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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 578 - mercoledì 7 settembre 2005

Sommario3
- Scuola: per Silvia Costa decreto confuso...da revisionare
- Haider e Galan: dall'Europa di Bruxelles a quella delle Regioni
- Regole europee per gli aeroporti regionali
- Spi-Cgil: welfare a rischio. Errani: governo unitario della Repubblica
- Lazio: Cassino Provincia ?
- Conferma rating per la Toscana

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Scuola: per Silvia Costa decreto confuso...da revisionare

(regioni.it) Dopo le ottimistiche affermazioni del Ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti (cfr. regioni.it n.577) arriva da parte delle regioni un invito alla cautela:“Il voto alla scuola italiana lo daranno gli studenti e le famiglie. Per ora l'esito delle indagini internazionali (Indagine Pisa e indicatori europei di Lisbona) è fatto più di ombre che di luci''. Lo afferma l'assessore regionale del Lazio all'Istruzione, formazione e diritto allo studio e coordinatrice della IX Commissione Istruzione, lavoro, innovazione e ricerca della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome Silvia Costa con riferimento ai dati diffusi dal ministro Moratti.

''E' peggiorato - prosegue Costa - il livello di  apprendimento, l'andamento dei successi scolastici registra una maggiore divaricazione ed e' sempre più dipendente dall'origine sociale, i tassi di scolarità sono inferiori alla media europea. Nel frattempo - dice ancora l'assessore - gli studenti e le famiglie non sanno ancora oggi quale scuola superiore li attenderà, a causa della grande confusione che ancora regna sui nuovi licei e istituti professionali. E' di questa preoccupazione che si sono fatti carico gli assessori regionali all'Istruzione e formazione professionale, indicando al ministro Moratti la necessità di una profonda revisione del decreto sulla Riforma del secondo ciclo, se si intende superare la richiesta del suo ritiro gia' espressa dalla Conferenza delle Regioni''.

Tra le richieste provenienti dagli assessori regionali alla scuola al ministro Moratti, la definizione dei curricula e della natura dei titoli in uscita dai percorsi delle scuole superiori e la loro spendibilità in relazione all'accesso all'università e alle professioni; la definizione di una norma transitoria di passaggio dall'attuale sistema al nuovo; l'individuazione di procedure e criteri, luoghi istituzionali e tempi definiti per assegnare le risorse finanziarie a copertura dell'intero sistema di istruzione e formazione professionale, l'attuazione in tempi certi della riforma del Titolo V della Costituzione, per definire le competenze e il trasferimento delle risorse professionali alle Regioni; l'individuazione delle quote di orario obbligatorio spettante alle Regioni e di quelle spettanti alle singole istituzioni scolastiche.

''Il confronto con i Ministeri dell'Istruzione e degli Affari regionali si e' avviato ieri - continua Costa - e andrà avanti con tavoli tecnici fino al 15 settembre, data in cui si terrà la Conferenza Unificata. Valuteremo in quella sede se ci sarà stata una reale assunzione di responsabilità e di consapevolezza istituzionale da parte del governo per poter esprimere un parere da parte delle Regioni. E' chiaro che in un quadro così incerto - conclude Costa - la maggioranza degli assessori regionali ritiene azzardata e impraticabile una sperimentazione al buio della riforma e ha chiesto al Miur di non procedere in tal senso''.

