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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 562 - venerdì 15 luglio 2005

Sommario3
- Colozzi richiama in CDM contratto medici
- Politiche sociali: un fondo “a metà”
- Competitività: parere negativo dalle Regioni
- Grandi opere
- Docenza universitaria: una riforma inadeguata
- UE: il 21 incontro tecnico con Commissione

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Colozzi richiama in CDM contratto medici

(regioni.it) Il Consiglio dei ministri deve esaminare il rinnovo del contratto dei medici. Ulteriori rinvii sono ingiustificati. Procrastinare l'integrazione dell'atto di indirizzo per il rinnovo del contratto dei medici 'sarebbe una scelta difficilmente comprensibile''. E’ quanto sostiene Romano Colozzi, Presidente del Comitato di Settore per la Sanita' (Assessore alle Finanze della Lombardia) dopo aver appreso che all' ordine del giorno del Consiglio dei Ministri di oggi (15 luglio) non sarebbe iscritto il nuovo atto d'indirizzo per il rinnovo del contratto della dirigenza medica (che incrementa le risorse per il contratto dello 0,32% rispetto alla direttiva precedente).

Per questo Colozzi ha detto di aver contattato immediatamente la Presidenza del Consiglio e il Ministero dell'Economia affinche' il documento sia esaminato e varato gia' nella seduta odierna del CDM.

''Sarebbe una scelta difficilmente comprensibile quella di rinviare ancora l'integrazione dell'atto d'indirizzo -  spiega Romano Colozzi - una scelta che comporterebbe un ulteriore rinvio della firma dell'accordo nazionale per la dirigenza medica di almeno due mesi e provocherebbe una serie di tensioni attorno al mondo della sanita' proprio nel momento in cui e' necessario concentrare gli sforzi al servizio dei cittadini''.

Il verbale di preintesa del contratto dei medici e' stato siglato nel maggio scorso. Il via libera da parte del Consiglio dei Ministri della nota integrativa predisposta dal Comitato di Settore permetterebbe alle parti, secondo Colozzi, di sottoscrivere l'accordo definitivo.

''E' facile tappezzare i muri dellacapitale di manifesti in cui ci si appropria del risultato positivo di una lunga trattativa, piu' difficile mantenererealmente gli impegni''. Questo il commento del Segretario Nazionale dell'Anaao Assomed, Serafino Zucchelli, alle dichiarazioni del Presidente del Comitato di Settore per la Sanita' Romano Colozzi, relative alla possibilita' che il Consiglio dei Ministri di oggi non dia il via libera al contratto dei medici.

 ''Il Consiglio dei Ministri di oggi - sostiene Zucchelli -ha il dovere di approvare il contratto di lavoro dei mediciscaduto da quasi 4 anni e mantenutosi nei limiti economiciprevisti. Lo 0,32% in piu' intorno a cui si sta sollevando un gran polverone e' frutto di una scelta fatta dalle Regioni nella loro responsabilita' e autonomia, in analogia con quanto gia' avvenuto nel contratto per il restante personale del comparto sanita'. Speriamo - conclude Zucchelli - che il senso di responsabilita' prevalga: in caso contrario i medici dirigenti del Ssn saranno costretti a nuove azioni di lotta sindacale fino allo sciopero''.

 (gs)

+T -T
Politiche sociali: un fondo “a metà”

(regioni.it) Se il governo non fornirà rassicurazioni ed indicazion i diverse nella conferenza Unificata in programma il 28 luglio, sara' praticamente dimezzato il fondo per le politiche sociali per il 2005. La cifra che il governo ha stanziato è infatti pari a 518 milioni di euro rispetto al fondo dello scorso anno che ammontava a piu' di un milione di euro.

La conferma del taglio è arrivata dal sottosegretario al Welfare, Grazia Sestini, a margine della

Conferenza Unificata in corso a Roma. ''E' vero che sulla carta non possiamo parlare della stessa cifra dello scorso anno - ha spiegato Sestini - ma io non parlerei nemmeno di drastico taglio dei fondi, considerando che molte regioni hanno ancora in cassa gli stanziamenti del 2004''.

Spiegazione che ha lasciato interdetti Enti locali e regioni .

“Il dimezzamento dei trasferimenti del Fondo nazionale per le politiche sociali per il 2005 '' è un fatto molto grave, politicamente inaccettabile''. E’ il commento del Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani,

''Le regioni sono oggi sottoposte ad un problema di cassa gigantesco - ha spiegato Errani - e i servizi ai cittadini subiranno in questo modo un colpo grandissimo''. E ancora: "Basta con il gioco delle tre carte, e' vergognoso e inaccetabile che, nonostante gli impegni presi, il Governo ci formalizzi oggi un taglio per oltre il 60% del fondo per le politiche sociali cioe', i servizi che i Comuni erogano ai cittadini". espresso in modo secco il malumore.''

