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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 508 - giovedì 28 aprile 2005

Sommario
- La mappa degli infortuni sul lavoro
- Abruzzo: insediata giunta regionale
- Martini su canoni spiagge
- Marrazzo promette assessorato per piccola e media impresa
- Bresso: emergenza Fiat è priorità
- Gli eletti dopo le regionali 2005

+T -T
La mappa degli infortuni sul lavoro

(regioni.it) Tra il 2001 e il 2004, si registra un calo complessivo degli infortuni pari a -6,2%. Ma, se si considera la crescita del numero degli occupati intervenuta nello stesso periodo (circa 890 mila unità, pari a +4,1%), la riduzione reale degli infortuni arriva al 10%. Nello quadriennio, la flessione degli incidenti mortali si è attestata a unl ivello superiore all'8% (12% in termini reali). Sembrerebbero dunque calare gli infortuni nel 2004, almeno secondo quanto reso noto dall’Inail e dall’Ilo in occasione della Giornata Mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro ( cfr. la documentazione pubblica on line sul sito dell’Istituto : La Giornata Mondiale 2005 ; Il Rapporto ILO; ILO e la sicurezza sul lavoro; Il fenomeno infortunistico: Andamento 2004 ,Alcune riflessioni, Il quadro di sintesi, Note di sintesi .

Gli incidenti denunciati, infatti, sono stati 940 mila, pari all'1,4% in meno rispetto al 2003, confermando la tendenza al ribasso già registrata nel biennio precedente (-3,3% nel 2002 e -1,7% nel 2003). In diminuzione anche i casi mortali, circa 1.400 stimati nel 2004, vale a dire l'1,3% in meno rispetto al 2003, ma in misura più contenuta rispetto al -4,6% del 2002 e al -2,9% del 2003. Questi i dati provvisori diffusi oggi dall'Inail, in occasione della Giornata mondiale 2005 per la sicurezza e la salute sul lavoro.

A livello territoriale, gli infortuni risultano concentrati soprattutto al Nord e in particolare in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, che da sole assommano oltre 400mila casi denunciati, pari al 45% circa del totale nazionale. I valori più bassi si registrano, invece, in Valle d'Aosta (0,3% del totale), Molise (0,5%) e Basilicata (0,7%).Se si considerano, però, gli indici di frequenza elaborati dall'Inail per calcolare il rapporto tra infortuni e addetti riferiti alle varie attivita' territoriali o settoriali, le frequenze infortunistiche più elevate si riscontrano in Umbria (che presenta un indice superiore del 47,1% rispetto a quello medio nazionale), Friuli Venezia Giulia (+33,7%) ed Emilia Romagna (+31,6%). In Umbria, infatti, il tessuto produttivo e' caratterizzato da aziende di piccole dimensioni, in particolare nel settore edile, particolarmente esposto al rischio infortuni. Mentre in Friuli Venezia Giulia e' forte la presenza di lavoratori extracomunitari. La riduzione degli infortuni e' più consistente in agricoltura (-3,4%) rispetto all'industria e ai servizi(-1,3%). Ma, se in agricoltura il rischio raggiunge i livelli dell'industria, nel commercio e nei servizi resta molto basso, in particolare nell'intermediazione finanziaria e nell'istruzione. I settori industriali a più alto rischio di infortunio sono la lavorazione dei metalli, dei minerali non metalliferi, del legno e le costruzioni. Tutti comparti in cui prevale un'attività di tipo manuale o il contatto fisico con fattori di rischio legati strumenti o macchinari e dove, infatti, gli indici di frequenza degli infortuni superano del 60% quello medio generale. In particolare, nella lavorazione del legno si e' piu' esposti al rischio di invalidità permanente: il 60% degli infortuni di questo tipo colpisce la mano.

Se si passa alla frequenza degli infortuni mortali, la graduatoria cambia radicalmente. Al primo posto c'e' il settore dei trasporti, con circa 200 morti l'anno. Segue l'estrazione di minerali,un settore caratterizzato da un limitato numero di morti (una decina l'anno), ma con un elevato rapporto rispetto al numero di addetti. Al terzo posto figurano le costruzioni, cui spetta anche il primato del numero dei morti in assoluto, con oltre 300 casi l'anno, un terzo dei quali dovuto a cadute dall'alto. Nel 2004, invece, si conferma la crescita degli infortuni che interessano extracomunitari, con oltre 115 mila denunce, di cui 164 mortali, in controtendenza rispetto all'ormai consolidata riduzione del complesso dei lavoratori.

L'incremento rispetto al 2003 e' stato pari al 7%, in larga parte connesso alla progressiva emersione e all'effettivo aumento della forza lavoro assicurata, che, per il 2004, si attesta poco al di sotto a 1,8 milioni di unità. I lavoratori extracomunitari, infatti, sono occupati prevalentemente nei settori a maggiore rischio dell'industria manifatturiera, delle costruzioni e dell'agricoltura. E, generalmente, osserva l'Inail, sono privi di preparazione specialistica e di esperienza. Per questo, l'indice di incidenza per i lavoratori extracomunitari risulta superiore a quello medio nazionale di ben il 50% (circa 65 casi contro 42 per mille occupati). A denunciare più infortuni sono marocchini, albanesi e rumeni, che da soli contano quasi il 40% degli incidenti a extracomunitari. La stessa percentuale si riscontra anche per i casi mortali. A livello territoriale, l'80% degli infortuni di lavoratori extracomunitari avviene nelle regioni del Nord e, in particolare, nel Nordest dove ormai un infortunato su quattro e' di origine straniera.

(red)

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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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