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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 604 - venerdì 14 ottobre 2005

Sommario3
- Metà sociale, metà spiraglio
- Fondo sociale: avevano detto...
- Documento casse rurali
- Errani su riforma scuola
- Documento armonizzazione bilanci pubblici
- Documento sicurezza edilizia scolastica

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Metà sociale, metà spiraglio

(regioni.it) Ad oggi nulla, ma sembra che sul Fondo sociale si apra uno spiraglio. Potrebbe arrivare l'auspicata soluzione. Si tratta del finanziamento dell’altra metà ancora mancante del Fondo richiesto con forza da Regioni ed Enti locali, e già promesso e garantito a nome del Governo prima dell’estate dai ministri Maroni e La Loggia. Ora si annuncia un incontro a meta' della prossima settimana da parte del Governo. Vi parteciperanno - secondo quanto annunciato dal ministro per le politiche Regionali, Enrico La Loggia - il ministero per le politiche regionali, il ministro del Welfare e il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani. E' stato poi specificato che alla riunione interverranno anche i rappresentanti degli Enti locali.

La volontà c'è ma le risorse non ci sono. Nel Consiglio dei ministri di oggi non si è ancora trovata la copertura da inserire in Finanziaria.

''Insieme con il ministro Maroni incontreremo Errani la prossima settimana per individuare la soluzione piu' idonea alla soluzione al problema relativo al fondo sociale. Ci sono alcune cose che stiamo verificando e alla meta' della settimana entrante dovremo finalmente venir fuori da questo problema''.

Errani ha ribadito in un’intervista a ''L'Unita'' che (articoli sul sociale unità e repubblica...                                    ) ''Abbiamo chiesto che il governo si presenti con una soluzione. Dopo di che avvieremo iniziative sul territorio, coinvolgendo il terzo settore, i sindacati, il privato sociale, le cooperative. Tutti i soggetti interessati. Questa cosa non puo' passare perche' e' veramente grave''. Il presidente dell'Emilia Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, afferma: ''Siamo nell'ordine di 550 milioni di euro a livello nazionale''. ''Stiamo parlando -aggiunge- di servizi al cittadino. A centinaia di migliaia di persone. A donne, uomini, anziani, giovani, disabili, tossicodipendenti. Si tratta di una cosa gravissima perche' di fatto comporta un danno molto serio ai cittadini ed un ulteriore lesione ai

rapporti istituzionali''.

''Noi abbiamo avuto - aggiunge ancora Errani - la garanzia da parte del governo che avrebbe coperto l'intero Fondo sociale. Erano stati presi impegni che poi non sono stati rispettati''.

(gs/14.10.05)

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Fondo sociale: avevano detto...

(regioni.it) A volte il ritmo della cronaca impedisce di averre buona memoria. In questi casi uno sguardo agli archivi può essere utile. E per quel che riguarda il Fondo sociale la mole degli impegni del governo è impressionante. Vi proponiamo una selezione.

14 marzo 2003- MARONI: IL GOVERNO NON FARA’ NESSUN TAGLIO, EVITARE ALLKARMISMO VOLGARE

“Il Governo non fara' nessun taglio al fondo delle politiche sociali. L'assicurazione arriva dal ministro del Welfare, Roberto Maroni che in una nota risponde alle dichiarazioni del vicepresidente della regione Toscana Angelo Passaleva secondo il quale nel 2003 ci sarebbero per la regione 27 milioni di euro in meno per la politica sociale definendole false e irresponsabili.

“Quanto dichiarato dal vicepresidente della regione Toscana - ha detto Maroni - circa il presunto taglio al fondo delle politiche sociali e' falso e crea inutile allarmismo. Il Governo porterà la sua proposta di riparto del Fondo alla conferenza unificata in programma il 27 marzo”. Maroni ha ricordato che sul riparto del fondo e' in atto un confronto con le  regioni, un confronto che “non viene agevolato da dichiarazioni irresponsabili e non veritiere''.