Dato che le Regioni ormai sono sottoposte a un  problema di cassa gigantesco, avevamo dato piena disponibilità  a un'intesa fondata su quanto dichiarato dal ministro Maroni: un decreto ora di circa il 50% e un decreto entro ottobre del restante 50% più il 2%. Abbiano appreso dal viceministro

dell'economia che non c'e' questa garanzia. Non stiamo parlando di competenze, ma dei servizi ai cittadini. Deve essere chiaro che se cio' accade subiranno un colpo pesante i servizi per i cittadini e deve chiara anche di chi è la responsabilità”

"Il governo si attiene alle cifre che sono stanziate in finanziaria e a quello che ha deciso il Parlamento".    Così si è espresso il vice ministro all'economia, Giuseppe Vegas, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano del perche' il fondo per le politiche sociali sia stato ridotto del 60%

rispetto allo scorso anno. "Ovviamente - aggiunge - che ci siano delle esigenze non vi è dubbio". Alla domanda relativa all'accordo che c'era stato tra Governo e Regioni, Vegas risponde: "questa e' una cosa che riguarda il welfare".

''Sono sconcertato dal cinismo e  dall'arroganza con cui il viceministro all'Economia Vegas ha  motivato il taglio di poco meno del 50% del Fondo Nazionale per  le Politiche Sociali, annunciato a Roma''. Ha detto l'assessore agli Affari Sociali del Comune di Napoli, Raffaele  Tecce, che rappresentava il sindaco Iervolino in sede di  Conferenza unificata presso la Presidenza del Consiglio.“Si passa da 1miliardo di euro stanziato per il Fondo Nazionale del 2004 a 518milioni di euro per questo anno, vanificando un impegno che il ministro del Welfare Maroni ed ilsottosegretario Sestini avevano assunto con i Comuni e le Regioni in una apposita riunione presso il  Ministero del Welfare, nella quale ci si era impegnati a mantenere il Fondo Nazionale ai livelli del 2004, addirittura aumentandolo del 2%''.

“Deve essere chiaro - aggiunge Tecce - che con il Fondo Nazionale delle Politiche Sociali si finanziano gli interventi e le attivita' che i Comuni  adottano, attraverso i fondi della Legge 328/00, per offrire risposte ai soggetti piu' fragili della societa'. Inoltre, i cittadini napoletani devono sapere

che il tal modo si stanno tagliando del 50% servizi quali l'assistenza domiciliare agli anziani ed ai disabili, le iniziative contro il caldo per quella che abbiamo definito un'estate serena, la lotta contro le tossicodipendenze, i progetti a favore dei minori a rischio. Per farla breve, è palesemente sotto attacco il pieno diritto alla cittadinanza per i più deboli''.

“Ragionando in termini numerici, per la citta' di Napoli - sottolinea l'assessore - si passerebbe dagli 8 milioni di euro arrivati nel 2004 a circa 4 milioni di euro, dando un ulteriore colpo al bilancio comunale che in questi anni, con una chiara scelta politica dell'Amministrazione guidata dal sindaco Iervolino, ha mantenuto costante l'impegno di spesa sulle politiche sociali, nonostante i tagli dei trasferimenti statali.Evidentemente non c'e' mai limite ai tagli verso i soggetti più deboli e verso il Mezzogiorno di un Governo ormai palesemente antipopolare''.

Più possibilista il Ministro per gli affari regionali, Enrico la Loggia che cerca di buttare acqua sul fuoco: "Si e' trovata una prima soluzione, con il via libera alla prima tranche" del fondo per le politiche sociali, "il 28 luglio (giorno in cui e' stata calendarizzata la riunione della conferenza unificata, ndr) verra' il governo per far conoscere i propri orientamenti sulla seconda tranche con i ministri interessati, Roberto Maroni e Domenico Siniscalco".
Duro il giudizio dei Sindaci. ''In questo modo i cittadini, in particolare le categorie piu' deboli, avranno meno servizi. La situazione e' gravissima''. Con queste parole il presidente dell'Anci e sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, ha commentato l'annuncio del taglio. “Parti del governo dicono una cosa mentre altri, basta ricordare che il ministro Maroni aveva assicurato gli stessi trasferimenti dello scorso anno, ne dicono un'altra - ha aggiunto Domenici -. A questo punto chiediamo che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,prenda una posizione''. Se passa la proposta del ministro del Welfare, Maroni, di ''erogare soltanto la meta' del Fondo  sociale ex legge 382 ci saranno notevoli difficolta' e  disordini''. E' l'allarme lanciato dal sindaco di Napoli, Rosa  Russo Iervolino. Le conseguenze, a livello locale, sarebbero anche quelle di bloccare ''quel trend positivo che ha portato la spesa sociale  del Comune di Napoli, al netto del reddito minimo di inserimento  e delle erogazioni per gli Lsu, dai 76 milioni a 105 milioni di  euro dal 2001 al 2004. Sono sicura - ha comunque concluso la  Iervolino - che si trovera' un punto di accordo e di equilibrio e che quindi anche questa preoccupazione verra' superata''.

