Regioni.it

n. 3442 - mercoledì 29 agosto 2018

Sommario

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Infrastrutture: Ministero a enti locali, check su conservazione e manutenzione

Iniziative in molte Regioni

(Regioni.it 3442 - 29/08/2018) Dopo il crollo del ponte di Genova, il Provveditorato per le Opere Pubbliche del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha avviato un "monitoraggio dello stato di conservazione e manutenzione delle opere di competenza" chiedendo ai Presidenti delle Regioni, delle Province e ai sindaci una comunicazione relativa agli interventi necessari per "rimuovere condizioni di rischio riscontrate nelle tratte infrastrutturali di competenza", allegando "adeguate attestazioni tecniche, indicazioni di priorità e stima indicativa dei costi". La richiesta è contenuto in una lettera - anticipata dall'Ansa il 20 agosto - inviata a tutte le amministrazioni locali dal Provveditore per le opere pubbliche Vittorio Rapisarda Federico.
"Nel dare seguito agli orientamenti espressi dal Governo - si legge nella nota del Provveditorato per le Opere pubbliche del Ministero - occorre procedere con la massima urgenza all'avvio dello stato di conservazione delle opere infrastrutturali, viarie e non". L'invito del Ministero agli enti locali è di "comunicare entro e non oltre il 30 agosto prossimo gli interventi necessari a rimuovere condizioni di rischio riscontrate nelle tratte infrastrutturali di competenza, corredando le segnalazioni di adeguate attestazioni tecniche (perizie, verbali di sopralluogo), indicazioni di priorità e stima indicativa dei costi".
Forti perplessità da parte di Marco Bussone, presidente Uncem - Unione nazionale Comuni Comunità enti montani-  in merito al monitoraggio delle opere infrastrutturali avviato dal Mit. "Se io sindaco autodenuncio a Mit e Province che il mio ponte e la mia strada non sono sicure cosa avrò per l''intervento? Ci saranno nuove risorse dal Cipe? Dovremo chiudere pezzi di strade e ponti? Si rischia dunque di creare panico, dubbi tra i cittadini, problematiche amministrative e anche giuridiche di un certo livello, con scontri territoriali forti, ingestibili. Serve chiarezza sugli obiettivi". Non solo: "In alcune Regioni" le lettere con la richiesta delle informazioni utili al monitoraggio "sono arrivate dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. In altre, come il Piemonte, da Province e da Città Metropolitana. Solo
il 26 e il 27 agosto, molti sindaci hanno ricevuto le note con le richieste e le schede per la rilevazione dello stato di conservazione e manutenzione delle opere, viarie e non. Dovevano pervenire dal Mit, tramite i provveditorati alle opere pubbliche regionali. Invece, per un corto circuito che non ci è chiaro, le Province sono intervenute con una lettera e con un file da compilare, per ogni Comune", segnala l'Uncem. In ogni caso ci si trova di fronte a "Tempi strettissimi e sindaci perplessi, o anche arrabbiati - dice Bussone - Lo registriamo in queste ore. Intanto perché è mancato il rapporto diretto con il Mit come inizialmente annunciato. Poi per i tempi e la difficoltà nel fare un rilevamento in un perimetro molto esteso, con i sindaci che non hanno personale tecnico a disposizione a sufficienza, tantopiù a fine agosto". 

 La proposta Uncem oggi è la sola in campo, unica e concreta: agire subito, in legge di Bilancio, per destinare una quota del gettito delle concessioni autostradali, incassato dallo Stato e dall'Anas, agli enti locali per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria della rete viaria, con un piano strategico condiviso tra i diversi livelli tecnici e istituzionali. Se questo non fosse il traguardo, la ricognizione avviata rischia di produrre un ennesimo dossier poco utile".
