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Regioni.it

n. 3627 - venerdì 7 giugno 2019

Sommario
- Perequazione infrastrutturale: attuazione dell’articolo 22 della legge 42 del 2009
- Patto salute: Grillo, clausola ministero economia "politicamente irricevibile"
- Studenti dell'Università di Innsbuck incontrano Segreteria Conferenza Regioni
- Università: Rapporto AlmaLaurea 2019

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Perequazione infrastrutturale: attuazione dell’articolo 22 della legge 42 del 2009

Seminario di approfondimento politico organizzato dalla Conferenza delle Regioni

(Regioni.it 3627 - 07/06/2019) Nel Seminario di approfondimento politico organizzato dalla Conferenza delle Regioni il 6 giugno sul tema “Attuazione dell’articolo 22 della legge 42 del 2009 (perequazione infrastrutturale) si è analizzato come coniugare i termini autonomia, federalismo differenziato, con le grandi opere infrastrutturali necessarie al nostro Paese. Questo significa anche capire come le riforme istituzionali, attuate o meno, o in corso di impostazione, abbiano inciso o possano incidere nelle aree territoriali con più deficit infrastrutturale, come il Mezzogiorno.
Per il Presidente della Regione Molise, Donato Toma, "il federalismo fiscale, sancito dalla legge n.42 del 2009, poneva all’articolo 22 la problematica della perequazione infrastrutturale", ovvero - ha spiegato Toma in una dichiarazione pubblicata sula canale youtube di Regioni.it - tutti i territori dovevano essere messi in condizione di avere le medesime possibilità infrastrutturali: strade, ponti, opere strategiche. Ciò non è avvenuto, quindi la politica deve lavorare in prospettiva, per la realizzazione di un programma straordinario affinché - in particolare al Mezzogiorno- possano essere fatti investimenti, spesa pubblica infrastrutturale, che porti quelle Regioni del Mezzogiorno allo stesso livello delle Regioni più sviluppate. In questa maniera si creerà sviluppo per le Regioni del Mezzogiorno, ma questo sviluppo sarà un volano, un moltiplicatore interessante anche per lo sviluppo delle Regioni del Nord. Questo - ha concluso Toma -  è emerso oggi dagli interventi dei quattro illustri relatori che hanno tenuto vivo il seminario".
Svimez (l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) ha sottolineato proprio questi divari infrastrutturali e come la spesa per le opere pubbliche abbia avuto ricadute negative sulla mancata attuazione della perequazione infrastrutturale. Luca Bianchi, Direttore dello Svimez, ha sottolineato come senza opere infrastrutturali e quindi opere pubbliche fondamentali, permanga il rischio per il Sud non stare al passo con il resto del Paese e ancor meno con l’Europa. La mancata attuazione delle riforme rappresenta la carenza ormai cronica di politiche che sostengano adeguatamente il Sud e ne favoriscano lo sviluppo. Per il direttore  della Svimez, Luca Bianchi il seminario "È stata l’occasione innanzitutto per fare il punto su qual è lo stato infrastrutturale del Paese" ed "è emerso con chiarezza un arretramento complessivo del Paese in termine delle dotazioni infrastrutturali rispetto alla media europea. Rispetto a quindici anni fa che noi - quando eravamo sopra la media europea in termine di dotazioni per strade, ferrovie, porti, interporti, aeroporti - in questa fase siamo al di sotto di tale media". E "all’interno di questa dinamica" si registra secondo Bianchi "un ampliamento dei divari tra nord e sud. Abbiamo Regioni del Mezzogiorno in cui la dotazione infrastrutturali è insufficiente". Inoltre , secondo Bianchi - questo confronto ha consentito di "fare il punto sulla mancata attuazione del federalismo fiscale in Italia, in particolare della legge n 42 del 2009, la cosiddetta legge Calderoli, che prevedeva al suo interno un elemento di grande interesse, che era quello appunto che, ribadendo l’esigenza della perequazione