Regioni.it

n. 3415 - lunedì 9 luglio 2018

Sommario

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Le conclusioni della sessione plenaria del Comitato europeo delle Regioni

(Regioni.it 3415 - 09/07/2018) La Sessione plenaria del Comitato Europeo delle Regioni - che si è tenuta a Bruxelles dal 3 al 5 luglio (vedi anche "Regioni.it" n. 3413) - ha offerto l'occasione a diversi rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali per affrontare molti temi che pur essendo  a valenza europea hanno comunque un impatto notevole  nel dibattito politico nazionale.
Così, ad esempio, la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, nel suo intervento di saluto ai lavori del seminario in corso a Bruxelles, presso la sede della Regione Umbria, sul tema "Lo status giuridico nell'ambito del processo di integrazione europeo", ha sottolinearo che  “Quando si parla di ritorno alle frontiere, quando si evoca questa prospettiva come una immagine salvifica della questione legata alla ‘protezione dei confini’, in realtà proprio quelle frontiere fanno perdere moltissime opportunità che il processo di integrazione europea in questi anni ha messo a disposizione dei cittadini. Dunque il tema della cittadinanza europeo è molto rilevante, e nasce da una riflessione giuridica e politica da parte di chi vuole impegnarsi in una fase storica che appare come ‘la notte nera’ dell’Europa, e di chi vuole ancora tenere vivo il progetto europeo. Perché forse proprio il rafforzamento della cittadinanza europea è la risposta migliore all’euroscetticismo, facendo cose più concrete per l’avanzamento dei diritti sociali in Europa”. La conferenza ha rappresentato peraltro la conclusione di uno specifico progetto sullo status giuridico che è stato realizzato dall’Università degli studi di Perugia, Dipartimento di giurisprudenza, e coordinato dall’assessore regionale, Antonio Bartolini, nella veste di docente di diritto dell’ateneo umbro. Un progetto che rientra nell'ambito del Programma Jean Monnet, il programma che sostiene la ricerca e lo studio di temi connessi all'integrazione europea, gestito direttamente dalla Commissione europea attraverso l'Agenzia esecutiva per l'istruzione, gli audiovisivi e la cultura. “Il tema di questo seminario – ha aggiunto Marini - , legato appunto all’avanzamento della cittadinanza europea in vari ambiti, da quello della mobilità, del lavoro, della condizione sociale, del cittadino-consumatore, è di particolare rilevanza in quanto viviamo una fase storica che potrebbe far arretrare invece che avanzare questo processo che ha invece bisogno di essere rafforzato, soprattutto per ciò che riguarda la sfera dei diritto sociali nell’ambito di tutto il sistema Europa, riempiendo la cittadinanza europea di ulteriori contenuti. Ecco perché condivido profondamente le recenti riflessioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando afferma che l’Europa ha nel programma Erasmus e in Schengen due fondamentali pilastri. Entrambi sono la concreta manifestazione di quella idea di cittadinanza europea in quanto Erasmus è stato il primo progetto che ha messo a disposizione di milioni di giovani di avere una formazione il più possibile europea e di poterlo fare liberamente in tutti i Paesi dell’Unione. Schengen invece ha contribuito alla radicale modifica del concetto di stato nazionale, permettendo l’integrazione dei cittadini che si muovono liberamente all’interno dell’Europa comunitaria. Ebbene, penso che questo sia stato uno dei più grandi cambiamenti del ventesimo secolo che ha visto cadere, non solo simbolicamente, frontiere e posti di blocco. Ecco perché continuo a credere che questi due pilastri debbano essere difesi soprattutto oggi, proprio nel momento in cui la cittadinanza europea e a rischio, dando ad essa – ha concluso la presidente - ancor più forza sviluppando ancor di più gli aspetti della cittadinanza europea che ancora non si sono del tutto realizzati”. Sul cammino che è ancora necessario effettuare per la piena realizzazione della cittadinanza europea, soprattutto nel campo delle politiche sociali, si è invece soffermato l’assessore Bartolini: “fino ad ora la Comunità Europea, oggi Unione Europea, è sempre stata vista e vissuta come un ‘mercato unico’, vale a dire come un luogo di libero scambio delle merci, delle imprese e anche dei lavoratori. E in quest’ultimo caso, appunto quello del lavoro e dei lavoratori, l’Europa deve fare i conti con la questione dei migranti. Probabilmente siamo