“Non c'e' dunque - ha concluso - alcun taglio al fondo delle politiche sociali. Affermare oggi il contrario e' grave, falso e irresponsabile. Mi auguro che il confronto possa continuare in termini civili, evitando di strumentalizzare disabili e anziani in modo cos’ volgare”. (fonte: Ansa)

27 marzo 2003: LA LOGGIA: DOMANI CONSIGLIO DEI MINISTRI RISOLVE TUTTO

Il ministro del Lavoro Maroni mi ha comunicato che domani, a margine del Consiglio dei Ministri,sara' risolto il problema relativo allo stanziamento del Fondo sociale in favore delle Regioni, secondo le indicazioni che le Regioni hanno fornito''. Lo ha detto il ministro per gli Affari Regionali Enrico La Loggia, al termine della Conferenza Stato-Regioni.

“Il punto - ha aggiunto La Loggia - verrà quindi formalmente messo all'ordine del giorno della prossima conferenza Stato-Regioni. Io sono abbastanza fiducioso che il problema nella giornata di domani possa essere risolto anche dal

punto di vista tecnico”. (fonte: Ansa).

15 aprile 2003: MARONI: UN ACCORDO DIFFICILE

“Questo accordo fa giustizia delle affermazioni poco generose fatte nelle settimane scorse''. Cosi' il ministro del Welfare Roberto Maroni ha commentato l' intesa con le Regioni sul riparto del Fondo nazionale sociale raggiunto

questa mattina. “E' stata una trattativa non facile - ha aggiunto il ministro - un iter che ci ha impegnato per mesi frutto di un lavoro intenso e a volte anche acceso che si e' concluso in maniera soddisfacente per il Governo e, credo, per le Regioni”. Il Fondo, ha poi detto il ministro, sara' riorganizzato nel 2004 e tutta la spesa sociale verrà monitorata” perché dobbiamo sapere quando spende lo Stato''. Nell'illustrare assieme al sottosegretario Grazia Sestini e al coordinatore degli assessori agli affari sociali per la Conferenza delle Regioni, Antonio De Poli, l'accordo raggiunto, il ministro Maroni ha ribadito come il riparto del fondo a favore delle regioni e' aumentato del 15 per cento rispetto al 2002 definendo ''saggia'' la decisione presa dal governo. ''Si tratta di un intervento consistente – ha detto - che porta a diminuire la gestione diretta del ministero, aumentando le possibilita' di gestione di Regioni e Comuni''.

Dei quasi 897 milioni di euro che saranno gestiti in maniera indistinta (cioe' senza indicazione dal ministero) dalle Regioni, il 10% e' assegnato alle politiche in favore della famiglia per l'acquisto della prima casa e per il sostegno alla natalità ed è l'unica percentuale del fondo, ha spiegato il ministro, “legata ad un unico vincolo: un intervento a sostegno della famiglia articolato ai sensi dell'articolo 29 della Costituzione”. “L'aver reso il fondo indistinto - ha aggiunto Sestini – non significa che lo Stato si e' tirato indietro, ma che non voleva entrare in competenze strettamente regionali. Si tratta, anzi, di un atto di liberta' nei confronti delle regioni e di garanzia per i beneficiari degli interventi''.

Come Maroni, anche il sottosegretario ha criticato quelle Regioni che nei mesi scorsi si erano schierate contro il ministero: ''Ringrazio quelle Regioni che con grande senso di responsabilita' hanno lavorato con noi. Qualcuna si e' spinta troppo oltre gridando al lupo al lupo quando non ce ne era bisogno e questo accordo lo dimostra''. Entrambi, poi, hanno sottolineato come la spesa sociale vada monitorata. Per questo, ha spiegato il ministro, verra' istituito presso il ministero un comitato che avra' sostanzialmente due compiti: definire i livelli essenziali d'intervento delle politiche sociali e monitorare e verificare costantemente la spesa sociale. L'accordo, infine, e' stato raggiunto con qualche settimana di ritardo nei programmi del ministero a causa di una trattativa con il governo sull'interpretazione del dettato della finanziaria che faceva gravare interamente sul fondo sociale il finanziamento dei diritti soggettivi (assegni maternita', terzofiglio, ecc). ''Quello di reperire altrove i fondi riconoscendo che il fondo sociale serve a finanziare i servizi - ha concluso Sestini - e' stato un atto di responsabilita' di tutto il

Governo”.

