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Regioni.it

n. 3609 - martedì 14 maggio 2019

Sommario
- Conferenza delle Regioni il 16 maggio
- Decreto "sblocca cantieri": gli emendamenti proposti
- Autonomia: Zaia, riforma va fatta
- I numeri del Piano Nazionale di formazione delle Stazioni Appaltanti
- Sanità e autonomia: Di Maio e Grillo su riforma nomine dirigenti Asl
- Migrazione: l'agenda europea tra problemi e opportunità

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Migrazione: l'agenda europea tra problemi e opportunità

Spunti e riflessioni del seminario Cinsedo sulle politiche Ue del 15 aprile

(Regioni.it 3609 - 14/05/2019) L’Agenda europea sulla migrazione del 2015 stabilisce le tappe fondamentali proposte dalla Commissione europea per rispondere alle sfide globali del più recente fenomeno migratorio. In vista del Consiglio europeo, lo scorso 6 marzo la Commissione europea ha pubblicato la “Relazione sullo stato di attuazione dell’Agenda” che mostra come, a distanza di quattro anni dalla sua adozione, l’Agenda abbia finalizzato a presentare: i progressi, la situazione attuale, le misure che la Commissione europea ritiene sia necessario adottare nell’immediato, ripercorrendo infine i quattro pilastri su cuil’Agenda è organizzata. Sono stati questi i temi da cui ha preso spunto il seminario “L’Agenda dell’UE sulla migrazione” (organizzato dal Cinsedo nell'ambito del VII ciclo di formazione in materia europea)
Un'attenzione particolare attenzione è stata dedicata alla situazione italiana, anche dal punto di vista delle Regioni italiane, considerando proprio il loro ruolo per contribuire agli obiettivi comuni nel quadro dell’Agenda europea.  Dopo l'introduzione di Andrea Ciaffi (Dirigente rapporti con l’Unione europea della Conferenza delle Regioni e dell’attività di ricerca del Cinsedo, coordinatore del Programma di Formazione in materia europea), Arianna Borghetti (Dirigente istruzione e assistenza scolastica; lavoro e formazione; università e ricerca scientifica; comunicazione; immigrazione; beni culturali, biblioteche, spettacolo, cinema e professioni della Conferenza delle Regioni) ha ripercorso le varie tappe e delle diverse modalità con cui la Conferenza delle Regioni ha fornito in questi anni il proprio contributo e il proprio apporto alla gestione del fenomeno migratorio, adattando nel tempo la propria organizzazione in relazione alle diverse fasi assunte dal fenomeno stesso.
Alla fine del 2010 - ha ricordato Borghetti - si è assistito ad un afflusso straordinario di cittadini extracomunitari nel nostro territorio, che ha portato il Governo a dichiarare lo stato di emergenza (nota poi come "emergenza Nord Africa"). Una sitruazione che nel 2011, su richiesta del Governo, ha portato a siglare in Conferenza Unificata un accordo fra Stato, Regioni ed Enti Locali, proprio per affrontare congiuntamente ed in modo coordinato l’emergenza profughi. "Questi accordo - ha spiegato Borghetti - segna in qualche modo l’inizio di una gestione collettiva del fenomeno, prevedendo per la prima volta la partecipazione di tutti i livelli istituzionali interessati ed il coinvolgimento dei territori mediante l’introduzione del principio dell’equa distribuzione dei migranti fra le Regioni e la previsione delle risorse interamente a carico dello Stato. La gestione è assegnata alle Prefetture e a come Conferenza delle regioni il coordinamento delle azioni è assunto dalla Commissione Protezione civile. Successivamente, alla fine del 2012, con la chiusura della gestione emergenziale e l’inizio della gestione ordinaria, si è passati ad una fase maggiormente improntata all’integrazione e all’inclusione sociale dei migranti. Tale cambio di prospettiva ha visto la necessità, nell’ambito di organizzazione dei lavori della Conferenza, di un coinvolgimento sempre più esteso, accanto alla Commissione speciale di protezione civile, della Commissione Politiche Sociali che ha lavorato attivamente per anni nel confronto con i Ministeri interessati e con Anci. Proprio a causa delle proporzioni sempre maggiori del fenomeno migratorio, nel 2015, la Conferenza si è infine dotata di una Commissione speciale, considerate le rilevanti ricadute sui territori, anche in termini di coesione sociale e di sicurezza. Gli ultimi anni invece sono stati caratterizzati da un ridimensionamento progressivo del fenomeno degli sbarchi e da importanti modifiche normative. Questa nuova fase - ha ricordato Borghetti -  ha portato la Conferenza delle Regioni ad affrontare le rilevanti problematiche spesso derivate dall’attuazione concreta sui territori di tali modifiche. Ad esempio il Decreto Legge n. 17 del 2017 (cosiddetto Decreto Minniti), convertito nella Legge del 13 aprile 2017 n. 46, ha introdotto misure finalizzate a velocizzare le procedure per l’accertamento dello status di rifugiato; modifiche relative alla composizione delle Commissioni territoriali e soprattutto l’istituzione di nuovi Centri di permanenza per i rimpatri nel numero orientativo di uno per Regione nel quale raccogliere i migranti in attesa del rimpatrio.
