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Regioni.it

n. 3551 - venerdì 15 febbraio 2019

Sommario
- Autonomia: il punto di vista di alcuni presidenti di Regione
- Autonomia: Fico, ruolo centrale Parlamento
- Autonomie: Corte dei Conti rileva ancora differenze territoriali
- Linee guida software P.A.: raccomandazioni di Regioni ed enti locali
- Infrastrutture idriche: intesa sul decreto per i criteri del fondo di garanzia
- Ausili per attività sportiva persone disabili: posizione su pdl
- Produttori agricoli: intesa sul decreto relativo alle associazioni

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Autonomia: il punto di vista di alcuni presidenti di Regione

(Regioni.it 3551 - 15/02/2019) "Una maggiore autonomia consentirà di perseguire le peculiarità di tutti i territori, senza abbandonare un principio solidaristico che non è mai stato in discussione. Pertanto tutti avranno un vantaggio dal principio di autonomia. Anzi il mio appello a tutte le regioni è che lavorino per questo". Lo ha detto il presidente della Liguria Giovanni Toti, a margine di un convegno. "Una maggiore autonomia - ha detto - consentirà di valorizzare gli aspetti migliori dei territori e delle imprese. Oggi c'è un timore culturale radicato e un'avversità politica, che io trovo totalmente infondati, in quanto tutti abbiamo bisogno di arrivare finalmente ai costi standard, affinché un servizio della pubblica amministrazione costi uguale in tutto il Paese, abbiamo bisogno di valorizzare maggiormente le peculiarità dei nostri territori e di riportare la politica più vicina ai cittadini.  Questo vuol dire combattere la ventata antipolitica che ha investito il nostro paese in 11 anni di crisi, senza abbandonare il principio solidaristico contenuto nella Carta costituzionale".
"Ma e' possibile che si vada in giro a dire che questa e' la secessione dei ricchi? Che il sud finira' male? " si domanda Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, ai microfoni di Radio anch'io su Rai Radio1. "Le regioni del sud che sono in difficolta' oggi, non gioisco per questo anzi siamo qui per aiutarli, sono in questa condizione non perché Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno l'autonomia, ma perché hanno avuto una classe dirigente che ha governato male".
Il percorso verso l'autonomia è giudicato positivamente dal Presidente della Lombardia: "penso che nello spazio di un settimana arriveremo a definire una posizione" - afferma Attilio Fontana, a margine di un evento a Milano - e parla di "tempi brevi", dopo che ieri la questione dell'autonomia e' stata portata in Consiglio dei ministri. "E' andata - ha detto il Presidente - come ci aspettavamo, i due aspetti positivi di ieri sono stati innanzitutto che si è individuato un testo sul quale lavorare. Fino all'altro ieri avevamo una pagina bianca che adesso è stata riempita. Esistono sicuramente alcuni punti su cui non siamo d'accordo che dovremo affrontare e risolvere. Il secondo aspetto positivo è il fatto che è stata individuata la modalità per arrivare al finanziamento. Quindi direi giornata positiva per 3/4. Adesso abbiamo bisogno di un po' di tempo per limare queste ultime divergenze". Fontana comunque e' apparso ottimista:"Non credo ci sia un punto difficile, ci sono alcuni punti su cui abbiamo una visione diversa. Un punto al quale non potrei rinunciare è l'autonomia sulle assunzioni in sanita'. Voglio - ha concluso - spendere fondi, nell'ambito dell'equilibrio di bilancio, senza vincoli da Roma".
Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, nel corso di un'intervista a Rai News 24. ha sostenuto che sul tavolo del governo ci sono in realtà due idee di autonomia: "Il tema delle autonomie delle Regioni si somma al tema delle infrastrutture, a quello delle quote latte, allo sviluppo, e a quello delle politiche economiche e finanziarie, che purtroppo in questo Paese non esistono. Ma sono frutto di un compromesso ormai su tutto. Il significato della parola 'autonomia' e' uno solo. Invece, al vaglio del Governo ci sono due idee di autonomia. Io credo che sia possibile sostenere quella che migliora l'efficienza dello Stato e sia necessario dire un forte no a quella che distrugge l'Italia: si' a migliorare l'Italia, ma  no a distruggerla".
