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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 553 - lunedì 4 luglio 2005

Sommario3
- Irap: quale copertura?
- Caldoro propone "giro di vite" su spesa Regioni ed enti locali
- Caveri è il nuovo Presidente della Valle d'Aosta
- Vendola lancia "Mare aperto"
- Pescara: vertice Presidenti Regioni Centro-Sud
- Sanità: Errani su ruolo Direttori generali

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Irap: quale copertura?

(regioni.it) Migliora la situazione di cassa del settore statale, ma solo “al netto delle una tantum incassate nell’anno precdente”, come sottolinea il Sole 24 ore di sabato. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso noto che nel mese di giugno 2005 si è registrato un avanzo del settore statale di circa 6.800 milioni di euro a fronte di un avanzo di 7.974 milioni nel giugno 2004. Nel primo semestre del 2005 si è registrato complessivamente un fabbisogno di circa 43.400 milioni, mentre nell'analogo periodo 2004 si era avuto un fabbisogno pari a 40.955 milioni.Secondo il Ministero dell’Economia “i dati segnalano un miglioramento strutturale dei conti, in linea con quanto prescritto dal nuovo Patto di Stabilità e Crescita, pur in un periodo di bassa crescita.  Nel mese di giugno, l’avanzo del settore statale sconta il venir meno di entrate una tantum per 4.500 milioni: seconda rata del condono fiscale (2.700 milioni) e altre entrate straordinarie (1.800 milioni). Ne consegue che, in termini omogenei, l’avanzo di giugno 2005 è migliore di quello dello stesso mese del 2004 per circa 3.300 milioni. Nei primi sei mesi di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2004, sono venute meno entrate straordinarie per circa 7 mila milioni di euro. Ne consegue che in termini omogenei, il fabbisogno dei primi sei mesi di quest’anno è inferiore di 4.500 milioni rispetto a quello registrato nello stesso periodo del 2004. L’avanzo del settore statale di giugno 2005 è attribuibile, tra l’altro, al buon andamento delle entrate fiscali ordinarie e al gettito dell’autoliquidazione, che riflette gli effetti della revisione degli studi di settore e il provvedimento IRAP adottato lo scorso 16 giugno. Per quanto riguarda la spesa, i prelievi effettuati dagli enti decentrati sono stati contenuti. Negli altri comparti, l’andamento è in linea con le previsioni.

Nel frattempo si delineano sempre più i contenuti del prossimo Dpef, la manovra dovrebbe infatti aggirarsi intorno ai 10 miliardi, con un prodotto interno lordo la cui crescita è prevista fra l’1,2 e l’1,5 %.

Resta il nodo della copertura della ormai scontata riduzione dell’Irap. “L’ipotesi cui stanno lavorando i tecnici dell’economia – secondo quanto riportato da il Sole 24 Ore del 2 luglio – è quella di ripartire l’intervento sul costo del lavoro, che, in totale, vale 12 miliardi, in tre tranche annuali da 4 miliardi l’una. Ci si muove dunque sulla falsa riga di quanto era emerso nelle scorse settimane, quando il Governo aveva ipotizzato l’anticipo al 2005 di una parte degli sgravi fiscali, per 1,2 miliardi.”. “Nel DPEF – scrive ancora il Sole 24 Ore – non si troveranno informazioni dettagliate sulle modalità di copertura dei tagli fiscali, se non un generico riferimento ai tagli alla spesa corrente. La vera partita la si giocherà con la Finanziaria. E’ probabile che riemergano ipotesi di copertura, quali l’aumento dell’IVA o il riordino della tassazione sulle rendite finanziarie”. Secondo il quotidiano economico-finanziario “si farà ricorso ad una nuova stretta sugli acquisti per beni intermedi da parte delle Amministrazioni pubbliche, ma anche gli Enti locali saranno chiamati a un nuovo giro di vite. Anche i fondi che si spera di reperire dal fronte della lotta all’evasione potrebbero entrare nel menu delle coperture, anche se una quantificazione delle possibili maggiori entrate appare alquanto aleatoria”.
(sm)

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Caldoro propone "giro di vite" su spesa Regioni ed enti locali

(regioni.it) Appare determinato il neo-ministro per l’attuazione del programma, Stefano Caldoro. E la ricetta  per offrire copertura finanziaria agli interventi di politica economica è sintetizzata nel titolo che il sole 24 ore da all’intervista pubblicata il 3 Luglio: “Bisogna ridurre la spesa locale”.

