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n. 3547 - lunedì 11 febbraio 2019

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Caccia: respinto il ricorso su una legge del Veneto

La disciplina regionale non determina una deroga in peius del livello di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema garantito dalla legislazione statale

(Regioni.it 3547 - 11/02/2019) La Corte Costituzionale con la Sentenza n. 16/2019, depositata l’8 febbraio scorso, ha dichiarato inammissibile e non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 67, comma 1, della legge della Regione Veneto 29 dicembre 2017, n. 45, che ha introdotto l’art. 19bis alla legge regionale che regola l’attività venatoria - l.r. 50/1993 - con il quale è stata autorizzata la possibilità di esercitare la mobilità venatoria con autorizzazioni automatiche nei confronti della selvaggina migratoria.
“Il precedente Governo aveva impugnato questa possibilità introdotta dal legislatore regionale per i cacciatori di selvaggina migratoria e fondata su un sistema autorizzativo regionale rispettoso della densità venatoria dei diversi ambiti”, si legge nel comunicato dell’Assessore all’agricoltura, caccia e pesca, Giuseppe Pan. “Ora, invece, i giudici della Corte Costituzionale hanno riconosciuto le buone ragioni del Veneto e il buon lavoro del meccanismo autorizzatorio informatico dei nostri uffici. La possibilità di cacciare la selvaggina migratoria anche in un ambito di caccia diverso da quello di appartenenza è, infatti, subordinata alla verifica del mancato raggiungimento della soglia di cacciatori sostenibili per quella determinata area”.
“La Corte in particolare – si legge nel comunicato dell’Avvocatura della Regione - ha ritenuto che la nuova disciplina non determina una deroga in peius del livello di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema garantito dalla legislazione statale, invocato dal Presidente del Consiglio dei ministri, in quanto detta esigenza è stata soddisfatta dalla introduzione di un meccanismo autorizzatorio informatico che, – in una prospettiva di semplificazione –, consente al cacciatore non iscritto in un determinato ambito territoriale di accedervi previa verifica, da parte dello stesso sistema informatico, del mancato raggiungimento, in quel medesimo ambito territoriale, dell’indice di densità venatoria massima stabilito annualmente con delibera della Giunta regionale”.
“Sempre per la Corte – prosegue l’Avvocatura - la legge conserva il requisito del «previo consenso» degli organi di gestione del singolo ambito territoriale per permettere l’accesso di cacciatori non iscritti nell’ambito territoriale stesso, in quanto esso è funzionale all’esigenza «di permettere un’attività di controllo da parte dell’amministrazione competente», in modo da consentire a quest’ultima di «verificare periodicamente l’adeguatezza del rapporto tra i cacciatori autorizzati e la porzione di territorio interessata» che era il requisito richiesto dalla precedente sentenza n. 174 del 2017, con la quale la Corte aveva indicato alcuni parametri indispensabili perché sia da considerarsi legittima la mobilità venatoria.



( red / 11.02.19 )
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