare uno sforzo per spiegare cos'è l'UE, che cosa fa e perché è importante: chi può farlo meglio dei sindaci, dei presidenti di regione o dei consiglieri comunali? Per sfruttare al massimo il potenziale delle nostre attività di sensibilizzazione e per continuare a farlo in futuro, un passo significativo è quello di coordinare i nostri sforzi di comunicazione."
Il Piano di comunicazione per il 2018 ("Lavorare in partenariato per l'Europa a livello locale") adottato dall'Ufficio di presidenza del Comitato delle Regioni prevede una serie di azioni per unire le forze con il Parlamento europeo e altre istituzioni dell'UE, azioni tra le quali figurano anche l'adozione del parere del CdR sul futuro dell'Europa nell'ottobre 2018 e la preparazione dell'ottavo Vertice CdR delle regioni e delle città che si terrà nella primavera del 2019. Questi due eventi serviranno ad inquadrare il contributo del CdR alla campagna; inoltre, diverse attività che saranno condotte dai membri permetteranno di unire le forze a livello locale per arrivare fino ai cittadini durante la campagna elettorale europea. Il CdR realizzerà le sue attività di comunicazione attraverso tre campagne realizzate nel contesto del dibattito sul futuro dell'Europa, del bilancio dell'UE post-Brexit e delle elezioni europee del 2019:
Campagna #1: Regioni, città ed enti locali che lavorano per il futuro dell'Europa La campagna costituisce la prosecuzione dell'attuale iniziativa intitolata Riflettere sull'Europa e intende dare voce agli interessi regionali e locali nel dibattito sul futuro dell'Europa, alimentando in particolare il parere del CdR la cui adozione è prevista per il 2018. Più di 150 dialoghi con i cittadini si svolgeranno nelle regioni e città europee entro la fine del 2017 e poi nel 2018, contribuendo alla campagna di sensibilizzazione per le elezioni europee. Inoltre, un sondaggio online e un'App specifica - comprendenti tra l'altro una serie di domande sul futuro delle politiche europee - serviranno a raccogliere le osservazioni dei cittadini nel corso degli eventi locali e dei dialoghi con i cittadini. Fino ad oggi si sono iscritte più di 11 000 persone. Parallelamente, il CdR ha commissionato alla London School of Economics uno studio paneuropeo per conoscere il punto di vista degli enti locali e regionali sul futuro dell'Europa e sul ruolo che desiderano svolgere in un'Unione rinnovata. I risultati preliminari indicano che, per un'ampia maggioranza degli intervistati, la priorità assoluta deve essere quella di porre il cittadino al centro del processo di integrazione dell'UE.
Campagna #2: Investire nella crescita sostenibile e nell'occupazione in tutte le regioni, le città e gli enti locali L'obiettivo è quello di assicurare la partecipazione attiva degli enti regionali e locali ai negoziati sul bilancio futuro dell'UE e al dibattito sulle incertezze relative all'uscita del Regno Unito dall'UE nel marzo 2019. Una riduzione del bilancio dell'UE e un ritardo nell'adozione dei finanziamenti dell'UE post 2020 avrebbero gravi ripercussioni sugli investimenti pubblici a livello regionale e locale. Le principali attività di comunicazione riguarderanno la creazione di coalizioni con una vasta gamma di parti interessate, al fine di garantire la tempestiva adozione di finanziamenti europei solidi, efficaci e semplificati per il dopo 2020. La #CohesionAlliance (Alleanza per la politica di coesione), la coalizione che riunisce quanti ritengono che la politica di coesione europea debba continuare ad essere uno dei pilastri sui cui poggia il futuro dell'UE, proseguirà i suoi lavori nel 2018 e servirà di base per tali attività. Ad oggi 80 organizzazioni e più di 700 singoli sostenitori, tra i quali figurano membri del CdR, alcune fra le principali associazioni europee delle città e delle regioni, parlamentari europei e ministri, chiedono che il bilancio dell'UE post 2020 renda la politica di coesione più forte, più efficace e accessibile per tutte le regioni dell'UE.