arrivati ad un punto di svolta e questo progetto che abbiamo realizzato grazie al programma Jean Monnet ce lo dice con chiarezza: il conferire sempre più diritti comporta una visione più ampia del concetto di cittadinanza europea. Insomma, se vogliamo far progredire il progetto europeo questa cittadinanza non deve limitarsi solo alla sfera dei diritti sociali ed economici, ma allargarsi anche a quelli politici”. Per l’assessore Bartolini, quindi, il seminario a Bruxelles, grazie al contributo di molti giuristi europei di molte università, ha rappresentato e rappresenterà “un'occasione molto importante di confronto e di riflessione, visto che proprio il tema dell'integrazione in ambito europeo, con particolare riguardo al fenomeno dell'immigrazione e della migrazione, è oggi di straordinaria attualità. Insomma una opportunità per guardare all'Europa del futuro, quella che vede proprio nei ‘migranti economici' un fattore fondamentale per lo sviluppo economico del ‘vecchio continente".
Il presidente del Veneto, Luca Zaia, è invece tornato a commentare la vicenda dei 550 milioni di fondi Ue elargiti agli agricoltori nel 2015 e il 2016, la cui assegnazione è contestata dalla Commissione europea. "Ci sono due aspetti: uno nazionale riguarda il governo che ci ha fortunatamente lasciato, ma con strascichi di cattiva gestione e cattivo controllo dei fondi. L'altro è quello della necessità di mettere in discussione molta parte della politica europea che non difende gli agricoltori veri. Del resto questo scontro fra l'agricoltura del Nord Europa e quella mediterranea è cogente e si vede in continuazione in Europa", ha sottolineato Zaia, che aggiunge: "Partiamo dal presupposto che vanno difesi gli agricoltori e vanno dati loro i fondi, ma anche che l'Italia è un contribuente netto che lascia più soldi di quanti ne riceve in Europa. Direi che il buon senso deve aiutarci a riportare l'agricoltura al centro delle nostre discussioni".
In una serie di raccomandazioni adottate il 4 luglio in merito alla direttiva sulle pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera alimentare, il Comitato europeo delle regioni (CdR) sostiene che l'UE deve garantire in misura maggiore i redditi degli agricoltori. Le proposte formulate dal CdR permetteranno di ridurre gli effetti negativi derivanti dalla forte volatilità dei prezzi, al fine di mantenere l'agricoltura in tutti i territori dell'Unione europea e di preservare un tessuto rurale dinamico. Il parere in questione, elaborato da Jacques Blanc (FR/PPE), sindaco di La Canourgue, e adottato a larga maggioranza nella sessione plenaria del CdR, raccomanda in particolare di ampliare sia l'ambito di applicazione della direttiva che l'elenco delle pratiche sleali vietate a tutti i soggetti della filiera alimentare. Propone inoltre di inserire nella direttiva un divieto assoluto di mettere in atto pratiche commerciali sleali, divieto che rappresenterebbe una risposta ad eventuali future pratiche abusive. Se il Comitato europeo delle regioni accoglie con favore questa iniziativa della Commissione che consiste nel definire una legislazione europea volta a contrastare le pratiche commerciali sleali, come auspicato dallo stesso CdR nel parere sulla regolazione della volatilità dei prezzi agricoli, ritiene però che l'adozione della direttiva non basterà a migliorare la condizione degli agricoltori se non si provvede a modificare il quadro globale in cui essi operano. Davanti a tale constatazione, il relatore generale Jacques Blanc sottolinea che "sarà inoltre necessario rendere la contrattualizzazione attraente per i produttori, definire misure complementari in materia di trasparenza dei prezzi, lottare contro l'eccessiva concentrazione della distribuzione, dell'agroalimentare e della fornitura di fattori produttivi per l'agricoltura e, infine, sviluppare relazioni commerciali internazionali più eque nel settore agricolo". Oggi i redditi degli agricoltori sono inferiori del 40% rispetto al salario medio. Attualmente il valore di un prodotto agricolo è così ripartito: l'agricoltore ne percepisce in media il 21%, il trasformatore il 28% e il distributore il 51 %. Secondo i leader locali, occorre intervenire per invertire questa tendenza e aumentare il valore destinato all'agricoltura nelle spese alimentari delle famiglie, come raccomandato nel parere del CdR sulla PAC dopo il 2020.
