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n. 3424 - venerdì 20 luglio 2018

Sommario

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Autonomia differenziata: "coinvolte" 13 Regioni su 15

Dossier del Servizio Studi del Senato

(Regioni.it 3424 - 20/07/2018) "Verso un regionalismo differenziato: le Regioni che non hanno sottoscritto accordi preliminari con il Governo" è il titolo di un Dossier del Servizio Studi del Senato (ufficio ricerche sulle questioni regionali e delle autonomie locali), pubblicato a luglio.
Come è noto nella parte conclusiva della XVII legislatura le Regioni Emilia- Romagna, Lombardia e Veneto hanno avviato negoziati con il Governo per arrivare a un’intesa sul l'attribuzione di autonomia differenziata. E lo scorso 28 febbraio, proprio sul finire della legislatura, il Governo ha sottoscritto con tali Regioni tre distinti accordi preliminariche hanno individuato i principi generali, la metodologia e un (primo) elenco di materie in vista della definizione dell'intesa.
Meno noto è il fatto che il il regionalismo a geometria variabile sia ormai una "ambizione" che interessa, seppure con diversa intensità e modalità altre 10 regioni.  Quindi se sommiamo queste tre regioni che hanno già sottoscritto pre-intese con il governo arriviamo al risultato che "l'autonomia differenziata" è questione che di fatto coinvolge 13 regioni a statuto ordinario su 15.  In particolare - si legge nel dossier del Senato -   7 hanno già formalmente conferito al Presidente l'incarico di chiedere al Gover no l'avvio delle trattative per ottenere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Si tratta di Campania, Liguria, Lazio, Marche, Piemonte, Toscana e Umbria: con loro il Governo potrebbe avviare immediatamente i negoziati. Altre 3 Regioni non hanno ancora approvato formalmente tale mandato, ma hanno assunt o iniziative preliminari che in alcuni casi hanno condotto all'approvazione di atti di indirizzo. Si tratta di Basilicata, Calabria e Puglia. Due Regioni invece - Abruzzo e Molise - non risultano aver avviato iniziative formali per l'avvio della procedura ex art. 116, terzo comma, della Costituzione.
Ma le 7 Regioni che hanno formalmente dato mandato al Presidente su quali materie rivendicano maggore autonomia.
Il dossier del Senato offre una panoramioca esauriente.
In Campania il Consiglio regionale ha approvato, in data 30 gennaio 2018, una mozione che impegna il Presidente  ad "intraprendere tutte le iniziative utili al fine di avviare il percorso volto al riconoscimento di ulteriori forme e condizioni di autonomia alla regione Campania, ai sensi dell'art. 116, terzo comma, della Costituzione" e individua le seguenti materie su cui attivare la trattativa con il Governo: sanità; beni culturali e paesaggistici; tutela dell'ambiente e dell'ecosistema; ulteriori materie "che verranno individuate nel corso del procedimento istruttorio.
Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato il 6 giugno un ordine del giorno sulla "Intesa Stato-Regione prevista dall'art. 116, terzo comma, della Costituzione italiana". La proposta impegna il Presidente della Giunta regionale ad avviare il negoziato con il Governo. Il Consiglio chiede che siano attribuite alla regione competenze nelle seguenti materie: lavoro; istruzione; salute; tutela dell'ambiente e dell'ecosistema; governo del territorio; rapporti internazionali e con l'Unione europea, con particolare riferimento alle predette materie. L'assemblea ha anche chiesto che sia istituita "un'apposita commissione paritetica Stato-Regione per determinare le risorse finanziarie, umane e strumentali necessarie all'esercizio di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, da trasferire o assegnare dallo Stato alla Regione" e che "si tenga conto della finalità di assicurare" una programmazione certa dello sviluppo e degli investimenti, determinando congiuntamente modalità per assegnare risorse da fondi finalizzati allo sviluppo infrastrutturale del Paese".