Il presidente del Consiglio regionale della Campania, Sandra Lonardo, esprime ''fortissima preoccupazione'' per l'annunciato dimezzamento dei trasferimenti del Fondo nazionale per le politiche sociali.

''Pagano sempre i più deboli. E' una scelta grave. La gente si allontanera' ancora di piu' dalle Istituzioni. Il governo nazionale deve assolutamente rivedere questa decisione, che genera sfiducia e sconcerto, penalizza in maniera particolare le aree deboli del nostro Paese''.

"Siamo estremamente preoccupati" dopo che il governo ha annunciato che lo stanziamento relativo al 2005 per il fondo per le politiche sociali subira' un taglio superiore al 60% rispetto a quello dello scorso anno”, ha detto il presidente dell'Uncem (Unione nazionale dei comuni e delle comunita' montane), Enrico Borghi, che si dice "preoccupato per le popolazioni montane e, in particolare, per quei comuni con un'alta densità di anziani dove i costi sono proporzionalmente più alti rispetto a quelli delle città. Così – conclude Borghi - si rafforzerà purtroppo il rapporto metà fondi uguale metà servizi".

''Piu' si discute e più sono faticose le sedute della conferenza Stato-Regioni, ma in questo modo si da maggior peso al ruolo delle istituzioni locali'', commenta ancora il ministro degli affari regionali, Enrico La Loggia ''Non dare a ciascuno la possibilità di esprimere il proprio ruolo completamente e' sicuramente meno bene che consentire invece a tutti, in seduta di conferenza, di costruire le soluzioni, allora non sempre le soluzioni possono essere preconfezionate, a volte e' utile il confronto'', ha detto La Loggia, facendo poi ricorso ad una celebre frase di Churchill, ''la democrazia e' fatica, ma allo stesso tempo non abbiamo trovato il sistema migliore''.

 ''Il governo e' uscito allo scoperto e le Regioni hanno avuto l'amara sorpresa che il taglio al fondo per le politiche sociali e' ben più grave di quello fin qui immaginato e già denunciato in Parlamento dall'opposizione. Rispetto all'anno scorso infatti la decurtazione del fondo e' pari al 60%''. Lo sottolinea in una dichiarazione Rosy Bindi Responsabile Politiche Sociali della Margherita. ''In questo modo viene compromessa la tenuta della rete di protezione sociale nel paese e per gli enti locali viene meno la possibilita' di garantire i servizi alla persona e in particolare per le fasce deboli, bambini, anziani, disabili, che purtroppo andranno incontro a disagi e disservizi molto gravi. La verità - aggiunge Bindi - e' che in questa legislatura la legge quadro 328/2000 non e' mai stata interamente applicata, non perché e' intervenuto il nuovo titolo V ma perché sistematicamente il governo ha tagliato ogni canale di finanziamento. Dentro e fuori il Parlamento con le regioni, le amministrazioni locali e le forze sociali, con cui condividiamo tutte le preoccupazioni denunciate da Errani e Domenici, daremo battaglia affinché il paese non subisca questo taglio che penalizza fortemente i cittadini''.

(sm)

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Competitività: parere negativo dalle Regioni

(regioni.it) E’ un parere negativo quello che le regioni (per gli aspetti di loro competenza) hanno espresso (in Conferenza Unificata) sul Disegno di legge sulla competitività, “salvo l’accoglimento delle osservazioni e degli emendamenti proposti.”

Le Regioni e le Province autonome hanno comunque preso atto favorevolmente che le modifiche apportate dalle Commissioni parlamentari sono in linea con alcune loro richieste, ma hanno sottolineato anche che, nonostante le loro ripetute richieste di confronto preventivo con il Governo sui temi dello sviluppo, ancora una volta, questo metodo non è stato esercitato sul disegno di legge “piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale” sebbene contenga disposizioni di rilevante importanza anche per le competenze regionali e ciò è ragione di profonda insoddisfazione.