Il Ministro Caldoro riconosce che esiste un problema di copertura, e aggiunge: “noi abbiamo indicato delle soluzioni: in primo luogo la regola del tetto del 2%andrebbe definita meglio, bisognerebbe estenderla dove possibile e tararla in base ai singoli settori, In secondo luogo molto si può ottenere con l'evasione fiscale. E poi, bisogna riuscire a contenere la spesa pubblica di parte corrente”.

“In questi anni – secondo l’analisi del Ministro - è stata frenata soprattutto la spesa dello Stato centrale. Adesso, servirebbe un'azione più incisiva sulla spesa decentrata, a partire dalle Regioni. Occorre agire in primo luogo sulla spesa di parte corrente, fare una due diligence della spesa decentrata. Abbiamo grandi differenze fra Regioni, anche dal punto di vista qualitativo, nel campo della spesa sanitaria: pensi ad esempio a Calabria e Campania”.

Secondo il Ministro “la spesa decentrata è il 15% del Pil. Se togliamo la previdenza, possiamo dire che la spesa pubblica degli enti territoriali rappresenta il 55% del totale contro il 45% dell'Amminstrazione centrale. Inoltre, l'80% della spesa pubblica in conto capitale è erogato a livello locale”.

Che cosa va ridotto in termini di spesa?  “E' chiaro che si tratta in primo luogo di incidere sulla spesa di parte corrente. Ma anche nel campo della spesa in conto capitale c’è n problema di qualità e occorrerà fare delle scelte. Per esempio, secondo me è più utile realizzare le autostrade del mare che investire sull'arredo urbano”.

(red)

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Caveri è il nuovo Presidente della Valle d'Aosta

(regioni.it) Luciano Emilio Caveri, dell' Union Valdotaine, 47 anni, gia' deputato e sottosegretario nel Governo D'Alema, deputato europeo fino al 2003, e' il nuovo Presidente della Regione autonoma Valle d'Aosta. Lo ha eletto oggi il  Consiglio regionale con 24 voti a favore e 9 schede bianche. Per Caveri hanno votato i consiglieri dell' Union Valdotaine e  diessini, i cui gruppi fanno parte organicamente della maggioranza. Il neopresidente ha ricevuto anche i voti di Federation Autonomiste. Le schede bianche sono di Stella Alpina, Cdl e Arcobaleno.   Laureato in Scienze Politiche, giornalista Rai dal 1980, e' stato eletto per la prima volta nel Parlamento nel 1987. Alle elezioni regionali del 2003 e' stato, in assoluto, con 7.317 preferenze, il candidato piu' votato. Dal luglio 2003 ricopriva nella Giunta di Carlo Perrin (Uv), che sostituisce, l' incarico di assessore al Turismo, Sport, Commercio, Trasporti e Affari europei.

Prima della votazione hanno preso la parola: Leonardo La Torre per comunicare il voto favorevole della Fédération Autonomiste; Enrico Tibaldi (La Casa delle Libertà) per dire che "la fiducia si chiede sulla base di un progetto che però non viene letto in aula se non prima di eleggere il Presidente. Si tratta di un primo scivolone del nuovo corso. Non esprimiamo il voto favorevole per il metodo usato in questa circostanza. Si poteva usare maggiore sensibilità."; Elio Riccarand che ha ribadito il voto contrario al nuovo Presidente "perché sembra che ci sia continuità con il programma precedente che non avevamo votato e perché la nuova squadra di Governo è stata scelta non per competenza, ma per altre logiche."

Dopo la votazione, il neo Presidente della Regione, Luciano Caveri, ha preso la parola e nella sua relazione introduttiva ha affermato che "il punto di partenza è il rafforzamento del ruolo della Presidenza della Regione che si dovrà occupare dei dossier più importanti. All'interno della Giunta ognuno si assumerà le proprie responsabilità, ma con la logica del dialogo e della collaborazione. Molti sono i settori da affrontare e uno di questi è l'applicazione delle norme di attuazione e in questo bisognerà intervenire presso la Commissione paritetica. Bisognerà seguire da vicino l'evoluzione della Casa da gioco, il ruolo futuro dell'Università, e occorrerà saper rispondere alle esigenze della comunità. Ci sarà la novità del posto del Segretario generale nella macchina amministrativa. Tra le urgenze, ci sarà da intervenire nella questione del traffico dei mezzi pesanti all'interno del Monte Bianco. Per quanto riguarda gli Affari europei, la nostra azione dovrà tenere conto della carta dei diritti di Nizza."
Ha quindi analizzato la situazione dei diversi Assessorati, sottolineando per ognuno le principali strategie. "Tra le varie priorità, ha proseguito il Presidente Caveri, ci sono la demografia e l'immigrazione, gli interventi sul territorio e sull'ambiente, i problemi finanziari e il Patto di stabilità, i fondi strutturali 2007-2013, i temi dell'occupazione e del lavoro. Bisogna intervenire sapendo che la situazione economica resta difficile, dovremo essere più rapidi nelle scelte. Alcuni i filoni da seguire: Sguardo su noi stessi; realismo di chi vive in montagna; nuovo percorso amministrativo; apporto importante dei Consiglieri regionali e del Consiglio."
"Dal punto di vista prettamente politico, ha concluso Caveri, resta importante l'alleanza con i Democratici di sinistra, mentre l'Union Valdôtaine rimane il motore della politica valdostana che ha bisogno di una forte unità per evitare pericolose rotture." Ha quindi auspicato maggiore collaborazione con le altre forze dell'area autonomista presenti in Consiglio, così come una più stretta relazione con i parlamentari valdostani.