La Giunta regionale della Liguria ha approvato, in data 28 dicembre 2017, la deliberazione n. 1175, sull’ "Avvio del negoziato con il Governo per il riconoscimento alla Regione Liguria di forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell'art.116, terzo comma, della Costituzione". La deliberazione impegna il Presidente della Giunta ad avviare il confronto con il Governo per definire i contenuti dell'intesa, individuando quale oggetto della contrattazione le seguenti materie: tutela dell'ambiente; commercio con l'estero; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Nella stessa giornata, il Presidente della Giunta, Guiovanni Toti,  ha inviato una nota al Presidente del Consiglio dei Ministri, con cui ha richiesto di fissare" un incontro volto a stabilire il percorso", valutando l'opportunità di unirci al percorso già avviato con la Regione Lombardia e la Regione Emilia Romagna". Sul tema del regionalismo differenziato è intervenuto anche il Consiglio regionale dell'Assemblea Legislativa della Liguria approvando, nella seduta del 23 gennaio 2018, una risoluzione che impegna il Presidente della regione a "proseguire il confronto con il Governo" per definire i contenuti dell'intesa, assicurando il coinvolgimento del Consiglio regionale "tramite una diretta partecipazione, all'interno della delegazione che condurrà la negoziazione, dei rappresentanti di tutti i gruppi politici presenti in Consiglio regionale che condividano le modalità e i contenuti del confronto aperto con il Governo, sui Tavoli tematici. la risoluzione impegna anche il pèad ottenere, in sede di negoziato, idonee garanzie in ordine alle risorse con cui far fronte alle nuove funzioni, anche prevedendo l'inserimento di clausole per salva guardare nel tempo tale finanziamento e ad assicur are "opportune forme di coinvolgimento degli enti locali". L'11 gennaio 2018 si è tenuto un incontro tra il Sottosegretario agli Affari regionali protempore e il Presidentee della regione Liguria per discutere a cui ha fatto seguito un secondo incontro, il 21 giugno 2018, tra lo stesso Presidente e il Ministro per gli affari regionali (vedi Regioni.it n.3405).
L'Assemblea legislativa delle Marche ha approvato, lo scorso 29 maggio, la deliberazione n.72, d' iniziativa della Giunta regionale, recante "Indirizzi per l'avvio del negoziato con lo Stato finalizzato alla definizione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione". Le materie indicate nella proposta sono le seguenti: internazionalizzazione delle imprese e commercio con l'estero; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i sistemi produttivi; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione tecnica e professionale, istruzione e formazione professionale, istruzione universitaria; governo del territorio e rigenerazione urbana; tutela dell'ambiente; tutela della salute; protezione civile; tutela paesaggistica e dei beni culturali; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; governance istituzionale; partecipazione alla formazione e all'attuazione del diritto dell'Unione europea. 
Nel corso della trattazione della proposta, l'Assemblea ha altresì approvato l'ordine del giorno n. 38 che impegna la Giunta: a tenere informata l'Assemblea legislativa, attraverso le commissioni competenti, dell'avvio e degli esiti del negoziato e a portare a conoscenza dell'Assemblea lo schema di intesa con il Governo prima della sua formale sottoscrizione.
Con deliberazione n. 1-6323 del 10 gennaio 2018, la Giunta regionale del Piemonte ha affidato al Presidente il mandato ad avviare il confronto con il Governo, sui contenuti del "Documento di primi indirizzi della Giunta regionale per l'avvio del confronto con il Governo finalizzato all'acquisizione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell'articolo 116, comma terzo, della Costituzione". Il documento fornisce un quadro del contesto economico, sociale e istituzionale della regione, e individua le seguenti materie oggetto di trattativa con il Governo: governo del territorio; beni paesaggistici e culturali; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione tecnica e professionale, istruzione e formazione professionale, istruzione universitaria; politiche sanitarie; politiche per la montagna; coordinamento della finanza pubblica; governance istituzionale; ambiente; previdenza complementare finalizzata alla non autosufficienza;rapporti internazionali, rapporti con l'Unione europea e commercio con l'estero. Nel dispositivo viene attribuita al Presidente della Regione la facoltà di "procedere ad eventuali integrazioni o modifiche" e si fa un esplicito rinvio agli indirizzi del Consiglio regionale su cui si baserà il negoziato con il Governo. L'11 gennaio 2018, il Presidente della Giunta regionale del Piemonte ha incontrato il Sottosegretario agli Affari regionali protempore per discutere dei temi del regionalismo differenziato.
