Regioni.it

n. 3567 - lunedì 11 marzo 2019

Sommario

Documento della Conferenza delle Regioni del 21 febbraio

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Cooperazione internazionale: posizione su documento triennale

(Regioni.it 3567 - 11/03/2019) Le Regioni - pur prendendo atto delle criticità presenti nel Documento triennale di programmazione e di indirizzo 2019-2021 sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo che non consentono di valorizzare il ruolo delle autonomie territoriali – hanno espresso un giudizio positivo sul Documento. Ma in uno spirito di rafforzamento del Sistema Italia della Cooperazione la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione del 21 febbraio ha auspicato l’accoglimento di alcune osservazioni raccolte in un documento (che si riporta di seguito) pubblicato sul portale www.regioni.it nella sezione “Conferenze”.
Posizione delle Regioni e delle Province autonome sul documento triennale di programmazione e di indirizzo 2019-2021 sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome
- vista la proposta di “Documento triennale di programmazione e di indirizzo 2019-2021” (di seguito Documento), quadro di riferimento comune per le Amministrazioni dello Stato e per gli altri soggetti della cooperazione che delinea la visione strategica della cooperazione allo sviluppo italiana;
- considerato che, in virtù dell’art.12, comma 3, della legge 125 del 2014, il Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, successivamente all’esame del Comitato congiunto per la cooperazione allo sviluppo, dovrà acquisire il parere della Conferenza unificata;
- richiamati i precedenti pareri adottati sui documenti triennali: il 16 luglio 2015, sul documento 2015-2017 (15/66/CU15/C3); il 25 maggio 2017, sul documento 2016-2018 (17/62/CU04/C3) e il 15 febbraio 2018, sul documento 2017-2019 (18/13/CU03/C3);
pur prendendo atto delle criticità presenti nel Documento 2019-2021, che non consentono di valorizzare il ruolo delle autonomie territoriali, esprime il proprio apprezzamento sul Documento e, in uno spirito di rafforzamento del Sistema Italia della Cooperazione, auspica l’accoglimento delle seguenti osservazioni.
A. IL RUOLO DEL SISTEMA REGIONALE Non può non rilevarsi come sia addirittura scomparso il paragrafo che il precedente Documento di programmazione aveva dedicato alla Cooperazione decentrata, ora inserita in un generico paragrafo della Cooperazione bilaterale a dono. La stessa affermazione a pg. 28 nella quale si fa riferimento al coinvolgimento nella cooperazione di “nuovi e più numerosi attori”, risulta superata in quanto tali attori non sono ormai più “nuovi” da diversi decenni e sarebbe auspicabile non un loro mero elenco quanto piuttosto che a ciascuno venisse riconosciuto il proprio specifico ruolo al fine di fare ordine tra i diversificati attori dei territori, favorendo un coordinamento da parte dell’amministrazione regionale. Si evidenzia come da tempo le Regioni e le Province autonome richiedano un approccio maggiormente partecipativo, auspicando che si riconosca il loro ruolo istituzionale nella fase di definizione e attuazione del contenuto del Documento e dei Programma Paese, individuando una sede di confronto appropriata in cui valorizzare le Programmazioni Regionali. Il Tavolo permanente in materia di rapporti internazionali, istituito dall’Intesa del 18 dicembre 2008, potrebbe costituire la sede naturale di interlocuzione.
Proposta: introduzione di un paragrafo specifico che dia degna rappresentazione al ruolo attuale e concreto delle Amministrazioni territoriali nella cooperazione internazionale, ora disordinatamente menzionate tra una moltitudine di soggetti eterogenei: università, camere di commercio, imprese, altri enti pubblici. Tale impostazione non consente di rappresentare nel corretto modo l’azione di cooperazione allo sviluppo svolta dalle Autonomie locali italiane (Regioni, Province, Comuni) che si esplicita anche attraverso il concorso delle risorse della società civile organizzata presente sul territorio di relativa competenza amministrativa.