Chiamparino , presidente del Piemonte, sottolinea l'esistenza di un equivoco di fondo. "Dopo la Tav, l'autonomia regionale. Le forze che stanno al governo hanno scambiato l'esecutivo per una palestra elettorale in vista delle prossime scadenze di maggio", scrive su facebook pubblicando anche un video. Inoltre, aggiunge, "una parte della componente leghista sta alimentando un colossale equivoco, cioe' che alcune regioni possano trattenersi una parte di quello che attualmente versano allo Stato centrale per far fronte ai bisogni dell'intero Paese: non è così. Se così fosse sarebbe una truffa. L'articolo 116 prevede la possibilita' che alcune competenze vengano trasferite e che solo con esse vengano trasferite le rispettive risorse". Per questo, dice ancora, "noi in Piemonte diciamo Si' all'autonomia. Un Si' presente nostro manifesto elettorale e relativo a sole 12 materie. Per esempio, per aver la possibilita' di gestire con piu' flessibilita' i beni culturali come avviene gia' in alcuni casi per il Museo Egizio. Portare alcune funzioni vicino ai cittadini e vicino al territorio significa farle funzionare meglio con piu' efficacia e piu' efficienza.
Il Presidente della Campania, Vincenzo De Luca, si dice pronto a qualsiasi sfida, sia pure a  certe condizioni, e annuncia la formalizzazione anche da parte della sua regione della richiesta di maggiore autonomia. "Sull'autonomia - spiega accettiamo qualunque sfida se abbiamo le stesse risorse delle altre regioni" e oggi abbiamo presentato  "una nostra proposta su scuola e formazione che sono basilari, ma si scordino che i residui fiscali restino al Nord perché così si spaccherebbe solo il Paese. Sono il primo a lottare contro i cialtroni e l'inefficienza amministrativa che abbiamo al Sud che rappresentano i primi nemici del Sud".  L'Autonomia? "Noi siamo pronti ad accettarla, ma su una base di parita' e nella tutela rigorosa, piena e senza riserve dell'unita' nazionale come valore sacro e irrinunciabile. Quando si dice scuola autonoma nelle diverse Regioni, assunzioni regionali per i docenti, possibilita' di definire programmi scolastici, formativi, differenziati Regione per Regione vuol dire che si pensa a spezzare l'unita' del nostra Paese, che prima che unita' economica e' unita' storica, ideale, spirituale".
In ogni caso "Abbiamo chiesto un mese fa di essere associati alla discussione che riguarda il Veneto, la Lombardia e l'Emilia, ma siccome non abbiamo ottenuto risposte formalizziamo la richiesta di autonomia differenziata anche per la Regione Campania, e ci presenteremo sulla nostra linea: difesa dell'unita' nazionale, parita' di condizioni per tutti i cittadini italiani, livelli di prestazioni uguali per tutti, e anche premialita' e penalita' per quegli amministratori che dimostrano di non essere in grado di amministrare in maniera corretta". De Luca spiega che la richiesta di autonomia è "come scaturita dal tavolo tecnico che la Campania ha istituito di recente". E dopo le precisazioni del dipartimento Affari Regionali che sostiene di non aver ricevuto alcuna richiesta il Presidente della Campania torna  a puntualizzare. "Da febbraio 2018 abbiamo gia' inviato 3 comunicazioni al ministero. Invieremo la quarta lettera più formalmente dedicata all'avvio di un percorso di autonomia rafforzata anche per la Campania", e al ministro Erika Stefani secondo cui la Campania oggi non avrebbe inviato alcuna richiesta e che la prima, risalente al febbraio 2018, fosse priva dell'indicazione delle materie da regionalizzare, De Lica risponde "Le competenze non vanno specificate. Va solo attivato il percorso di confronto fra governo e Regione. Poi, nel merito, si discute nei tavoli tecnici".
Il Presidente dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini,  sottolinea, in un'intervista al "Corriere della Sera" alcune differenze "Temo che pochi abbiano letto il testo della proposta dell'Emilia-Romagna. Non contiene alcuna minaccia, né per l'unità del Paese né per la solidarietà tra territori. Il nostro progetto attua la Costituzione".  "Difendo la peculiarità del nostro impianto - aggiunge Bonaccini -, che punta a semplificare i procedimenti amministrativi, aumentando la capacità di programmare su fronti come l'edilizia scolastica e sanitaria, o la tutela del territorio". "Non mi interessa la polemica - spiega anche Bonaccini - ma invito a non agitare spettri che non hanno riscontro. Il nostro progetto resta fedele alla pre-intesa che firmammo con Gentiloni. La Cgil dell'Emilia-Romagna, al pari di sindacati, associazioni di impresa, terzo settore e Università, ha costruito con noi il progetto e lo sostiene. Sono pronto a confrontarmi con la segreteria nazionale della Cgil sui contenuti, fiducioso che saranno apprezzati".
