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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 587 - martedì 20 settembre 2005

Sommario
- Errani: cordoglio Regioni per scomparsa Wiesenthal
- Contratto medici al vaglio del Comitato di settore delle regioni
- Ricavi da farmaci rimborsabili: studio Cerm
- Influenza aviaria: le informazioni dell'istituto superiore di sanità
- Il Ministro e l'incompatibilità ambientale...con le regioni
- Cipe su risorse idriche

+T -T
Influenza aviaria: le informazioni dell'istituto superiore di sanità

(regioni.it) In "primo piano" – sul sito dell’Istituto Superiore di sanità - uno studio sull'influenza aviaria ed un "focus" sulla sospensione del vaccino esavalente recepita dall'Agenzia Italiana del Farmaco.

Con l’obiettivo di fornire una corretta informazione l’Istituto, fra l’altro, ripercorre “la storia” e le tappe della diffusione della influenza aviaria, “malattia infettiva degli animali causata da virus influenzali che normalmente infettano solo alcune specie aviarie e in alcuni casi il suino”. “La malattia fu identificata per la prima volta in Italia, in Piemonte , nel 1878 dallo studioso italiano Perroncito.  Gli uccelli selvatici ed in particolare i volatili acquatici ,appartenenti agli ordini Anseriformi e Charadriformi, sono sensibili all'infezione, che decorre anche in maniera asintomatica; al contrario le specie aviarie domestiche (quali polli, tacchini) sono sensibili alla infezione da parte di alcuni sottotipi di virus influenzali aviari (H5 ed H7) , con specifiche caratteristiche genetiche. Tali virus possono provocare gravi e fulminee epidemie nel pollame e vengono definiti virus influenzali aviari ad alta patogenicità (HPAI - Highly Pathogenic Avian Influenza). Gli uccelli infetti eliminano il virus attraverso la saliva, le secrezioni nasali e le feci trasmettendo l'infezione attraverso il contatto con le escrezioni, con le superfici e l'acqua, contaminate. Da dicembre 2003 sino ad oggi sono stati registrati numerosi focolai di virus influenzale aviario H5N1 in un numero crescente di Paesi del Sud-Est Asiatico e più recentemente in alcune regioni del Kazakhistan e Mongolia . Le misure principali di contenimento dell'infezione dal virus H5N1 nei Paesi sinora interessati dall'epidemia, sono stati la rapida distruzione degli animali infetti o esposti all'infezione (stamping out), l' idonea eliminazione delle carcasse degli animali e le disposizioni di quarantena e di rigorosa disinfezione degli allevamenti e le limitazioni all'esportazione. Nei Paesi asiatici, un ruolo preminente alla diffusione del virus è stato identificato nella vendita di pollame vivo ai mercati. Inoltre, i virus si possono trasmettere da azienda ad azienda tramite i mezzi meccanici, gli attrezzi e strumenti contaminati, le macchine, i mangimi, le gabbie, o perfino gli indumenti degli operatori. Attualmente in Italia è operante un sistema di sorveglianza per l'influenza aviaria, coordinato dal Dipartimento della Prevenzione e della Comunicazione - Direzione Generale Sanità Veterinaria e degli Alimenti del Ministero della Salute, che si avvale del supporto del Centro di referenza Nazionale per l'influenza aviaria presso l'Istituto Zooprofilattico delle Venezie; tale piano prevede anche il controllo e la sorveglianza sugli allevamenti avicoli e sulle popolazioni di uccelli selvatici presenti nel territorio nazionale , per il pronto rilievo dell'eventuale infezione e circolazione di virus influenzali aviari.

Sinora in Italia non sono stati identificati focolai di virus aviari ad alta patogenicità H5N1 nelle specie aviarie; domestiche e selvatiche. Per tale ragione si ritiene che non sussista per l'uomo la possibilità  il rischio di contrarre l'infezione da queste specie.

Rispetto al rischio posto dagli alimenti di origine animale, sinora non è mai stato documentato nell'uomo alcun caso di malattia derivante dal consumo di carni avicole o dal contatto con esse e si ritiene che l'influenza aviaria non ponga problemi di sicurezza alimentare. E' comunque sinora considerato molto basso il rischio che il virus H5N1 possa circolare nel territorio italiano, dopo introduzione attraverso l'importazione illegale di pollame vivo o morto od attraverso il contatto con uccelli migratori infetti. Sulla base di quanto premesso detto si ritiene che in Italia non sussistono rischi significativi di contrarre l'infezione da virus influenzali aviari attraverso la manipolazione o il consumo per i consumatori di alimenti derivati dal pollame.

(red/20.09.05)

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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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