Nel 2018 poi con l’attuale Governo è stato approvato il Decreto-legge. 113 del 2018, convertito nella legge 132 del 2018, che ha introdotto importanti modifiche, fra cui in particolare l’abrogazione della protezione umanitaria. Restano pertanto lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria e vengono introdotte tipologie di tutela complementari.
L’accoglienza nell’ambito dello SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) viene riservata esclusivamente ai titolari di protezione e ai minori stranieri non accompagnati. I richiedenti sono invece accolti nei centri ad essi dedicati (centri governativi di prima accoglienza istituiti con decreto del Ministro e strutture attivate dal Prefetto).
Una delegazione di Presidenti di Regione ha incontrato il Ministro Salvini e da parte di alcune Regioni sono state rappresentate alcune perplessità, in merito alle novità introdotte, con particolare riferimento alla limitazione di accesso al sistema SPRAR ai soli titolari di protezione internazionale e ai MSNA (minori stranieri non accompagnati), considerato che tale sistema è l'unico che favorisce l'integrazione sociale e lavorativa dei migranti nel tessuto locale attraverso una regia diretta degli enti locali.
Da ultimo, nei primi mesi del 2019, la Conferenza è tornata ad occuparsi del tema per cercare di individuare possibili soluzioni operative per fronteggiare e gestire alcune problematiche che si stanno verificando sui territori, connesse all’attuazione delle disposizioni contenute nel decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113. Tre i temi indivisuati dalla Conferenza. Prima di tutto l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari ha incrementato il numero di persone senza titolo presenti sui territori, stante anche la percentuale dei rimpatri effettivi, piuttosto bassa non solo in Italia ma anche in altri Paesi europei. E va consoiderato il fatto che spesso si tratta di persone vulnerabili, come donne e bambini, che tuttavia, trovandosi in una condizione di irregolarità, è difficile inquadrare in adeguate politiche di sostegno.
C'è poi il tema del crescente numero dei richiedenti asilo che giungono via terra, per i quali si chiede che vengano gestiti in modo sistematico al pari degli arrivi via mare.
Infine è stata sottolineata l’opportunità di individuare meccanismi che garantiscano un maggiore equilibrio delle presenze sui territori. Al momento, infatti, a seguito delle novità introdotte dalla normativa con riferimento alle strutture SPRAR, le Regioni che hanno attivato un numero elevato di posti SPRAR si trovano a ricevere da altre Regioni persone con il riconoscimento del titolo e al contempo - ha concluso Borghetti - continuano ad avere sul territorio le strutture CAS per i richiedenti.
Patrick Doelle (della Commissione europea, DG HOME, Migration support team Italia) si è soffermato sull’attuazione, i progressi e le sfide poste dall'Agenda europea sulla migrazione. Toccati diversi temi: la gestione delle frontiere estere; la protezione internazionale e la politica comune europea di asilo;  le azioni di contrasto della migrazione irregolare;  le scelte per una politica di migrazione legale e per l'integrazione; la cooperazione con i paesi terzi; i finanziamenti UE; l'Agenda UE sulla migrazione e gli obiettivi di Sviluppo sostenibile.