infrastrutturale a favore dei territori più deboli, prevedeva una sorta di censimento delle infrastrutture e quindi una programmazione che tenesse conto di questo censimento e quindi della necessità di ridurre i divari. Quel percorso non è andato avanti" e adesso ci troviamo "di fronte ad un nuovo percorso, una nuova ipotesi di autonomia differenziata". "Un'attuazione del federalismo in cui noi abbiamo ribadito con forza - e molte Regioni l’hanno recepito - che questo tema della riduzione del divario infrastrutturale non può essere trascurato...anche all’interno di questo nuova ipotesi di autonomia". "Credo insomma - ha concluso Bianchi - che sia stata un’occasione di dibattito molto importante" perché questo tema "è di tutte le regioni, non può che stare a cuore a tutte le regioni" e "anche i percorsi di autonomia non possono che essere declinati all’interno di una strategia di interesse nazionale che porti a far crescere tutti i territori senza lasciare nessuno indietro".
Il Mezzogiorno ha mostrato dall’inizio della crisi un allargamento dei differenziali economici. Anche l’andamento della spesa della Pubblica Amministrazione, ben più elevato nel Centro-Nord, ha fatto registrare al Sud un calo di lungo periodo. La variabile principale negativa è la difficoltà complessiva di fare opere pubbliche. Servono risorse più certe per le infrastrutture. Nel Sud negli ultimi anni si delinea, inoltre, una dinamica sociale che, tende ad escludere una quota crescente di cittadini dal mercato del lavoro e dal sistema tradizionale di welfare. L’avvio del "regionalismo a geometria variabile" crea preoccupazione in quanto sembra andare oltre il federalismo fiscale della riforma del Titolo V della Costituzione, tradotto nel 2009 nella mai applicata “Legge Calderoli”. E’ un federalismo fiscale basato sul principio di equità orizzontale. In questo contesyo si inserisce il tema della nuova ripartizione delle funzioni tra Stato e Regioni che scaturirebbe attraverso la previsione dell’art. 116, comma 3 della Costituzione, con nuove forme e condizioni particolari di autonomia per alcune materie concorrenti di cui al comma 3 dell'art. 117, nonché alcune materie di legislazione esclusiva dello Stato. Ma un federalismo asimmetrico - è stato sottolineato - non può esplicarsi anche nella determinazione autonoma della fornitura di livelli essenziali dei servizi e ai cittadini appartenenti a regioni diverse. Pertanto il federalismo asimmetrico è materia da trattare con molta cautelae per campi come la sanità e l'istruzion. Va inteso come possibilità di ottenere maggiori ambiti di autonomia nella gestione e nell'organizzazione regionale dei servizi, lasciando allo Stato la scelta di determinare insieme alle Regioni i livelli essenziali di bisogni da soddisfare. In tal modo si evita di costruire un federalismo differenziato che sia asimmetrico rispetto alla Costituzione É un richiamo alle esigenze solidaristiche, sostenendo sempre il sistema redistributivo nazionale. Le nuove competenze assegnate possono essere finanziate mediante compartecipazioni sul gettito dei tributi erariali, ma l’ammontare complessivo dei tributi deve essere commisurato ai fabbisogni di spesa della fornitura fino a quel momento eseguita dallo Stato. In tal modo sarebbe preservata la “neutralità perequativa” del federalismo asimmetrico.
Pietro Massimo Busetta (Professore ordinario di Statistica economia, Università degli studi di Palermo) ha sostenuto che anche le regioni del Nord stanno perdendo terreno nei confronti dell’Europa. C’è da riflettere sul fatto come questo Paese possa essere competitivo se un terzo del suo territorio non si sviluppa adeguatamente.