Molte Regioni si sono comunque autonomamente attivate

Il check-up completo delle infrastrutture viarie in Toscana, con particolare attenzione ai ponti e alle strutture in cemento armato, in modo da ottenere in breve tempo una fotografia affidabile, aggiornata ed inequivocabile dello stato dell'arte e delle eventuali criticità presenti - proposta, avanzata il 28 agosto dal presidente della Toscana Enrico Rossi ad un'assemblea di presidenti di Provincia e delegati dei Comuni -  si è poi concretizzata il 29 con la firma di un'intesa tra Regione Toscana, Upi, Città Metropolitana ed Anci. A siglare l'atto sono stati Enrico Rossi, il presidente dell'Unione delle Province toscane Luca Menesini, il consigliere della Città metropolitana di Firenze con delega alle infrastrutture Andrea Ceccarelli ed il presidente di Anci Toscana Matteo Biffoni. L'intesa nasce dalla volontà di andare oltre la segnalazione di criticità già note (che saranno prontamente segnalate alla Prefettura e al Ministero rispondendo alla lettera inviata dal Mit alle amministrazioni locali nei giorni scorsi), per approfondire la conoscenza dello stato delle infrastrutture e fare tutto il possibile per prevenire tragedie come quella avvenuta a Genova lo scorso 14 agosto. La Toscana non parte da zero per quanto riguarda il monitoraggio dello stato delle proprie infrastrutture e la prevenzione di criticità. Dal 2001 è previsto dal Piano di interventi sulla viabilità regionale un costante controllo delle infrastrutture viarie regionali, realizzato basandosi sulle segnalazioni fatte dalle Province (soggetti gestori). La riunione di monitoraggio con le Province sarebbe prevista una volta all'anno, ma viene convocata ogni 6 mesi per maggiore sicurezza e per garantire interventi più tempestivi. Grazie a questo costante controllo dal 2001 ad oggi in Toscana sono stati investiti 1,2 miliardi di euro per scongiurare criticità. La Toscana- si legge in una nota della regione - si è dotata di un sofisticato sistema satellitare di monitoraggio dei 'mutamenti del territorio', realizzato con la collaborazione dell'Università di Firenze, che ogni 12 minuti rileva eventuali spostamenti delle strutture presenti sul territorio, siano esse case, argini, strade, ecc. Questo sistema, che ha un costo di 300.000 euro all'anno, offre un significativo aiuto nell'individuare possibili cedimenti strutturali, si affianca il monitoraggio sulle criticità infrastrutturali. Insomma "La Toscana non è impreparata sul tema della sicurezza delle infrastrutture – ha detto il presidente Rossi - anzi è avanti perché è l'unico soggetto in Italia che ha a disposizione un sistema satellitare di controllo, tuttavia l'evento drammatico di Genova ci costringe a fare di più. Vogliamo fare un'analisi sistematica di tutti i ponti, delle strade regionali, provinciali e comunali della Toscana per ‘scovare' anche criticità magari poco evidenti". "E' un tema essenziale perché riguarda la sicurezza e la vita dei cittadini, per questo come sistema degli enti territoriali abbiamo fissato un metodo di controllo e lo comunicheremo ad Autostrade, Anas ed al Ministero, ma - ha puntualizzato il presidente - vorremmo anche sapere quale metodo di controllo sarà adottato sulle strade di competenza statale, sulle ferrovie e sulle autostrade, visto che i toscani si spostano anche fuori dalla regione".L'intesa sottoscritta da Regione, Upi, Città Metropolitana ed Anci, prevede la costituzione di un gruppo tecnico di lavoro (composto da periti regionali, tecnici degli enti locali ed eventuali professionisti esterni) che avrà come primo incarico quello di definire un modello unico di report per effettuare rilevamenti (in modo che risultino omogenei in tutta la regione, non influenzati dalle scelte del rilevatore) e comporre le squadre di tecnici che successivamente procederanno alle verifiche degli oltre 5.000 ponti e dei 10.000 km di strade di competenza della Regione, delle Province, della Città Metropolitana e dei Comuni toscani. Il lavoro di monitoraggio dovrà essere svolto nell'arco di pochi mesi, al massimo un anno, e permetterà non solo di evidenziare eventuali criticità non note, ma anche di stabilire un'effettiva gerarchia dell'urgenza degli interventi.
Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, al termine del vertice sulla sicurezza stradale e ferroviaria svoltosi il 24 agosto a Palazzo d'Orleans, ha assicurato che"Entro due settimane sarà definito il percorso da seguire e due mesi al massimo per avere il primo elenco delle priorità della rete viaria e ferroviaria siciliana". Si tratta di "Duemila ponti e viadotti da mettere sotto esame - ha proseguito il presidente -. Per farlo servono uomini e mezzi. Le strade più probabili da seguire appaiono: il reperimento di otto milioni di euro ed una convenzione con l'Anas e la Consulta regionale degli ingegneri". 
Anche la Regione Emilia- Romagna è da tempo al lavoro, ben prima della direttiva del Governo, per coordinare l’attività di monitoraggio degli enti locali sullo stato di consistenza dei nostri ponti e delle nostre infrastrutture viarie, anche in collaborazione con altre Regioni, come la Lombardia. Le Province e i Comuni risponderanno dunque al Governo evidenziando il fabbisogno manutentivo di cui necessitano le nostre infrastrutture, così come si è deciso anche nell’incontro di ieri fra i rappresentanti degli enti locali emiliano-romagnoli. L’assessore regionale ai Trasporti, Raffaele Donini, replicando alla consigliera Silvia Piccinini.  In ogni caso - assicura Donini - "non riusciranno a farci mollare la presa sulla necessità di realizzare, accanto al piano per le manutenzioni delle infrastrutture esistenti, le opere strategiche prioritarie che il nostro territorio ha programmato sulla base di una condivisione unanime fra tutti i rappresentanti delle organizzazioni di impresa e del lavoro in Emilia Romagna”.
 “Lo abbiamo già detto, ma lo ripetiamo volentieri per i consiglieri M5S, che forse si sono distratti: il tavolo regionale per la ricognizione del patrimonio infrastrutturale, con particolare attenzione ai ponti, è già attivo e operativo. Lunedì 27 ci siamo riuniti con Anci e Upi, abbiamo condiviso un metodo ed è già stata inviata la comunicazione ai Comuni. La Regione c’è ed è a fianco dei territori per garantire la sicurezza delle sue strade e dei suoi ponti”. Così il sottosegretario alla Presidenza, Giammaria Manghi, è tornato il 29 agosto sulla polemica innescata dalla consigliera regionale Piccinini che chiedeva un summit sulle opere dell’Emilia-Romagna.
“Nonostante il Governo ci abbia dato tempi e modalità di lavoro assolutamente inadeguati - prosegue Manghi - abbiamo comunque già iniziato il lavoro come richiesto dal ministero dei Trasporti e a breve renderemo noti i risultati. Ora però chiediamo al ministero e al Governo altrettanta solerzia sulle infrastrutture presenti nella nostra regione che fanno capo allo Stato”.
I temi delle infrastrutture viarie in Piemonte, della loro sicurezza, degli investimenti e delle concessioni autostradali, anche alla luce dei tragici fatti di Genova, sono stati oggetto dell’incontro stampa con il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, il vice presidente, Aldo Reschigna e l’assessore ai Trasporti e Infrastrutture, Francesco Balocco, che si è svolto nella mattinata di giovedì 23 agosto nella sala Giunta del Palazzo della Regione, in piazza Castello a Torino. L’assessore Balocco ha presentato nel dettaglio gli investimenti voluti da Regione Piemonte per efficientare la rete viaria, sottolineando come complessivamente si tratti di oltre 330 milioni che, da qui ai prossimi due anni, saranno attivati, attingendo a diverse fonti di finanziamento. Complessivamente, con le risorse stanziate dal precedente Governo o inserite nel Contratto di programma Anas, entro i prossimi due anni saranno 800 i milioni destinati alla manutenzione delle strade, alla realizzazione di nuovi importanti collegamenti (come la Pedemontina Masserano-Ghemme o la variante di Demonte), alla messa in sicurezza delle infrastrutture esistenti (come la ss34 e la ss337). "La Regione ha fatto la sua parte per assicurare le risorse e per accelerare i tempi di approvazione e di espletamento delle procedure autorizzative - ha commentato Balocco -. Ora spetta al Governo, da una parte, ed a Province e Comuni ottimizzare i tempi per l’esecuzione degli interventi". Sulle concessioni autostradali il presidente Chiamparino ha ricordato che «l’accordo raggiunto in sede europea aveva una serie di obiettivi condivisibili: ottenere, in cambio di miniproroghe, investimenti per 8,5 miliardi, tra i quali il completamento della A33 Asti-Cuneo (oltre alla la realizzazione della Gronda di Genova). Il vice presidente Reschigna ha ricordato che «Occorre individuare un meccanismo unico che garantisca le risorse necessarie per realizzare gli investimenti, migliorando nel contempo i meccanismi di controllo sia dal punto di vista della sicurezza delle infrastrutture, sia per la garanzia del rispetto degli impegni assunti dal concessionario, nella massima trasparenza. La proposta è di affidare questo ruolo a raggruppamenti di Regioni omogenee, che a loro volta possano avvalersi delle competenze universitarie (a partire dai Politecnici), che rappresentano delle eccellenze dotate di strumenti tecnici e di professionalità adeguate".