Nubi si addemdano all’orizzonte lungo un percorso che appare in salita. Infatti secondo Andrea Ferrazzi, Vicepresidente della Provincia di Venezia che nel corso degli incontri tecnici ha rappresentato l’UPI potrebbe infatti profilarsi il ricorso alla Corte Costituzionale, da parte delle Regioni d'Italia, nel caso che il ministero dell'Istruzione proceda con il decreto di riforma sulla scuola senza aver preventivamente raggiunto una intesa con le Regioni stesse e gli Enti locali. ''Emerge sempre più impellente – ha aggiunto Terrazzi - la ricerca di un punto d'incontro che consenta a tutti i soggetti istituzionali di sedere al tavolo della riforma. ''Il ministero dell'Istruzione - ha spiegato Ferrazzi - non può pensare di definire una riforma così importante senza tener conto del Titolo V della Costituzione e dell'inevitabile sovrapposizione di competenze tra Enti che si verrebbe a creare. Qui il rischio, serissimo, è che venga fatta passare una riforma a costo zero per lo Stato, che andrà a gravare ulteriormente sulle casse di Province e Comuni e, quel che e' peggio, sulle tasche dei cittadini. Noi non possiamo permetterlo, e arriveremo alla rottura del Tavolo nazionale

se entro il 15 settembre, quando vi sarà la prossima Conferenza unificata, non vi saranno stati segnali chiari''. Ma le perplessità non riguardano solo costi e criteri di finanziamento. Per le autonomie ''il testo - ha detto ancora Ferrazzi - non chiarisce nemmeno la riconoscibilità dei titoli dei nascenti licei economico e tecnologico: saranno professionalizzanti come gli attuali diplomi o semplici maturita'? E’ invece necessario dare certezze alle famiglie sugli sbocchi professionali deiloro figli''.

E non c’è nemmeno chiarezza sulla riconoscibilità del titolo di formazione professionale su tutto il territorio nazionale. ''La stessa trasformazione di tutto l'esistente - ha continuato Ferrazzi - è decisamente nebulosa. Non sta scritto da nessuna parte quali istituti diventeranno Licei e quali saranno inseriti nel sistema di Istruzione e Formazione professionale, né chi deciderà sulla loro trasformazione. Una situazione di caos che porterebbe a una incertezza impensabile. Vi è necessità di una norma transitoria che chiarisca questi aspetti senza alcun margine di dubbio''. Tra gli aspetti più controversi vi e' poi il capitolo relativo alla sicurezza delle scuole, sulla quale il Governo deroga da anni, e sul quale invece sono necessari finanziamenti cospicui. Inoltre, e' necessario chiarire quante ore di lezione alla settimana siano di competenza delle Regioni sulla scelta delle materie, e quante del sistema scolastico. ''Le Province - ha concluso Ferrazzi - chiedono infine il blocco di qualsiasi sperimentazione che anticipi i contenuti della riforma: si tratterebbe di una forzatura nei confronti della scuola rispetto all'entrata in vigore della legge, che e' tutta da verificare''.

Da Saint Vincent arriva invece un appunto da parte del Presidente delle Regione Valle D’Aosta Luciano Caveri, preoccupato per le ricadute del contratto scuola. ''La Regione autonoma Valle d'Aosta si trova nella situazione paradossale di dover subire la contrainte di un contratto nazionale del personale scolastico a fronte del pagamento delle spese''.

(sm/07.09.05)

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Haider e Galan: dall'Europa di Bruxelles a quella delle Regioni

(regioni.it) Ritrovare la fiducia e l'entusiasmo nello spirito dell'Unione Europea a partire dalla costituzione delle Euroregioni. E' con questo proposito che si sono ritrovati a Venezia il presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, il presidente del land Carinzia, Jorg Haider, e le rispettive giunte per ''I primi colloqui transfrontalieri'' per la formazione dell'Euroregione tra Veneto, Friuli Venezia Giulia, Carinzia, Slovenia, e Istria croata.

Nell'incontro gli assessori dei due enti regionali si sono confrontati su argomenti quali turismo, ambiente, cultura, sanità, istruzione, trasporti. Ad oggi sono 33 i progetti finanziati dall'Unione Europea che vedono collaborare le due regioni. Nuove porte si aprono per il periodo di programmazione 2007-2013 che vedrà l'Unione europea distribuire, informa una nota della Regione, 7.500 milioni di euro da ripartire fra collaborazione transfrontaliera, transnazionale, e interregionale. ''La collaborazione nell'ambito dell'Euroregione - ha sottolineato Jorg Haider - ci permettera' di rafforzare gli ambiti dell'economia, dell'istruzione, della formazione, e molti altri ancora. Ora i nostri tecnici si dovranno mettere al lavoro su iniziative condivise''.

