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Regioni.it

n. 3517 - martedì 18 dicembre 2018

Sommario
- Sindacati dirigenza medica: due giornate di sciopero a gennaio 2019
- Istat: Rapporto su economia e benessere
- Sanità: confronto con il ministro su commissariamento e avvio "Patto salute"
- Educazione ambientale: sostenere sistema Infea
- “Pacchetto trasporti”: posizione su Direttiva e Regolamento Ue
- Infrastrutture: osservazioni per intesa su reti stradali Piemonte e Venezia
- Le eccellenze della Toscana ospiti dell’OSCE a Vienna

+T -T
Istat: Rapporto su economia e benessere

Pubblicati anche i "conti economici terrotoriali" ed i dati sui "prezzi al consumo"

(Regioni.it 3517 - 18/12/2018) "Il differenziale negativo del Mezzogiorno resta ampio”, è questa una delle conclusioni dei "conti economici territoriali" dell’Istat che rileva, tra l'altro, come il Pil per abitante nel Mezzogiorno nel 2017 sia stato di 18.500 euro, “poco più della metà di quello del Nord-ovest” che raggiunge i 35.400 euro.
Nelle stime economiche pubblicate si calcola un valore del Pil per abitante di 34.300 euro al Nord-est e 30.700 al Centro. Nel 2017, a fronte di una crescita del Pil nazionale in volume dell’1,6% rispetto all’anno precedente, si stima un incremento del 2,2% nel Nord-ovest, dell’1,9% nel Nord-est, dell’1% nel Mezzogiorno e dello 0,9% al Centro. Tra il 2011 e il 2017 le aree che hanno subito le diminuzioni del Pil più marcate sono il Mezzogiorno (-0,5% medio annuo) e il Centro (-0,4%). Nel Nord-ovest si registra una sostanziale stabilità mentre il Nord-est è l’unica ripartizione a segnare un incremento (+0,3%).
Per quanto riguarda sempre i dati economici,ma sul fronte dei "prezzi al consumo", l'istituto di statistica ha reso noto che la spesa pro capite per consumi finali delle famiglie a prezzi correnti nel 2017 è stata di 20,4mila euro nel Nord-ovest, 20,2mila euro nel Nord-est, 18,3mila euro al Centro e 13,3mila euro nel Mezzogiorno. Confermato dunque il divario negativo tra Mezzogiorno e Centro-nord che è del 32,4%.
Oltre i dati sul Pil l’Istat ha diffuso il Rapporto relativo al "Bes", Benessere equo e sostenibile, nel nostro Paese, che dà segnali di miglioramento, ma gli italiani non sono soddisfatti della propria vita. Secondo il Rapporto nel 2017 si è tornati ai livelli del 2010-2011: il reddito disponibile pro capite delle famiglie ammonta a 21.804 espresso in parità del potere d'acquisto. Il risultato è però inferiore dell'1,7% alla media europea e del 7,8% alla media dell'area euro. Peggiora l'incidenza di povertà assoluta, basata sulla spesa per consumi, che riguarda il 6,9% delle famiglie (da 6,3% nel 2016) e l'8,4% degli individui (da 7,9%).
Si rilevano progressi dal lavoro e conciliazione dei tempi di vita (67% degli indicatori con variazioni positive), al benessere economico (80%) e all'innovazione, ricerca, creatività (86%).
I livelli di occupazione dei 20-64enni (62,3%) aumentano, ma a un ritmo più lento rispetto a quelli medi europei (72,2%), con un divario più ampio per le donne. Le condizioni del Mezzogiorno rimangono comunque difficili: in Sicilia la quota di mancata partecipazione al mercato del lavoro raggiunge il 40,8%, un valore dieci volte maggiore rispetto a quello registrato nella provincia autonoma di Bolzano.
Nelle relazioni sociali si rileva un peggioramento, è infatti questo l'ambito che, per l'Istat, "mostra le maggiori criticità nel breve periodo". Male anche le voci salute e istruzione.
Nel 2017 si interrompe di nuovo il trend di crescita della speranza di vita, dopo la flessione del 2015, con una riduzione del tradizionale vantaggio delle donne. La maggiore longevità femminile si accompagna comunque a condizioni di salute più precarie: una donna di 65 anni può aspettarsi di vivere in media ancora 22,2 anni, di cui il 58% con limitazioni nelle attività; per un uomo della stessa età la speranza di vita è 19 anni, di cui solo il 47% con limitazioni.
Tra i dati posti in evidenza nel rapporto Bes, c’è quello relativo ai cosiddetti Neet, ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano: sono quasi uno su quattro nel 2017, il 24,1%, stabili rispetto all'anno precedente.
Nel contempo aumentano le uscite precoci dalla scuola per la prima volta dopo dieci anni di ininterrotta diminuzione. Nel 2017 i giovani di 18-24 anni con la licenza media che non sono inseriti in un percorso di istruzione o formazione sono il 14% (erano il 13,8% nel 2016).
Dal punto di vista dei singoli territori si registra una situazione favorevole per Trento e Bolzano, rispettivamente con il 62,8% e il 57,4% degli indicatori che ricadono nell’eccellenza e meno del 10% all’estremo opposto, seguono altri due territori a statuto speciale, la Valle d’Aosta e il Friuli-Venezia Giulia. Un profilo di benessere medio-alto caratterizza Lombardia ed Emilia-Romagna. La più alta concentrazione di indicatori di difficoltà si trova in tre regioni del Mezzogiorno, Calabria, Sicilia e Campania, per le quali oltre la metà degli indicatori Bes ricade nel 20% con i valori più bassi.
Significative eccezioni si riscontrano in Piemonte e Liguria, che si discostano dalle altre regioni settentrionali per una quota piuttosto bassa di indicatori dell’eccellenza; in Abruzzo e Sardegna, dove la situazione del benessere è più positiva rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno; nel Lazio, che presenta un profilo del benessere particolarmente polarizzato in virtù di un’alta concentrazione di indicatori di difficoltà” (più vicino all’Abruzzo che alle altre regioni del Centro) insieme a una quota di indicatori di eccellenza superiore a quelle di tutte le altre regioni centrali.

PREZZI AL CONSUMO - PERIODO RIFERIMENTO NOVEMBRE 2018 - DEL 14.12.2018
CONTI ECONOMICI TERRITORIALI - ANNO 2017 - DEL 13.12.2018




( gs / 18.12.18 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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