Quanto poi alle decisioni dell'ultimo Consiglio dei Ministri, per Bonaccini  ''È certamente positivo che, dopo il passaggio di dicembre, oggi ce ne sia un altro in Consiglio dei ministri, con le comunicazioni relative a una bozza di intesa. Dunque, un passo avanti, ma non certo quello conclusivo, per un'intesa che va ancora trovata e sulla quale noi aspettiamo fatti e risposte concrete, non tanto delle intenzioni. Personalmente - prosegue - non mi sono mai impiccato alle date e quindi aspetto, considerando che le nostre carte le hanno tutte. Nell'ultimo mese ci sono stati passi avanti, ma diverse nostre proposte non hanno ancora trovato risposta o, in alcuni casi, sono addirittura arrivati dei no che non ci paiono motivati. C'è un dibattito un po' scomposto e avulso dai contenuti in questi giorni - aggiunge Bonaccini - e credo che il Governo farebbe, in ogni caso, bene a fugare timori più o meno infondati, fornendo risposte e rassicurazioni: ad esempio sul fatto che non ci sarà alcuna sottrazione di risorse ai danni delle altre Regioni e che il Governo è il primo garante del fatto che tutti i cittadini avranno assicurati i medesimi livelli essenziali di prestazioni". "Iniziare immediatamente a lavorare su fabbisogni -chiude Bonaccini- e, appunto, livelli essenziali di prestazioni fornite, sarebbe un ottimo segnale per tutte le Regioni".
Il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, in una nota inviata al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte,chiede che "Il Governo nazionale, nel rispetto delle norme costituzionali, assicuri il principio di solidarietà e di equità tra le Regioni italiane, nella sintesi tra spirito unitario e autonomistico". Lo  in merito al processo attualmente in corso del ''regionalismo differenziato''. In una seduta straordinaria della Giunta, il Governo regionale, infatti, ha adottato una delibera con la quale ribadisce l''importanza dell'autonomia come strumento di responsabilizzazione della classe dirigente locale e di maggiore coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali. "L''applicazione del regionalismo differenziato - sottolinea il Musumeci  nella lettera a Conte - non può mettere in pregiudizio il principio della perequazione, quale strumento di riequilibrio a sostegno delle Regioni deboli, anche sul piano infrastrutturale, e con minore capacità fiscale. Il Governo della Regione muove, altresì, voti affinché, parallelamente al processo di regionalismo differenziato, si definisca il tavolo istituito presso il ministero dell'Economia, per dare finalmente compiuta attuazione a tutte le norme rimaste disattese dopo 72 anni dall''entrata in vigore dello Statuto Siciliano e per preservare la vita delle Province e delle Città metropolitane siciliane, salvandole dal prelievo forzoso loro imposto dallo Stato".
Secondo il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, intervenuto a Sky Tg24, sull'autonomia regionale "c'e' troppa fretta. Il rischio è che si generi una situazione di frammentazione del Paese, una disorganizzazione delle istituzioni. Noi abbiamo bisogno di mantenere l'unità nazionale" perché "gli staterelli non funzionano". Per Rossi "l'impostazione complessiva di questa operazione non rinvia ad un regionalismo cooperativo tra le regioni e collaborativo con lo Stato, ma all'idea che ciascuno fa per se'". Ma questo "significa spezzare l'unita' del Paese.
"Quello che ci interessa di più è che - sottolinea invece il Presidente della Puglia, Michele Emiliano - se un processo di autonomia rafforzata ci deve essere, deve coinvolgere tutte e 15 le Regioni. E i presidenti delle Regioni e i Consigli regionali devono essere sentiti subito, su questo tavolo", occorre bloccare il disegno di legge che non può essere approvato, "perché così com'è determina una secessione di fatto, dove i destini del Sud e del Nord si separano per sempre".
"Ancora non ho visto le carte. Non conosco i testi delle intese sull''autonomia di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Una volta fatti i dovuti approfondimenti, darò il mio  giudizio di merito, ma spero che venga rispettato il punto di  equilibrio raggiunto con la legge n.42 del 2009 sul federalismo  solidale". Marco Marsilio, neo Presidente di centrodestra  dell'Abruzzo, considera positiva una riforma per la maggiore autonomia delle Regioni, purchè - spiega - si tenga conto anche  delle esigenze del Centro Sud, non solo del Nord. Marsilio chiede al governo gialloverde che si continuino ad assicurare i fondi per le regioni più deboli: "Mi impegnerò affinchè le risorse  di cui dispone l''Abruzzo non vengano minimamente intaccate. Credo nel  percorso del federalismo fiscale. Nel 2009 ero in Parlamento e votai  la legge n.42 quando fu modificata, aggiungendo il principio del  giusto equilibrio tra l''autonomia dei territori e la solidarietà  all''interno di una cornice di unità nazionale".

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


( sm / 15.02.19 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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