Campagna #3: Le regioni, le città e gli enti locali dell'UE quali attori del cambiamento
Le regioni e le città d'Europa sono luoghi di cambiamento e innovazione. I cittadini si aspettano che i loro rappresentanti locali e regionali trovino soluzioni alle sfide attuali, ad esempio quelle poste dalla globalizzazione, dall'integrazione dei migranti, dal cambiamento climatico, dalla transizione energetica, dalla disoccupazione giovanile e dall'evoluzione demografica. Questa campagna punta a rafforzare la definizione delle politiche dell'UE basandosi su dati a livello locale in settori quali l'azione per il clima, lo sviluppo sostenibile e le società inclusive.
Il Comitato europeo delle Regioni ha anche approvato all'unanimità  il 30 novembre, nel corso dei lavori della 126° sessione plenaria a Bruxelles, il parere sulle strategie macroregionali. Relatore del parere il Presidente del Consiglio regionale della Lombardia Raffaele Cattaneo che ha presentato nella plenaria del Comitato delle Regioni un testo che chiede alle istituzioni europee di dare centralita' sempre maggiore allo sviluppo di queste strategie. "La strategia macroregionale è il primo strumento concreto che va nella direzione di un'Europa costruita dal basso -ha sottolineato il Presidente Cattaneo - e costituita dalle sue realtà più significative, le Regioni, le citta' e le autonomie locali, che devono essere sempre piu' protagoniste e attori principali di queste strategie. Alla politica dei no che sta sempre più caratterizzando l'Unione europea, noi vogliamo rispondere con 'tre sì' -ha proseguito il Presidente del Consiglio regionale lombardo-: sì a migliori sinergie con gli strumenti di finanziamento europei, sì a una migliore integrazione delle strutture esistenti nelle strategie macroregionali e sì a una migliore applicazione delle norme esistenti. Un migliore inserimento delle strategie macroregionali nelle politiche dell'Unione Europea dopo il 2020 è pertanto indispensabile -ha concluso Cattaneo- e i programmi europei devono essere incoraggiati e indirizzati a sostenere meglio i progetti macroregionali. E' necessario instaurare maggiori sinergie tra le strategie macroregionali e i programmi gestiti direttamente dalla Commissione europea. I programmi INTERREG, in particolare i programmi transnazionali e transfrontalieri, potrebbero avere un ruolo chiave nel finanziamento dei progetti di strategia macroregionale". L'inserimento delle strategie macroregionali nelle politiche dell'Unione europea dopo il 2020 e' stato recentemente sollecitato anche in un documento congiunto preparato su iniziativa della Baviera, regione che presiede la strategia dell'Unione Europea per la regione alpina (EUSALP). Nel documento si sottolinea come i programmi operativi dovrebbero essere incoraggiati a sostenere meglio i progetti macroregionali. In particolare, secondo un recente studio, realizzato da Confindustria Lombardia, si sottolinea come un'area strategica che comprenda 3 dei 4 motori d'Europa possa diventare un grande hub economico e innovativo in grado di trainare economie regionali e nazionali nel contesto mondiale. La competitivita' della Macroregione Alpina nei mercati globali si giochera' puntando in termini prioritari sulla modernizzazione delle manifatturiere tradizionali come in particolare l'Automotive e il Tessile e sviluppando filiere strategiche rilevanti per la competitivita' della Macroregione. "Il processo di attuazione della strategia per la regione alpina e' iniziato nel primo semestre del 2016 - ha sottolineato il Presidente Raffaele Cattaneo nel corso del suo intervento alla plenaria del Comitato europeo delle Regioni - ed e' positivo che la maggior parte dei sette Paesi interessati vi partecipino principalmente attraverso il loro livello regionale. Considerata la lunga storia di cooperazione in questa area e la prosperita' economica che la caratterizza, la strategia per la regione alpina potrebbe andare oltre la cooperazione Interreg gia' in corso facendo in tal modo da modello e riferimento per altre macroregioni. Un'opzione che potrebbe essere presa in considerazione e' quella dell'istituzione di una struttura di coordinamento permanente per l'attuazione della strategia che costituirebbe di fatto la base del sistema di governance". Dal 2009 sono 4 le strategie macroregionali attivate, coinvolgendo 19 Paesi dell'Unione europea e 8 esterni, interessando un numero complessivo di 270 milioni di cittadini. Nello specifico coinvolgono le aree geografiche del Mar Baltico, del Danubio, della fascia adriatica e ionica e della realta' delle Alpi. Tutte le strategie macroregionali sono state elaborate in stretta collaborazione con gli Stati e le Regioni interessate, sulla base delle comunicazioni ufficiali della Commissione europea e su approvazione del Consiglio europeo. Recentemente anche il Parlamento europeo ha evidenziato e riconosciuto il valore delle strategie macroregionali, prevedendo che possano essere incluse nel Libro Bianco sul futuro dell'Europa.
