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Regioni.it

n. 3333 - mercoledì 28 febbraio 2018

Sommario
- Tre Regioni firmano con il Governo pre-intesa sull'autonomia
- Terzo settore: al via Cabina di regia
- Disciplina della riproduzione animale: parere sul decreto
- Valle d'Aosta ricorre alla Corte costituzionale contro bilancio dello Stato
- CIPE: più di 900 milioni per sicurezza strade e ferrovie

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Tre Regioni firmano con il Governo pre-intesa sull'autonomia

(Regioni.it 3333 - 28/02/2018) il 28 febbraio è stato firmato a Palazzo Chigi l'accordo sulla cosiddetta autonomia differenziata tra il Governo, rappresentato dal sottosegretario agli Affari regionali, Gianclaudio Bressa, e le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
"Quello di oggi è un primo passo: siamo partiti con tre Regioni, speriamo siano solo l'avanguardia, ci sono già abboccamenti in fase avanzata col Piemonte e la Liguria: è stata avviata la trattativa anche con la Campania e la Puglia; oggi - ha ribadito  il sottosegretario Gianclaudio Bressa parlando con i giornalisti dopo la firma - è un primo passo. Io quello che potevo fare a nome del governo l'ho fatto, ora la palla passa al prossimo Parlamento. Il premier Gentiloni ha fatto un gesto che mi ha fatto piacere - ha detto Bressa ai cronisti che gli chiedevano il perchè Gentiloni fosse assente oggi: mi ha detto 'la trattativa l'hai condotta tu, è giusto che la chiudi tu".
"E' una giornata storica, dopo 17 anni abbiamo firmato il primo accordo per dare più autonomia alle Regioni, sono molto soddisfatto di concludere in bellezza la mia esperienza di cinque anni alla guida della Regione". Così il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni.  "E' scritto, non si torna indietro, bisogna completare il percorso, si apre un nuovo corso per la Lombardia e le Regioni. Ringrazio i tre milioni di lombardi che hanno votato al referendum, senza il loro appoggio non saremmo arrivati a questo risultato, dedico a loro questa pagina importante della storia e affido a chi arriverà il compito di completare l'iter in tempi rapidi. E' un modello che potrà essere esportato in tutte le Regioni in cui i governatori accetteranno la sfida. Si tratta infatti di una bella sfida che noi abbiamo vinto oggi".
Il presidente dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, sottolinea che "E' la prima volta che si mette una firma a un preaccordo, il prossimo Parlamento e il Governo non potranno non tener conto di questo accordo. Noi non avevamo fatto il referendum nè chiesto lo statuto speciale ma quello che avevamo immaginato come Emilia Romagna si è dimostrato essere una scelta giusta, senza slogan ma con fatti concreti. Non sono più risorse da Roma - ha spiegato il presidente dell'Emilia-Romagna che è anche è presidente della Conferenza delle Regioni - ma più risorse trattenute alla fonte per la gestione di alcune competenze, per garantire alcune peculiarità: penso al manifatturiero, l'istruzione o l'ambiente. In un prossimo accordo - ha aggiunto - si dovrà determinare il superamento della spesa storica per passare ai costi standard che saranno un approdo importante per tutto il Paese. Questa è una opportunità per tutte le Regioni, non c'è più un nord o un sud: noi ci sentiamo italiani prima che emiliano romagnoli. Apriamo una strada - ha proseguito Bonaccini - dentro alla sacralità dell'unità nazionale e all'idea che i territori più forti non possono mai dimenticare quelli meno forti". Veneto e Lombardia avevano chiesto 23 competenze, l'Emilia-Romagna 12. "Ci sono materie - ha osservato Bonaccini - per le quali noi non eravamo proprio d'accordo a chiedere di avere la competenza: le politiche energetiche o del turismo sono politiche che un Paese deve avere, non 20 Regioni differenti. Noi ci avviciniamo con questa intesa all'ottenimento più o meno di tutto quello che avevamo chiesto. Quel che manca – ha concluso il il presidente dell'Emilia Romagna - si discuterà in seguito; servirà comunque una legge approvata dal prossimo Parlamento con la maggioranza qualificata dei suoi componenti; arrivare però alla intesa prima dello scioglimento della legislatura era un passo non solo simbolico ma concreto per non ripartire da capo tra poche settimane o mesi".