In particolare “con riferimento all’articolo “Delega al Governo per l’adeguamento dei sistemi contabili pubblici” si evidenzia che esso reca disposizioni che costituiscono principi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica. Le Regioni ritengono inaccettabile la norma per la mancata condivisione preventiva in una materia che incide direttamente sulla loro autonomia finanziaria ed organizzativa e che l’art.117 c.2 della Costituzione assegna alla competenza concorrente”.

“Le Regioni – anche in questa occasione – hanno richiamato il percorso congiunto Governo-Regioni seguito per la predisposizione del decreto legislativo n.76/2000 relativo ai Principi fondamentali e norme di coordinamento in materia di bilancio e contabilità delle regioni, completamente ignorato dalla disposizione in argomento”.

(red)

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Grandi opere

(regioni.it) In sede di Conferenza Unificata le Regioni hanno espresso un parere in merito allo PARERE SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO CONCERNENTE MODIFICHE ED INTEGRAZIONI AL DECRETO LEGISLATIVO N. 190/2002, IN MATERIA DI REDAZIONE ED APPROVAZIONE DEI PROGETTI E DELLE VARIANTI, NONCHE’ DI RISOLUZIONE DELLE INTERFERENZE PER LE OPERE STRATEGICHE (     Doc. Approvato - PARERE SULLO SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO CONCERNENTE MOD...) :

 Le Regioni esprimono parere favorevole allo schema di decreto ineludibilmente condizionato all’accoglimento di tutti  gli emendamenti di seguito riportati con particolare riguardo alle seguenti richieste:

-           nomina di sub commissari regionali;

-    eliminazione della automatica variazione degli atti pianificatori incompatibili col progetto preliminare approvato;

-           applicazione delle “direttive comunitarie in materia” alla redazione dello studio di impatto ambientale.

-           previsione di garanzie prestate dal Ministero dell’economia e delle finanze a favore di Enti Locali e Camere di commercio, industria e artigianato sulla parte di finanziamento non coperta dai fondi CIPE, ovvero sui minori ricavi derivanti dalla “cattura di valore”

 

Articolo 1 – Integrazione

Al Decreto Legislativo 20.8.2002 n. 190 sono aggiunti i seguenti articoli:

 

ART. 2-BIS

 

4.                 Il progetto preliminare e/o definitivo deve essere accompagnato da linee guida per la stima degli oneri per la sicurezza dei cantieri, non soggetti a ribasso, che rientrano nell’importo a base della gara nonché della conseguente stima degli oneri medesimi. Il soggetto aggiudicatore può affidare al Contraente Generale, con previsione del bando di gara o del contratto, i compiti del responsabile dei lavori.

Nell’affidamento mediante appalto integrato, la nomina del responsabile unico dei lavori spetta alla stazione appaltante.

7.       Dopo le parole “in conformità al presente articolo” aggiungere le parole “e relativo allegato tecnico”.

 

ART. 4-BIS

 

1.             Le procedure di istruttoria ed approvazione dei progetti sono completate nei tempi previsti dal presente decreto e possono essere interrotte o sospese su istanza del soggetto aggiudicatore; anche nell’ipotesi di più sospensioni, il termine complessivo di sospensione non può superare i novanta giorni, trascorsi i quali le procedure di istruttoria ed approvazione riprendono il loro corso.

1.bis Ove il progetto sia incompleto,  carente o contraddittorio, le Amministrazioni competenti propongono al Ministero, nei tempi e modi previsti dal presente decreto, le prescrizioni per la corretta successiva integrazione. Ove ciò non sia possibile per l’assenza degli elementi progettuali prescritti dall’Allegato tecnico al presente decreto, le Amministrazioni competenti chiedono al Ministero ed al CIPE, negli stessi termini e modi, il rinvio del progetto a nuova istruttoria e le condizioni per la ripresentazione dello stesso. Restano fermi i commi 1 e 2 dell’articolo 20 in merito alla richiesta di integrazioni da parte della Commissione Speciale Via.

2.             idem

3.             idem

4.         Il soggetto aggiudicatore ha facoltà di avviare la procedura di localizzazione dell’opera e di valutazione di impatto ambientale sulla scorta del progetto definitivo, anche indipendentemente dalla redazione e approvazione del progetto preliminare; in tal caso il progetto definitivo è istruito ed approvato, anche ai predetti fini, con le modalità e nei tempi previsti dall’art. 4. I Presidenti delle Regioni e Province autonome interessate si pronunciano, sentiti i Comuni nel cui territorio si realizza l’opera.