(red)

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Vendola lancia "Mare aperto"

(regioni.it) Al via il Forum nazionale per la chiusura dei Centri di Permanenza Temporanei destinati agli immigrati clandestini, “Mare Aperto”, in programma lunedi’ 11 luglio 2005 presso lo Spazio 7 della Fiera del Levante di Bari. L’iniziativa nasce da una proposta del Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, rivolta ai colleghi delle altre Regioni d’Italia, per la definizione di un documento comune in favore della chiusura dei CPT su tutto il territorio, da presentare al Governo nazionale e al Parlamento Europeo. Finora all’appello del Presidente Vendola hanno aderito 12 Regioni: Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna. Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Campania, Basilicata e Calabria. Al Forum di Bari parteciperanno anche associazioni, movimenti e organizzazioni non governative che si occupano  in tutta Italia e all’estero dei problemi legati ai flussi migratori verso il nostro Paese. Al momento sono circa 40 le adesioni ufficiali, ma il numero e’ destinato a crescere di ora in ora.

Il programma dei lavori, che avranno inizio alle ore 10 e si concluderanno alle 14, e’ in fase di definizione. Tutte le informazioni riguardanti il Forum saranno disponibili a breve in un link speciale del sito della Regione Puglia, all’indirizzo www.regione.puglia.it/mareaperto . Qui sarà possibile inoltre registrare la propria adesione e procedere alle operazioni di accreditamento dei giornalisti, delle autorità e  degli osservatori tecnici invitati a seguire i lavori del Forum. La conferenza stampa di presentazione di “Mare Aperto” e’ prevista venerdì prossimo 8 luglio alle ore 12 presso la Presidenza della Regione Puglia.

(red)

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Pescara: vertice Presidenti Regioni Centro-Sud

(regioni.it) Si e' trattato di una riunione dominata da una grande attenzione sulla responsabilità che le Regioni hanno oggi davanti alla crisi del Paese e dell'Europa". Lo ha affermato il presidente della Regione, Ottaviano DelTurco, a Pescara nel corso della prima Conferenza dei presidenti delle Regioni centro-meridionali. Quello che sta accadendo in  Europa deve preoccupare in modo particolare le Regioni del Mezzogiorno''. Lo ha detto il presidente dell'Abruzzo, Ottaviano Del Turco, prima di aprire a Pescara la Conferenza dei Presidenti delle regioni centro meridionali. ''La soluzione data  al tema dei fondi comunitari - ha spiegato Del
Turco
- e' una soluzione che penalizza fortemente le Regioni centro meridionali del Paese. E questo e' uno dei temi centrali di questa Conferenza. C'e' un problema in Europa - ha proseguito Del Turco -. La relazione di Blair per il semestre inglese indica due possibili vie d'uscita: una e' la chiusura di qualsiasi possibilita' dell'Europa di essere solidale, l'altra e' quella di cambiare libro. Tutti e due questi esiti sono possibili con le intenzioni di Blair, noi naturalmente dobbiamo far vincere il secondo”. Ricordando l'affermazione del Presidente del Consiglio Berlusconi, secondo cui per le Regioni del sud “c'e' tempo”, Del Turco ha detto che “è circa un secolo e mezzo che si dice al Mezzogiorno che c'è tempo, e dunque non ci stupisce che ancora una volta il Presidente del Consiglio in carica ci inviti ad avere pazienza. Ma la pazienza del Mezzogiorno - ha aggiunto - non puo' essere infinita”. L'altro tema della Conferenza di Pescara e' quello delle politiche comuni delle Regioni centro meridionali verso il Mediterraneo. “I popoli del Mediterraneo sono una grande opportunità per l'Europa e per il mondo - Ha affermato il presidente dell'Abruzzo -, per la loro civiltà, per le loro tradizioni, per il fatto che mettono insieme tradizioni religiose fondamentali per gli equilibri del mondo. Dunque questa e' un'area da osservare con grande attenzione e questa iniziativa politica e' un tentativo, nemmeno modesto, di immaginare un ruolo per le Regioni meridionali. Infondo - ha continuato - siamo 20 milioni di europei e di italiani che puntano ad avere un ruolo in questa vicenda”.Sempre secondo Del Turco, l'aver costituito un coordinamento delle Regioni del centro-sud non è un'iniziativa che crea divisione rispetto alle altre aree del Paese. “La differenza - ha sottolineato - tra il leghismo delle grandi aree del nord e questa iniziativa sta nel fatto che noi chiediamo un rapporto migliore con Roma e chiediamo piu' Europa. Loro pensano a una divisione da Roma e a uscire dall'Europa. Dunque il nostro progetto ha un carattere politicamente molto diverso. Noi siamo molto orgogliosi di questa diversità ed e' probabilmente il nostro punto di forza'' e a proposito della presenza nel coordinamento di Regioni amministrate sia dalla Cdl che dall'Unione Del Turco ha concluso affermando che “l'unica possibilità che abbiamo e' quella di unire i nostri sforzi per avere più peso nei confronti di chi governa”.