Nonostante i molteplici documenti e atti europei e nazionali che sottolineano l’importanza di riconoscere il ruolo dei sistemi regionali nello sviluppo e nel coordinamento territoriale, il Documento rappresenta un passo indietro rispetto alla precedente versione, dedicando pochi riferimenti alla cooperazione decentrata e al ruolo delle Regioni e delle Province autonome.
B. MIGRAZIONE E SVILUPPO Si manifesta piena condivisione sull’opportunità che la questione migratoria sia posta “al centro delle azioni in materia di politica estera e di cooperazione allo sviluppo”, ma si sottolineano alcune debolezze del Documento. Se il sistema Italia considera prioritario “rafforzare la cooperazione con i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori in Africa, e in generale nelle aree di maggiore provenienza dei flussi e nei Paesi che ospitano un numero elevato di rifugiati” (p. 22), non è chiara la scelta di non indicare la lista di tali Paesi. In considerazione della ormai ingente mole di dati e informazioni in possesso dalle diverse Amministrazioni centrali circa la nazionalità dei migranti, i paesi di origine e di transito, è realistico definire in concreto durante la fase ascendente quali siano i Paesi strategici, anche al fine di progettare per tempo gli interventi con i partenariati territoriali consolidati a valere sugli Avvisi nazionali (Nigeria, Algeria, Costa d’Avorio, Uganda, Eritrea etc.).
 Proposta: Esplicitare quali siano i Paesi interessati dall’approccio cooperazione-migrazione del Governo italiano e sulla base di quali valutazioni o, diversamente, che sia manifesto fin da ora l’impegno delle Amministrazioni centrali di condividere tali informazioni con il sistema Italia nella fase di definizione degli Avvisi pubblici. Apportare, inoltre, le seguenti integrazioni (parti sottolineate) al Documento: ✓ p. 32: (…) l’azione della Cooperazione italiana potrà anche estendersi ad altri Paesi meno avanzati oppure ad aree geografiche più vaste rispetto al nucleo dei Paesi prioritari sopra identificati, in una dimensione regionale.
✓ p. 22: (…) forza lavoro ben addestrata. In questa prospettiva può comprendersi anche un processo guidato e qualificato di migrazione di ritorno che dia una risposta alle cause degli spostamenti di natura soprattutto economica, attraverso un contributo effettivo al consolidamento, anche in realtà circoscritte, delle economie dei Paesi meno avanzati.
C. IL FONDO PER L’AFRICA
Le Regioni e le Province autonome continuano a rimanere ai margini di qualsiasi forma di coinvolgimento nell’attuazione del Fondo Africa, nonostante le tematiche siano quelle su cui la cooperazione decentrata abitualmente verte: accesso ai servizi di base, creazione di opportunità occupazionali, empowerment delle donne, institutional building. Pur non mettendo in discussione l’importante ruolo dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) e delle altre organizzazioni internazionali competenti, il sistema regionale può agire in forma complementare insieme ad essi e alle istituzioni centrali per il rafforzamento delle capacità istituzionali dei Paesi partner, anche grazie alle competenze maturate nel coordinamento e della gestione diretta di Programmi e progetti internazionali, europei e nazionali.
Proposta: coinvolgere realmente il sistema regionale nell’utilizzo delle risorse del Fondo Africa e degli altri strumenti multilaterali e bilaterali (che costituiscono l’85% delle risorse), in quanto le Regioni possono rispondere alle istanze territoriali dei Paesi terzi e attivare partenariati istituzionali con propri omologhi.
D. RISORSE
Appare esigua l’allocazione finanziaria (4%) per le Amministrazioni dello Stato, camere di commercio, università ed enti pubblici (art. 24 della L. 125/2014), Regioni ed enti locali (art. 25), soggetti aventi finalità di lucro (art. 27). Il Documento non contiene peraltro una minima indicazione sui criteri che saranno utilizzati per la distribuzione delle stesse tra i diversi soggetti o sul modo in cui si ritiene che le stesse dovranno essere utilizzate a livello territoriale. Il Documento non garantisce quindi un finanziamento ai soggetti della cooperazione italiana previsti nei citati articoli.
Proposta: aumentare l’allocazione finanziaria in favore dei “soggetti altri” di entità almeno pari a quella prevista per le Organizzazioni della società civile ed altri soggetti senza finalità di lucro di cui all’art. 26 e stabilire dei criteri tramite i quali assicurare almeno un’assegnazione minima in favore di tali soggetti.
