Header
Header
Header
         

Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 633 - mercoledì 30 novembre 2005

Sommario3
- Maroni:Tfr, ci sono 1300 mln. Errani: su fondo sociale c'è il silenzio
- Vitaletti: federalismo fiscale, andare oltre gli slogan
- Formazione professionale
- Per referendum: Lombardia, Calabria, Campania, Lazio, Toscana, Basilicata, Sardegna...
- Aborto. Storace:"regioni mandino volontari nei consultori". Bissoni: "Perché non ci convoca?"
- Paolini: cambia volto la gestione del turismo

+T -T
Maroni:Tfr, ci sono 1300 mln. Errani: su fondo sociale c'è il silenzio

(regioni.it) Ammontano a complessivi 1,33 miliardi le risorse per il Tfr destinate per il 2006 e 2007 e ora rese disponibili dopo il rinvio della riforma della previdenza complementare: in un primo momento, si era stimato che le risorse ammontassero invece a 620 milioni ma non si erano tenuti in conto i fondi gia' stanziati dalla legge sulla competitivita'. Lo ha reso noto il Ministro del Welfare Roberto Maroni, ascoltato dalla Commissione Bilancio di Montecitorio sulla finanziaria. Maroni ha ribadito che tali risorse vanno destinate in primo luogo alle donne cosiddette “silenti” per 100 milioni nel 2006 e agli indennizzi per gli invalidi sul lavoro (137 milioni).

Per il 2006, i fondi sono 400 milioni, di cui 200 mln stanziati dalla legge sulla competitività, 154 milioni dal fondo di garanzia e 46 dalla compensazione per i datori di lavoro previsti dal decreto fiscale collegato alla finanziaria, e ora diventato legge. Per il 2007, invece, le risorse ammontano a 930 milioni di cui 530 milioni dalla legge sulla competitività e 347 e 53 milioni dal decreto fiscale. Nel 2008 le risorse complessive sono pari a 1.130 milioni ma considerato che sarà il primo anno di applicazione della riforma del Tfr, "noi riteniamo che basteranno anche 400 milioni e quindi vi sarebbero altri 700 milioni disponibili"

Della destinazione complessiva delle risorse, ha riferito Maroni, si discuterà in occasione del prossimo Consiglio dei Ministri. Il Ministro leghista ha quindi ribadito il suo punto di vista sul 'futuro' di tali fondi: "Non sono risorse aggiuntive - ha spiegato - e quindi se spese, non peserebbero sui conti pubblici". Risorse che andrebbero quindi destinate tutte al sociale. Le priorita' indicate dal ministro interessano le donne 'silenti' che per l'Inps sono in Italia 800.000. Sono quelle lavoratrici che hanno lavorato per un periodo di tempo versando i contributi ma che non hanno raggiunto i 20 anni come limite minimo per percepire la pensione, perché hanno dovuto smettere prima di lavorare: a loro verrebbero destinati 100 milioni per il 2006. Secondo Maroni, altro capitolo di spesa riguarda gli invalidi sul lavoro cui andrebbero 137 milioni per il 2006 (147 mln per l'anno successivo) cosi' ripartiti: alla rivalutazione delle rendite andrebbero 37 milioni e 275 mila (47 mln e 170 mila nel 2007), alla riduzione dal 16 all'11% dell'indennizzo in rendita 70 mln (stessa cifra per il 2007), alla prestazioni sanitarie 21 mln (anche per il 2007), alla riforma dell'assegno per l'assistenza personale 9 mln (per ciascuno dei due anni). Per Maroni, non e' necessario stanziare ulteriori risorse per gli ammortizzatori sociali come chiedono i sindacati: "C'e' il fondo occupazionale che finanzia le proroghe storiche delle casse integrazioni - ha spiegato - e ha fondi sufficienti, e le cosiddette Casse in deroga che servono a finanziare interventi nelle piccole imprese". Maroni ha ricordato che sono stati destinati fondi per 505 milioni di euro, mentre i sindacati ne chiedono 600, ma "gli accordi firmati quest'anno col settore tessile, che vale il 95% degli interventi, riguardano anche tutto il 2006 e per ora le nuove richieste riguardano solo l'influenza aviaria”.

Un invito ad agire in diverso modo arriva da Napoli dal presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, intervenuto all’assemblea generale dell’Upi, l’Unione delle province d’Italia: “Sul reintegro del Fondo Sociale 2005-2006 ancora silenzio e rinvio. Ed è grave.