Ricordando le difficolta', sul piano giuridico, per la formazione dell'Euroregione, Galan ha sostenuto che ''sul piano concreto, quando avremo, oltre alle 33 collaborazioni già attivate, altre 50 iniziative comuni, l'Euroregione, a quel punto, sarà una conseguenza''. Per Galan l'Euroregione avrà una grande valenza economica e aiuterà a intercettare i fondi messi a disposizione da Bruxelles. Non saranno ostacoli, hanno sottolineato i leader delle due regioni, i diversi colori politici delle regioni che partecipano al progetto. ''Con la polemica politica non si costruisce nulla'', ha detto Galan prendendo ad esempio la collaborazione con Illy, presidente del Friuli Venezia Giulia a capo di una giunta di centrosinistra. ''Qui siamo tutti interessati - ha aggiunto - a lavorare per il bene delle regioni''.

''Il cammino costituzionale europeo – ha aggiunto Haider - deve essere rivisto e cambiato per dare più peso alle regioni''. ''Noi guardiamo lo sviluppo dell'Unione europea da un punto di vista ottimistico ma le consultazioni popolari di Francia e Olanda sul trattato costituzionale ci dicono che molti cittadini sono critici - ha aggiunto Haider - e vogliono un'altra Europa, un'Europa diversa da quella di Bruxelles''. ''C'e' bisogno dell'Europa delle regioni - ha aggiunto il presidente della Carinzia - quell'Europa che noi stiamo costruendo con iniziative concrete di collaborazione come quelle dell'Euroregione''.

(red/07.09.05)

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Regole europee per gli aeroporti regionali

(regioni.it) Da Bruxelles le regole per gli aiuti di stato degli aeroporti regionali alle compagnie pronte ad aprire nuove rotte: norme che garantiscano la parità di trattamento tra aeroporti pubblici e aeroporti privati ed evitano che le compagnie che beneficiano degli aiuti siano eccessivamente favorite rispetto alle altre compagnie. I nuovi orientamenti saranno applicati a partire dalla data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

"La Commissione europea desidera incentivare lo sviluppo degli aeroporti regionali e la mobilità dei cittadini. Le nuove regole - ha dichiarato il vicepresidente della Commissione responsabile dei trasporti, Jacques Barrot - offrono agli aeroporti regionali la certezza giuridica necessaria per il loro sviluppo e per quanto riguarda i rapporti con le compagnie aeree e i poteri pubblici".

Se un aeroporto, al di là del puro interesse commerciale, decide di concedere finanziamenti pubblici ad una compagnia, questi saranno accolti se servono a condividere (entro il limite del 30-50%) i costi aggiuntivi connessi all'apertura della nuova rotta, ad esempio le spese di marketing o i costi di installazione sul sito degli aeroporti regionali interessati. La rotta per la quale vengono concessi aiuti dovrà, a termine, essere economicamente redditizia; per questo motivo gli aiuti devono ridursi gradualmente nel tempo e avere una durata massima di 3 anni (di 5 anni se si tratta di

regioni meno favorite e isolate). Gli aeroporti interessati in via prioritaria saranno quelli con un traffico interno inferiore a 5 milioni di passeggeri.

L'intensificarsi della concorrenza nel mercato aereo europeo, in particolare dopo la comparsa delle compagnie low-cost, ha spinto molti aeroporti ad attivarsi per convincere alcune compagnie ad aprire nuove rotte. Una simile evoluzione consente un'offerta di trasporti aerei più ampia e accessibile a tutti i cittadini europei, e contribuisce allo sviluppo economico regionale, favorendo allo stesso tempo la riduzione della congestione negli hub. La Commissione intende incentivare questa evoluzione, garantendo che venga riservato un trattamento paritario a tutti gli operatori aeroportuali e a tutte le compagnie aeree e che le risorse pubbliche siano

utilizzate correttamente.