Con risoluzione n. 163 del 13 settembre 2017 di "avvio delle procedure finalizzate all’attribuzione di condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’articolo 116, comma terzo, della Costituzione" il Consiglio regionale della Toscana ha impegnato la Giunta ad attivare l'iter necessario per dare impulso alla procedura di cui all’a rticolo 116, comma terzo, della Costituzione.
La risoluzione individua le seguenti materie su cui attivare la trattativa con il Governo: beni culturali e paesaggistici; tutela dell’ambiente e dell’ecosistema. A queste, si potranno aggiungere altre materie "che verranno eventualmente individuate nel corso del procedimento istruttorio". Nel mese di maggio del 2018, la Giunta ha adottato il documento recante "Proposte di regionalismo differenziato per la regione Toscana", che sarà esaminato dal Consiglio regionale. In tale atto, la Giunta arricchisce il quadro delle materie delineato dal Consiglio, che risulta così definito: governo del territorio; ambiente;b eni culturali; istruzione e formazione; politiche del lavoro; autonomie locali; coordinamento della finanza pubblica; porti; salute; accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati.
Infine nella seduta del 19 giugno l'Assemblea legislativa ha approvato la risoluzione n.1603, facendo propria la proposta di risoluzione presentata dalla Giunta su "Attivazione procedure per l'attribuzione alla Regione Umbria di ulteriori forme e condizioni di autonomia ex art. 116, terzo comma della Costituzione". Costituiscono parti integranti della proposta un documento istruttorio e il documento " Attribuzione alla Regione Umbria di ulteriori forme e condizioni di autonomia ex art. 116, terzo comma della Costituzione". Quanto alle materie su cui si intende attivare il procedimento, vengono individuate le seguenti: valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; formazione e istruzione; salute; protezione civile e prevenzione sismica; tutela dell'ambiente; rigenerazione urbana e infrastrutture; coordinamento della finanza pubblica e sistema di acquisizione delle entrate; governance istituzionale; partecipazione alla formazione e all'attuazione del diritto dell'Unione europea. Il Consiglio delle autonomie locali ha espresso parere favorevole, rilevando l'opportunità che il processo di attribuzione di maggiore autonomia possa svolgersi in sinergia con le analoghe iniziative promosse dalle regioni Lazio e Toscana, oltre che Marche.
Per quanto riguarda le altre Regioni - a parte Abruzzo e Molise che non hanno attivato procedure -  Puglia, Calabria e Basilicata - si legge nel dossier - sono ancora alla fase iniziale dell’iter, pur avendo assunto iniziative in vista della richiesta di maggiore autonomia. La Puglia ha incorso un approfondimento sul regionalismo differenziato affidato all'Ipres; in Calabria il Consiglio ha previsto la calendarizzazione di un atto di indirizzo in materia e in Basilicata il Consiglio regionale ha già approvato un atto di indirizzo nei confronti della Giunta per sollecitare approfondi menti sulle opportunità del regionalismo differenziato e, contestualmente, ha avviato una propria attività istruttoria.

Tenuto conto della situazione, secondo il Servizio Studi del Senato. "sono ora possibili tre differenti scenari per lo sviluppo de lle trattative con le regioni. Il Governo infatti può:
a) proseguire speditamente con Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto (o anche solo con una di queste), per definire un modello da applicare successivamente alle altre Regioni (un modello necessariamente flessibile in modo da potersi conformare alle diverse esigenze, sensibilità e caratteristiche delle varie realtà regionali);
b) includere sin da subito, nei tavoli di lavoro già avviati, anche le regioni che hanno formalmente avanzato la richiesta di avvio del negoziato;
c) attendere che anche le altre regioni che hanno manifestato interesse completino l'iter di avvio della richiesta".
"Ogni ipotesi di accrescere il numero degli attori interessati rende il processo più inclusivo e partecipato, al contempo, più complesso e articolato" e "ciò - avverte il Servizio Studi del Senato - potrebbe anche incidere sui tempi di attuazione della stessa norma costituzionale".



( sm / 20.07.18 )
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