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Regioni.it

n. 3492 - martedì 13 novembre 2018

Sommario
- Bonaccini: libertà di stampa valore cardine della democrazia
- L'economia verde: i dati del rapporto "Greenitaly 2018"
- Sanità: sempre più poveri non si curano
- Sanità: Regioni in piani di rientro
- Riparto fondo 2018 per le non autosufficienze: emendamento al decreto
- Atti Conferenza Unificata dell' 8 novembre
- Atti Conferenza Stato-Regioni dell' 8 novembre
- Gazzetta ufficiale: la rassegna di ottobre

+T -T
L'economia verde: i dati del rapporto "Greenitaly 2018"

(Regioni.it 3492 - 13/11/2018) Che cosa può essere e cosa può dimostrare la green economy nel nostro Paese?  Sicuramente molto, almeno a giudicare dai dati contenuti nel recente rapporto "GreenItaly 2018"(IX rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere, promosso in collaborazione con il Conai e Novamont, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare) In Italia  ci sono molte aziende, un quarto del totale, che negli ultimi cinque anni hanno fatto investimenti "green". Una scelta che si è rivelata anche un antidoto contro la crisi prima e uno stimolo poi per agganciare e sostenere la ripresa, nonché un indubbio fattore di competitività che trova le sue radici nel peculiare modello economico nazionale, in cui efficienza, qualità e bellezza, coesione sociale e legami territoriali alimentano i fatturati delle imprese.  Non solo, l'economia "verde" può essere anche un’arma in più per contrastare i mutamenti climatici, in linea con quanto indicato dal rapporto dell'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change). 
Il Dossier "GreenItaly 2018" racconta, misura e pesa la forza della green economy nazionale con oltre 200 best practice.  Sono oltre 345.000 le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2014-2017, o prevedono di farlo entro la fine del 2018 (nell’arco, dunque, di un quinquennio) in prodotti e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. In pratica un’azienda italiana su quattro, il 24,9% dell’intera imprenditoria extra-agricola. E nel manifatturiero sono quasi una su tre (30,7%). Solo quest’anno, anche sulla spinta dei primi segni tangibili di ripresa, circa 207 mila aziende hanno investito, o intendono farlo entro dicembre, sulla sostenibilità e l’efficienza.
Non è difficile capire le ragioni di questi investimenti. Le aziende di questa GreenItaly hanno un dinamismo sui mercati esteri nettamente superiore al resto del sistema produttivo italiano: con specifico riferimento alle imprese manifatturiere (5-499 addetti), quelle che hanno visto un aumento dell’export nel 2017 sono il 34% fra chi ha investito nel green contro il 27% tra chi non ha investito. Queste imprese innovano più delle altre, quasi il doppio: il 79% ha sviluppato attività di innovazione, contro il 43% delle non investitrici. Innovazione che guarda anche a Impresa 4.0: mentre tra le imprese investitrici nel green il 26% adotta tecnologie 4.0, tra quelle non investitrici tale quota si ferma all’11%. Sospinto da export e innovazione, anche il fatturato cresce: basti pensare che un aumento del fatturato nel 2017 ha coinvolto il 32% delle imprese che investono green (sempre con riferimento al manifatturiero tra 5 e 499 addetti) contro il 24% nel caso di quelle non investitrici.
Alla nostra green economy si devono già 2 milioni 998 mila green jobs, ossia occupati che applicano competenze ‘verdi’. Il 13% dell’occupazione complessiva nazionale. Un valore destinato a salire ancora entro l’anno: sulla base delle indagini Unioncamere si prevede una domanda di green jobs pari a quasi 474.000 contratti attivati, il 10,4% del totale delle richieste per l’anno in corso, che si tratti di ingegneri energetici o agricoltori biologici, esperti di acquisti verdi, tecnici meccatronici o installatori di impianti termici a basso impatto; e nel manifatturiero si sfiora il 15%. Focalizzando infine l’attenzione sui soli dipendenti e scendendo nel dettaglio delle aree aziendali, notiamo come in quella della progettazione e della ricerca e sviluppo il 63,5% dei nuovi contratti previsti per il 2018 siano green, a dimostrazione del legame sempre più stretto tra green economy e innovazione aziendale.
Le imprese di GreenItaly, incluse le Piccole  e le medie, hanno spinto l’intero sistema produttivo nazionale e il Paese verso una leadership europea nelle performance ambientali. Leadership che fa il paio coi nostri primati internazionali nella competitività.
Basta dare uno sguardo  alle macoaree per rendersi conto dei traguardi raggiunti.
Materie prime. Eurostat ci dice che l’Italia con 307 tonnellate di materia prima per ogni milione di euro prodotto dalle imprese è molto più efficiente della media Ue (455 tonnellate), collocandosi terza nella graduatoria a ventotto paesi, dietro solamente al Regno Unito (236 t) e al Lussemburgo (283 t), e davanti a Francia (326 t), Spagna (360 t) e Germania (408 t). 
