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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 565 - venerdì 22 luglio 2005

Sommario
- Rilancio federalismo fiscale: la proposta delle Regioni al Governo
- Accordo di Santa Trada: Errani e Lorenzetti
- Accordo di Santa Trada: Formigoni e Loiero
- Dpef: le 9 priorità delle Regioni
- Accordo di Santa Trada: Spacca, Iorio, Bassolino, De Filippo
- Il 28 Conferenza Regioni

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Dpef: le 9 priorità delle Regioni

(regioni.it) Sono 9 le priorità per il Dpef che le Regioni (rappresentate da Giovanni Battista Pittaluga, Assessore della Liguria e coordinatore vicario della Commissione Affari finanziari per la Conferenza delle Regioni) hanno rappresentato nel corso dell’audizione del 22 luglio davanti alle commissioni bilancio riunite di Camera e Senato.

Dopo aver ricordato che Regioni ed Enti locali, il 13 luglio 2005 – in un confronto con il Governo - hanno consegnato un documento comune ed un ordine del giorno della Conferenza delle Regioni riguardante specifiche problematiche delle Regioni a Statuto Speciale, le Regioni hanno consegnato al Parlamento un Documento frutto di un confronto approfondito avvenuto nella seconda giornata della Conferenza Straordinaria che si è tenuta a Villa San Giovanni (Santa Trada) il il 20 e 21 luglio.

“Le Regioni e le Province Autonome - si legge nel documento consegnato al parlamento - prendono atto delle difficoltà finanziarie emerse e condividono la necessità di portare il Paese sul percorso di rilancio proposto e con una finanza pubblica in equilibrio. Esse ritengono, anche in questo contesto difficile, di poter continuare a svolgere un ruolo attivo e propositivo, con l’assunzione di responsabilità e iniziative per il rilancio economico e la virtuosità della finanza pubblica. Affinché tale ruolo possa essere svolto in pieno occorre che tutti i livelli di governo territoriale possano trovare un luogo di approfondito e fattivo confronto sulle problematiche proprie e condivise, sulla base del principio di leale collaborazione che deve essere alla base dei rapporti istituzionali come previsti dal riformato titolo V della Costituzione. In tal senso le Regioni e le Province Autonome rilevano criticamente come ciò, sino ad oggi, non sia avvenuto e chiedono con forza che al più presto si possa recuperare tale “lacuna istituzionale” nella prospettiva dell’impostazione della prossima legge finanziaria per l’anno 2006.

Le 9 priorita indicate riguardano:

1)  L’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione (cfr articolo precedente e il documento approvato a Santa Trada, Villa San Giovanni il 21 luglio)

Occorre dare avvio ad una progressiva attuazione dell’art. 119 della Costituzione in materia di federalismo fiscale. “Il procrastinare la realizzazione di un compiuto federalismo fiscale determina nei fatti incertezza in termini di risorse e incapacità di definire politiche di sviluppo a medio e lungo termine”.

“Si chiede –prosegue il documento - che siano individuate quanto prima le linee di un sistema di federalismo fiscale che assicuri ai Governi locali autonomia di entrata e di spesa all’interno di un sistema tributario centrale e locale in grado di garantire una equa e sufficiente ripartizione delle risorse necessarie. Nella determinazione dei principi fondamentali della finanza locale lo Stato deve rendere possibile alle Regioni la facoltà di istituire tributi di scopo regionali e locali il cui gettito sia destinato a finanziare gli investimenti infrastrutturali nel territorio sul quale il tributo viene prelevato ovvero prevedere la possibilità di tariffazione.

2) La riformulazione di un nuovo Patto di Stabilità Interno

“Le amministrazioni decentrate oltre ad un Patto di Stabilità nel quale devono essere computate le spese di investimento, si trovano di fronte all’impossibilità di finanziare con debito i trasferimenti a privati (art. legge 350/2003), perdendo spesso l’opportunità di utilizzare  cofinanziamenti europei o nazionali”.