Non c'è dubbio - ha sostenuto  Pietro Massimo Busetta (Università di Palermo) in una dichiarazione pubblicata sul canale youtube di Regioni.it - che "Il tema della perequazione infrastrutturale sia un tema importante. Ormai, le diverse parti del paese sono continuamente in collegamento e ci si rende conto perfettamente che i paesi sono due - uno di serie A e uno di serie B - che le ferrovie, per esempio, al di sotto di Salerno non funzionano più - l’alta velocità da un lato e invece la 'diligenza' dall’altro - e questa è una realtà che caratterizza le ferrovie ma anche le autostrade. Abbiamo completato la Salerno-Reggio Calabria soltanto dopo oltre vent’anni dall’inizio. Quindi - ha proseguito Busetta - il tema è che bisogna farsi carico tutti quanti, tutte le Regioni, del fatto che c’è un Paese più forte e un Paese più fragile e che non si può pensare di penalizzare quello più fragile. Deve essere il più forte ad essere bravo a far capire al Governo centrale che in realtà la perequazione è un fatto importante".
Per avere un’idea di quello che è il Mezzogiorno e dei suoi problemi, che poi sono anche i nostri come Paese bastai considerare che nel sud ci sono 21 milioni di abitanti ed è un territorio molto più grande di tante nazioni europee. Al Sud sono 6 milioni coloro che lavorano, compresi i sommersi. Lavora una persona su quattro e quindi abbiamo milioni di oersone che possono ancora lavorare. In quest’area bisogna attrarre investimenti e per la perequazione infrastrutturale servono investimenti. L’altro tema è di eliminare la criminalità organizzata che rappresenta un ostacolo alla possibilità di attirare investitori. E le infrastrutture servono a chi investe per movimentare merci in tempi brevi. In tal senso non si capisce come mai l’autostrada A1 e l’alta velocità finiscano a Salerno.
Secondo Alberto Zanardi (Professore ordinario di Scienza delle Finanze, Università di Bologna) la legge sul federalismo fiscale prevedeva in una fase transitoria tutta una serie di azioni infrastrutturali perequative, azioni che sono mancate. Si dovevano calcolare i divari infrastrutturali. In questo si inserisce anche il discorso del calcolo dei costi o fabbisogni standard dei servizi resi sul territorio. Tutto ciò non ha trovato realizzazione. Stiamo parlando di inteventi che erano  propedeutici all’introduzione del federalismo fiscale. Poi gli stessi investimenti pubblici risultano carenti.
C’è anche la questione del rapporto tra spesa infrastrutturale e quella corrente: se i comuni non riescono a fornire servizi adeguati ai cittadini non possono neanche intervenire su quelli infrastrutturali. Le ragioni che hanno contribuito a questo fallimento sono sia i vincoli di finanza pubblica che il mancato calcolo dei fabbisogni standard.
"Mi sembra che sia emersa con chiarezza - ha detto Alberto Zanardi (Università di Bologna) in una dichiarazione pubblicata sul canale youtube di Regioni.it - la necessità di far ripartire questa iniziativa della perequazione infrastrutturale, non solo perché ovviamente c’è l'obiettivo primario di chiudere i gap infrastrutturali, ma perché avere dotazioni infrastrutturali adeguate serve anche per fornire ai cittadini e al tessuto economico servizi adeguati. Quindi c’è una connessione stretta fra il problema della perequazione infrastrutturale e tutta la costruzione del federalismo fiscale".
Michele Della Morte (Professore ordinario di Scienza delle Finanze Università del Molise) rileva come il federalismo fiscale vada inserito all’interno del dettato costituzionale. Ci troviamo a discutere di direzioni che non sono state seguite. La Costituzione rappresenta ancora oggi un parametro fondamentale e il principio del federalismo solidale e cooperativo sta alla sua base L’autonomia differenziata è possibile solo nel rispetto dell’articolo 119 della Costituzione e certamente la perequazione infrastrutturale è un principio costituzionale. E dunque dovrebbe rappresentare un punto fondamentale. La perequazione infrastrutturale non va isolata dal contesto, attendendo direttamente al rispetto dell’unità nazionale e alla fruizione effettiva dei diritti di cittadinanza. Principi che non possono essere lasciati sullo sfondo delle riforme che si intendono attuare. Altrimenti è possibile uno svuotamento complessivo del dettato costituzionale. Quella dell’autonomia differenziata può essere una delle più importanti riforme per il nostro Paese, ma siamo di fronte ad un bivio: se scegliere un federalismo cooperativo, coerente con la Costituzione, oppure un federalismo competitivo. E’ la più importante scelta degli ultimi 70 anni.