Regioni, Comuni e Province non si arrendono e tornano a dire che con la decurtazione del 50% del Fondo Sociale nel 2005, confermata per gli anni futuri dalla finanziaria 2006, si fa un danno al Paese, alle famiglie e alle persone in difficoltà”.

“Sulla finanziaria - ha aggiunto Errani - rammento che fin dall’inizio presentammo unitariamente al Governo una proposta che si faceva carico delle difficoltà economiche e proponeva alcuni ambiti prioritari sui quali concentrare e coordinare le iniziative del Governo e di ciascuna Istituzione in modo coordinato. Non abbiamo avuto risposte a questa proposta di dialogo, né allora, né ora. Restiamo in attesa di risposte positive, in particolare alla luce dell’ultima dichiarazione di Maroni in base alla quale i soldi liberati dallo slittamento TFR ammonterebbero a oltre 1300 milioni di Euro”.

(sm/30.11.05)

+T -T
Vitaletti: federalismo fiscale, andare oltre gli slogan

(regioni.it) Prosegue il dibattito sul federalismo fiscale. Il messaggero propone un “confronto” Errani-Fitto sul Decreto legislativo 56 del 2000 ed ospita un intervento dei Giuseppe Vitaletti , Presidente dell’Alta Commissione sul federalismo fiscale.

Sul federalismo fiscale, scrive Vialetti, “nessuno si cura di andare oltre lo slogan”, eppure “i lavori dell’Alta Commissione sul Federalismo fiscale, inoltrate al Governo poche settimane fa, hanno invece permesso di raggiungere alcuni punti fermi”, ma nonostante questo, secondo Vialetti, “stando passando del tutto inosservate le importanti scelte compiute in materia nella Finanziaria per il 2006”.

Per il Presidente dell’Alta Commissione è “smontata la panzana dei costi del federalismo, connessi alla necessità di spostamento di risorse umane e fisiche”, un problema legato secondo Vitaletti alle sole leggi Bassanini, ma che non riguarda la devoluzione in materia di “sanità, già decentrata, e l’istruzione, le cui risorse umane e materiali sono già territorializzate”. Il problema sarebbe un altro, quello di “trovare cespiti fiscali che siano coerenti con le spese assegnate e manovrabili senza troppi squilibri”.

I lavori dell’Alta Commissione, per Vitaletti, avrebbero smantellato anche il “luogo comune” per cui il federalismo fiscale minerebbe l’unità del Paese. Secondo Vialetti un equilibrio è possibile mantenendo un fondo perequativo comunque basso (meno del 15% delle spese da finanziare) e permettendo di attingere da tale fondo alle Regioni del Sud ma anche a quelle del Nord e del Centro.

(red/30.11.05)

+T -T
Formazione professionale

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni del 24 novembre ha prodotto anche due documenti riguardanti la scuola e in particolare la formazione professionale:

1) ACCORDO TRA REGIONI E PROVINCE AUTONOME PER IL RICONOSCIMENTO RECIPROCO DEI TITOLI IN USCITA DAI PERCORSI SPERIMENTALI TRIENNALI DI CUI ALL’ACCORDO DELLA CONFERENZA UNIFICATA DEL 19 GIUGNO 2003;
2) VALUTAZIONI IN MERITO AL TESTO UNIFICATO: Istituzione dell'«attestato di competenza» e delega al Governo per la disciplina delle professioni non regolamentate (C. 1048 Ruzzante, C. 2488 Mantini, C. 2552 Polledri, C. 2767 Pistone, C. 3685 CNEL).

1) Premessa

 

L’accordo sancito in sede di Conferenza Unificata il 19 giugno 2003 tra le singole Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, il MIUR e il MLPS e tra singole Regioni e Direzioni Scolastiche Regionali ed i successivi protocolli d’intesa siglati, hanno reso possibile la realizzazione a partire dall’anno scolastico 2003/2004 di un’offerta formativa sperimentale di istruzione e formazione professionale. Alla luce del quadro normativo delineato dalla L. 53/03, un successivo Accordo, sancito in sede di Conferenza Stato-Regioni il 15 gennaio 2004, ha portato alla definizione degli standard formativi minimi relativi alle competenze di base richiesti ai fini della validità e della spendibilità dei titoli in esito agli stessi percorsi sia in ambito nazionale, sia nell’ambito della Unione europea.

