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Regioni.it

n. 3625 - mercoledì 5 giugno 2019

Sommario
- Bonaccini convoca Conferenza delle Regioni per il 6 giugno
- Giornata Mondiale Fiere: Bonaccini, settore trainante per il made in Italy
- Sanità: i dati del Programma Nazionale Esiti
- Programma Nazionale di Riforma 2019: il contributo delle Regioni
- Crisi "Mercatone Uno": Febbo e Bonaccini
- Carenza medici: Musumeci, Fontana e Toma

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Sanità: i dati del Programma Nazionale Esiti

Soddisfazione di Rossi e D'Amato

(Regioni.it 3625 - 05/06/2019) Un sistema sanitario nazionale sorprendente che migliora le sue performance nonostante tutto: si  riduce la mortalità per infarto, sono meno i parti cesarei, si interviene prima nelle fratture di femore. E in molte aree del Paese gli interventi per tumore del seno si concentrano nelle strutture d'eccellenza. Gli ospedali italiani infatti hanno migliorato, in media, la loro qualità su 175 indicatori nel 2017. E se in sanità il gap tra Nord e Sud permane, le differenze regionali sono comunque in calo.  Non mancano certo le criticità, ma prevalgono gli aspetti positivi nel quadro tracciato dai dati del programma nazionale Esiti 2018, presentato a Roma dall'Agenas (l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), che sviluppa il Pne (Piano Nazionale Esiti) su mandato del ministero della Salute, come conferma Luca Coletto. Infatti secondo il  Sottosegretario alla Salute, che è stato presidente Agenas: "Dell'imponente mole di dati del  Programma nazionale Esiti mi piace evidenziare un comune denominatore  tra tutte le Regioni: il costante e progressivo miglioramento, da  segnalare anche in alcune realtà regionali ancora in piano di rientro, grazie ai piccoli ma significativi passi in avanti ottenuti col lavoro di medici, infermieri e tutto il personale sanitario impegnato a  migliorare l'efficacia dell'assistenza". Il Programma, ricorda Coletto, "fornisce indicatori oggettivi di valutazione con i quali ci dobbiamo misurare. Agenas con tutte le sue attività di monitoraggio già pienamente operative, svolge con rigore e terzietà un compito ormai fondamentale per tutto il sistema, perché misura e quindi fornisce strumenti per comprendere fenomeni complessi, indica percorsi che funzionano meglio di altri, ci racconta le peculiarità dei singoli territori". "Spetta poi ai decisori trovare gli strumenti più efficaci per offrire ai cittadini risposte alla domanda di salute. In questo senso il ruolo sempre più centrale dell'Agenzia, riconosciuto dal Patto della salute, dovrebbe tranquillizzare tutti nell'avviare quel percorso di maggiore autonomia richiesto da alcune Regioni, perché se da un lato cresce la possibilità di autodeterminarsi secondo le istanze provenienti dal proprio territorio, dall'altro avremo chi con imparzialità misura i  singoli sistemi secondo criteri oggettivi e ci dirà dove e come intervenire per avere una sanità sempre più efficiente ed efficace in  tutte le regioni", conclude Coletto.
"Quest'edizione del Programma nazionale Esiti fotografa un sistema sanitario che marcia per raggiungere i migliori standard, con la maggior parte delle Regioni del Sud che nell'ultimo periodo hanno alzato il passo", afferma Francesco Bevere, direttore generale di Agenas. Resta, tuttavia, "ancora l'ostacolo della disomogeneità tra le Regioni così come resta l'eterogeneità intra-regionale anche in regioni storicamente 'virtuose'. I dati del 2017 indicano che laddove si è proceduto alla riorganizzazione a rete dei presidi ospedalieri e dell'offerta sanitaria si è registrato un significativo miglioramento degli esiti, come ad esempio nella cura del carcinoma della mammella, quando sono state correttamente costituite le Breast Unit", prosegue Bevere.  "Accelerare i tempi per incrementare le reti tempo-dipendenti, elaborate dal Tavolo istituzionale coordinato da Agenas, significa ridurre in tutto il Paese la mortalità per patologie che non danno
tempo né possibilità di scelta a pazienti che necessitano di cure immediate in strutture adeguatamente organizzate. Allo stesso modo, l'applicazione su tutto il territorio nazionale della rete oncologica, recentemente approvata dalla Conferenza Stato-Regioni, è il presupposto per garantire ai pazienti con tumore di accedere alle migliori cure nel proprio territorio. Quest'istantanea del Pne è un ulteriore stimolo a intraprendere una riorganizzazione orientata non solo alla qualità, ma anche all'equità nell'accesso alle cure”.
