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Regioni.it

n. 3550 - giovedì 14 febbraio 2019

Sommario
- Università: Barni, rimuovere numero chiuso non risolve problemi
- Una "piattaforma" in vista del patto per la salute 2019-21
- Posizione sulle proposte di legge sull'accesso corsi universitari
- Autonomia: Zaia e Fontana, passi in avanti
- Autonomia: Rossi e Zingaretti su federalismo differenziato
- Autonomia: Bonaccini, non un euro in più e rispetto dell'unità del Paese
- Report Stato-Regioni e Unificata del 13 febbraio
- Atti Conferenza Stato-Regioni del 13 febbraio
- Atti Conferenza Unificata del 13 febbraio

+T -T
Autonomia: Bonaccini, non un euro in più e rispetto dell'unità del Paese

(Regioni.it 3550 - 14/02/2019) Quindici competenze, con risorse certe e con la "presunzione di saperle gestire meglio". E' questa la richiesta avanzata dalla Regione Emilia-Romagna che si aspetta che vengano recepite dal governo e che è più light rispetto a quella di Lombardia e Veneto che hanno richiesto l'autonomia su un numero maggiore di materie. L'unica che secondo il Presidente del Lazio, Nicola Zingaretti (vedi notzia precedente), pur puntando "a una gestione diretta e più efficiente di risorse che lo Stato già spende per competenze che verrebbero trasferite alle Regioni", non crea "disparità tra i diversi territori italiani".
"La nostra proposta - ha più volte ripetuto il presidente della Regione, Bonaccini - non prevede un euro in più di quanti già oggi ne siano spesi per il nostro territorio dallo Stato centrale. Chiediamo di poter gestire le risorse già ora spese per le competenze richieste, convinti di poterlo fare con maggiore efficacia e rapidità". Bonaccini ha voluto però anche rispondere alle perplessità
che si stanno levando, anche dalle fila del Pd e da altri presidenti di Regione di centrosinistra. "Per me l'unità del Paese e la solidarietà tra territori sono principi inviolabili e sacri. Anche il superamento degli sprechi e delle inefficienze però è cruciale. Spero che per ogni legittimo timore espresso per il divario tra Nord e Sud arrivi anche un impegno per contenere il divario dell'efficienza".
Sulla base del titolo quinto della seconda parte della Costituzione, l'Emilia-Romagna chiede maggiore autonomia nella gestione di 15 materie a legislazione concorrente, quelle, cioè che non vengono attribuite dalla Carta né allo Stato né alle Regioni. Si tratta, fra le altre, di questioni come tutela e sicurezza del lavoro, istruzione, ricerca, governo del territorio, protezione civile, ambiente, salute, sport, giustizia di pace e cultura. Fra le richieste anche quella relativa all'agricoltura.
Dopo un primo accordo siglato con il governo Gentiloni, rinnovato e ampliato con il governo Conte, il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha spesso denunciato resistenze da parte di alcuni ministeri: resistenze che potrebbero modificare il decreto rispetto all'accordo iniziale. Il nodo principale, però, rimane quello relativo alla modalità della gestione delle risorse.  
E mentre il presidente dell'Emilia-Romagna segnal le resistenzi diversi ministeri il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Erika Stefani si dice ottimnista: "Sono soddisfatta perché questa sera (14 febbraio, ndr) i testi sulle autonomie arrivano in Consiglio dei ministri. La procedura non prevede in Cdm voti sui testi. Siamo consapevoli che il percorso non è concluso, ma siamo ottimisti sul risultato perché stiamo compiendo un passo importantissimo nell'ottica della razionalizzazione e del risparmio della spesa regionale". Insomma "Positività assoluta sull'esito della discussione che riguarda i nodi politici rimasti".

 
 


( red / 14.02.19 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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