L'intervento di Doelle è stato supportato da slide che hanno consentito ai partecipanti di avere un quadro abbastanza chiaro delle problematiche e delle opportunità legate all'agenda Ue sulla migrazione . Il punto di partenza è stato il sistema sperimentato degli "hotspot". "Più che di un luogo, si tratta di un metodo basato su:"punti di crisi" negli Stati membri in prima linea (Italia e Grecia); stretta cooperazione e coordinazione sul terreno fra le autorità nazionali con le varie agenzie europee competenti (Frontex, EASO, Europol): in Italia attraverso l'EURTF (EU Regional Task Force) a Catania, gestita da Frontex e presieduta dalla Commissione; rapida condotta di operazioni di identificazione, registrazione e rilevamento delle impronte digitali (al 100% in Italia); informazione e trasmissione verso la procedura adeguata (asilo/ricollocazione;rimpatrio; migranti vulnerabili; eventuali procedure penali. Un termometro importante sul funzionamento dei maccanismi Ue è dato - ha sottolineato Doelle - dai Rapporti speciali della Corte dei conti europea sulle procedure hotspot. In particolare le conclusioni del rapporto del 21 marzo 2017 dimostrerebbero che l'approccio hotspot ha contributo a migliorare la gestione dei flussi migratori. Doelle ha poi preannunciato che è in preparazione un nuovo rapporto sull'implementazione delle procedure di asilo, ricollocazione e rimpatrio in Italia e Grecia, compreso l'uso dei fondi Ue.
Per quanto riguarda la gestione delle frontiere, una slide del relatore sottolinea che ci sono stati circa 150.000 ingressi irregolari nell'UE nel 2018 con una diminuzione del 25% rispetto al 2017 e del 90% rispetto al 2016.
Doelle si è soffermato anche sulel azioni intraprese dall'Ue per contrastare la Migrazione irregolare. Ha ricordato l'adozione nel settembre 2015 di un Piano d'azione UE al fine di intensificare gli sforzi per assicurare che coloro che non hanno diritto alla protezione internazionale vengano tempestivamente ed efficacemente rimpatriati nei paesi di origine o riammessi nei paesi di transito. Poi il Piano d'azione UE rinnovato nel 2017 con un ruolo rafforzato della Guardia di frontiera e costiera europea per organizzare le operazioni congiunte di rimpatrio forzato e con maggiori incentivi per il rimpatrio volontario assistito. Le negoziazioni di accordi di riammissione e arrangiamenti operativi con paesi terzi prioritari (23 in vigore a livello UE). Infine la proposta 2018 di rafforzamento direttiva UE sui rimpatri che in Italia sono stati  5.789 nel 2016, 6.515 nel 2017, 6.816 nel 2018.
Esiste poi - ha sottolineato Doelle - una differenza fra i benefici e la percezione della migrazione in Europa. Da un lato Ricerche e studi (ad es. Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa) dimostyrano che i migranti hanno contribuito con il 70% all'aumento della forza lavorativa in Europa durante l'ultimo decennio, occupando quasi la metà dei posti di basso lavoro qualificato nell'UE. Un aumento di 1% nella proporzione dei migranti corrisponde a un aumento di 2% del PIL nazionale nei paesi avanzati. E sia i migranti altamente qualificati sia i migranti con basse qualifiche contribuiscono al sistema pensionistico e ad aumentare la produttività nazionale. Dall'altro lato un sondaggio Eurobarometro del 2018 su migrazione e integrazione dimostra che i cittadini europei tendono a sovrastimare la proporzione dei migranti non-UE nella popolazione (soprattutto in Italia). Non solo: I cittadini europei tendono a sovrastimare la proporzione dei migranti irregolari rispetto ai migranti legali (Italia: intorno a 3.700.000 legali e 400-500 mila irregolari). In generale i cittadini europei tendono a considerare la migrazione più come un problema che un'opportunità, anche se la maggioranza dei cittadini europei considera che l'integrazione sia un investimento a lungo termine necessario per il loro paese.
Quanto ai finanziamenti europei i Fondi UE che contribuiscono all'integrazione di migranti sono essenzialmente: Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI), Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), Fondo Sociale Europeo (FSE). Particolarmente interessante infine una slide in cui Doelle riporta il costo del mancato ritorno a Schengen.  Il ripristino dei controlli alle frontiere secondo le stime implicherebbe costi diretti per l'economia dell'UE tra i 5 e i 18 miliardi di euro l'anno.

Dal canale youtube di Regioni.it:

- 15.04.19 Immigrazione: Doelle (della Commissione Ue) Flussi diminuiti, serve piu serenità

- 15.04.19 Immigrazione: Doelle (della Commissione Europea), proseguire percorso di riforme

15.04.19 Schengen: Doelle (della Commissione Europea), mantenere libertà di circolazione





( sm / 14.05.19 )
Regioni.it

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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