"La riconosciuta solidità degli indicatori del Programma nazionale esiti e i segnali positivi per la maggior parte
degli esiti ci incoraggiano ad attingere a fonti, dati e strumenti di misurazione che vadano oltre le mura dell'ospedale", dice Maria Chiara Corti, coordinatrice delle Attività del Programma nazionale esiti di Agenas, annunciando le novità su cui si sta già lavorando per la prossima edizione. "Lo sviluppo di una serie di indicatori ospedalieri integrati con il flusso della farmaceutica, della salute mentale e delle cure domiciliari - continua - ci consentirà di seguire il paziente lungo tutto il suo percorso di cura. Agenas è matura per iniziare a pianificare il passaggio dalla valutazione della qualità delle cure alla qualità della vita post-ricovero. E ancora, i campi inseriti nelle nuove Schede di dimissioni ospedaliere ci permetteranno di rendere sempre più precisi e dettagliati gli strumenti di misurazione, esplorando nuovi ambiti. Sarà possibile un ampliamento degli orizzonti del Pne per essere al passo con l'accelerazione dei tempi e delle tecnologie, per dare risposte tempestive alle attese dei pazienti e per affrontare il futuro, misurandolo in anticipo".
"Dove c'è una buona organizzazione c'è una migliore qualità. E i dati ci indicano che finalmente gli ospedali si stanno organizzando. Questo vuol dire più appropriatezza e migliori servizi nonostante le difficoltà di questi anni". Lo ha ricordato Francesco Bevere, direttore generale dell'Agenas alla presentazione, oggi a Roma del programma nazionale Esiti, sviluppato dall'Agenas su mandato del ministero della Salute, per fornire valutazioni comparative di efficacia, equità, sicurezza e appropriatezza delle cure offerte dal servizio sanitario italiano. Il quadro indica che l'assistenza più organizzata, e di conseguenza interventi più appropriati, vincono sui tagli sopportati in questi anni dalla sanità pubblica.
L'edizione 2018 di 'Esiti' analizza 175 indicatori e ha introdotto rispetto all'anno precedente 8 nuovi indicatori, di area cardiovascolare ed oncologici. I dati indicano che è migliorata la tempestività di intervento chirurgico sulle fratture del collo del femore sopra i 65 anni di età: se nel 2010 solo il 31% dei pazienti veniva operato entro due giorni, nel 2017 la proporzione di interventi tempestivi è del 65%. Si ridimensiona anche la variabilità interregionale, con un progressivo miglioramento delle regioni del Sud (ad esempio Campania dal 27% del 2016 al 50% del 2017, Sicilia dal 60% del 2015 al 71% del 2017). Le differenze fra le regioni italiane restano, tuttavia importanti, e rimangono le differenze intra-regionali anche in regioni virtuose, con variazioni dal 95% al 20% (Lombardia, Lazio). Per quanto riguarda la cardiochirurgia, aumenta il volume di angioplastiche coronariche da 124.000 del 2010 a 134.000 del 2017 ed il volume di interventi con valvuloplastica (che può avvenire contestualmente al by-pass) è aumentato dai 24.966 del 2010 ai 31.666
del 2017. Continua invece a diminuire la mortalità a 30 giorni dal ricovero per infarto acuto del miocardio passato dal 10,4% del 2010 a 8,3% del 2017.
Fra i dati emersi si registra un relativo decremento dei parti cesarei in Italia.  In un anno, i parti chirurgici sono passati in media dal 24,5% del 2016 al 23,3% del 2017. Con una particolare 'performance' della Campania, passata dal 46% (una delle percentuali più alte del Paese) al 40%, la maggiore riduzione a livello nazionale. La riduzione dei cesarei - dal 29% del 2010 e da ben il 37% del 2004 - resta però, secondo gli esperti, ancora insufficiente rispetto allo standard internazionale che si attesta al 15%, come dalle indicazioni dell'Organizzazione mondiale della Sanità. Nel 2017, rispetto al 2010, si stima che siano 17.155 le donne alle quali è stato risparmiato un parto chirurgico, "ma si conferma il dato di una forte eterogeneità interregionale e intra-regionale, a sottolineare come l'intervento sui processi culturali, clinici e organizzativi debba proseguire, anche se il trend in diminuzione è un chiaro segnale di contrasto all'erogazione di prestazioni inefficaci o potenzialmente dannose", scrive l'Agenas.
