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Regioni.it

n. 3691 - lunedì 30 settembre 2019

Sommario
- Elezioni regionali in Umbria: 8 i candidati alla Presidenza
- Speranza su programma Governo, Lea e carenza medici
- Manovra: Gualtieri, non verranno fatti tagli su scuola, sanità e università
- Istat: stato della salute nelle regioni italiane nel decennio 2005-2015
- Legge elettorale: depositato quesito per il referendum sulla quota proporzionale
- Cgia di Mestre presenta studio su fisco e redditi a livello territoriale

+T -T
Istat: stato della salute nelle regioni italiane nel decennio 2005-2015

(Regioni.it 3691 - 30/09/2019) "Lo stato di salute della popolazione nelle Regioni italiane e la sua evoluzione nell’arco del decennio 2005-2015" è al centro di un volume pubblicato dall'Istat e reso noto il 24 settembre. Il quadro descrittivo offerto si basa su una selezione ristretta di indicatori, individuati per tracciare una sintesi chiara ed efficace e descrivere le fondamentali diseguaglianze regionali. Per questo motivo accanto agli indicatori più diffusi, sono stati utilizzati altri dati trattati negli studi epidemiologici. "Un approccio integrato all’utilizzo di dati statistici - si legge nel sito dell'Istituto - "caratterizza sia il ricorso a fonti diverse per la costruzione degli indicatori (prevalentemente Istat e Ministero della salute) sia le scelte metodologiche che ne sono alla base".
Ne viene fuori un quadro "noto" legato, ad esempio alle buone performance di Veneto e Trentino Alto Adige, e alle difficoltà della Campania, ma anche - e questa è una nività - della Valle d'Aosta.
"Le condizioni ottimali del Veneto e del Trentino Alto Adige - si legge - si contrappongono alle condizioni più critiche della Valle d'Aosta e della Campania, caratterizzate da comportamenti profondamente atipici rispetto al contesto generale".
Nel dettaglio, la Campania si distingue in negativo per 30,4 decessi negli adulti ogni 10 mila imputabili alle "maggiori cause" (tumori maligni, il diabete mellito, le malattie cardiovascolari e le malattie respiratorie croniche), cui si aggiunge la più alta propensione alla mortalità prematura, che supera i 315 anni di vita perduta ogni 10 mila nonché gli alti valori della mortalità e delle dimissioni per tumore. Valori molto alti anche per la Valle d'Aosta, scrivono gli esperti, in cui "il quadro di vulnerabilità generale è confermato dai valori significativi della mortalità prematura, misurata in 292 anni di vita perduta (APVP) ogni 10 mila, che lo posiziona al secondo posto in ordine di gravità". Le altre due macroaree individuate si situano al centro nord (Toscana, Umbria e Marche, Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna), con condizioni di salute 'discrete', e al centro sud (Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Abruzzo e Lazio), con "condizioni di fragilità generale" e valori peggiori rispetto agli altri ad esempio nella mortalità prematura e nella mobilità ospedaliera.


Link al VOLUME pubblicato dall'istat



( red / 30.09.19 )
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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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