26 febbraio 2004: MARONI: UN MILIARDO IMPREGNATO DI FEDERALISMO

“Un miliardo di euro alle Regioni per le politiche sociali: e' questa la quota del fondo sociale che quest'anno sarà trasferita alle regioni, cosi' come hanno

annunciato oggi, al termine di una riunione, il ministro del Welfare Roberto Maroni e il coordinatore degli assessori regionali alle politiche sociali, Antonio De Poli. Altri 44 milioni di euro andranno alle citta' metropolitane.

Una novita' di quest'anno e' che il fondo viene trasferito in maniera indistinta: non sara' cioe' piu' lo Stato a dire come i soldi dovranno essere spesi ma saranno le regioni a stabilirlo, secondo le proprie priorità. “Questo passaggio e' forse più importante dell'aumento stesso del fondo rispetto allo scorso anno - ha commentato il ministro Maroni -. E' infatti una prospettiva fortemente impregnata di federalismo”. I trasferimenti del fondo per le politiche sociali alle regioni, ha detto oggi il ministro Maroni, dal 2001 sono aumentati di oltre il 30 per cento,

''nonostante la congiuntura sfavorevole”. In particolare, come ha spiegato il sottosegretario Grazia Sestini, si e' passati da oltre 757 milioni di euro nel 2001 a più di 771 milioni di euro nel 2002 a 996 milioni di euro nel 2003.

“Tutto questo - ha osservato Maroni - dimostra la sensibilità del governo sul tema ma anche la forza delle regioni che hanno chiesto di aumentare i trasferimenti. Il nostro impegno però non si ferma qui: vogliamo trovare altre risorse da investire nel sociale attraverso la collaborazione tra lo stato e le regioni. Abbiamo istituito un tavolo tecnico; vi sono altre risorse, al di fuori dal bilancio del ministero, che possono essere impiegate sul territorio per finalita' di carattere sociale, e sono risorse rilevanti”.

Per il coordinatore regionale alle politiche sociali, l'assessore del veneto Antonio De Poli, ''questo e' un giorno importante e positivo rispetto alle politiche del welfare: non solo e' stato confermato che non vi sara' nessun taglio rispetto al fondo globale del 2003, ma anzi vi sara' un aumento. Questo è importante per mantenere i nostri servizi e far si che lo stato sociale non abbia a risentire rispetto alle politiche già in essere”.

De Poli ha aggiunto che vi sara' un'altra serie di incontri con il ministro per dare maggiori strategie alle politiche sociali con un impegno affinche' nel 2004 e nel 2005 vi siano politiche integrate rispetto ad una serie di settori di

intervento dalla famiglia, alle persone con disabilità. (fonte: Ansa)

20 maggio 2004: UNA CIFRA RECORD “IN PERFETTA OTTICA FEDERALISTA”

L'accordo raggiunto oggi tra governo e regioni sulla ripartizione del Fondo nazionale per le politiche sociali 2004 lascia ''molto soddisfatto'' il ministro del welfare Roberto Maroni. Il ministro sottolinea inoltre come agli Enti locali venga trasferita, a favore delle politichesociali, ''una cifra record, in perfetta ottica federalista”. (fonte:Ansa)

16 novembre 2004: MARONI…TRANQUILLI, TUTTO COME NEL 2004

Il ministro del welfare, Roberto Maroni, si è impegnato a garantire alle Regioni lo stesso trasferimento del 2004 del fondo per le politiche sociali e farà di tutto per garantire l'aumento del 2%. E' quanto è emerso al termine dell'incontro tra il ministro e gli assessori regionali alle politiche sociali, guidati dal coordinatore, l'assessore del Lazio Anna Teresa Formisano. (fonte: Ansa).

7 ottobre 2004: SESTINI: + 32%!

“Quest' anno il Fondo per le politiche sociali non e' stato ridotto, ma e' aumentato del 32% rispetto al 2001, ultimo governo dell' Ulivo: lo sostiene il sottosegretario al Welfare, Grazia Sestini, in risposta a voci di diminuzioni del Fondo nella prossima Finanziaria. “Le Regioni - afferma Sestini - stanno ricevendo un miliardo di euro. I comuni non hanno ricevuto alcun taglio''. ''L' iter della Finanziaria - prosegue la senatrice - è ancora all' inizio. Lo stesso presidente del Consiglio ha rassicurato che non verranno toccate le quattro S, sociale, sanita', sicurezza e scuola”. Sestini conclude ribadendo ''l' impegno del Ministero del Welfare e delle Politiche Sociali a ristabilire integro il

Fondo per le Politiche Sociali”. (fonte: Ansa).