 

Tutto ciò si colloca entro uno scenario come quello attuale, che vede la persona al centro dei sistemi di Istruzione, Formazione Professionale e Lavoro, e che pone la necessità di risolvere la frammentazione istituzionale che ha caratterizzato fino ad oggi il nostro Paese e deve garantire alle persone l’opportunità di transitare tra differenti sistemi e territori, optando per una strategia di azione volta alla trasparenza e alla leggibilità degli apprendimenti acquisiti nei percorsi di studio e di lavoro.

 

Pertanto per evitare che il patrimonio delle acquisizioni e delle competenze delle persone venga disperso, le Regioni adottano una soluzione che, rimanendo rispettosa delle specificità territoriali, garantisca il diritto della persona al riconoscimento ed alla valorizzazione delle proprie competenze.

 

Il quadro normativo attuale, nel recepire gli indirizzi e gli orientamenti fissati in ambito europeo, è improntato alla salvaguardia dell’unitarietà del sistema educativo di istruzione e formazione. A garanzia di tale salvaguardia sono già stati formalizzati dispositivi di certificazione condivisi che, mettendo in trasparenza le competenze acquisite, permettono il riconoscimento delle stesse in termini di crediti. (Accordo in C.U. del 28/10/2004).

 

L’approccio delle Regioni si fonda sulla necessità di costruire un quadro di riferimento condiviso a livello nazionale di standard professionali, imperniato sulla definizione ed individuazione delle figure professionali, rispetto al quale i sistemi dell'educazione e del lavoro declinano i propri specifici dispositivi, con una visione sistemica integrata nell’ottica del lifelong learning, inquadrando in tale ottica anche l’attuazione del diritto-dovere fino a 18 anni. Entro tale cornice deve collocarsi anche il processo di definizione di standard relativi alle competenze tecnico-professionali, ai fini della riconoscibilità/spendibilità dei titoli di qualifica in esito ai percorsi di istruzione e formazione professionale.

Le Regioni e le Province Autonome, ad oggi impegnate nel percorso di costruzione del sistema nazionale di certificazione delle competenze, con questo Accordo manifestano la volontà di attuare una ulteriore tappa nella direzione della costruzione delle condizioni a livello nazionale della riconoscibilità e spendibilità dei titoli professionali in esito ai percorsi, salvaguardando – in questa fase transitoria – la persona, rendendo riconoscibili e trasparenti le competenze acquisite, e quindi utilizzabili, soprattutto in “situazioni di transito” e cambiamento nel contesto di formazione o di lavoro.

Le Regioni e le Province autonome scelgono  l’Accordo come strumento per garantire la mobilità delle persone, utilizzando i diversi dispositivi attraverso i quali i sistemi regionali  regolamentano i processi di certificazione delle competenze e della  loro validazione.

 

Visto

 

il decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, concernente la “Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato - citta' ed autonomie locali”;

 

il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 concernente il "Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59";

 

il D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275 recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche;

 

la legge 17 maggio 1999,  n. 144 e, in particolare, l’art. 68 concernente l’obbligo di frequenza ad attività formative;

 

gli obiettivi indicati dal Consiglio europeo di Lisbona per il 2010, contenuti in Conclusioni della Presidenza Consiglio Europeo di Lisbona, 23-24 marzo 2000;

 

il D.P.R. 12 luglio 2000, n. 257, contenente il regolamento di attuazione dell’art. 68 della citata legge n. 144/99;

 

il decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale n. 174/2001 sul sistema della certificazione delle competenze nella formazione professionale;

 

la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, recante le "Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione";

 

la legge 28 marzo 2003, n. 53, recante “Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale”;

 

- l’accordo sancito in sede di Conferenza Unificata il 19 giugno 2003 per la realizzazione dall’anno scolastico 2003/2004 di un’offerta formativa sperimentale di istruzione e formazione professionale e i successivi protocolli d’intesa siglati tra le singole Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, il MIUR e il MLPS e tra singole Regioni e Direzioni Scolastiche Regionali;

 

- l’accordo sancito in sede di Conferenza Stato-Regioni il 15 gennaio 2004 per la definizione degli standard formativi minimi relativi alle competenze di base nell’ambito dei percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale;

 

- l’accordo sancito in sede di Conferenza Unificata del 28 ottobre 2004 per la certificazione finale e intermedia e il riconoscimento dei crediti formativi;

 

la Decisione del 15.12.2004 relativa al “Quadro comunitario unico per la trasparenza delle qualifiche e delle competenze (Europass)”

 

-  il decreto legislativo  15 aprile  2005 n. 76, recante la "Definizione delle norme generali sul diritto-dovere all'istruzione e alla formazione, a norma dell'articolo 2, comma 1, lettera c) della legge 28 marzo 2003, n.53";