"Io credo che l'autonomia diventerà virale ed endemica - ha detto il presidente del Veneto, Luca Zaia, uscendo da Palazzo Chigi - ed oggi è una giornata stra-storica, non si torna indietro: abbandonata la spesa storica, sì ai fabbisogni standard, compartecipazione su più aliquote e tributi, autonomia sulle 23 materie previste dalla Costituzione e la creazione della Commissione paritetica che già esiste nelle Province autonome. Sono 70 anni che è stata approvata la Costituzione, oggi abbiamo posto una pietra miliare. Abbiamo 5 tavoli già aperti (su sanità, istruzione, ambiente, lavoro, rapporti con l'Europa), il prossimo passaggio consiste nell'aprire i tavoli rimanenti, gli altri 18, - ha spiegato Zaia - e poi chiudere l'intesa che sarà per 10 anni, poi sarà rinnovata e avrà un tagliando all'ottavo anno. Per noi non si torna indietro, a prescindere da maggioranze grandi intese o piccole intese".
In una nota delle'Emilia-Romagna sonospecificati i contenuti dell’intesa. L’Accordo firmato fissa appunto la durata, 10 anni, per la possibilità di ampliare il numero di competenze di cui si chiede la gestione diretta, modificando l’intesa prima che il testo definitivo diventi proposta di legge alle Camere, i meccanismi e i criteri per stabilire quali saranno le risorse destinate alla Regione per attuare l’autonomia rinforzata, con cui migliorare i già alti standard di rendimento delle istituzioni regionali e locali a beneficio dell’intera comunità emiliano-romagnola (cittadini, imprese, enti territoriali, associazioni, agenzie formative), attuare modelli organizzativi sempre più innovativi e portare sempre più vicino ai territori funzioni rilevanti. Vi sono poi quattro allegati relativi alle materie all’interno delle quali vengono definiti i nuovi poteri della Regione: Politiche del lavoro, Istruzione, Salute, Tutela dell’ambiente e dell’ecosistema. E un addendum sui rapporti internazionali e con l’Unione europea.
Rilevanti le competenze che ptrebbero essere riconosciute all’Emilia-Romagna: l’autonomia legislativa e organizzativa in materia di politiche attive per il lavoro (dalla nuova occupazione all’orientamento di base e specialistico, passando per la qualificazione professionale, la certificazione delle competenze e il supporto all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale di soggetti fragili e vulnerabili), per aumentare i controlli sulla sicurezza e la vigilanza, a partire dai tirocini, in raccordo con l’Ispettorato territoriale del lavoro, e per aumentare l’efficacia delle politiche regionali rispetto a quelle passive erogate dallo Stato (ammortizzatori sociali).
Per quanto riguarda l’istruzione, la definizione dell’offerta di istruzione regionale attraverso un Piano pluriennale condiviso con l’Ufficio scolastico regionale, con la possibilità di incidere sulla dotazione degli organici. Lo stesso potrà avvenire nella creazione di un Sistema integrato di istruzione professionale e di istruzione e formazione professionale. L’autonomia servirà poi a definire l’organizzazione delle Fondazioni Its, per qualificare l’offerta di istruzione professionale e di istruzione e formazione professionale, innalzare le competenze dei giovani in coerenza con le opportunità occupazionali del territorio e rispondere alla domanda di competenze e professionalità del sistema delle imprese. Obiettivo primario, rafforzare la formazione tecnica post-diploma rispondendo alla domanda di tecnici specializzati del sistema economico-produttivo locale. D’intesa con la Conferenza Regioni-Università si potranno poi mettere in campo nuovi percorsi universitari per favorire lo sviluppo tecnologico, economico e sociale del territorio, con anche un Fondo integrativo pluriennale regionale a favore della ricerca e dello sviluppo della Terza missione perseguito dagli atenei, ovvero l’applicazione diretta, la valorizzazione e l’impiego della conoscenza per contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico della collettività. Infine, un Piano pluriennale per l’edilizia scolastica che metta al primo posto l’adeguamento e il miglioramento sismico delle strutture, oltre a laboratori e a nuovi spazi per la didattica.
Capitolo salute. Fatto salvo il rispetto dell’equilibrio dei conti del sistema sanitario regionale, si potranno rimuovere i vincoli di spesa specifici per migliorare ulteriormente il livello dei servizi e valorizzare le risorse umane. Stipulare specifici accordi con le Università per rendere più coerente rispetto alle esigenze del territorio il sistema di formazione dei futuri, nuovi medici e l’acceso alle scuole di specializzazione. Per i soli assistiti residenti in Emilia-Romagna, la Regione gestirà il sistema tariffario, di rimborso, di remunerazione e di compartecipazione alla spesa per i servizi forniti, così come potrà definire il sistema di governance delle Aziende e degli Enti del Servizio sanitario regionale, anche passando per forme di integrazione. E anche in questo caso, un Piano pluriennale di investimenti per l’edilizia sanitaria, con tempi certi e risorse adeguate.