“Le infrastrutture viarie di competenza della Regione Veneto sono monitorate da tempi non sospetti, cioè da ben prima della tragedia di Genova, con svariati milioni di finanziamenti e il monitoraggio di Veneto Strade. A breve, con l’Assessore Elisa De Berti, presenteremo il quadro generale”, ha detto il 21 agosto il Presidente della Regione Luca Zaia, nel corso del punto stampa seguito alla riunione della Giunta. “In questo momento – ha aggiunto il Governatore – è in corso una sorta di sensibilizzazione di popolo, e anche noi riceviamo foto di infrastrutture di vario genere inviate dai cittadini preoccupati. Naturalmente rispondo per le strutture di competenza regionale e molte di quelle foto riguardano situazioni che non lo sono. A livello nazionale – ha detto Zaia – si ragiona opportunamente di un Piano Marshall per la sicurezza, nel quale inserirei la sicurezza degli ospedali, usando i fondi nazionali per l’edilizia ospedaliera, e un’infrastruttura come il ponte di Vidor, in provincia di Treviso, che non è di competenza regionale, ma che meriterebbe un intervento importante, dell’ordine di 35-40 milioni, impossibili da reperire senza uno stanziamento governativo. “Credo – ha specificato il Presidente – che il ponte di Vidor vada considerato alla stregua dei grandi viadotti nazionali, per la sua valenza storica e per la funzione di collegamento tra importanti territori attraversati dal Piave”.
"In Friuli Venezia Giulia non c'è alcuna emergenza sicurezza su autostrade e strade regionali". La rassicurazione arriva dal vicepresidente con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, e dall'assessore a Infrastrutture e territorio, Graziano Pizzimenti, al termine del vertice che si è svolto il 20 agosto nella sede della Protezione Civile di Palmanova con i responsabili di tutti i gestori della rete viaria che interessa il territorio regionale, ovvero Autovie Venete e Autostrade per l'Italia per la rete autostradale e Anas e FvgStrade Spa per tutte le altre arterie. Il vertice è stato sollecitato Riccardi e Pizzimenti dopo il tragico evento del crollo del Ponte Morandi a Genova a cui è seguita, come ha evidenziato il vicepresudente, "una settimana complessa e difficile, in cui abbiamo avuto contatti costanti con il dipartimento nazionale di Protezione civile e con i vertici regionali della Liguria per le finalità legate a eventuali necessità di intervento". La strategia che la Regione intende attivare, hanno spiegato Riccardi e Pizzimenti, "è di farsi trovare pronti con progetti immediatamente cantierabili e quindi finanziabili nel caso in cui il Governo decidesse di procedere con un piano nazionale di investimenti". È evidente, hanno sottolineato i due esponenti della Giunta regionale, che "non possiamo contare esclusivamente sul meccanismo delle compartecipazioni, ma dovremo far sì che anche il Friuli Venezia Giulia possa beneficiare delle risorse messe a disposizione". Dal vertice odierno è emerso che sono oltre 4000 le opere d'arte infrastrutturali che insistono sulla rete viaria del Friuli Venezia Giulia, ma nessuna di queste presenta situazioni di criticità grave. Tra le opere in carico a FvgStrade, società a partecipazione interamente regionale rappresentata alla riunione dall'amministratore unico Giorgio Damiani e da alcuni tecnici, sono 960 i ponti con una luce superiore a 2 metri (compresi