Per quanto riguarda l'apparato digerente, l'indicatore misura la proporzione di interventi di colecistectomia laparoscopica con degenza post-operatoria inferiore a 3 giorni. La proporzione media nazionale è passata dal 59% del 2010 al 76% del 2017, in linea con la soglia prevista del 70%. La dispersione degli interventi in unità operative con meno di 90 interventi chirurgici resta una criticità presente ancora in tutte le regioni con il 53% di colecistectomie laparoscopiche ancora eseguiti in unità con volumi inferiori ai 90 casi.
Per la cura delle patologie croniche, per le quali si misurano i tassi di ospedalizzazione potenzialmente evitabili per il diabete, l'asma, la Bpco, i risultati del Programma esiti rilevano un trend in riduzione soprattutto per le patologie respiratorie che scendono, per la Bpco, dal 2,5‰ nel 2010 al 1,9‰ nel 2017 che si traducono in circa 27.000 ospedalizzazioni evitate nell'ultimo anno. In diminuzione anche
un altro ricovero ad alto rischio di inappropriatezza, come le ospedalizzazioni per tonsillectomia, che passano da un tasso del 2,85% del 2010 al 2,05&% nel 2017, con un conseguente impatto di circa 8.000 interventi potenzialmente evitati nella popolazione pediatrica solo nell'ultimo anno.
Infine, il Programma documenta un'importante frammentazione nell'offerta dei servizi per i quali è dimostrata un'associazione tra numero di interventi ed esiti delle cure, in particolare per la chirurgia oncologica e per la chirurgia protesica. Ad esempio, anche se per la chirurgia sul tumore della mammella la proporzione di reparti con volumi di attività in linea con lo standard (almeno 135 interventi/anno per struttura complessa) sale al 32%, contro il 26% dell'anno precedente, coprendo il 72% degli interventi su base nazionale, nel 2017 ancora 2 unità operative su 3 non rispettano lo standard. Per il tumore della mammella si osserva un positivo trend nazionale in incremento (dal 35% nel 2010 al 50% nel 2017) degli interventi di mastectomia contestuali all'inserimento di protesi mammaria (espansore), ma la proporzione è ancora molto al di sotto della media nazionale in diverse regioni italiane.
“I dati – ha commentato il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi - dimostrano che la sanità toscana è in buona salute e il nostro servizio sanitario è un'eccellenza. E se io dovessi scegliere dove ricoverarmi o farmi operare, sceglierei senza dubbio il servizio pubblico della Toscana".
"Il Programma nazionale esiti presentato da Agenas - è il commento dell'assessore regionale al diritto alla salute Stefania Saccardi - è un'ulteriore conferma della qualità e dell'efficienza del sistema sanitario toscano. Sulla base di precisi indicatori, la sanità toscana risulta tra le migliori, in grado di garantire cure e interventi di ottimo livello. E mi sembra importante che negli anni si sia registrato anche un progressivo miglioramento". Negli anni 2014-2017, contrassegnati dalla riforma sanitaria, il sistema ospedaliero toscano, oltre ad essere il più efficiente ed efficace in Italia (come mostrato dal Rapporto Sdo - scheda dimissioni ospedaliere - 2016, elaborato come ogni anno dal Ministero della Salute) ha confermato la capacità di garantire gli esiti di cura tra i migliori nel panorama nazionale. In base a una serie di indicatori identificati dal Ministero, la quota di risultati con uno standard di qualità alto o molto alto in Toscana è aumentata tra il 2014 e il 2017, e nell'ultimo anno è pari al 57%, pur restando una frammentarietà dell'offerta e una elevata variabilità intraregionale di alcuni indicatori Pne, in particolare nel trattamento chirurgico oncologico.
In una nota l'assessore alla sanità e integrazione sociosanitaria della Regione Lazio, Alessio D'amato, ha detto che "Il Piano nazionale degli Esiti (Pne) conferma il miglioramento della qualità delle cure. In particolare voglio sottolineare come nel Lazio si sia ridotto, più della media nazionale, il rischio di mortalità per infarto. La mortalità a livello nazionale si attesta all'8,3% mentre nella regione Lazio raggiunge il 7%. Questo ha significato in media circa 180 decessi per infarto in meno l'anno e per il periodo 2013/2018 un totale di 800 decessi per infarto in meno”.

Dal sito dell'Agenas:
- Documento di sintesi risultati PNE - 2018 - Presentazione PNE edizione 2018- Link al nuovo sito PNE




( red / 05.06.19 )
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