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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 582 - martedì 13 settembre 2005

Sommario
- Sanità: verso scioperi medici
- Formigoni: per tessile Milano unica
- Devolution day a Reggio Calabria
- Marche: primi obiettivi
- Europa: appuntamenti su sicurezza lavoro e su beni culturali
- Influenza: circolare su vaccinazione

+T -T
Sanità: verso scioperi medici

(regioni.it) Potrebbero esserci giornate difficili per la sanità italiana se non sarà sboccata la vertenza sul contratto dei medici del Servizio sanitario nazionale che dopo 45 mesi di attesa chiedono  l'immediato via libera da parte del Consiglio dei ministri al  contratto di categoria, firmato lo scorso maggio ma non ancora  applicato. Diversamente è previsto un pacchetto di scioperi già da  ottobre. Se entro il 4 ottobre non ci sarà l'approvazione definitiva da parte del Consiglio dei ministri, scatteranno inesorabilmente tre giornate di sciopero: il 17 ottobre per 24 ore e il 14 e 15 novembre per 48 ore, mentre un sit-in di protesta è in programma sempre per il 4 ottobre sotto il ministero della Salute. Uno stop delle attività, hanno affermato oggi i sindacati di categoria, per ribadire che la situazione è ormai insostenibile: ''I medici sono stanchi di essere presi in giro”, e' la protesta unanime di medici e veterinari pubblici.

In effetti, la vertenza contrattuale della categoria sembra non vedere fine: il contratto e' scaduto il 31-12-2001 e solo lo scorso luglio e' stata siglata la nuova ipotesi di contratto collettivo relativo al primo biennio economico 2002-2003 ed al quadriennio normativo 2002-2005. Non si parla però ancora di una sua attuazione, ne' e' stata avviata la trattativa relativa al secondo biennio economico. Senza aver ricevuto alcun adeguamento stipendiale dal 2001, i medici pubblici hanno già cumulato un arretrato pro-capite da 9.000 a 16.000 euro lordi e si dicono stanchi di aspettare la stipula di un contratto che scade, comunque, il 31 dicembre di quest'anno. Insomma, una situazione di stallo che i camici bianchi non sono più disposti a tollerare e la cui responsabilità ricade, affermano i sindacati, soprattutto sulle regioni, mentre è ''apprezzabile'', precisano, l'impegno dimostrato dal ministro della Salute Francesco Storace per cercare una soluzione.

“Un ritardo gravissimo - ha commentato il segretario nazionale dell'Anaao-Assomed Serafino Zucchelli - e il timore e' che ora la vicenda contrattuale dei medici vada a confondersi con il polverone legato ad una finanziaria che si annuncia molto difficile; così, chi vorrà sfilarsi dalle proprie responsabilità, trovera' un facile paravento''. Certamente positivo l'impegno dimostrato dal ministro Storace, ha proseguito Zucchelli, ''ma cogliamo uno stato di relativa impotenza del ministro dinanzi a problemi più grandi di lui e per i quali fa forse fatica ad essere ascoltato”. Della stessa opinione anche il presidente della Cimo-Asmd Stefano Biasioli: “Ci aspettiamo fatti e non parole - avverte - perché fatti i medici hanno prodotto nel corso degli anni 2002, 2003, 2004 e 2005 con gli stipendi degli anni '98, '99, 2000 e 2001''. Duro anche il commento del leader della Fp-Cgil medici Massimo Cozza:  “L'estenuante ping-pong tra Governo, Regioni ed Aran, al quale si sta per aggiungere come ulteriore giocatore la Corte dei Conti, si sta per intrecciare con il crescente debito della pubblica amministrazione, con una finanziaria di lacrime e con un allarmante deficit di risorse per la sanità che registra meno 5 miliardi di euro per il solo 2005. Le risorse contrattuali, che le Regioni dovrebbero già avere ad eccezione di uno 0,7 % per il secondo biennio economico che dovrebbe essere stanziato in finanziaria - avverte - rischiano di essere solo virtuali, ma i medici non possono e non devono pagare le colpe e le responsabilità di altri''.

Ancora una volta, ha osservato il segretario di Federazione medici Uil Fpl Armando Masucci, ''siamo costretti a ricorrere all'arma dello sciopero pur sapendo quanti disagi i cittadini dovranno nuovamente subire. Non e' solo il problema economico ad allarmarci - ha spiegato - ma, soprattutto, la nuova normativa che garantisce molte più tutele ai medici e che resta ancora inapplicata''. D'accordo il leader della Cisl Medici Giuseppe Garraffo che, con gli altri sindacati, punta il dito anche contro le regioni: ''Escano dal silenzio in cui si sono rifugiate - e' l'invito dei sindacati - e si assumano le proprie responsabilità: le cifre contrattuali sono infatti già previste nel fondo da esse ricevuto negli anni passati. Ora - concludono – è il momento che i medici abbiano gli aumenti promessi''.

(red/13.09.05)

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