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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 503 - mercoledì 20 aprile 2005

Sommario
- Berlusconi si è dimesso
- Sicilia: impugnata legge
- Censis su regionali
- Presidenti: Papa nella continuità
- Regionali: indagine Censis
- UE: vertice di città e regioni

+T -T
Censis su regionali

(regioni.it)  'Le ragioni del voto. Elezioni regionali 2005. Scelte, opinioni e motivazioni degli italiani'. Il Censis ragiona sui dati elettorali delle regionali.

Non e' stata una campagna elettorale delle "più aspre e appassionate" a determinare l'esito del voto alle regionali nel Lazio. Diversamente che per la Puglia -emerge infatti nella ricerca del Censis sulle 'ragioni del votò del 3 e 4 aprile - solo il 25,6% degli elettori laziali ha scelto per chi votare in campagna elettorale contro il 29,2% a livello nazionale. Ad incidere sulla scelta degli elettori sono stati, come per le altre regioni, tasse ed economia ma complessivamente ha anche contato un disorientamento sociale che secondo l'istituto di ricerca rinvia ad un "deficit di progettualita' e guida da parte della politica". I dati infatti indicano che il Lazio e' "meno coinvolto dalla crisi della personalizzazione della politica e continua a richiedere forte decisionalita' delle istituzioni". Ma a fronte di cio' la fiducia nella classe politica regionale (39,3%) e' inferiore a quella tributata alla classe politica nazionale (41,6%) in netta controtendenza - osserva il Censis - con i dati nazionali. In sostanza - conclude il Censis ha prevalso nel voto laziale "un giudizio politico negativo sulla qualita' e l'operato della classe dirigente di governo regionale". Questo per il Lazio, ma vediamo il dato nazionale.

Commercianti e artigiani si sono ritrovati a fronteggiare il calo dei consumi e la difficile congiuntura economica e sono rimasti disillusi dal fallimento della rivoluzione fiscale. Coloro che percepiscono redditi  fissi sono stati penalizzati dall'inflazione: il voto del 3 e 4 aprile scorso, secondo il Censis, scaturisce dunque dalla saldatura tra la rabbia e la paura dei ceti medi, che chiedono nuove tutele di fronte all'incertezza economica e sono anche insofferenti verso l'Europa, percepita come una sorta di 'supergoverno' che lega le mani ai governi nazionali. Ma quel voto ha anche dato un duro colpo al leaderismo carismatico e alla subordinazione dei partiti al leader.

Dalla ricerca emerge che quasi il 71% degli elettori ha scelto il candidato già prima della campagna elettorale, mentre oltre il 29% ha deciso chi votare durante la campagna elettorale. Quest'ultima ha inciso maggiormente sulle decisioni di voto degli elettori più giovani (32,9%) e dei dipendenti pubblici (30,8%). Il 15% ha modificato la propria decisione di voto durante la campagna elettorale.

 I temi della campagna elettorale che secondo gli elettori hanno influito maggiormente sulla scelta di voto sono le cosiddette 'tre s: soldi, salute e sicurezza'. Ovvero: economia e occupazione (40,9%), sanita' (24,2%) e sicurezza (15%). In materia fiscale la maggioranza degli elettori (79,5%) non crede che la riduzione dell'Irpef abbia comportato l'incremento dei redditi familiari.  

La maggioranza degli elettori, poi, continua a non aver fiducia nella classe politica italiana e chiede al politico innanzitutto onesta' personale (35,9%, più 7,2% rispetto al 2001) capacità di amministrare, preparazione culturale e idee politiche.

Passando alle caratteristiche degli elettori che si sono spostati a sinistra, dall'indagine del Censis emerge che il 65,6% dei 'migranti' sono donne, il 59,9% e' residente al sud-isole; sono, inoltre, giovani con eta' fino a 29 anni (25%), laureati e diplomati (40% circa); single (23,8%) e coppie con figli (55%). Oltre il 36% di questi elettori 'migranti' si definisce di centro, il 6,3% di destra, il 4,5% di centro-destra, il 21,9% si definisce di centro-sinistra e il 18,1% di sinistra; quasi il 13% non si riconosce nelle tradizionali collocazioni.

L'Unione ha pertanto recuperato i voti di persone che idealmente le erano vicini, ma che alle europee del 2004 o non avevano votato o avevano votato altro. Ed ha inoltre vinto la battaglia per il voto moderato di centro, poiche' ha spostato quote importanti di persone che idealmente si collocano al centro dello schieramento politico e che nel 2004 avevano scelto la Casa delle Liberta'. Fra chi e' passatoda destra a sinistra, commercianti e artigiani, rispetto al 2004, hanno aumentato del 4,3% il proprio sostegno all'Unione, riducendo, di conseguenza, il sostegno alla Casa della Liberta' del 3,9%.

(red)

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