Il Comitato delle Regioni ha assunto una posizione ufficiale anche su un altro tema centrale: l'Unione economica e monetaria. "L'integrazione del patto di bilancio nei Trattati dell'UE deve garantire un processo decisionale democratico e salvaguardare gli investimenti pubblici. Serve un Fondo di soccorso della zona euro per resistere alle minacce sistemiche. Il rafforzamento dell'Unione economica e monetaria (Uem) deve aiutare a colmare l'attuale "deficit democratico" dell'Uem e contribuire al rilancio degli investimenti pubblici, tuttora a livelli così bassi da destare preoccupazione. È questo il messaggio di fondo inviato dalle regioni e le città dell'UE con il parere adottato il 5 luglio alla sessione plenaria del Comitato europeo delle regioni (CdR), l'Assemblea che rappresenta gli enti locali e regionali dell'Unione europea. A seguito della crisi finanziaria del 2012, erano già state approvate in passato norme più rigorose in materia di coordinamento di bilancio, che vengono oggi incorporate nei Trattati dell'UE, assieme a nuove disposizioni che trasformano in parte il meccanismo europeo di stabilità, di natura intergovernativa, in un fondo europeo e introducono la figura di un ministro europeo dell'Economia e delle finanze. Le implicazioni di queste proposte della Commissione europea   per le regioni e le città dell'Unione vengono esaminate dal CdR in un parere elaborato da Christophe Rouillon , (FR/PSE), sindaco di Coulaines. " Preoccupa che il dibattito sulla migrazione eclissi tutte le altre questioni che richiedono un intervento urgente da parte dell'UE. Occorre infatti agire con urgenza per rafforzare la resilienza dell'UEM prima che insorga la prossima crisi, in particolare istituendo un Fondo di soccorso della zona euro per resistere alle minacce sistemiche che incombono sull'economia mondiale. Questa barriera di protezione europea va creata oggi, e non allestita alla meno peggio nel bel mezzo della prossima crisi, ha ammonito Christophe Rouillon nel presentare il suo parere alla plenaria del CdR. L'integrazione nei Trattati europei del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria (TSCG), meglio noto come "patto di bilancio", doveva avvenire sulla base di un'analisi della sua attuazione. Il CdR critica il fatto che, apparentemente, tale valutazione non sia stata realizzata, o in ogni caso non sia stata portata a conoscenza del pubblico. Non solo, ma la proposta presentata dalla Commissione ignora completamente il persistente basso livello degli investimenti pubblici, sceso dal 3,4 % del PIL dell'UE nel 2008 al 2,7 % nel 2016. Poiché spesso gli investimenti pubblici sono il settore su cui più incide il risanamento di bilancio, i leader locali chiedono che le nuove norme introducano la flessibilità necessaria e favoriscano in particolare la capacità d'investimento degli enti locali e regionali. In quest'ottica, il patto di stabilità e crescita (PSC) non dovrebbe considerare come spese strutturali il cofinanziamento di progetti sostenuti dai Fondi strutturali e di investimento europei, dal programma per le reti transeuropee (TEN) e dal meccanismo per collegare l'Europa - una disposizione già adottata nel quadro del PSC per i contributi degli Stati membri al Fondo europeo per gli investimenti strategici. I rappresentanti locali e regionali approvano la proposta che il meccanismo europeo di stabilità (MES) - poco trasparente ed esposto al rischio di situazioni di stallo e di veti - venga incorporato nel diritto primario dell'Unione e debba rispondere del suo operato dinanzi al Parlamento europeo. Sottoscrivono inoltre pienamente la proposta della Commissione secondo cui le decisioni importanti relative, tra l'altro, alla concessione di assistenza finanziaria vengano adottate con una maggioranza ponderata dell'85 % e non più all'unanimità. A giudizio degli enti locali e regionali dell'UE, la proposta di creare un ministro europeo dell'Economia e delle finanze contribuirebbe a rafforzare la responsabilità democratica e a rendere più comprensibile la governance dell'UEM. Il ruolo di questa nuova figura andrebbe però definito con precisione, per evitare un ulteriore accentramento delle decisioni adottate in materia di bilancio.
Tuttavia, il deficit democratico di cui soffre l'UEM può essere colmato solo dimostrando ai cittadini europei che essa difende anche il principio di progresso sociale, e che le questioni dell'occupazione, della crescita dei salari e delle norme sociali non vengono relegate in secondo piano rispetto alle preoccupazioni macroeconomiche e di bilancio.