Il Comitato europeo delle Regioni ha poi ospitato a Bruxelles una riunione dell'Intergruppo 'Alpine Macroregion', presieduto da Franco Iacop, presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, con all'ordine del giorno un aggiornamento sulle attività che interessano l'area sullo stato di attuazione della Strategia Macroregionale Eusalp. Nella sua relazione Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio regionale della Lombardia, ha aggiornato l'assise sul recente parere che ha apportato alcuni aggiornamenti alle strategie macroregionali europee per dare nuova prospettive alle aree strategiche europee, e Katharina Hellmann, della Cancelleria bavarese dei trasporti, ha richiamato il programma di gestione di una macroregione che abbraccia dal Friuli Venezia Giulia tutta la dimensione alpina, soffermandosi sui temi dell'innovazione, della connettività, della sostenibilità ambientale e dello sviluppo economico. L'importanza dell'aspetto della connettività è stata messa in evidenza dal presidente Iacop nel suo intervento di sintesi. "All'interno della macroregione - ha affermato - troviamo grandi città come Milano e Monaco, quindi sistemi urbani grandemente sviluppati, ma anche molte aree di montagna, marginali e decentrate: è proprio a queste ultime che va assicurata una politica tesa sviluppare una connettività digitale, ma anche infrastrutturale, coniugando al contempo la protezione ambientale a uno sviluppo economico sostenibile".
Il Comitato delle Regioni ha inoltre approvato proposte avanzate da una nutrita pattuglia di delegati, tra cui Simonetta Saliera, Presidente dell'Assemblea legislativa regionale dell'Emilia-Romagna Standard, con cui si chiedono minimi comuni per gli Stati dell'Ue in materia di conciliazione tra lavoro e famiglia, anche introducendo a livello comunitario la figura del "genitore sociale". Ovvero chi, famigliare o meno, si prende cura di un minore. Proprio a firma Saliera l'unica proposta approvata all'unanimità dal Cdr e che riconosce il valore educativo e non solo di assistenza dei servizi per l'infanzia. Il Comitato delle Regioni chiede congedi retribuiti per l'assistenza a persone non autosufficienti, anziani e con disabilita'; stessi diritti anche ai lavoratori autonomi o con contratti atipici; forte impegno per l'uguaglianza di genere, per ridurre le diseguaglianze salariali tra donne e uomini e migliorare l'offerta dei servizi di formazione, assistenza e cura per bambini e anziani. "Dobbiamo fare in modo che gli Stati dell'Unione europea uniformino 'verso l'alto' le scelte di politiche sociali in materia di conciliazione tra i tempi di lavoro e di vita", spiega Saliera. "Abbiamo specificato che i servizi per l'infanzia devono avere forte valenza educativa riportando l'esperienza emiliano-romagnola come un buon esempio conosciuto ed esportato in diversi Paesi. Infatti, nella nostra tradizione asili e scuole sono luoghi non solo per risolvere il roblema del badantato dei bambini affinche' i genitori possano lavorare tranquilli, ma soprattutto luoghi con personale formato alla crescita educativa e comunitaria dei futuri adulti".
 





( red / 11.12.17 )
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