9 giugno 2005: SESTINI, UN MILIARDO…MA IN DUE RATE

La presa si posizione della Toscana è “strumentale”. Lo afferma il sottosegretario al Welfare,  Grazia Sestini, riferendosi alle dichiarazioni dell'assessore regionale alle politiche sociali della Regione, Gianni Salvadori, il quale, riportando voci in circolazione, paventa tagli fino al 60% del Fondo sociale nazionale che ogni anno viene ripartito tra le Regioni.

Sestini si dichiara ''stupita'' della presa di posizione di Salvadori, che giunge - spiega - ''mentre stiamo ancora aspettando dai Presidenti delle Regioni una risposta alla proposta formulata dal Ministro Maroni''. Il sottosegretario aggiunge che ''il Governo ha avviato un dialogo con le Regioni, perché al momento solo una parte del Fondo sociale è disponibile, sulla base della tabella C della Finanziaria. L'offerta del Ministro Maroni e' stata percio', per quest'anno - puntualizza Sestini -  di erogare il Fondo in due tranche, con due distinti decreti, come d'altronde e' consentito dalla stessa legge che prevede la possibilità di uno o più interventi. Ebbene, a questa proposta stiamo ancora aspettando risposta. E' evidente - sottolinea percio' il sottosegretario al Welfare - come la presa di posizione della Toscana sia strumentale, perché giunge proprio mentre stiamo lavorando per assicurare tutte le risorse destinate ai servizi. Il nostro obiettivo, come Governo, e' naturalmente þ ribadisce Sestini þ di trasferire alle Regioni la stessa somma dell'anno scorso, come piu' volte ha ribadito il Ministro Maroni''. Quanto ai vincoli, il sottosegretario invita l'assessore regionale ad aggiornarsi.”Salvadori dovrebbe sapere - rileva infatti Sestini - che quei vincoli non esistono più, perche' sono stati dichiarati nulli da due sentenze della Corte Costituzionale del novembre e

dicembre 2003''. (fonte: ANSA).

6 luglio 2005: MARONI: TRANQUILLI TUTTO COME NEL 2004…MA IN 2 RATE

Il fondo trasferito alle Regioni per le politiche sociali nel 2005 sara' identico a quello del 2004, cioè un miliardo di euro; la differenza e' che quest'anno sarà erogato in due tranche, ognuna di 500 milioni. La prima e' già stata trasferita, per la seconda e' in arrivo un decreto che eroghera' il resto entro la fine dell'anno. Lo ha detto il ministro del welfare, Roberto Maroni, a margine dellapresentazione di un progetto sul volontariato.

“Con il federalismo - ha detto il ministro – molte competenze sociali e di conseguenza molte risorse sono passate alle Regioni”. Questo, pero' - ha aggiunto - non significa un disimpegno del governo: ''dal 2001 al 2005 - ha precisato – il fondo per le politiche sociali trasferito alle Regioni e' stato incrementato del 32%”. “Se quest'anno c'è stato un ritardo nei trasferimenti - ha aggiunto - e' stato a causa delle elezioni regionali”. (fonte: Ansa).

28 luglio 2005: LA LOGGIA: IL MINISTRO MARONI HA ASSICURATO CHE…

Si e' detto “soddisfatto in modo eccezionale” il ministro degli Affari Regionali, Enrico La Loggia, ''perché oggi - ha spiegato - sono stati affrontati e risolti problemi molto complessi''.

Il ministro ha ricordato, nell' ordine, la riapertura delconfronto in materia di istruzione (oggi al ministero degli Affari Regionali e' arrivato il ministro Letizia Moratti); la raggiunta intesa in materia di pubblico impiego con lo sblocco delle assunzioni; le assicurazioni arrivate in serata dal ministro del Welfare, Roberto Maroni sul fondo sociale e l'accordo sulla normativa in materia di cinema e spettacolo (fonte: Ansa).