Fulvio Bonavitacola (vicepresidente della regione Campania e coordinatore della Commissione Infrastrutture della Conferenza delle Regioni) sostiene che dovremo cercare di recuperare una cultura delle infrastrutture che dia unità al Paese. Ma il problema è che senza una governance, senza una visione complessiva, tengono banco tante repubbliche, tanti interessi, il più delle volte contrastanti. Manca quindi una visione della logistica che bisogna al più presto recuperare.
"È stato sicuramente un convegno di grande interesse per la qualità dei relatori e per la centralità del tema" ha dichiarato il Vicepresidente della Campania, Fulvio Bonavitacola (in un video pubblicato dal canale yotube di Regioni.it) . "La perequazione infrastrutturale non è una rivendicazione di un’area del paese nei confronti dell’altra, tantomeno del Mezzogiorno nei confronti del Nord. La perequazione infrastrutturale - ha sottolineato Bonavitacola - è il modo per consentire all’Italia, nella sua interezza, di essere competitiva e al passo con le grandi sfide dei competitori a noi più vicini ma anche quelli più lontani. C’è poi il tema del coordinamento delle politiche in materia infrastrutturale. Noi abbiamo ancora troppe autorità, troppi centri decisionali o di programmazione che lavorano per compartimenti stagni: penso alla programmazione della rete ferroviaria, dell’Anas, delle autorità portuali, delle regioni. Occorre - ha concluso il coordinatore della Commissione Infrastrutture della Conferenza delle Regioni - una maggiore visione d’insieme, una maggiore visione strategica e credo che il convegno abbia dato una indicazione forte in questa direzione".
Quello odierno "è stato un momento di confronto e anche di verifica sull’attuazione della legge n 42 del 2009", certamente  "una legge importante" quella "sul federalismo fiscale", ha detto (in una dichiarazione al canale youtube di "Regioni.it") al termine del seminario il Segretario Generale della Conferenza delle Regioni, Alessia Grillo. Durante l'incontro e "dalle relazioni dei nostri esperti abbiamo visto che in realtà è una legge sostanzialmente inattuata, una legge che oggi avrebbe bisogno di essere profondamente innovata anche alla luce di quelle che sono le iniziative sull’attuazione dell’articolo 116".
È stata un'occasione importante, ricca "di suggestioni da riprendere nelle successive fasi di interlocuzione anche della Conferenza delle Regioni".  Riferendosi poi allo sviluppo possibile di "questi seminari che abbiamo cominciato ad avviare nel corso del 2019, spero  che possano proseguire nel corso dei prossimi mesi", ma "sicuramente su questo argomento - ha sottolineato Grillo - bisognerà riprendere il confronto tra le regioni perché anche il tema anche del divario Nord-Sud  - al di là della perequazione infrastrutturale – dovrà sicuramente interessare il tavolo delle Regioni. Nei prossimi mesi avremo altri momenti di approfondimento e sicuramente nel mese di luglio - ha annunciato - è previsito un seminario, che stiamo programmando, sulle politiche di coesione".

Dal canale Youtube di Regioni.it:

6 giu. 2019 -Perequazione infrastrutturale: Bonavitacola (Vicepresidente Campania)

- 6 giu. 2019: Perequazione infrastrutturale, Donato Toma (Molise)

- 6 giugno 2019 - Perequazione infrastrutturale: Busetta (Università Palermo)
 


( Gs-Sm / 07.06.19 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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