I nuovi orientamenti - adottati dopo una vasta consultazione, in particolare con il settore interessato e gli Stati membri - istituiscono un quadro giuridico certo per gli accordi tra aeroporti e compagnie aeree. Essi garantiranno una maggiore trasparenza e permetteranno di evitare discriminazioni negli accordi tra gli aeroporti regionali e le compagnie aeree per quanto riguarda gli aiuti destinati all'avvio delle attività. Gli orientamenti garantiscono infine la completa parità di trattamento tra aeroporti pubblici e aeroporti privati.

Bruxelles verificherà i casi di finanziamento pubblico - precisa la comunicazione Ue - adottando un approccio “caso per caso” cioè a seconda della dimensione dello scalo, del suo flusso di traffico e della condizione della Regione in cui si trova.

Le linee direttrici limitano comunque la portata degli aiuti ammissibili - che dovranno essere compresi tra il 30% e il 50% dei costi addizionali per lanciare nuove linee o migliorare l'infrastruttura - e la durata dell'aiuto concesso che non potrà superare i 5 anni.

Favoriti dal nuovo quadro normativo i piccoli scali delle Regioni Obiettivo 1 dei fondi strutturali con un traffico inferiore a 1 milione di passeggeri e delle Regioni ultraperiferiche che potranno beneficiare legalmente del massimo degli aiuti pubblici (il 50% dei costi per un periodo di 5 anni). In tutti gli altri casi gli aiuti possono raggiungere il 30% dei costi ed essere erogati per un periodo di 3 anni ma gli Stati membri dovrebbero comunque giustificare il loro regime di aiuti.

La Commissione Ue ribadisce peraltro che la rotta per la quale vengono concessi aiuti dovrà, a termine, essere economicamente redditizia. Per questo motivo gli aiuti devono ridursi gradualmente nel tempo e avere una durata massima di 3 - 5 anni (nel caso di regioni meno favorite e isolate).

Gli aeroporti interessati in via prioritaria saranno quelli con un traffico interno inferiore a 5 milioni di passeggeri. In Italia, per esempio, gli aeroporti di Napoli, Bologna, Catania, Venezia, Genova e Pisa, Trieste-Ronchi e gli aeroporti delle Regioni più sfavorite come quelli di Foggia-Gino Lisa, Lampedusa, Pantelleria e Trapani - Birgi, Reggio Calabria, Taranto-Grottaglie. La Commissione applicherà i nuovi orientamenti a partire dalla data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

La commissione Trasporti dell'Europarlamento “non esiterà ad esprimere il proprio parere con un rapporto di iniziativa” sulla questione degli aeroporti  regionali e minori. Se ne è detto convinto il presidente Paolo Costa (Margherita), secondo il quale ''con l'adozione oggi delle sue linee guida sul finanziamento degli aeroporti minori e degli aiuti di Stato per le compagnie aeree in partenza da aeroporti regionali, l'esecutivo dimostra di aver preso atto dell'esplosione della domanda di trasporto aereo, letteralmente raddoppiata in 10 anni e destinata a crescere ancora più  velocemente nei prossimi anni''. “Questa - ha osservato - è in parte conseguenza della vera e propria democratizzazione del trasporto aereo che si manifesta  con nuove linee, nuove compagnie e l'attivazione, o la riattivazione, di aeroporti minori. La comunicazione della Commissione da' un duplice segnale pienamente condivisibile: da una parte, quello di voler continuare ad incoraggiare la concorrenza tra i modi di trasporto e all'interno stesso del trasporto aereo, e dall'altra, quello di voler stabilire regole trasparenti sugli aiuti di stato al fine di vigilare sulla non alterazione della concorrenza''.