(sm/14.10.05)

 

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Documento casse rurali

(regioni.it)  La Conferenza delle Regioni ha approvato il seguente documento:

 

PARERE SCHEMA DI D. LGS. RECANTE RICOGNIZIONE DEI PRINCIPI FONDAMENTALI IN MATERIA DI “CASSE DI RISPARMIO, CASSE  RURALI, AZIENDE DI CREDITO A CARATTERE REGIONALE, ENTI DI CREDITO FONDIARIO E AGRARIO A CARATTERE REGIONALE”

 AI SENSI DELLA L. 131/2003

 

Punto 2) Odg. Conferenza Stato-Regioni

 

Con riferimento allo schema di d. lgs di cui all’oggetto, si osserva preliminarmente che l’operazione di ricognizione dei principi fondamentali in materie nelle quali, prima del 2001, le Regioni non avevano alcuna competenza legislativa o normativa, appare di dubbia praticabilità ed utilità.

Ciò anche alla luce della “lettura minimale” che ne ha dato la Corte Costituzionale con la sentenza n. 280/2004, e della mancanza di criteri direttivi conseguente alla declaratoria d’incostituzionalità dei commi 5 e 6 dell’art. 1 della legge 131/2003.

Del resto, anche a voler attuare - a distanza di quattro anni dalla riforma costituzionale - una norma dichiaratamente di prima applicazione, qual è l’art.1, comma 4, della legge suddetta, ne risulterebbe soltanto un quadro di primo orientamento privo di carattere vincolante e inidoneo a costituire di per sé un parametro di validità delle leggi regionali.

Si ricorda che la Corte costituzionale, sin dal 1994 (cfr. sent. n. 224), ha evidenziato che l’assetto istituzionale bancario introdotto dalla normativa comunitaria, orientato verso l’adozione di un modello unico di banca (banca c.d. “universale”) ha comportato un effetto di “despecializzazione” che crea oggettive difficoltà nella qualificazione di banca a carattere regionale. 

Entrando nel merito del testo, lo schema in oggetto è tutto incentrato proprio sulla definizione di banca a carattere regionale.

Tale definizione va ben oltre i confini di una mera ricognizione dei principi fondamentali in materia, in quanto non la si può trarre dalle leggi vigenti ed in particolare dal testo unico in materia bancaria e creditizia.

L’eccedenza dai limiti della ricognizione appare particolarmente evidente laddove, con riferimento alla “localizzazione regionale della operatività”, si rinvia a successivi criteri individuati con regolamento ministeriale, sentita la Banca d’Italia (art. 2, comma 3).

Nel merito, la nozione di banca a carattere regionale risultante dalla combinazione dei due tratti distintivi delineati (l’uno dimensionale/territoriale, l’altro funzionale) è scarsamente realistica, tenuto conto del numero di banche che vi potrebbe rientrare e soprattutto dell’estensione al gruppo bancario del carattere di regionalità.

La suddetta nozione appare, inoltre, fortemente restrittiva soprattutto per quanto concerne il criterio territoriale. Al riguardo si potrebbe immaginare l’adozione di un criterio più flessibile, del tipo: sede e percentuale preponderante di filiali nel territorio della Regione.   

S’imporrebbe, in ogni caso, una verifica costante del mantenimento delle caratteristiche richieste. Non essendo, infatti, configurabili restrizioni in base alla normativa comunitaria (vedi le disposizioni sulla libertà di stabilimento e sulla libera prestazione di servizi), potrebbe verificarsi il caso di banche che inizialmente considerate a carattere regionale perdano poi questa connotazione per effetto, ad esempio, di fusioni, incorporazioni, ampliamento del volume d’affari, o apertura di sedi anche all’estero.

Tali circostanze comporterebbero la cancellazione dall’albo regionale ed il ritorno all’applicazione della disciplina valevole per tutte le altre banche, con conseguenti complicazioni di ordine burocratico. Senza contare il rischio di conflitti di attribuzione che potrebbero insorgere.

Quanto all’art. 3, si osserva che:

§         il comma 1 è in gran parte ripetitivo dell’art. 117, primo comma, della Costituzione;

§         il comma 2 estende alle Regioni a statuto ordinario le disposizioni inderogabili attualmente riferite alle sole Regioni a statuto speciale; tale estensione, per quanto possa sembrare ragionevole, non riveste carattere meramente ricognitivo; 

§         il comma 3 è norma di dettaglio, peraltro non esaustiva delle implicazioni che si potrebbero trarre dall’estensione di cui al comma 2; 

§         il comma 4 non fa che riprendere il contenuto dell’art. 16, comma 1, della legge n. 11/2005 (“Norme generali sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo dell’Unione europea e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari”) ed è quindi superfluo.