Gli atteggiamenti di chiusura e di intolleranza sono stati incece al centro delle dichiarazioni dei Presidenti del Lazio e della Toscana. "Sono a Bruxelles per rappresentare il Lazio nella plenaria del Comitato delle Regioni. È proprio in queste occasioni di confronto e lavoro comune, difficile ma utile, che si comprende quanto sia grave ciò che sta accadendo in Europa. I distruttori sono all'opera: i problemi diventano massi gettati per distruggere e non mattoni per costruire soluzioni insieme", scrive sul suo profilo Facebook il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. "Leggere cosa ha detto il premier polacco al Parlamento di Strasburgo - prosegue Zingaretti - e il rischio di chiusura del Brennero danno la cifra del pericolo ma anche della velleità delle soluzioni proposte dalla destra. Urge una risposta collettiva, unitaria, ampia per le prossime decisive elezioni europee. Ci sono le condizioni, già oggi, per comporre una piattaforma di idee efficace. Europa sì. Ma un'Europa diversa, in grado di garantire riforme e protezione sociale ed una rappresentanza democratica più diretta dei nostri cittadini". Da queste riflessioni l'appello al proprio partito: "Il Pd si prepari per tempo in forma aperta e coraggiosa promuovendo un movimento largo che parli e raccolga il contributo di associazioni dei movimenti delle donne, dei giovani e ambientalisti, delle forze intellettuali e produttive, dei mondi dei lavori. È un impegno che deve partire subito; in Italia e in Europa, politicamente e sul piano organizzativo".
L'Europa faccia proprio l'appello contro il razzismo partito da Firenze. E' questo invece l'invito che il presidente della regione Toscana Enrico Rossi ha lanciato a Bruxelles proprio nel corso della seduta del Comitato delle regioni, ricevendo subito le prime autorevoli adesioni: quella di Juan Espadas Cejas, Sindaco di Siviglia e di Francois Decoster, presidente della delegazione francese al Comitato delle Regioni. Rossi, rivolgendosi direttamente al presidente dell'assemblea Karl Heinz Lambertz, ha anche chiesto di dedicare al tema della lotta al razzismo una delle prossime sessioni plenarie del comitato delle regioni: "E' molto importante – ha detto - dedicare una riflessione corale al tema della lotta al razzismo e ai valori fondanti dell'Unione europa per non tornare, in forme nuove, a rivivere quel passato che credevamo archiviato per sempre". Nel suo intervento Rossi ha poi rapidamente illustrato i contenuti dell'appello lanciato la settimana scorsa insieme al sindaco di Firenze Dario Nardella: "Contro il razzismo e l'estrema destra bisogna reagire con coraggio. Questo appello è un invito a mobilitarci tutti insieme". Il presidente ha evidenziato, all'origine di questo intervento, "i pericoli di campagne e slogan sempre più dilaganti che in Europa strumentalizzano le ansie, le paure, le fragilità dei cittadini, spingendoli verso l'odio e il disprezzo degli altri, in particolare degli immigrati, che individuano i capri espiatori in una o in un'altra etnia, che vedono nelle frontiere e nei muri da alzare una soluzione". "Il razzismo è la radice di questo fenomeno " ha sintetizzato. Il presidente ha poi ricordato come all'appello partito da Firenze abbiano già aderito tantissimi cittadini, esponenti della politica e della cultura e tanti sindaci.
Tra le decisioni assunte dal Comitato delle Regioni va sottolineata quella di indicare la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ed il Sottosegretario di Stato agli affari europei per il land tedesco della Sassonia, Michael Schneider, i relatori del parere obbligatorio del Comitato delle regioni europee, relativo alle nuove disposizioni comuni per i fondi strutturali per la prossima programmazione comunitaria 2021-2027. Marini e Schneider sono rispettivamente anche i presidenti dei gruppi politici del PSE (Partito Socialista Europeo) e del PPE (Partito popolare europeo).  
Il parere – che data la rilevanza è stato affidato ai due presidenti dei maggiori gruppi politici presenti nel Comitato delle Regioni d’Europa – dovrà indicare criteri, modalità e procedure per la gestione di tutti i Fondi europei, ad eccezione del Fondo per lo sviluppo rurale. La decisione è stata resa nota a Bruxelles, proprio in concomitanza della seduta plenaria del Comitato delle regioni d’Europa, cui ha preso parte anche la presidente Marini.




Comunicati dal CdR:


6 luglio:



5 luglio:







4 luglio:










( red / 09.07.18 )
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