(red/07.09.05)

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Spi-Cgil: welfare a rischio. Errani: governo unitario della Repubblica

(regioni.it) Welfare a rischio o welfare a due velocità? Sembra essere questa la preoccupante alternativa che emerge dalla presentazione del V Rapporto Spi-Cgil sul welfare locale. In assenza di un efficace sistema di perequazione, che dovrà essere garantito dall'articolo 119 della nuova Costituzione, si allarga lo spartiacque tra Nord e Sud del Paese e i Comuni capoluogo mostrano divari enormi nella spesa pro-capite negli interventi sociali, che nel 2003 ha messo in mostra una significativa battuta d'arresto, con la contrazione di risorse addirittura del 20% al Sud.

Prendendo spunto dal rapporto dello Spi-Cgil e in relazione al grave momento del welfare, il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, si dichiarato “poco convinto” da un certo “ottimismo di maniera, il governo deve dire come intende impostare la Finanziaria perché siamo già a Settembre".

"Occorre - ha aggiunto Errani -una reale discussione perché la situazione è preoccupante e non bastano i dati Ocse per cancellare i problemi. Bisogna discutere l'impostazione della Finanziaria e come contribuire insieme allo sviluppo del Paese, come investire in infrastrutture, in ricerca, innovazione, formazione. Su queste priorità costruire una proposta di 'governo unitario della Repubblica' coinvolgendo Comuni e Regioni". Errani a questo proposito ha poi indicato nelle questioni della sanità e del welfare una delle priorità: "bisogna definire i livelli essenziali e su questo operare concretamente". Quanto ai tagli alle spese, Errani ha spiegato che "le regioni sono pronte a fare la loro parte ma non e' tagliando le auto blu che si coprono i 5 miliardi che mancano al fondo sanitario del 2004". Quanto alla proposta di un coinvolgimento delle Regioni nel capitale della Banca d’Italia, Errani liquida la fantasiosa ipotesi con poche battute: “Non scherziamo, dobbiamo pensare a fare cose serie, abbiamo scadenze fondamentali urgenti, a partire dalla Finanziaria 2006. A fronte del provvedimento del governo e del dibattito che spero sia serio e risolutivo - ha detto Errani - per affrontare tutti i temi di Bankitalia, ruoli istituzionali e la risoluzione dei nodi sul risparmio, in quella sede vi saremo e li' daremo il nostro contributo”.

Crollano – secondo il rapporto dello Spi-Cgil - gli investimenti dei Comuni per il welfare a causa delle minori entrate e degli effetti del patto di stabilità.

La spesa corrente pro-capite e' scesa dai 1.063 euro del 2002 (consuntivi) ai 1.052 euro delle previsioni 2004, quando i Comuni hanno dovuto affrontare il taglio ai trasferimenti statali con la Finanziaria. Nei consuntivi dei comuni la spesa sociale in senso stretto e' diminuita dai 168,36 euro pro-capite del 2002 ai 167,32 del 2003, un trend che tocca picchi elevati al Sud, dove la spesa si e' ridotta da 124,76 euro pro-capite del 2002 a 102,20 euro nel 2003. Anche nelle aree del Nord-Ovest la spesa sociale è scesa, da 198,93 a 193,62 euro.

Le entrate tributarie dei Comuni, secondo la sintesi del rapporto diffusa dall’Ansa, hanno fatto registrare un notevole aumento negli ultimi quattro anni: nel 2000, infatti, la pressione tributaria era pari a 416,26 euro pro-capite, un valore che ha raggiunto i 574,40 euro nel 2003. Gli incrementi più elevati si sono registrati nell'ultimo biennio, e sono solo in parte giustificati dalla introduzione alla compartecipazione dei Comuni all'Irpef (il 4,5% nel 2002 e il 6,5% nel 2003).

