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n. 3522 - lunedì 7 gennaio 2019

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Decreto sicurezza: per Fontana, Zaia, Toti e Musumeci "va applicato"

Commenti critici sull'iniziativa di alcuni Sindaci

(Regioni.it 3522 - 07/01/2019) Il presidente della Lombardia Attilio Fontana, che ha un passato come sindaco di Varese e come presidente regionale dell'Anci, l'associazione dei Comuni, difende il decreto sicurezza, contro cui si sono alzate le voci di diversi sindaci a partire da quello di Palermo, Leoluca Orlando.
"Sono dalla parte del Ministro Salvini su un provvedimento accettabile, comprensibile e anzi auspicabile - ha osservato al Giornale Radio Rai (Radio1) - Non dimentichiamo che il provvedimento è stato anche sottoscritto dal Presidente della Repubblica, con il che si accusa anche il Presidente della Repubblica di essere colluso con eventuali nefandezze fatte dal ministro che lo ha proposto. Purtroppo - ha aggiunto Fontana - ho assistito anche a un'Anci che, negli ultimi anni, ha fatto più spesso politica con i governi avversari e mai con quelli della propria parte. Secondo me è soprattutto una speculazione politica. Credo che sia il momento – conclude Fontana - di essere meno desiderosi di apparire e più attaccati alle cose concrete".
"Che qualcuno possa avere opinioni diverse, ci può anche stare: siamo in democrazia, c'è la libertà di pensiero, in questo Paese. Ma che poi l'obiezione di coscienza arrivi al punto di non applicare le leggi dico che è gravissimo". Lo afferma il Presidente del Veneto Luca Zaia sul Dl Sicurezza. "Si invoca tanto il popolo, si fa tanto riferimento alla democrazia - rileva -, e quando il popolo sceglie qualcuno a rappresentarlo e questo qualcuno fa un decreto e lo approva seguendo le procedure di legge, poi chi invocava il popolo dice che il popolo, di fatto, non conta più niente. Io non sono un esperto, ma so che se non applico una legge, mi mandano a casa: vorrei capire cosa accade per chi non applica le leggi nei Comuni". "Comunque si commette un'illegalità - sottolinea -. Le leggi le puoi impugnare, le puoi discutere, le puoi far diventare elemento di discussione nella contrapposizione, ma le devi applicare. La legge è legge, punto e basta".
Per il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti intervistato stamani da Radio1. "Dietro la disobbedienza civile dei sindaci al 'Decreto Salvini' c'è una volontà politica di opposizione al Governo che prevale sui loro doveri amministrativi, sono assolutamente fuori luogo le critiche, non c'è nessun Governo razzista e non c'è la necessità di azioni di disobbedienza civile". "Bisogna certamente ragionare in termini di decreti attuativi, - commenta Toti - ma il decreto contiene una serie di norme che erano necessarie dopo la sciagurata gestione degli ultimi cinque anni della crisi migratoria nel nostro Paese, dopodiché non può essere solo un proclama, dev'essere applicato nella pratica quindi servono fondi e soluzioni".
"Cerchiamo di essere intellettualmente onesti: se nella Finanziaria molto si è sbagliato, le norme sulla sicurezza e l'immigrazione mettono un po' d'ordine nella confusione che regnava sovrana. Il Decreto Sicurezza contiene provvedimenti e sancisce regole che le piu' antiche democrazie hanno da sempre, dagli Stati Uniti all'Australia. Che certo non sono paesi illiberali e totalitari", aggiunge poi il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti su Facebook. "Negli Stati Uniti si entra solo con il visto, se entri illegalmente vieni fermato, l'asilo politico viene riconosciuto dopo un attento esame delle autorità preposte. E i sindaci con la loro polizia hanno poteri di ordine pubblico molto superiori ai nostri. Dunque ritengo strumentale questo dibattito. Bisogna costruire un Paese in cui la legge e' uguale per tutti: bianchi, neri, gialli, cattolici, protestanti, musulmani, senza privilegi, ma anche senza sensi di colpa. Piuttosto il Governo renda effettive norme che altrimenti, senza fondi adeguati e regolamenti, resteranno puri auspici. E i sindaci semmai chiedano ancora più poteri, come i loro colleghi anglosassoni, per garantire i propri cittadini. Così come le Regioni devono chiedere e ottenere maggiore autonomia".
La Sicilia "non ha tempo per iniziative di stampo propagandistico" e quindi "non seguirà le altre Regioni sulla pretesa illegittimità costituzionale del decreto sicurezza". Lo dice il presidente Nello Musumeci all'Ansa. "Siamo impegnati - afferma - nella riprogrammazione dei fondi extraregionali, nella sessione di bilancio e nella preparazione del tavolo attuativo dell'accordo finanziario raggiunto con il governo nazionale, che per la Sicilia significa dare seguito ad un'Autonomia che abbandoni i privilegi e sostenga le opportunità. Non abbiamo tempo - aggiunge – né vogliamo trovarlo, per iniziative di stampo propagandistico e quindi non seguiremo le Regioni che stanno proponendo azioni per la pretesa illegittimità costituzionale del decreto sicurezza.
Le leggi, quando sono promulgate dal Capo dello Stato, intanto di applicano. Ed in ogni caso esiste una sede per il confronto con il governo che è la Conferenza delle Regioni, anche per dialogare su aspetti certamente marginali".


( sm / 07.01.19 )
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