Il confronto sul futuro dei fondi comunitari che le Regioni del Mezzogiorno chiederanno alla Commissione europea “si annuncia difficile”: non lo nascondono i presidenti delle Regioni del  Sud riuniti a Pescara. Ma a Josè Manuel Barroso, probabilmente a settembre, si presenteranno con una voce unitaria, che parlerà per 20 milioni di abitanti. E la presidenza di Tony Blair - prevede Bassolino - potrebbe riservare sorprese, l'interesse a giocare ''una grande partita politica” nella quale il premier britannico “potrà mettere in discussione qualche privilegio inglese, se in cambio si apriranno delle prospettive di successo nelle trattative”. Non si arena, ma rilancia e investe sul suo futuro - nonché su quello di Europa e Mediterraneo - la ''Rete del Sud'', che, riunita in Abruzzo da Ottaviano Del Turco sotto lo slogan “Mediterraneo, orizzonti grandi'', ha dipinto lo scenario di un nuovo protagonismo del Meridione. Assenti giustificati Agazio Loiero per la Calabria e Salvatore Cuffaro per la Sicilia.”Dobbiamo presentare il Sud non come un problema - ha detto il Presidente campano Bassolino -, ma come una risposta positiva, unitaria e nazionale, al tema dell'Italia intera”.

Il Sud - per il presidente della Basilicata, Vito De Filippo – “ha bisogno di un sostegno ancora forte per i prossimi anni”, e il Coordinamento delle Regioni meridionali e' oggi un soggetto politico in grado di “irrobustire la presa sul Governo e sulla stessa Unione europea”. Il fallimento della mediazione del lussemburghese Junker “indica la debolezza strutturale del sistema - secondo Nichi Vendola, presidente della Puglia - in un'Europa molto recintata, ma orfana di identità, apparsa come una costruzione artificiale imposta dall'alto”. Nella quale ''il combinato disposto delle esigenze di liberismo e sicurezza ci porta a essere ghostbuster e non figli di un Occidente capace di mediare”. L'allargamento a Est, nella mediazione di Junker ''appare come una cooptazione il cui biglietto si fa pagare a noi, una sottrazione e non un'opportunità di moltiplicare le risorse”.

