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Regioni.it

n. 3287 - mercoledì 13 dicembre 2017

Sommario
- Bonaccini convoca la Conferenza delle Regioni per il 14 dicembre
- Consulta-Regioni: il testo dell'accordo di collaborazione istituzionale
- Corte Costituzionale su riforma camere di commercio
- Gioco d’azzardo patologico: emendamento per intesa
- Corecom: il testo dell'accordo quadro Agcom-Regioni
- Atti della Conferenza Stato-Regioni del 6 dicembre

+T -T
Corte Costituzionale su riforma camere di commercio

Serve intesa in Conferenza Stato-Regioni. Questione sollevata da Puglia, Toscana, Liguria e Lombardia

(Regioni.it 3287 - 13/12/2017) E’ la Conferenza Stato-Regioni “il luogo idoneo di espressione della leale collaborazione”. La Corte Costituzionale evidenzia così come per la riforma delle camere di commercio serva l’intesa in Conferenza Stato-Regioni.
In particolare la Consulta “dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 3, comma 4, del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 219 (Attuazione della delega di cui all’articolo 10 della legge 7 agosto 2015, n. 124, per il riordino delle funzioni e del finanziamento delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura), nella parte in cui stabilisce che il decreto del Ministro dello sviluppo economico dallo stesso previsto deve essere adottato «sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano», anziché previa intesa con detta Conferenza”.
La Corte Costituzionale - con sentenza 261- dichiara così illegittimo l'articolo 3 della norma (il decreto legislativo 219/2016) sul riordino delle funzioni e del finanziamento delle camere di commercio perché stabilisce che il decreto del Ministro dello sviluppo economico sia adottato "sentita" la Conferenza Stati-Regioni e non "previa intesa" con la Stato-Regioni.
La Consulta spiega che le camere di commercio “svolgono compiti che esigono una disciplina omogenea in ambito nazionale” e "non compongono un arcipelago di entità isolate, ma costituiscono i terminali di un sistema unico di dimensioni nazionali che giustifica l'intervento dello Stato".
Inoltre viene rilevato che nel contempo i compiti delle camere di commercio “sono riconducibili a competenze sia esclusive dello Stato, sia concorrenti, sia residuali delle Regioni" che quindi vanno pienamente coinvolte in un processo di
riforma attraverso la Conferenza Stato-Regioni.
A sollevare la questione sono state le regioni Puglia, Toscana, Liguria e Lombardia, i cui ricorsi sono stati riuniti ed esaminati insieme. Molti i rilievi sollevati dalle Regioni e non accolti dalla Consulta, che li ha giudicati in parte inammissibili, in parte non fondati.
La riforma interviene sulla riduzione del numero delle Camere di commercio mediante accorpamento e razionalizzazioni delle sedi e del personale, al finanziamento degli enti e dei loro progetti per lo sviluppo del tessuto economico. La Corte Costituzionale sottolinea che "l'intervento del legislatore statale sul profilo in esame non è di per sé illegittimo, essendo giustificato dalla finalità di realizzare una razionalizzazione della dimensione territoriale delle camere di commercio e di perseguire una maggiore efficienza dell'attività da esse svolta, conseguibile soltanto sulla scorta di un disegno unitario, elaborato a livello nazionale". Ma questa finalità "non esclude tuttavia che, incidendo l'attività delle camere di commercio su molteplici competenze, alcune anche regionali, detto obiettivo debba essere conseguito nel rispetto del principio di leale collaborazione, indispensabile in questo caso a guidare i rapporti tra lo Stato e il sistema delle autonomie".





( gs / 13.12.17 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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