  Il progetto definitivo è integrato dagli elementi previsti per il progetto preliminare. L’approvazione del progetto comporta l’apposizione del vincolo espropriativo e la contestuale dichiarazione di pubblica utilità.

5.         idem

6.             Ove il CIPE disponga una variazione di localizzazione dell’opera in ordine alla quale non siano state acquisite le valutazioni della competente Commissione VIA, o della Regione competente in materia di VIA, ed il Ministro per l’Ambiente o il Presidente della Regione competente in materia di VIA ritenga la variante stessa di rilevante impatto ambientale, il CIPE, su conforme richiesta del Ministro per l’Ambiente, o il Presidente della Regione competente, dispone l’aggiornamento dello Studio di Impatto Ambientale e la rinnovazione della procedura di VIA sulla parte di opera la cui localizzazione sia variata e per le implicazioni progettuali conseguenti anche relative all’intera opera. La procedura di VIA è compiuta in sede di approvazione del progetto definitivo, salva la facoltà del soggetto aggiudicatore di chiedere la reiterazione della procedura, , in sede di progetto preliminare, con successiva verifica sul progetto definitivo ai sensi dell’art. 20, comma 4. Resta fermo il disposto di cui all’art. 20, comma 5.

7.             aggiungere la seguente locuzione: “ i relativi tempi di istruttoria decorrono dal ricevimento del progetto in forma cartacea ove richiesta”

8.             In caso di motivato dissenso delle Regioni e Province Autonome interessate sul progetto definitivo di cui ai commi 4 e 6 del presente articolo si procede ai sensi dell’art.3 comma 6

9.             Il Progetto di Monitoraggio ambientale viene trasmesso alle Regioni che si esprimono sentiti i Comuni e le Province interessati nei termine di 90 giorni.

 

ART. 4-TER

1.                idem

2.                Dopo le parole “…. Possono tenersi più riunioni,” si aggiungono le parole “preparatorie e istruttorie”.

  Dopo le parole “…… con la localizzazione”, sostituire la parola “eventualmente” con la parola “qualora”.

 

3.     La convocazione della Conferenza è resa nota ai terzi con avviso pubblicato, a seguito della convocazione della Conferenza, sul sito internet del Ministero e delle Regioni interessate secondo le procedure e le modalità di cui al D.M. 6 aprile 2001 n. 20. Eventuali soggetti competenti al rilascio di permessi ed autorizzazioni comunque denominati, cui non sia pervenuto il progetto definitivo dell’opera, segnalano tale omissione entro il termine di 15 giorni dalla data di pubblicazione della convocazione della Conferenza sui sopracitati siti internet, deducendo al soggetto aggiudicatore ed alla Struttura Tecnica di Missione il titolo in base al quale assumono di aver diritto di partecipare alla Conferenza. Qualora il Responsabile del procedimento, verificata la fondatezza dell’istanza, accoglie le richieste di partecipazione, il soggetto aggiudicatore trasmette il progetto definitivo all’interessato e comunica alla Struttura Tecnica di Missione la data dell’avvenuta consegna. I soggetti privati che non siano gestori di reti ed opere interferenti o soggetti aggiudicatori delle Infrastrutture non intervengono alla Conferenza. I concessionari ed i contraenti generali possono partecipare alla Conferenza con funzione di supporto alle attività istruttorie.

 

4.             Il procedimento si chiude alla scadenza del novantesimo giorno dalla ricezione del progetto definitivo da parte di tutti i soggetti invitati alla Conferenza competenti al rilascio di permessi ed autorizzazioni comunque denominati. Sono comunque prese in esame le proposte pervenute prima della Conferenza finale. Il documento conclusivo della Conferenza, sottoscritto dal Presidente e dall’incaricato delle funzioni di Segretario della stessa, elenca tutte le proposte pervenute ed i soggetti invitati che non hanno presentato tempestiva proposta. Per la eventuale procedura di VIA restano fermi i diversi termini di cui al Capo II.

 

5.     Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti formula al CIPE a mezzo della Struttura Tecnica la proposta di approvazione o rinvio del progetto a nuova istruttoria, tenendo conto di tutte le proposte di prescrizioni o varianti acquisite agli atti. Il CIPE, su proposta del Ministro, approva o rinvia a nuova istruttoria il progetto, accogliendo le proposte di prescrizioni e varianti compatibili con la localizzazione, le caratteristiche tecniche e funzionali ed i limiti di spesa individuati nel progetto preliminare laddove già approvato.

 

6.     idem.