Lo scenario di riferimento per tutti e' il Mediterraneo, che “per il Mezzogiorno - ha sottolineato Renato Soru, presidente  della Sardegna - e' una meta, costituita da popoli non da salvare, ma che ci salveranno. L'aiuto che possiamo dare loro è un aiuto a noi stessi''. Del Turco ha proposto anche una Carta dei popoli del Mediterraneo. Tutti hanno sottolineato la necessita' di investire in infrastrutture, porti, autostrade, ferrovie. Dalla Regione Campania, inoltre, e' venuta la proposta di costituire un ''tavolo di coordinamento'' tra i vari assessori ai Trasporti, Infrastrutture, Logistica e Mobilita', che dovra' individuare, nell'ambito di tutti gli interventi da realizzare e sulla base delle risorse disponibili, i progetti assolutamente necessari e a cui dare la precedenza rispetto agli altri. Tra le altre proposte formulate, quella di incrementare lo sfruttamento della capacita' ferroviaria disponibile sulla rete, ''anche attraverso l'apertura a nuove imprese ferroviarie favorendo la concorrenza e l'acquisto di locomotori e carri''; di sostenere l'attivazione di nuovi collegamenti aerei sia all'interno del Mezzogiorno sia tra queste regioni e i paesi della riva sud del Mediterraneo; di metter in rete e potenziare le piattaforme logistiche, collegando i nodi con ferrovie e svincoli autostradali, realizzando terminal internodali e impiantando tecnologie informatiche e telematiche; sostenere un programma di sviluppo delle ''autostrade del mare''; la connessione delle reti di trasporto mediterranee alla rete transeuropea, in particolare il Corridoio 1 (Berlino-Milano-Verona-Napoli-Palermo) e il Corridoio 8 (Puglia-Albania-Bulgaria). Le proposte prendono lo spunta da uno studio elaborato dalla Regione Campania che mette in evidenza il ''gap infrastrutturale'' sia tra l'Italia e gli altri partner europei, sia tra le aree del Mezzogiorno e le altre zone della Penisola (fatta 100 la media italiana di dotazione in rapporto al territorio e alla popolazione, il Sud ha un indice di 70,6 per le ferrovie, 76,2 per i porti, 75,6 per gli aeroporti). Rilevato anche lo ''scarso livello qualitativo'' dei servizi di trasporto interni nel Meridione: ''la velocita' media dei collegamenti Eurostar tra i capoluoghi delle regioni del sud e' pari a 77 km/h contro i 95 delle regioni del nord (un gap di circa il 20%)''. Altro grave deficit riguarda la mancanza di collegamenti  aerei interregionali. Per quanto riguarda poi gli investimenti in opere pubbliche si e' registrato addirittura un arretramento, passando dal 1995 al 2003 dal 42% al 30% del totale degli investimenti realizzati in Italia (dal 3,8% al 2,5% del Pil, da otto a sette miliardi di euro in cifra assoluta). Nell'ambito della Legge Obiettivo, inoltre, si e' passati dall'88% di investimenti per il Sud del 2002 al 21,4% del 2004, ''mentre il Nord ha visto aumentare nello stesso periodo la propria percentuale dal 5,5 al 46,8%''.

Tutto questo senza tener conto che il Mezzogiorno, per la sua posizione strategica, ''rappresenta una piattaforma logistica naturale da valorizzare e potenziare, anche in relazione alla crescita dei traffici con il Far East e soprattutto alla partnership Euro-Mediterranea sancita dalla Conferenza di Barcellona che ha previsto la prossima istituzione della zona di libero scambio nel 2010''. Il nuovo scenario determinera' un incremento del 16% del trasporto merci nell'area. Secondo una ricerca del Cnel, infine, se dall'Estremo Oriente si arriva al centro Europa passando per i porti dell'Italia meridionale, ''si risparmiano circa cinque giorni rispetto al passaggio da Gibilterra e fino a Rotterdam e Amburgo''.

Ma l'infrastruttura che piace di più è ''la conoscenza'', come l'ha chiamata Soru: ''In Portogallo - ha ricordato - si investe quattro volte piu' dell'Italia per l'istruzione, e nel Sud si spende ancora meno''. In un'Europa che costruisce automobili, che sviluppa l'industria farmaceutica e l'informatica ''l'Italia non c'e' piu'. Le nostre imprese subiscono la globalizzazione''. C'e' allora bisogno di ''formare ingegneri, ricercatori''. Argomenti sui quali le Regioni del Sud - ha annunciato Michele Iorio, presidente del Molise - intendono aprire il confronto con il Governo nella discussione sul Dpef, sottoponendo all'esecutivo progetti condivisi. Iorio e Bassolino sono andati sul pratico, proponendo un gruppo di lavoro sui progetti da mettere in rete, tra un incontro e l'altro. Il prossimo incontro si terra' in Sicilia a settembre per l'elaborazione di un documento strategico da sottoporre a Governo e Ue. A ottobre in Puglia si parlera' di infrastrutture. A dicembre, in Molise, di innovazione tecnologica.

''Non siamo tanto preoccupati per il rischio di vedere limitate le risorse in arrivo dall'Unione

europea. Esiste piu' un problema di capacita' organizzativa, di fare squadra, di forza che le regioni devono avere'': lo ha detto il sottosegretario agli Affari comunitari della Presidenza della Giunta regionale della Calabria, Vincenzo Falcone, rappresentando alla Conferenza delle Regioni del Sud il presidente Agazio Loiero, assente per un lutto in famiglia. ''Senza capacita' organizzativa - ha sottolineato a Pescara  Falcone - potremo avere grandi aperture di credito, ma  mancheranno i progetti per metterle a frutto. Tutte le regioni del Sud ormai hanno capito che da sole non ce la fanno''. Le Regioni del Mezzogiorno devono ''essere in grado di elaborare progetti qualificati e maturi da presentare al Governo, offrendo una sintesi delle priorita' che le accomunano''. Per Falcone, gia' segretario generale del Comitato delle regioni, ''la grande richiesta che dobbiamo fare all'Unione europea e' di dignita' istituzionale, e va posta con grande forza''.