quindi quelli di piccole dimensioni) e tra questi sono tre quelli oggetto di maggior attenzione e già segnalati al fine di rientrare in un piano prioritario di interventi: il ponte sul Fella in Carnia, il ponte di Dignano in provincia di Udine e il ponte sul Meduna nel Pordenonese. A fronte di una programmazione dalle priorità degli interventi, Pizzimenti ha evidenziato che si cercheranno le adeguate coperture finanziarie. Quanto ad Autovie Venete, le infrastrutture maggiormente da tenere sotto controllo riguardano due opere sulle quali sono già in corso i lavori di rifacimento, che rientrano nei cantieri per la terza corsia dell'A4, ovvero il ponte sul Tagliamento e il nodo di Palmanova. Come ha riferito il presidente Maurizio Castagna, a fine settembre la prima campata del ponte sarà incardinata ed entro l'anno tutto il traffico potrà già esservi deviato mentre procederanno i lavori per il completamento della seconda. Il nodo di Palmanova rientra invece tra i lavori che dovranno essere completati entro il 2020. In ogni caso non ci sono altre criticità, come ha rilevato la recente verifica straordinaria effettuata a marzo del 2017 in concomitanza con il rinnovo della concessione, su tutte le 340 opere d'arte principali e le 1000 minori di proprietà di Autovie, verifica che si è svolta in contradditorio con i tecnici del ministero delle Infrastrutture. Da parte di Anas, rappresentata dall'ingegnere Pierpaolo Di Marco, non vi è stata alcuna segnalazione di interventi urgenti, ma la conferma che si procede con manutenzione ordinaria su tutta la rete di competenza. Il responsabile tecnico dell'A23 per il tratto di cento chilometri gestito da Autostrade per l'Italia, Andrea Favalessa, ha invece riferito di 210 opere maggiori costantemente monitorate (tra cui 50 viadotti, 20 cavalcavia e 35 gallerie). Le gallerie, in particolare, sono oggetto di un piano di manutenzione e potenziamento in accordo con il Ministero. Sono inoltre in cantiere 10 interventi, di cui solo uno di natura strutturale che riguarda lo svincolo autostradale di Gemona sul quale si procede in via prioritaria tanto che verrà cantierato a gennaio. Nel 2018 Autostrade per l'Italia ha effettuato sul tratto dell'A23 di propria competenza interventi per circa 3 milioni di euro al netto dei piani di manutenzione ricorrenti (quali pavimentazioni, sostituzioni di giunti e parapetti). Complessivamente la manutenzione straordinaria di tutte le opere stradali sul territorio regionale richiederà un piano di investimenti di alcune decine di milioni di euro. Il messaggio che emerge dal vertice è positivo per Riccardi che ha riferito come "dopo l'incontro odierno possiamo garantire al dipartimento nazionale di Protezione Civile che il Friuli Venezia Giulia ha una situazione rassicurante". "Abbiamo incontrato responsabili di procedimenti e tecnici molto preparati e capaci di fornire quel messaggio di gartanzia che volevamo trasmettere ai nostri cittadini", ha concluso il vicepresidente. Rispetto all'ipotesi di una revoca della concessione a Autostrade per l'Italia e quindi ad un ritorno della gestione in mano pubblica anche del tratto autostradale tra Udine e Tarvisio, Pizzimenti si è dichiarato "assolutamente favorevole all'eventuale subentro della Regione nella gestione, in linea con quanto si sta già facendo sulla partita che riguarda Autovie Venete".