Energia. Siamo secondi tra i big player europei, dietro al solo Regno Unito, per consumi energetici per unità di prodotto. Dalle 17,3 tonnellate di petrolio equivalente per milione di euro del 2008 siamo passati a 14,2; la Gran Bretagna (un’economia in cui finanza e servizi giocano un ruolo molto importante) ne consuma 10,6; la Francia 14,9; la Spagna 15,7; la Germania 17,0. 
Emissioni. Italia da primato anche nella riduzione delle emissioni in atmosfera: terzi tra le cinque grandi economie comunitarie (104,2 tonnellate CO2 per milione di euro prodotto): dietro alla Francia (85,5 t, in questo caso favorita dal nucleare) e al Regno Unito (93,4 t; pesa, come nel caso dell’energia, il ruolo della finanza) ma davanti a Spagna e Germania.
Rifiuti. Con 43,2 tonnellate per ogni milione di euro prodotto (1,7 t in meno del 2008) siamo i più efficienti nella riduzione dei rifiuti tra le cinque grandi economie europee, di nuovo molto meglio della Germania (67,6 t per milione di euro prodotto) e della media comunitaria (89,3 t). 
Economia circolare. Per ogni chilogrammo di risorsa consumata il nostro Paese genera (a parità di potere d’acquisto) 4 € di Pil, contro una media europea di 2,2 e valori tra 2,3 e 3,6 di tutte le altri grandi economie continentali, come stima l’Istituto di ricerche Ambiente Italia. Siamo il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti (urbani, industriali etc., inclusi quelli minerari): con il 79% di rifiuti avviati a riciclo l’Italia presenta un’incidenza più che doppia rispetto alla media europea (38%) e ben superiore rispetto a tutti gli altri grandi Paesi europei: la Francia è al 55%, il Regno Unito al 49%, la Germania al 43%.  Siamo il primo Paese in Europa per fatturato pro-capite nel settore dello sviluppo dei prodotti basati su processi biologici (come le bioplastiche), grazie al fatto che siamo i più avanzati in innovazione e sviluppo di tecnologia. Siamo, insieme alla Germania, il Paese leader europeo in termini di quantità di materie seconde riciclate nell’industria manifatturiera: e questa sostituzione di materia nell’economia italiana comporta un risparmio potenziale pari a 21 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 58 milioni di tonnellate di CO2. Tutti gli obiettivi fissati dalle nuove direttive europee sui rifiuti urbani al 2025 o sono già stati raggiunti (come, caso esemplare in Europa grazie al sistema Conai, per il totale degli imballaggi e per tutti i singoli materiali, ad eccezione della plastica) o sono prossimi ad essere raggiunti (come l’obiettivo di raccolta differenziata). Sono in ogni caso necessarie semplificazioni normative, un’incentivazione degli acquisti verdi e un’impiantistica adeguata.
Guardando alla geografia delle imprese green si nota che molte sono nelle Regioni del Nord, ma la loro presenza è diffusa in tutto il territorio nazionale. La Lombardia è la Regione con il più alto numero di imprese eco-investitrici: ne conta 61.650, seguono il Veneto con 34.797 unità, il Lazio con 32.545 imprese green, l’Emilia-Romagna a quota 28.270 e la Campania con 26.176. Quindi troviamo il Piemonte con 25.272, la Toscana (23.163),, la Sicilia (21.954), la Puglia (20.355) e la Calabria (9.818). A livello provinciale, in termini assoluti, Roma (25.082) e Milano (21.547) guidano la graduatoria delle imprese che investono in tecnologie green, staccando nettamente le altre province italiane. In terza, quarta e quinta posizione, con oltre 9.000 imprese eco-investitrici si collocano Torino, Napoli e Bari.
La prima Regione per numerosità assoluta di contratti relativi a green jobs la cui attivazione è prevista per il 2018 è la Lombardia, dove se ne contano 123.380, pari a poco più di un quarto del totale nazionale (26,1%); seguita a distanza dall’Emilia Romagna con 45.562 richieste di green jobs (9,6%), dal Lazio, con 45.480 attivazioni (9,6% del totale nazionale), quindi da Veneto a quota 42.654 (9%) e Piemonte con 38.869 (8,2%). Troviamo poi la Campania (29.467, 6,2%), la Toscana (23.637, 5% del totale nazionale), la Puglia (20.912, 4,4%), la Sicilia (19.994, 4,2%) e il Friuli Venezia Giulia (11.546, 2,4%).
Avvicinandoci ancor di più ai territori, le prime province per numerosità assoluta di attivazioni programmate di contratti relativi a green jobs sono quelle costituite dalle grandi realtà di Milano, con 63.242 nuove posizioni, e Roma, con 37.570. In terza posizione c’è Torino, dove la domanda di green jobs è di 23.478 unità, quarta Napoli con 16.761 attivazioni, quinta Brescia con 14.977.