 

 

ART. 4-QUATER

 

 

ART. 5-BIS

RISOLUZIONE DELLE INTERFERENZE

 

 

ART. 5-TER

LA SOCIETA’ PUBBLICA DI PROGETTO

 

1.             Tra le parole “…. e dagli altri soggetti” e la parola “interessati” inserire la parola “ pubblici”.

 

IDEM i commi seguenti

2.             “Per le infrastrutture realizzate con il cofinanziamento dei Comuni e delle Camere di Commercio, Industria e Artigianato, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti presenta al CIPE proposte di adeguamento del relativo piano economico e finanziario al fine di provvedere al reperimento delle risorse necessarie, a seguito di accertamento di minori entrate rispetto a quelle preventivate dal piano economico e finanziario già approvato. Al fine della realizzazione dell’opera, il CIPE assume a proprio carico tutti gli oneri conseguenti, assicurando, nel contempo, l’adozione di idonei strumenti volti a tenere indenni tanto le Società pubbliche di progetto, che i Comuni e le Camere di Commercio, Industria e Artigianato, interessate dalle obbligazioni derivanti dalle minori entrate accertate.”

 

 

Articolo 2 – Correzioni

Al Decreto Legislativo 20.8.2002 n. 190 sono apportate le seguenti integrazioni e correzioni:

 

1.             idem

2.             idem

2bis      All’art. 2 comma 5 sono aggiunte le seguenti frasi “Al fine di agevolare, sin dall’inizio della fase istruttoria, la realizzazione delle infrastrutture e insedimanti produttivi, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, sentiti i Ministri competenti, nonché i Presidenti delle Regioni o Province autonome interessate, propone al Presidente del Consiglio dei Ministri la nomina di Commissari straordinari, i quali seguono l’andamento delle opere e provvedono alle opportune azioni di indirizzo e supporto promuovendo le occorrenti intese tra i soggetti pubblici e privati interessati. Nell’espletamento delle suddette attività, e nel caso di particolare complessità delle stesse, il Commissario straordinario può essere affiancato da un Sub-Commissario, nominato dal Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta dei Presidenti delle Regioni o Province Autonome territorialmente coinvolte, con oneri a carico delle Regioni o Province Autonome proponenti.”

3          Il comma è sostituito dal seguente: All’art. 2 comma 8 è aggiunta la seguente frase “Nei limiti dei costi autorizzati a norma del comma 9, i Commissari Straordinari e i Sub-Commissari si avvalgono delle strutture di cui al comma 3, nonché delle competenti strutture regionali.”

4.             Idem

5.             Al comma 5 sopprimere le parole “e di ogni altro atto pianificatorio non compatibile”.

6.             Idem

7.             All’art. 18:

I commi 1 e 2 dell’art. 18 sono sostituiti dai seguenti:

“1. Idem

2. Il soggetto proponente predispone a proprie spese lo studio di impatto ambientale. Lo studio di impatto ambientale è redatto secondo le direttive comunitarie in materia e le norme …”.

9.             Idem


 

ALLEGATO TECNICO AL 2° D.LGV DI ATTUAZIONE INTEGRAZIONE E CORREZIONE DEL D.LGV N. 190/2002.

 

Art. 1

1.                 Dopo le parole “……. caratteristiche qualitative e funzionali delle opere”, aggiungere le parole “anche con riferimento ai profili ambientali e all’utilizzo dei materiali provenienti dalle attività di riuso e riciclaggio”.

 

Art. 3

1.                 Dopo le parole “…….. scelte tecniche del progetto”, aggiungere le parole “anche con riferimento ai profili ambientali e all’utilizzo dei materiali provenienti dalle attività di riuso e riciclaggio”.

Art. 4

1.                 Dopo le parole “……. successive modifiche e integrazioni”, aggiungere la seguente frase: “nonché le norme tecniche regionali in materia”.

 

Art.4, comma 1 eliminare “con riferimento alla predetta base di dati e informazione”.

 

Art. 28

1.                 Le parole “UNI EN ISO 9001/2001” è sostituita da “UNI EN ISO 9001/2000”

 

Art. 32

1.             Dopo le parole “……. di validazione avviene” aggiungere le parole “ai sensi dell’articolo 2, comma 2, del Decreto Legislativo”.

 

 

 

+T -T
Docenza universitaria: una riforma inadeguata

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni si schiera a fianco dei Rettori nel criticare la riforma dello stato giuridico della docenza universitaria. “Le Regioni – si legge nel documento approvato dalla Conferenza delle Regioni del 14 luglio -  pur concordando con la valutazione del Governo, condivisa dall’intera comunità scientifica, circa la necessità di un provvedimento di riforma dello stato giuridico della docenza universitaria, ritengono del tutto inadeguati i contenuti del DDL in discussione al Senato e condividono le valutazioni negative sul provvedimento espresse dalla CRUI e dal CUN e da molti Atenei”.