''Gli organi dell'Unione Europea devono capire che c'e' una parte del Paese che ha bisogno di un sostegno ancora forte anche per i prossimi anni''. E' l'appello  del presidente della Basilicata, Vito De Filippo.

Secondo De Filippo, ''questo coordinamento delle Regioni del Mezzogiorno e' una cosa viva e continua ad avere positivi risultati. Oggi ci sintonizziamo ancora di piu' sui temi del Mezzogiorno - ha spiegato - ma anche e soprattutto sul nuovo ciclo di programmazione dei fondi Ue che vedrebbe ad oggi penalizzate le Regioni del Mezzogiorno''.

''Le idee, i programmi e le iniziative che le Regioni del Mezzogiorno metteranno in atto

produrranno tanti piu' risultati in termini di crescita e sviluppo socioeconomico quanto piu' queste idee saranno condivise e fatte convintamene proprie da ogni governo regionale'', ha detto il presidente della Regione Molise, Michele Iorio.

Questi i punti concordati dai presidenti, che vedranno approfondimenti e progettazioni nelle riunioni dei prossimi mesi nelle singole regioni: una posizione comune con la Commissione Europea per quanto riguarda le richieste del Mezzogiorno in tema di trattato per la redistribuzione dei fondi strutturali 2006-2013; unita' di intenti e di proposte da sottoporre al Governo nazionale in sede di redazione del prossimo Dpef e di discussione sull'Irap; la trasformazione del coordinamento delle Regioni del Mezzogiorno in un soggetto politico che sia da sprone alla coalizione e ai singoli partiti per il varo e la realizzazione di politiche di sviluppo mirate al Sud Italia e alle sue specifiche problematiche; la messa a punto di progettualita' concrete e innovative nel campo delle infrastrutture materiali e immateriali nella ricerca scientifica e nell'Universita', nel turismo e nella promozione territoriale, nell'energia e nella cooperazione con l'Europa e  con tutto il bacino Mediterraneo.

Nell'ambito dei programmi stabiliti i Presidenti delle Regioni del Mezzogiorno hanno anche deciso di chiedere degli incontri ufficiali con il presidente della Commissione Europea Barroso, per quanto riguarda i fondi strutturali, e con i ministri Siniscalco e Lunardi per quel che concerne il Dpef e la politica dell'infrastrutturazione e delle grandi opere di interesse nazionale.

Per Renato Soru, "Le regioni del Mezzogiorno oggi sono un po'meno sottosviluppate, ma fanno anche parte di un'Italia meno sviluppata di prima. Non verranno la Fiat o la Montedison a risolvere i problemi. Le soluzioni non arriveranno dal resto d'Italia. In qualche modo siamo soli in un mondo diventato globale. Il Mediterraneo e' per noi una meta, di luoghi e di popoli non da salvare, ma che ci salveranno. L'aiuto che possiamo dare loro e' un aiuto a noi stessi" Secondo Soru la globalizzazione è stata un'opportunità per molti Paesi d'Europa, l'Italia invece non sta partecipandoa questo processo attivamente con le sue imprese.

"L'industria italiana - ha aggiunto il presidente - si e'trasformata in finanza. Un catorcio come l'Audi e' diventato una grande industria, ed e' stata la stessa cosa per altre case automobilistiche europee. In Europa c'e' l'industria farmaceutica, l'informatica, in Italia non piu'". Secondo il Presidente della Sardegna le infrastrutture immateriali sono quelle piu' importanti, "la conoscenza – ha spiegato - e' lo strumento del nostro grande orizzonte. Il Mezzogiorno d'Italia può avere diversi progetti in comune. Vediamo cosa possiamo fare contro la dispersione scolastica e per una maggiore istruzione dei nostri ragazzi. Il Portogallo investe sull'istruzione quattro volte quello che investe l'Italia. E il Sud investe ancora meno. E allora cominciamo noi a fare progetti comuni sulla conoscenza".     Gli altri campi d'azione comune indicati da Soru sono, infine, l'energia, il turismo, la pace e l'accoglienza. (

"Il coordinamento dei presidenti della Regioni meridionali non e' una fiammata che si spegne presto, ma continueremo a portarlo avanti nei prossimi mesi e anni, avendo come interlocutore ora il governo attuale e nei prossimi anni quelli che ci saranno. E' un fatto importante perche' affrontiamo il grandissimo tema del Mediterraneo".  Lo ha detto a Pescara il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, "Dobbiamo muoverci - ha spiegato Bassolino - avendo avanti a noi la dimensione europea, Bruxelles per tutti noi conta ormai quanto Roma, e per questo seguiamo con grande interesse il destino dei fondi europei e al tempo stesso la nostra dimensione anche dentro il Mediterraneo. Qui ci deve essere una grande svolta rispetto agli anni scorsi: tutti hanno fatto troppo poco, dall'Europa, ai governi italiani, alle Regioni, soprattutto quelle meridionali. Se sapremo realizzare questa svolta verso il Mediterraneo - ha sottolineato infine Bassolino - i vantaggi e le occasioni potranno essere davvero molto importanti e nuovi".  