Nel periodo 2000-2003 le entrate tributarie comunali crescono progressivamente, da 18,2 a 24,7 mld di euro, anche in relazione alla introduzione e elevazione della quota di compartecipazione dell'Irpef ai Comuni. In aumento sono gli importi della Tosap (da 4,01 a 4,39 euro pro-capite) e, soprattutto, gli accertamenti dell'Ici, che raggiungono, nel 2003, un importo di circa 11 mld di euro. Il valore medio per abitante dell'imposta supera di poco, nel 2003, i 189 euro. Gli importi più elevati pro capite sono in Liguria (317,22 euro), Emilia Romagna (279,25) e Lazio (276,59), quelli più bassi in Calabria (80,12) ed in Sicilia (101,42).

La quota Tarsu cresce da 72,21 euro pro-capite (2000) a 76,14 euro (2003), facendo registrare, tuttavia, una riduzione degli accertamenti nel periodo 2003/2002. La pressione tributaria nelle aree del Centro-Nord oscilla tra i 590 e i 690 euro pro-capite, mentre al Sud il valore si dimezza quasi, fino a raggiungere i 383 euro.

Ai divari delle entrate corrispondono le marcate differenze sul fronte delle spese: il livello della spesa pro-capite per gli interventi sociali, cultura e istruzione pubblica, al Sud è praticamente dimezzato. A Crotone, Reggio Calabria, Taranto e Avellino, nel 2003 la spesa sociale non raggiunge i 60 euro pro-capite, valore che si innalza sopra i 200 euro a Firenze, Udine, Torino, Bologna, Modena e Pordenone. Considerando i singoli interventi, la spesa pro-capite per l'assistenza scolastica, il trasporto e la refezione, e' di 34,33 euro al Sud e di 50,39 euro a livello nazionale. Il valore scende al di sotto dei 10 euro a Vibo Valentia, Trento e Gorizia, mentre supera i 70 euro a Novara, Biella, Brescia, Pavia, Firenze e Milano e a Enna. Dietro ai tagli quattro cause: la scure sui trasferimenti agli enti locali , il blocco della finanza locale, i limiti imposti dal Patto di stabilità interno e l'aumento delle competenze amministrative a carico del governo locale.

Mediamente, nel 2005 i fondi provenienti dai bilanci statale e regionali sono diminuiti rispetto al 2003 di circa il 17%. A causa del blocco dell'autonomia impositiva in atto dal 2003, mitigata dalla Finanziaria 2005 con misure insufficienti, questa riduzione non potrà essere compensata da un maggiore prelievo fiscale locale, soprattutto con l'addizionale Irpef: i Comuni, però, stanno agendo, sulla leva dell'Ici, della tassa/tariffa e, soprattutto, attraverso mentre la manovra tariffaria. Ciò comporta un aumento della tassazione diretta e indiretta nei confronti dei cittadini, a fronte di una riduzione dei livelli di spesa per i servizi pubblici locali.

Nel 2003, il gettito della addizionale comunale Irpef è cresciuto del 46% rispetto all'anno precedente e nello stesso periodo è quasi raddoppiato il numero di enti che hanno deciso di applicare questa sovraimposta. I Comuni, per finanziare anche i servizi sociali, hanno premuto sulla alienazione del patrimonio pubblico, anche attraverso le cartolarizzazioni.

Il welfare dei Comuni - osserva quindi il sindacato - è caratterizzato ancora da forti squilibri territoriali. Il problema cruciale delle politiche sociali è, dunque, l'assenza dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che dovrebbero essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Sono ancora pochi, soprattutto al Sud, i Comuni che hanno applicato l'Isee (l'indicatore della situazione economica), che introduce la compartecipazione alle spese da parte degli utenti. Nel meridione, i comuni mostrano anche un'eccessiva quota di risorse destinata alla burocrazia (la spesa per l'amministrazione incide per il 33% su quella totale corrente contro il 26,9 della media nazionale) e di una minore capacità di imposizione locale. I servizi forniti dai municipi, infatti, sono sostanzialmente finanziati con risorse locali.