“Le esigenze immediate , cui occorre corrispondere, sono:

  • i nuovi requisiti di flessibilità del servizio didattico, richiesti dalla recente riforma didattica;
  • i risultati deludenti forniti dalla recente riforma dei meccanismi concorsuali, anche se si ritiene che essi non siano stati determinati dal decentramento delle procedure concorsuali, ma dall’inadeguata gestione dei concorsi, che ha spesso penalizzato la qualità delle selezioni e la mobilità, per favorire burocratiche carriere interne;
  • la mancata realizzazione nel tempo di condizioni di ricambio ordinato e progressivo nei diversi gruppi di ricerca ed il conseguente invecchiamento del personale docente e ricercatore, di cui circa la metà andrà in quiescenza nel prossimo decennio;
  • la mancata definizione dello stato giuridico dei ricercatori, problema lasciato aperto dal DPR 382/80;
  • lo stato di grave difficoltà finanziaria degli Atenei, a causa delle modalità con cui è stata realizzata l’autonomia budgetaria degli stessi, per iniziativa dei diversi governi che si sono succeduti dal 1993 ad oggi, modalità che hanno determinato una sostanziale e progressiva riduzione delle risorse che le università avrebbero potuto destinare al reclutamento di nuove unità di personale.

Il disegno di legge proposto dal Governo fornisce risposte a queste esigenze, ma non in maniera esauriente, e dà adito al alcune perplessità.

In particolare il provvedimento non è collocato all’interno di un intervento quadro sull’università, che affronti il problema cruciale del suo finanziamento e comunque non prevede risorse aggiuntive per la copertura finanziaria delle misure adottate.

Le Regioni ritengono, infatti, che la possibilità, prevista dal provvedimento, di interventi di altri soggetti pubblici o privati, imprese private e fondazioni , per la copertura di posti di professore o per la realizzazione di programmi di ricerca nelle università, per quanto auspicabile, non possa corrispondere al disimpegno dello Stato nei supporti finanziari necessari all’università.

A tale proposito le Regioni ritengono che, per il futuro del Paese, per la sua competitività, per la sua permanenza nel novero dei paesi maggiormente sviluppati, occorre che i settori dell’alta formazione e della ricerca vadano considerati prioritari e che pertanto le quote di risorse pubbliche statali ad essi destinati vadano allineate a quelle degli altri paesi europei, dove rappresentano l’1,4% del PIL, contro lo 0,8 dell’Italia e tendere al raggiungimento del 2% previsto per il 2010 dalla Conferenza di Lisbona.

Analogamente occorre compiere tutti gli sforzi affinché, anche sul fronte del numero di soggetti in possesso di un titolo di studio universitario, rapportato con la popolazione residente, vengano rapidamente raggiunti i livelli europei. Si ricorda che in Italia, con riferimento ai soggetti compresi tra i 25 e i 34 anni in possesso di titolo di studio di livello universitario, il rapporto con la popolazione residente è del 12%, con notevoli disomogeneità a livello territoriale, mentre la media dei paesi europei, con riferimento all’Europa a dodici, è superiore al 20%.

Induce perplessità il modello di università proposto dal disegno di legge, fondato su una dotazione di organico di personale di ruolo piuttosto ristretta, affiancata da un gran numero di personale non strutturato a contratto, per il quale si aprirebbero, di norma, chances concrete di ingresso in ruolo solo dopo i 40 anni. La maggior parte dell’ attività universitaria  dovrà essere garantita da personale titolare di diversi tipi contratti rinnovabili e, comunque, di natura privatistica.

Altrettanto negative appaiono le proposte relative al personale attualmente in servizio nelle Università. Da una parte si prospetta per i ricercatori l’attribuzione di un titolo meramente formale, quello di professore aggregato privo di concrete connotazioni di stato giuridico, dall’altra si adottano misure particolaristiche che prospettano inaccettabili forme di ope legis.

Tali meccanismi, inoltre, si pongono in contrasto con la necessità che gli avanzamenti di carriera siano legati a criteri meritocratici e, pertanto, a rigorosi meccanismi di valutazione. Nello stesso tempo viene violato il principio dell’autonomia universitaria al cui ambito vanno ricondotti tutti i processi di valutazione.

Il sistema di valutazione proposto nel nuovo testo, riferito alla valutazione della idoneità scientifica nazionale, va chiarito in particolare nell’ individuazione dei settori scientifico-disciplinari e nella loro precisa definizione.