Le Regioni propongono di “escludere dal tetto di spesa gli investimenti, o in via subordinata, alcune componenti di esse privilegiando quelli più coerenti con le finalità proposte dall’agenda di Lisbona”; e di “responsabilizzare il sistema territoriale con forme di co-definizione degli strumenti di correzione del tendenziale diversificate tra i livelli istituzionali di governo; di escludere dal patto di stabilità la contabilizzazione dei fondi connessi ai programmi UE; di introdurre criteri di flessibilità che tengano conto delle spese sostenute per far fronte ad eventi straordinari e non ricorrenti;e di rivedere il sistema sanzionatorio, anche introducendo sistemi premianti a favore degli enti più virtuosi.

3) Lo sblocco “delle leve dell’autonomia finanziaria delle Regioni e degli Enti locali”. “Occorre prevedere un ripristino urgente del gettito perduto e della capacità di manovra delle leve finanziare territoriali, tra cui in primo luogo si ricorda la necessità di prorogare il fondo di garanzia per assicurare le risorse spettanti alle Regioni per i livelli essenziali dell’assistenza sanitaria e pervenire a soluzione del processo di decentramento amministrativo ex legge 59/1997 e il congruo finanziamento delle funzioni da esso attribuite.

4) La previsione di indirizzi programmatici per la piena collaborazione di tutti i livelli di governo volta all’attività di contrasto all’evasione fiscale e finalizzate all’emersione di attività “sommerse”. Ciò consentirebbe di recuperare le basi imponibili dei grandi tributi compartecipati e rendere efficace  il controllo di tutti i tributi erariali in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate. La legislazione vigente già prevede la partecipazione delle Regioni alle procedure di accertamento ed ha istituito le Commissioni Paritetiche che tuttavia attualmente non hanno effettiva operatività. Si richiede di dar seguito pratico alla normativa strutturando tali Commissioni Paritetiche ed organizzandone l’attività. Il collegamento con il territorio è indispensabile per un miglior recupero di basi imponibili ed anche per l’impostazione di studi di settore “regionalizzati”. Si segnala, inoltre, che nel 2006 è in scadenza la proroga dei contratti dei concessionari della riscossione. Al riguardo le Regioni sono favorevoli al progetto di istituzione di una S.p.A. per la riscossione e chiedono che venga già prevista la partecipazione delle Regioni e degli Enti locali. Vi è la necessità, nella logica della razionalizzazione delle spese per la riscossione dei tributi e del recupero di efficienza del sistema della riscossione, di impostare un rafforzamento delle procedure di riscossione attraverso l’istituzione di una Società a totale partecipazione pubblica, mediante l’attribuzione di un ruolo rilevante della partecipazione delle Regioni e degli Enti Locali.

5) L’individuazione di “un diverso meccanismo di contenimento della spesa per il personale che non uniformi ed appiattisca tutti gli Enti sul dato economico complessivo ma tenga conto delle peculiarità di ciascun Ente.  E' necessario, in via generale, correlare le possibilità di assunzione alla capacità di bilancio dell'Ente,ai servizi erogati ed a parametri di efficienza ed efficacia riferiti a ciascun comparto. E’ altresì opportuno che si rafforzino i meccanismi della contrattazione collettiva pubblica, consentendo alle singole realtà territoriali maggiori margini di autonomia negoziali non predeterminati in  termini centralistici.

6) l’attivazione di un “tavolo di monitoraggio” della spesa pubblica composto dai diversi livelli istituzionali, per aumentare il grado di trasparenza della spesa nella Pubblica Amministrazione, facendo in modo, in coerenza con il nuovo titolo V della Costituzione, di avere uno strumento condiviso per la verifica costante e puntuale delle spese degli Enti. Ciò è tanto più necessario constatando la pratica a cui ha fatto spesso ricorso l’amministrazione centrale di finanziare numerosi micro-interventi sul territorio riducendo le risorse in settori oggi strategici quali l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo tecnologico. Attraverso lo strumento condiviso di monitoraggio della spesa gli Enti potranno meglio individuare settori di intervento da finanziare con i risparmi possibili che il medesimo sistema potrà far emergere.