Le Regioni e le Province Autonome sono disponibili da subito confronto costruttivo per addivenire alla definizione di principi fondamentali in materia attraverso un provvedimento legislativo, come previsto dall’art. 117 della Costituzione.

 

Alla luce di quanto sopra, le Regioni e le Province Autonome esprimono parere negativo in ordine allo schema di decreto legislativo di cui all’oggetto.

 

(red/14.10.05)

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Errani su riforma scuola

 “Si rincorrono notizie e smentite nelle agenzie di stampa, relativamente all’avvio della sperimentazione della riforma della scuola superiore”, ha dichiarato Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni.

“È noto il parere delle Regioni, che a maggioranza hanno formulato un giudizio fortemente negativo sulla riforma, Regioni che si sono peraltro impegnate a lavorare per modifiche sostanziali a questo impianto legislativo. Ritengo, al di là della difficoltà obiettiva di esprimere valutazioni senza avere il testo del decreto, che sarebbe grave ed improvvida qualsiasi sperimentazione della riforma senza avere preventivamente definito tutti gli elementi normativi essenziali. Questa anticipazione getterebbe la scuola superiore, le famiglie e gli studenti in una condizione di totale incertezza sul proprio futuro. Non sono chiari ancora infatti né i percorsi formativi, né i titoli finali rilasciati, né tanto meno l’assetto dei vari istituti scolastici. Non condividerei quindi questa eventuale fuga in avanti, che peraltro costituirebbe un grave vulnus istituzionale, in quanto verrebbero disattesi gli accordi sanciti in sede di Conferenza unificata, peraltro frutto di un lungo e complesso confronto”.

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Documento armonizzazione bilanci pubblici

La Conferenza delle Regioni ha approvato il seguente documento:

 

PARERE SULLO SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO RECANTE RICOGNIZIONE DEI PRINCIPI FONDAMENTALI IN MATERIA DI ARMONIZZAZIONE DEI BILANCI PUBBLICI, AI SENSI DELLA

LEGGE 5 GIUGNO 2003, N. 131/2003

 

Punto 1) Odg. Conferenza Stato-Regioni

 

 

Con riferimento allo schema di d. lgs di cui all’oggetto, si osserva preliminarmente che l’operazione di ricognizione dei principi fondamentali in materie nelle quali, prima del 2001, le Regioni non avevano alcuna competenza legislativa o normativa, appare di dubbia praticabilità ed utilità.

Ciò anche alla luce della “lettura minimale” che ne ha dato la Corte Costituzionale con la sentenza n. 280/2004, dichiarandone l’illegittimità costituzionale dei commi 5 e 6 dell’art. 1 della legge 131/2003 lasciando, in tal modo, la delega legislativa priva dei principi e criteri direttivi che sono invece richiesti dall’art. 76 della Costituzione e della mancanza di criteri direttivi conseguente alla declaratoria di parziale incostituzionalità dell’art.1, comma 4, della legge 131/2003. 

Sulla base di questo orientamento della Corte costituzionale il disegno perseguito dal Governo con la presentazione dello schema di decreto legislativo relativo alla materia “armonizzazione dei bilanci pubblici” appare poco comprensibile:  viene presentato in materia del tutto scollegata dalle altre due materie che a questa sono strettamente connesse dall’art. 117, comma terzo, della costituzione, cioè il “coordinamento della finanza pubblica ed il coordinamento del sistema tributario”. Di questo carattere fortemente parziale del decreto si trova conferma all’interno del testo, dove sono frammiste disposizioni che riguardano semplicemente l’armonizzazione contabile dei bilanci e norme che hanno un carattere sostanziale, riferendosi ad esempio al rispetto del patto di stabilità e ad obiettivi di bilancio.

A ciò deve essere aggiunta la presenza, nello schema di decreto legislativo di molte norme innovative (ad esempio l’introduzione della contabilità economica per le regioni) e di norme di dettaglio.

Le Regioni e le Province Autonome richiamano il limite della delega al Governo relativa alla mera ricognizione dei “principi fondamentali” che si traggono dalle leggi vigenti.