Il sistema relativo ai meccanismi concorsuali per l’accesso in ruolo e per la progressione di carriera necessita di criteri rigorosi e trasparenti al fine di favorire, da parte delle università italiane, livelli di produttività scientifica e didattica allineati a quelli delle migliori università europee ed americane.

Se il testo legislativo proposto venisse adottato i giovani più dotati potrebbero essere scoraggiati ad intraprendere la carriera universitaria e non verrebbe fornita una risposta soddisfacente all’esigenza di promuovere un ricambio generazionale.

Più convincenti in alternativa sembrano essere soluzioni che prevedano:

  • un periodo di formazione alla docenza successivo al dottorato di ricerca, di durata ragionevolmente breve, coperto da contratto e tale da consentire, alla sua conclusione, le necessarie scelte qualitative di quelli che potranno risultare idonei per l’ingresso nei ruoli dei professori;
  • un ruolo della docenza articolato su più fasce, caratterizzate da livelli differenziati di qualificazione scientifica; l‘articolazione proposta su sole due fasce, con la contemporanea messa ad esaurimento del ruolo dei ricercatori, finirebbe inevitabilmente per innalzare eccessivamente l’età di ingresso in ruolo.

Le Regioni, infine, evidenziano la necessità di un ulteriore provvedimento legislativo sulla governance del sistema universitario in cui, a valle di una più precisa definizione di ruoli, funzioni e missioni dell’università, si affrontino sia i problemi della programmazione del sistema universitario stesso sia quelli dei rapporti tra atenei e territorio. Per quest’ultimo aspetto appaiono, ad esempio, del tutto insufficienti le funzioni normativamente attribuite ai Comitati regionali di coordinamento, che nella maggior parte dei casi non consentono alle Regioni concrete possibilità di incidere nelle scelte operate dalle università”.

(red)

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UE: il 21 incontro tecnico con Commissione

(regioni.it) Si è svolto il 14 luglio un incontro tecnico tra rappresentanti del ministero delle politiche comunitarie e una delegazione della Conferenza delle Regioni. Il tema dell’incontro è stato quello dell’accelerazione della strategia di Lisbona, anche in vista dell’incontro tecnico con funzionari della Commissione europea previsto per la prossima settimana. L’incontro con la Commissione è programmato per giovedì 21 luglio: ore 9,30 presso Dipartimento per le Politiche comunitarie, Piazza Nicosia 20, Roma.  

Il Consiglio europeo di Bruxelles del 16-17 giugno 2005 ha approvato un rilancio della strategia di Lisbona, concordata nel 2000, con l’obiettivo di rendere in un decennio l’Europa l’area economica basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, attraverso una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale.

Il Consiglio europeo di Bruxelles ha stabilito che ogni Stato membro dovrà presentare entro il 15 ottobre 2005 un Programma nazionale per la crescita e l’Occupazione (PICO) che – sulla scorta delle tre dimensioni della strategia di Lisbona (economica, sociale e ambientale) - consenta l’integrazione delle politiche pubbliche su tre aree prioritarie: politiche macroeconomiche, politiche microeconomiche e orientamenti occupazionali.

Tale programma dovrà essere predisposto con la partecipazione delle parti sociali e di Regioni e autonomie locali.

Il Consiglio europeo di giugno ha inteso con la predisposizione dei Programmi nazionali imporre un’accelerazione alle dinamiche già in atto della strategia di Lisbona.

Il 30 giugno u.s., nel corso della sessione comunitaria della Conferenza Stato-Regioni, il Ministro La Malfa, incaricato di coordinare il Programma Italiano, ha richiesto il coinvolgimento delle Regioni fin dalla prima fase, invitandole a indicare tra i 24 orientamenti integrati approvati dal Consiglio europeo quali siano prioritari per le Regioni.

E’ in questo contesto che il giorno 21 luglio  - dalle 9,30 alle 11, presso il Dipartimento per le Politiche comunitarie - si svolgerà l’incontro tra una delegazione tecnica delle Regioni e una delegazione tecnica della Commissione europea.

Sarà quindi predisposto durante l’estate un Documento di priorità regionali, che espliciti così in modo  condiviso le priorità di azione in tema di crescita e occupazione secondo i 24 orientamenti integrati approvati dal Consiglio europeo del giugno 2005.

Il Documento dovrà partire dalle priorità regionali di sviluppo e deve determinare degli aggregati settoriali coerenti che caratterizzino l’insieme delle Regioni a livello nazionale o per aree obiettivo. E’ previsto per il 22 settembre 2005 l’approvazione di questo Documento delle Regioni in Conferenza delle Regioni e Province Autonome. Il 15 ottobre 2005 è la data di presentazione del programma nazionale alla Commissione europea  da parte del Governo.

(red)

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