"Prima del vertice europeo preannunciato da Blair per l'autunno dobbiamo riuscire a portare avanti la nostra iniziativa", come presidenti delle Regioni. Bassolino ha ricordato che i governatori si sono "gia' mossi con una iniziativa importante, sempre in sintonia con il governo italiano, e con i parlamentari europei eletti in tutte le regioni meridionali. Ora - ha proseguito il presidente - tutti assieme vogliamo incontrare via via, in corso d'opera, Barroso, il presidente del Parlamento europeo, la presidenza inglese. E questo deve avvenire entro ottobre", quando si terra' il vertice convocato da Blair, "perche' per noi e' una questione vitale. Per la mia regione, e penso per tutte le regioni meridionali, non c'e' nessuna grande opera pubblica, fatta in questi anni o in costruzione, che non sia stata fatta o venga fatta con fondi europei. La nostra economia si e' retta e si regge in buona parte sui fondi europei. Un terzo del prodotto interno lordo in Campania e' dovuto alle politiche pubbliche regionali e la gran parte di queste e' dovuta ai fondi europei e strutturali. Ecco la ragione per la quale il futuro della gran parte delle regioni meridionali e' legato ai fondi europei, che da soli non sono sufficienti a realizzare il salto di qualita'. Sono indispensabili - ha osservato Bassolino - ma assieme a questi ci vogliono piu' fondi nazionali, che siano seri e consistenti e non diminuiscano come avvenuto nelle ultime Finanziarie. E poi tutte le risorse pubbliche devono fare massa critica con risorse private e imprenditoriali: in questo modo il Mezzogiorno riesce a costruire un futuro nuovo e diverso rispetto al passato".  

E a margine dell’incontro di Pescara “botta e risposta a distanza” fra Pisanu e il Presidente della Puglia Nichi Vendola. “Un Cpt in ogni regione”, ha auspicato il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, parlando in Aula al Senato, sui temi dell'immigrazione clandestina. 'Si tratta - aggiunge - di strutture indispensabili, alla cui gestione potrebbero utilmente concorrere anche le autonomie locali e le organizzazioni dotate di specifica competenza, come l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni o il Consiglio Italiano per i Rifugiati”.”Va da se' - spiega Pisanu - che in mancanza dei centri, i clandestini avrebbero totale libertà di movimento sul territorio regionale, con tutto ciò che ne può derivare, come l'esperienza insegna. Non e' certo per caso che centri di trattenimento per immigrati irregolari si trovino anche in Francia, Spagna Belgio, Regno Unito, Ungheria ecc., mentre altri Paesi, badate bene, trattengono i clandestini in istituti di pena o stazioni di polizia”. Pisanu rileva che “i Cpt non li ha inventati la legge Bossi-Fini. Questo Governo li ha soltanto  ereditati e migliorati, riconoscendone l'utilità. Chi oggi volesse chiuderli con la forza deve sapere che violerebbe la legge e si esporrebbe alle conseguenti sanzioni penali. E chi, sopprimendo i Cpt, volesse così escludere qualsiasi possibilità di espellere i clandestini e, per dirla chiara, aprire indiscriminatamente le frontiere, chi davvero volesse fare questo deve sapere che così metterebbe l'Italia fuoridagli accordi di Schengen'. 'Siamo dunque di fronte a possibili violazioni della legalita' interna - sottolinea il ministro -, comunitaria e internazionale. Nessuno puo' farsene promotore a cuor leggero, tanto meno se riveste importanti cariche elettive. Non saro' certo io, da Ministro dell'Interno, da ministro di garanzia, a cercare lo scontro istituzionale. Ma sia chiaro a tutti che non verro' mai meno al dovere di far rispettare la legge e tutelare la sicurezza dei cittadini'.