Sempre il 20 agosto 2018 si è riunita anche la giunta della Valle d'Aosta per fare il punto sullo stato di conservazione delle opere poste lungo le strade classificate regionali, a seguito di una ricognizione fatta dagli uffici dell’Assessorato alle Opere pubbliche, Territorio ed Edilizia residenziale pubblica. La riunione, convocata dal Presidente della Regione, Nicoletta Spelgatti, in qualità di Prefetto, in accordo con l’Assessore alle Opere pubbliche, Territorio e Edilizia residenziale pubblica, Stefano Borrello, si è svolta alla presenza di tutta la Giunta regionale e ha visto l’intervento dei tecnici del Dipartimento infrastrutture e viabilità, Massimo Rosset, Sandro Glarey e Fabio Piazzano. L’incontro era finalizzato in particolare alla valutazione dello stato di conservazione dei ponti e dei viadotti di competenza regionale e alla ricognizione dei lavori effettuati e quelli in fase di programmazione. A oggi, sono tre i progetti di intervento conclusi: il risanamento e la messa in sicurezza del ponte sulla Dora Baltea della strada regionale n. 6 nel Comune di Champdepraz; la manutenzione straordinaria del ponte sulla strada regionale n. 25, al km 12+920, nel Comune di Valgrisenche e la manutenzione straordinaria del ponte sulla strada regionale n. 23, al km 4+655, nel Comune di Introd. L’importo complessivo degli interventi ammonta a 431 mila di euro. Sono invece cinque le infrastrutture per le quali sono in programmazione interventi prioritari: il restauro del Ponte sulla strada regionale n. 23 al km 3+162, nel comune di Introd; i lavori di risanamento del ponte situato in località Chevril, al km 8+535, della strada regionale n. 47 di Cogne; la manutenzione straordinaria del cavalcaferrovia esistente sulla strada regionale n. 27 di La Salle; il risanamento strutturale del viadotto posto in località Eaux Froides di Pila e gli interventi di manutenzione straordinaria sul ponte della strada regionale n. 47 di Cogne, al km 20+470, in località Crétaz. Il costo complessivo per i 5 interventi è stimato in circa 3 milioni 775 mila euro. Sulla scorta di quanto emerso nell’incontro tecnico, l’Esecutivo regionale ha così potuto prendere atto delle attività già svolte o in essere, sia relativamente agli interventi programmati e/o in fase di esecuzione sia alle misure di sorveglianza attuale, stabilendo di avviare, nell’ambito della programmazione di settore, ulteriori immediati approfondimenti sulle strutture più rilevanti in termini di dimensioni e di traffico oltre che di vetustà dei manufatti viari.
L'istituzione in tempi brevi di una cabina di regia per coordinare il monitoraggio e gli interventi di adeguamento dei 10.000 ponti e viadotti presenti sul territorio regionale. E' infine la proposta contenuta in una lettera che il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha inviato al ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli.
- Pensiamo che le Regioni - ha spiegato l'assessore alle Infrastrutture, Trasporti e Mobilita' sostenibile Claudia Maria Terzi - possano svolgere un ruolo chiave per rendere le infrastrutture piu' sicure ed efficienti.
La cabina di regia a livello regionale vedrebbe la partecipazione dei vari enti preposti alla gestione delle reti di trasporto: dalle Province alla Citta' metropolitana, dall'Anci Lombardia alle societa' ferroviarie, con l'obiettivo di valutare le priorita' di intervento e mettere in campo tutto cio' che e' necessario per salvaguardare la sicurezza dei cittadini. Siamo pronti ad attivare la cabina di regia in tempi brevi - ha aggiunto l'assessore - già dalla prima settimana di settembre, convocando incontri con il presidente della Consulta degli Ordini degli ingegneri e con il rettore del Politecnico di Milano per studiare sinergie e modalita' operative". Per questa attivita' di coordinamento, analisi e monitoraggio accurato, Regione Lombardia metterebbe a disposizione risorse proprie auspicando che il Governo possa cofinanziare l'iniziativa.




( red / 29.08.18 )
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