Corposo l’insieme delle competenze su tutela dell’ambiente e dell’ecosistema. La Regione definirà infatti una programmazione triennale degli interventi di difesa del suolo e della costa regionali; bonifica dei siti contaminati di interesse regionale, nonché di rimozione dell’amianto; conservazione e valorizzazione delle aree protette regionali; tutela delle acque; risanamento della qualità dell’aria. Inoltre, individuerà gli ambiti territoriali ottimali per il superamento della frammentazione della gestione integrata dei rifiuti urbani.
Governo e Regione si impegnano a rafforzare le forme di partecipazione delle autonomie territoriali al consolidamento dell’Unione europea e all’intensificazione delle relazioni e cooperazione transfrontaliere. Maggiore sostegno alla Regione nella politica europea, supportandola nel suo ruolo di autorità capofila nello sviluppo della regione EUSAIR, la macroregione adriatico e ionica. Tra gli obiettivi anche quello di favorire il processo di integrazione europea e di sviluppo della regione euro-mediterranea.
Le risorse Le modalità per l’attribuzione delle risorse finanziarie, umane e strumentali necessarie, trasferite o assegnate dallo Stato alla Regione, saranno determinate da un’apposita Commissione paritetica Stato-Regione in termini di compartecipazione o riserva di aliquota al gettito di uno o più tributi erariali maturati nel territorio regionale, per consentire la gestione delle competenze trasferite o assegnate, e di fabbisogni standard, criterio che supera quello della spesa storica sostenuta dallo Stato nella Regione e riferita alle funzioni trasferite o assegnate negli anni passati. I fabbisogni standard dovranno essere determinati entro un anno dall’approvazione dell’intesa e, progressivamente, entro cinque anni, proprio nell’ottica del superamento della spesa storica, dovranno diventare il termine di riferimento, in relazione alla popolazione residente e al gettito dei tributi maturati sul territorio regionale, salvaguardando gli attuali livelli di erogazione dei servizi. Cresce l’Emilia-Romagna, cresce l’Italia La maggiore autonomia regionale si inserisce in un contesto di crescita e sviluppo dell’intero territorio nazionale. L’Accordo prevede infatti chelo Stato e la Regione,per consentire una programmazione certa dello sviluppo degli investimenti, potranno determinare insieme lemodalità per assegnare risorse da attingersi da fondi finalizzati allo sviluppo infrastrutturale del Paese, mediante meccanismi di compartecipazione o riserva di aliquota.
Il percorso Al traguardo di oggi, l’Emilia-Romagna arriva dopo un percorso avviato il 28 agosto 2017, quando la Giunta regionale approva il Documento di indirizzi per l’avvio del percorso finalizzato all’acquisizione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’articolo 116, comma terzo, della Costituzione, arricchito dei contributi prevenuti dai firmatari del Patto per il lavoro(sindacati, imprese, enti locali, università, associazioni). Dopo poco più di un mese, il 3 ottobre, via al confronto in Assemblea legislativa con l’adozione di una risoluzione da parte dell'Aula: in essa si dà mandato al presidente della Regione di avviare il negoziato con il Governo. Cosa che avvieneil 18 ottobre, con la firma a Roma della dichiarazione di intenti da parte dello stesso presidente della Regione col presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Il 9 novembre nella Capitale si insedia formalmente il Tavolo del negoziato, allargato alla Regione Lombardia. Seguiranno le due prime riunioni: il 17 novembre a Bologna e il 21 novembre a Milano. Il 1^ dicembre si unisce al negoziato anche la Regione Veneto. Dopo ulteriori settimane di lavoro, il 12 febbraio scorso il presidente della Regione, Bonaccini, riceve dall’Assemblea legislativa regionale il mandato a sottoscrivere l’intesa col Governo, contenuto in una specifica risoluzione approvata dall’Aula senza nessun voto contrario. Oltre a ciò, l’Aula conferisce l’autorizzazione a proseguire il negoziato con l’Esecutivo nazionale che si insedierà dopo le elezioni del 4 marzo, su ulteriori materie da gestire direttamente, portando avanti parallelamente il confronto nelle commissioni consiliari competenti.

[Emilia - Romagna] Maggiore autonomia per l'Emilia-Romagna, a Roma il presidente Bonaccini firma l'Accordo con il Governo.

LINK DALLE AGENZIE DI STAMPA


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( red / 28.02.18 )
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