Il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, ha definito "La risposta di Pisanu sui Cpt
(centri di permanenza temporanea)”,”grottesca, perché immaginare che si possa configurare un reato nel promuovere una discussione vuol dire essere alla frutta". "Noi - ha spiegato – vogliamo discutere del Cpt e di quello che significa dentro l'Europa. La sfida a cui siamo chiamati - ha aggiunto - e' di lungo periodo, dicono la sfida del secolo che ci sta di fronte, quella del governo dell'immigrazione". Le possibilità sono di affrontarla con "una mentalita' poliziesca" o attraverso un "dibattito politico trasparente.     "La cosa piu' bella di questo continente e di questo occidente - ha detto ancora Vendola - e' il principio della inviolabilita' della liberta' personale. Questo principio vale per gli amici di Pisanu e deve valere anche per gli extracomunitari, altrimenti il garantismo e' semplicemente una maschera pelosa per coprire l'impunita' dell'establishment".

(sm)

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Sanità: Errani su ruolo Direttori generali

(regioni.it) La Repubblica, ha pubblicato (il 3 luglio) un intervento del Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani in risposta ai due ultimi articoli dedicati al mondo della sanità di Mario Pirani sulla lottizzazione politica degli ospedali. Oggetto della critica dell’editorialista de La Repubblica i direttori generali: strumento della politica per controllare gli ospedali.
“Vediamo – scrive Errani - se possiamo convenire su alcune scelte fondamentali.

  1. Il Servizio sanitario ha bisogno sia di una rappresentanza politica sia di una direzione tecnica. Entrambe devono essere autorevoli, tutte e due devono rendere conto delle scelte e dei loro risultati, secondo le modalità che sono loro proprie ma l’una deve essere tenuta rigidamente distinta dall’altra.
  2. Nei sistemi moderni, la dimensione regionale è il livello ottimale a cui le scelte di politica sanitaria possono essere fatte, come sintesi fra gli altri impegni finanziari necessari e la vicinanza relativa alla comunità dei destinatari dei servizi. E’ giusta quindi la scelta compiuta con la riforma del Titolo V della Costituzione, che affida alle regioni la responsabilità delle scelte sulla organizzazione e sul funzionamento dei servizi sanitari. A due condizioni: che venga esercitata nel rigoroso rispetto dei vincoli e dei principi del Servizio sanitario nazionale; che venga messa in pratica in stretta collaborazione con i Comuni.
  3. Nella nostra esperienza, in Emilia-Romagna, i Direttori generali hanno il compito di realizzare a livello locale gli indirizzi di politica sanitaria definiti a  livello regionale. Dal momento che hanno il compito di tutelare le comunità locali, i Sindaci, e non i partiti, concorrono alla nomina dei direttori generali, partecipano alla valutazione periodica del loro operato e possono chiedere la loro rimozione. Questo processo  è pubblico e trasparente, e da tempo sottratto, nelle nostre esperienze, alla contrattazione fra le forze politiche. Il confronto con i vecchi Comitati di Gestione non depone a favore di questi ultimi, ma di quell’epoca in Emilia-Romagna abbiamo recuperato la cooperazione con gli enti locali, cooperazione sancita ora in maniera più forte dalla recente legge regionale del dicembre 2004 che riorganizza il Servizio Sanitario regionale.
  4. La politica riconosce al direttore generale autonomia nei mezzi e gli chiede responsabilità nei risultati. Ma autonomia non significa arbitrio, né sulle nomine né sulle scelte di organizzazione. La scelta delle persone cui affidare anche responsabilità gestionali,non deve essere effettuata in solitudine. La nostra Legge regionale dispone ad esempio che la rosa entro cui il Direttore generale può scegliere i primari sia limitata a tre e che nel formularla la Commissione valutatrice non consideri  soltanto la idoneità generica dei candidati a dirigere una qualsiasi struttura, ma consideri le caratteristiche specifiche della struttura che andranno a dirigere. La Giunta si astiene rigorosamente da ogni interferenza, la discrezionalità del Direttore Generale è limitata, la Commissione giudicatrice maggiormente responsabilizzata.

Se, quindi, il rapporto fra politica e gestione, nella nostra esperienza concreta, non rappresenta da tempo un problema della sanità regionale, altre questioni da lei sollevate sono invece terreno di confronto. La nostra legge, ad esempio, ha elevato il Collegio di direzione (composto dall’alta dirigenza medica e professionale, inclusi i medici di medicina generale) al rango di organo dell’Azienda, al pari della Direzione Generale e del Collegio dei revisori. Abbiamo deciso di fare della trasparenza, della autonomia e della responsabilità i principi della organizzazione e del funzionamento del Servizio sanitario della Regione Emilia Romagna, e questa politica ha trovato sistemazione nella nuova legge regionale che seleziona le esperienze migliori già condotte nelle aziende sanitarie della nostra regione. Questa Legge – conclude Errani - costituirà la guida del mio nuovo mandato in Emilia Romagna.
(red)

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