Il Lazio con 32.545 imprese green che hanno investito o investiranno in tecnologie e prodotti verdi e 45.480 assunzioni previste nell'ambito deigreen jobs nel 2018, il 9,6% del totale nazionale, è la terza regione in Italia per numero assoluto di imprese e assunzioni previste in questo settore.E' quanto emerge dal rapporto GreenItaly 2018 redatto dalla Fondazione Symbola - Unioncamere. "Nel 2018 il Lazio si conferma tra le prime regioni della classifica - commenta il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti - Un risultato che ci rende orgogliosi e che ci sprona ulteriormente ad investire in un settore, in forte crescita, che rappresenta una straordinaria opportunità per centinaia di migliaia di imprese italiane per innovare, crescere e creare lavoro, le imprese green, infatti, hanno performance migliori rispetto a quelle non green. La sostenibilità ambientale è un tema proiettato sul futuro che deve diventare il fulcro di un nuovo modello di sviluppo che abbia come obiettivo migliorare la nostra qualità della vita, valorizzare il nostro straordinario patrimonio paesaggistico, e creare crescita economica e occupazionale di qualità. Stiamo parlando di un nuovo modello economico su cui la Regione Lazio punta con decisione, solo l'anno scorso la nostra Regione ha speso, tra bandi e interventi ad hoc, oltre 55 milioni di euro per sostenere gli investimenti di imprese ed enti locali in materia di efficienza energetica, economia circolare e sostenibilità".
Tra le Regioni più attente a queste tematiche c'è senza dubbio l'Emilia-Romagna.Con 5.500 aziende green e quasi 290 mila dipendenti (+5% rispetto al 2014) in un comparto che fattura 78 miliardi l’anno, e le fonti di energia rinnovabili arrivate al 12% del totale regionale. Insomma l’Emilia-Romagna conferma nei numeri la scelta fatta a favore dell’economia verde. Una scelta sempre più strategica. Ripensare il sistema produttivo dal punto di vista della sostenibilità, tenendo insieme quella ambientale e quella sociale, ormai ogni giorno si conferma una priorità, con gli effetti del cambiamento climatico da contrastare e prevenire e la vivibilità degli spazi da tutelare e migliorare. La necessità, quindi, di rafforzare gli interventi che puntano all’attrattività degli insediamenti e al rilancio competitivo delle imprese con la messa in sicurezza del territorio e la valorizzazione delle risorse naturali. Durante gli "Stati generali della Green Economy" a Bologna, all’Opificio Golinelli, dove sono state presentate le iniziative già avviate e le sfide verso l’Agenda 2030, si èfatto il punto sul "Piano energetico regionale" che prevede investimenti, fino al 2019, per quasi 250 milioni di euro fra fondi regionali e comunitari. In particolare si punterà su: riduzione delle emissioni climalteranti del 40% al 2030 rispetto ai livelli del 1990; incremento al 27% al 2030 della quota di copertura dei consumi attraverso l’impiego di fonti rinnovabili; incremento, sempre al 27% al 2030, dell’efficienza energetica, con interventi che si concentrano soprattutto nei settori trasporti, elettrico e termico.  “La sfida è ora, adesso, nessuno può più permettersi rimandi a lotte future”, ha affermato  il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, che ha chiuso gli Stati generali dialogando con il portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, Enrico Giovannini, economista ed ex presidente dell’Istat, presente in videocollegamento. “Oggi più che mai parlare di sostenibilità significa parlare di diritti, e cioè di politiche di rilancio economico e, allo stesso tempo, di qualità del lavoro, di salute e sicurezza dei cittadini, di coesione sociale, di qualità urbana e utilizzo del suolo, del contrasto alle nuove forme di povertà emergenti. L'economia dipenderà sempre più dai cambiamenti climatici e fin d’ora occorre progettare uno sviluppo economico che ne tenga conto, con una certezza: o la crescita è sostenibile o non esisterà alcuna crescita. L’impegno della Regione Emilia-Romagna ha come traguardo la completa transizione energetica su fonti rinnovabili al 2050. E voglio ricordare- ha proseguito- le nostre leggi sull’economia circolare e per il consumo a saldo zero di suolo, gli investimenti sul trasporto pubblico locale per l’acquisto di 600 nuovi bus ecologici, il bus gratis nei centri urbani per chi fa l’abbonamento ai treni regionali. E ancora, gli ecobonus per la rottamazione dei veicoli commerciali più inquinanti e, dal 2019, anche per le auto di privati, fino all’accordo per l’installazione di 2mila colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici, per una svolta verso la mobilità sostenibile. Misure- ha aggiunto Bonaccini- che poche settimane fa a San Francisco ci hanno portato a essere chiamati nel gruppo di vertice dell’Alleanza internazionale contro il cambiamento climatico, composto da soli 19 Paesi e Governi regionali sui 206 che la compongono, per un impegno che sempre di più ci vede protagonisti anche a livello internazionale. Quella contro il cambiamento climatico e per l’abbattimento delle emissioni in atmosfera è una sfida cruciale, c’è in gioco il nostro futuro e quello dei nostri figli, la possibilità di scongiurare i disastri naturali cui abbiamo assistito in questi ultimi anni. Un impegno che rinnoviamo ogni giorno- ha concluso Bonaccini - con l’obiettivo di consegnare alle nuove generazioni un mondo migliore di quello attuale”.



( red / 13.11.18 )
Regioni.it

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