Mediamente fra comuni del Sud e comuni del Centro-Nord c'è un divario di 180/290 euro di pressione tributaria. E le prospettive non sono buone. A fronte di un taglio di ulteriori risorse deciso per il 2005, non c'è, da parte dei municipi meridionali, né possibilità né capacità di recuperare tutte le entrate locali. La quota dei proventi da servizi pubblici (rette e ticket) non raggiunge i 50 euro pro-capite in numerosi comuni capoluogo del Sud (tra questi: Taranto, Bari, Foggia, Benevento, Catania, Enna, Nuoro e Siracusa), mentre questo valore si triplica in una ventina di città del Centro-Nord. Diversa anche l'entità del gap fra entrate attese ed entrate recuperate. Nella media nazionale il rapporto tra riscossioni e accertamenti di competenza dei tributi, e' pari al 72,3%, valore che si eleva all'81% al Nord e si abbassa al 51,9% nel Mezzogiorno.

(sm/07.09.05)

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Lazio: Cassino Provincia ?

(regioni.it) La Regione Lazio prosegue il confronto attorno alla proposta di istituzione della nuova provincia di Cassino. L'assessore regionale agli Affari Istituzionali Regino Brachetti  ha incontrato il Sindaco di Cassino Bruno Scittarelli per discutere della ripresa dell'iter procedurale per l'istituzione della sesta provincia del Lazio (che comprende i comuni di Cassino, Formia e Sora).

Al centro dei colloqui l'iter che dovrà portare la proposta all'attenzione del consiglio regionale per il previsto parere. La procedura, avviata negli anni scorsi, era stata bloccata dal comune di Cassino a seguito dei ritardi del comune di Sora nell'approvazione della relativa delibera.

Scittarelli, promotore dell'iniziativa di istituzione del nuovo ente provinciale, consegnerà a Brachetti la  delibera con la richiesta di ripresa dell'iter. A sollecitare la riunione il consigliere regionale dell'Udeur Wanda Ciaraldi, al fine di cercare di superare gli ultimi ostacoli presenti sul cammino burocratico-amministrativo per l'istituzione del nuovo ente.

(red/07.09.05)

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Conferma rating per la Toscana

Conferma rating per la Toscana. Buona quindi la tenuta dei bilanci regionali. ''La conferma del rating di AA- da parte di Standard Poor's riflette, da un lato, la solidita' finanziaria della Regione Toscana ed un moderato livello di indebitamento e, dall'altro, un'economia ampiamente diversificata e solida, nonostante una difficile congiuntura economica internazionale che rende comunque la Toscana una delle Regioni italiane con il piu' elevato merito creditizio''. Esprime cosi' la sua soddisfazione l'assessore regionale al bilancio Marco Montemagni dopo che l'agenzia di rating Standard Poor's ha confermato alla Regione Toscana il ratingdi AA-.

Sugli apsetti di criticità nella sanità: ''Per quanto riguarda il giudizio di Standard Poor's sulla sanita' - prosegue Montemagni - occorre notare che esso riflette una situazione finanziaria generale di tutte le Regioni alquanto pesante, anche se lo stato dei conti sanitari della Regione Toscana e' indubbiamente migliore della stragrande maggioranza delle altre Regioni italiane, in quanto il modesto disavanzo registrato nell'anno 2004 e' dovuto al mancato riconoscimento, da parte dello Stato, del maggior fabbisogno finanziario determinato dal rinnovo contrattuale dei lavoratori del comparto sanitario''.

Standard Poor's apprezza anche lo sforzo compiuto dalla Regione con l'avvio della realizzazione del programma straordinario degli investimenti ed auspica che sia proseguito lo sforzo della Regione anche negli anni successivi per stimolare l'economia Toscana.

(red)

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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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Direttore responsabile: Marco Tumiati
In redazione: Stefano Mirabelli; Giuseppe Schifini
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