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Regioni.it

n. 3558 - martedì 26 febbraio 2019

Sommario
- Mattarella: calamità naturali aggravate dalla scarsa cura del territorio
- Piattaforme digitali: preoccupazione per assetto complessivo e governance
- Sardegna: Christian Solinas presidente, scheda biografica
- Lavoro: Eurostat, nel 2017 in Basilicata e Liguria cala l'occupazione
- Rapporto sul mercato del lavoro 2018
- Cooperazione territoriale europea e strumenti finanziari: focus al Cinsedo

+T -T
Rapporto sul mercato del lavoro 2018

Elaborato da ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal

(Regioni.it 3558 - 26/02/2019) Presentato il secondo rapporto sulla situazione occupazionale nel nostro Paese, elaborato da ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal, che rileva, tra l’altro, una ripresa a "bassa intensità lavorativa" con più occupati ma per meno ore.
Quindi si evidenzia come “in Italia, il mercato del lavoro mostra una sostanziale tenuta, a fronte di segnali di flessione dei livelli di attività economica”.
Nella media del 2018 il numero di occupati supera il livello del 2008 di circa 125 mila unità. Si sono così recuperati i livelli pre-crisi, ma rispetto a dieci anni fa mancano all'appello poco meno di 1,8 milioni di ore lavorate, ovvero oltre un milione di unità di lavoro a tempo pieno.
I contratti a tempo determinato toccano il livello massimo con 3,1 milioni di occupati. In dieci anni, inoltre, sono triplicate le migrazioni all'estero in cerca di lavoro. In crescita i lavoratori immigrati, disposti ad accettare "lavori disagiati e a bassa specializzazione".
I lavoratori dipendenti raggiungono il massimo storico, sfiorando i 18 milioni, nel secondo trimestre 2018 e gli indipendenti il minimo nel primo trimestre 2018 con meno di 5,3 milioni di occupati. Nella stima preliminare del quarto trimestre 2018 torna a crescere lievemente l’occupazione permanente (+0,1%), dopo la caduta del terzo; il tempo determinato (+0,1%) tocca il valore massimo di oltre 3,1 milioni di occupati.
Il decennio – spiega sempre il rapporto pubblicato dall’Istat - ha visto una profonda trasformazione del tessuto produttivo che ha comportato una ricomposizione dell’occupazione verso il lavoro dipendente, con una crescita dei rapporti a tempo determinato (+735 mila) e una notevole espansione degli impieghi a tempo parziale (spesso involontari). Questi trend sono connessi allo sviluppo di molte attività nel terziario e di professioni a bassa qualifica. Nei dieci anni è aumentata la presenza femminile, dei lavoratori “anziani”, di quelli più istruiti, e degli stranieri (soprattutto nei settori alberghi e ristorazione, agricoltura e servizi alle famiglie). Si è inoltre accentuato il dualismo territoriale a sfavore del Mezzogiorno (-262 mila occupati a fronte di +376 mila nel Centro-Nord).
Nonostante la crescita dell'occupazione negli ultimi anni, rimane ampia la distanza dell'Italia dall'Ue15, afferma il rapporto: per raggiungere il tasso di occupazione della media Ue15 (nel 2017 pari a 67,9%, contro il 58,0% di quello italiano) il nostro paese dovrebbe avere circa 3,8 milioni di occupati in più. Il gap occupazionale italiano riguarda soprattutto i lavori qualificati e i settori sanità, istruzione e pubblica amministrazione.



( gs / 26.02.19 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
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