E. L’EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA GLOBALE
Si esprime compiacimento per la volontà di rafforzare “il coordinamento tra istituzioni MAECI, MIUR, MATTM e altri Ministeri, Regioni e Province autonome, Comuni” (p. 43) fondamentale, come più volte rappresentato dal sistema regionale, per assicurare il necessario coordinamento dei diversi attori, microprogetti e modalità di lavoro che in maniera disarmonica vengono attuati nei territori regionali con i fondi nazionali. Lo stesso documento citato “Strategia Italiana per l’Educazione alla Cittadinanza Globale” definisce Regioni, Province autonome, Città quali attori chiave nel coordinare gli attori locali coinvolti. Si sottolinea, tuttavia, che i Gruppi di Lavoro del CNCS vedono la partecipazione di tutti gli attori del Sistema Italia e, pertanto, non costituiscono la sede più efficiente per rafforzare il coordinamento Stato-Regioni.
Inoltre, dal Documento non emerge alcuna modalità attuativa di tale intenzione lasciando, quindi, intendere che nel triennio interessato il relativo bando sarà ancora una volta dedicato unicamente alle OSC quali soggetti proponenti, i quali potranno o meno richiedere la partecipazione degli uffici regionali in qualità di partner. Il ruolo di coordinamento della Regione non può realizzarsi nell’essere partner di diverse proposte quando anche le OSC richiedano tale coinvolgimento: tale formula risulta contraddittoria rispetto alle intenzioni.
Proposta: suddividere la quota programmata pari all’1% tra le Amministrazioni regionali per l’attuazione di Piani regionali ECG, le quali individueranno i soggetti e le proposte territoriali sulla base di manifestazioni di interesse finalizzate alla co-progettazione e saranno quindi le Regioni a presentare la proposta da sottoporre alla valutazione dell’AICS (stessa modalità attuativa dei Piani di intervento regionali del Fondo Asilo Migrazione e Integrazione).
F. ULTERIORI INTEGRAZIONI PUNTUALI
1) p. 17, Le persone, sviluppo umano e dignità: inserire una nota sulla pianificazione partecipata. Come i cittadini possono essere integrati alla vita pubblica.
2) p. 21: (…) i centri di ricerca e di formazione della Pubblica Amministrazione, le Organizzazioni della società civile prevedendo sinergie con le aziende italiane tra le quali le numerose piccole e medie imprese (PMI). Tale approccio potrà essere rivolto anche ad incoraggiare le comunità locali ed i singoli a intraprendere iniziative formative, imprenditoriali ed in genere di autosviluppo direttamente nel Paese d’origine, grazie all’acquisizione di competenze professionali che costituiranno fattore costruttivo per la sussistenza propria e la crescita sostenibile delle comunità.
3) p. 22, Il pianeta: Evidenziare l’importanza dell’approccio integrato delle politiche per portare una visione nuova di sviluppo.
4) p. 26, Prosperità: (…) in particolare per le donne e i giovani, ricercando modalità efficaci per stimolare la partecipazione di una ampia tipologia di realtà private ed in particolare delle imprese, specie delle piccole e medie. Evidenziare maggiormente il ruolo delle donne per promuovere lo sviluppo dei popoli.
5) p. 27, Pace: anche in questa sezione inserire una frase sull’inclusione delle donne e la promozione delle politiche di genere (gender equality, women’s rights).
6) p. 28, Partenariati: evidenziare maggiormente il ruolo di Città e Regioni per lo sviluppo di partenariati territoriali come auspicato dalla stessa commissione.
7) p. 43: prevedere uno specifico paragrafo per gli enti territoriali e uno per i privati. Per gli enti territoriali evidenziare come il coinvolgimento degli stessi permetta un approccio territoriale integrato che può portare ad una nuova visione di sviluppo, favorendo la nascita di partenariati reali tra città e regioni.
Roma, 21 febbraio 2019
Documento Approvato - COOPERAZIONE INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO: POSIZIONE SUL DOCUMENTO TRIENNALE DI PROGRAMMAZIONE E INDIRIZZO 2019-2021


( red / 11.03.19 )
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