7)la necessità di “individuare modelli di semplificazione che vedano paritariamente impegnati Stato e Regioni su un percorso a fasi, prioritariamente nelle Regioni pronte alla sperimentazione. La semplificazione, in particolare, deve essere intesa come un insieme di azioni nei diversi settori dai provvedimenti legislativi ai procedimenti amministrativi.

8) Un progetto di rilancio delle politiche di welfare territoriale non può prescindere da una forte attenzione alla salute ed alla famiglia, in quanto elemento fondante della comunità, che ne mantiene e garantisce i legami di appartenenza, di identità, di stabilità e di solidarietà.

Tra gli obiettivi concreti possibili di tali politiche, si possono ricomprendere i seguenti: determinazione dei Livelli Essenziali di Assistenza Sociale (LIVEAS), adeguamento, almeno ai livelli 2004, del finanziamento del Fondo Nazionale per le Politiche sociali; istituzione di un Fondo per la non autosufficienza (in discussione alla Camera); forme di sostegno al reddito a favore dei cittadini in condizione di disagio economico, visto anche il mancato avvio del Reddito di ultima istanza, a  co-finanziamento Stato-Regioni-Enti Locali; approvazione delle modifiche all'attuale ordinamento tributario (al momento in discussione alla Camera), individuando come nuovo elemento di riferimento il quoziente familiare.

Per quanto riguarda la Sanità si ribadisce l’esigenza di pervenire alla soluzione del pieno finanziamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). E’ indispensabile attivare il tavolo di confronto con il Governo sulla questioni economico – finanziarie rimaste sospese per l’anno 2004, in particolare sulla sottostima dei LEA e sugli oneri contrattuali per circa 4,5 miliardi di euro. Inoltre  essendo insostenibile il tetto di crescita del 2% annuo è necessario rivedere tale limite nella logica della tenuta del sistema complessivo e, nello specifico, in relazione alla questione dei rinnovi contrattuali.

9 )Politiche del Mezzogiorno e dello sviluppo: l’allocazione delle risorse deve tener conto non solo dei differenti livelli di partenza delle singole realtà, ed anche delle potenzialità di ciascuna di essa in termini di maggior occupazione, reddito e valore aggiunto e del contributo al benessere collettivo e nazionale. Le Regioni attribuiscono funzione strategica ai Fondi per le Aree sottoutilizzate come strumento per garantire la perequazione tra tutti i territori e per favorire lo sviluppo tecnologico di infrastrutture nel Mezzogiorno i cui esiti abbiano ricaduta sulle Regioni del Sud anche in tema di ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico e qualificazione del capitale umano.

A tal proposito, vista la previsione nelle linee guida al DPEF 2006 – 2009 di un tasso di sviluppo previsto per il mezzogiorno inferiore alla media nazionale ed europea si evidenzia la necessità che il Governo si impegni a garantire con fondi ordinari per tali aree una crescita superiore alla media nazionale ed europea nel rapporto tra spesa in conto capitale e PIL. Ciò è tanto più necessario alla luce della difficile trattativa che il Governo sta sostenendo al livello europeo per mantenere inalterati i fondi di coesione e competitività.

La differente dotazione infrastrutturale territoriale è anche conseguenza delle diverse caratteristiche economiche e produttive delle Regioni. E, quindi, deve essere orientato non solo a restringere un gap strutturale che guarda al lato dell’offerta di dotazioni senza tenere conto della domanda: tipologia e volume di affari, lavoro e PIL dei territori. L’analisi della spesa del capitale pubblica e della sua relativa intensità va fatta in relazione alla potenzialità di un’area, ovvero alla sua capacità di raggiungere determinati livelli di sviluppo. Sono questi i parametri nuovi che soli possono garantire la produttività del capitale pubblico investito.

Per le questioni di specifico interesse delle Regioni a statuto speciale e Province autonome, infine, si segnalano inoltre che tutti gli obiettivi di carattere finanziario con riferimento sia ai livelli di spesa che agli aumenti tendenziali devono essere contenuti esclusivamente nel patto di stabilità concordato fra il Governo e la singola regione a statuto speciale e provincia autonoma.

(sm)

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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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