In particolare osservano, entrando nel merito del testo, che:

·        è necessaria una modifica del comma 2, dell’articolo 1 (Armonizzazione dei bilanci pubblici), per introdurre una clausola di salvaguardia specifica dell’autonomia delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano per assicurare il necessario coordinamento delle previsioni contenute nello schema di decreto legislativo con le prerogative già riconosciute dallo statuto speciale e dalle relative norme di attuazione;

·        sono richiamati principi di coordinamento della finanza pubblica, che pur pienamente condivisibili, non sono però da introdurre in dlgs che si occupa di armonizzazione dei bilanci (vedi art 2, , art 5 );

·        sono stati introdotti concetti innovativi relativi alla contabilità economica e non inerenti alla materia “Armonizzazione dei bilanci” né attualmente esistenti nel d.lgs.76/2000 (al comma 1 e 2 , dell’articolo 3 (Metodo della programmazione economico – finanziaria); comma 1 dell’articolo 4 (Rendicontazione). Le Regioni non sono contrarie di principio all’introduzione della contabilità economica e  già si sono impegnate attivamente in progetti di riclassificazione economica dei propri bilanci attraverso il SIOPE previsto nella legge finanziaria 2003 (legge 289/2002);

·        sono stati aggiunti ai tradizionali principi di bilancio il principio della trasparenza, già esistente in senso lato in contabilità pubblica in quanto principio di contabilità dettato dal Codice Civile, nonché quello innovativo della confrontabilità, all’attuazione del quale è preordinata l’approvazione del bilancio (al comma 1, dell’articolo 6 - Principi del bilancio);

·        il comma 1, dell’articolo 7 (Omogeneità della classificazione finanziaria ed economica delle entrate e delle spese) è lesivo dell’autonomia delle Regioni nello stabilire il sistema di classificazione dei bilanci;

·        la disciplina del “Capo III (Principi per l’armonizzazione dei bilanci degli enti locali) della bozza di decreto legislativo, è estremamente dettagliata con “regole minute di contabilità” come rilevato dalla Corte dei Conti (n. 280/2004). È lesiva:

ü      della potestà legislativa regionale nell’ambito della legislazione concorrente “Armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario” che rischia di essere vanificata da norme così minuziose;

ü      dell’azione di coordinamento della programmazione a livello regionale.

Le Regioni e le Province Autonome sono disponibili da subito a un confronto costruttivo per addivenire alla fissazione di principi fondamentali in materia di armonizzazione dei bilanci, di coordinamento di finanza pubblica e del sistema tributario, attraverso provvedimento legislativo come previsto dall’articolo 117 della Costituzione.

 

Le Regioni e le Province Autonome esprimono parere negativo in ordine alla bozza di decreto legislativo presentato per i motivi di cui sopra.

 

(red/14.10.05)

 

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Documento sicurezza edilizia scolastica

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni ha approvato il seguente documento in materia di edilizia scolastica:

INTESA, AI SENSI DELL’ARTICOLO 8, COMMA 6, DELLA LEGGE5 GIUGNO 2003, N. 131, SUL PIANO STRAORDINARIO PER LA MESSA IN SICUREZZA DEGLI EDIFICI SCOLASTICI. LEGGE 27 DICEMBRE 2002, N. 289, ARTICOLO 80, COMMA 21

 

Punto 6) o.d.g. Conferenza Unificata

 

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome esprime l’intesa con le seguenti raccomandazioni:

 

-         estendere la partecipazione alla Commissione tecnico scientifica alle Regioni che intenderanno parteciparvi;

 

-         garantire il rifinanziamento delle prossime annualità della legge n. 23/1996, sia per le opere ad essa legate sia per tutte quelle opere che dovranno essere realizzate a completamento degli interventi realizzati con la 289;

 

-         in considerazione del fatto che l’Intesa e il relativo Documento di Attuazione si applicano solamente al Primo piano stralcio ed attesa la necessità di verificare l’impatto delle procedure concordate, prevedere alcune variazioni alla delibera CIPE del 20 dicembre 2004 con specifico riferimento ai punti 3 e 4 della delibera stessa, relativi alle modalità di attribuzione dei finanziamenti.

 

(red/14.10.05)

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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Marco Tumiati
In redazione: Stefano Mirabelli; Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
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Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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