 

il decreto legislativo  15 aprile  2005 n. 77, recante la "Definizione delle norme generali relative all'alternanza scuola-lavoro, a norma dell'articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n. 53”;

 

- il libretto formativo del cittadino, approvato in Conferenza Unificata in data 14 luglio 2005, previsto dall’art. 2 del decreto legislativo 276/2003;

 

 

Considerato

 

il percorso avviato dalle Regioni e Province Autonome, dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali all’interno del Tavolo di partenariato istituzionale, per la realizzazione dei percorsi sperimentali triennali di istruzione e formazione professionale di cui all’Accordo del 19 giugno 2003;

la necessità di consentire agli allievi dei percorsi sperimentali triennali di cui all’Accordo del 19 giugno 2003 di vedersi riconosciute le competenze di base e tecnico-professionali ed i relativi titoli di qualifica acquisiti, nel caso di trasferimento in altre Regioni;

la necessità di definire un sistema di standard delle competenze tecnico-professionali per i percorsi sperimentali triennali di cui sopra, all’interno di un quadro complessivo di riferimento per il sistema-paese , superandone la definizione per filiera formativa.

 

Convengono

 

1.di utilizzare i dispositivi approvati con l’Accordo del 28 ottobre 2004 per la certificazione finale e intermedia e il riconoscimento dei crediti formativi (modelli A, B e C), come format omogeneo a livello interregionale.

In riferimento ai dispositivi introdotti dal citato accordo, si prevede l’utilizzo:

del modello A per la certificazione finale in esito ai percorsi sperimentali triennali, rilasciato agli studenti che concludono i  citati percorsi, con riferimento particolare alla sezione 5.2;

del modello B per la certificazione intermedia delle competenze acquisite, rilasciato agli studenti che interrompono i percorsi di istruzione e formazione prima del conseguimento della qualifica, con riferimento particolare alla sezione 3.2;

del modello C per il riconoscimento dei crediti in ingresso.

 

2. di garantire al singolo soggetto la mobilità nei e tra i diversi sistemi e territori vedendosi riconosciuti gli apprendimenti acquisiti e le relative competenze, per effetto della presenza di elementi minimi, validati e riconoscibili da tutte le Regioni e Province Autonome, nei modelli sopra elencati; 

 

3. di assicurare, con riferimento alla futura declinazione europea dei livelli (EQF), il medesimo livello a tutti i percorsi di cui al presente accordo, comunque equivalente a quello del terzo anno dell’IPS;

 

4. di dare piena valorizzazione agli apprendimenti acquisiti dall’allievo nel contesto formativo di provenienza, nonché, nel contesto formativo di destinazione, di riconoscere le competenze acquisite, sia in esito ad un percorso di istruzione e formazione sia nel caso di interruzione dello stesso.

 

     Doc. Approvato - Scuola - RICONOSCIMENTO RECIPROCO DEI TITOLI IN USCITA DAI...
     Doc. Approvato - Attestato di competenza professionale...

 

 2) VALUTAZIONI IN MERITO AL TESTO UNIFICATO

 

Istituzione dell'«attestato di competenza» e delega al Governo per la disciplina delle professioni non regolamentate (C. 1048 Ruzzante, C. 2488 Mantini, C. 2552 Polledri, C. 2767 Pistone, C. 3685 CNEL).

 

Le proposte di legge all’esame della Camera dei deputati recanti l’istituzione dell’attestato di competenza professionale (C. 1048 Ruzzante, C. 2488 Mantini, C. 2552 Polledri, C. 2767 Pistone, C. 3685 CNEL) e trasfuse in un testo unificato, rappresentano l’ennesimo tentativo di disciplinare il profilo delle professioni non regolamentate in modo estemporaneo, disgiunto da una soluzione generale del problema. Difatti diversamente da come sostenuto dal dibattito generale in materia che la soluzione alla riforma delle professioni dovesse essere generale ed incentrata sia sul mondo ordinistico che  su quello non regolamentato, si delinea una soluzione parziale.

Il provvedimento prevede, tramite l’attestato di competenza, la certificazione dell’esercizio abituale della professione, il costante aggiornamento del professionista ed un comportamento conforme a regole di correttezza. Tale certificazione è rilasciato secondo le norme internazionali ISO sulla base di criteri qualificativi necessari tra i quali: l’individuazione di (eventuali) livelli di preparazione didattica; la definizione dell’oggetto dell’attività professionale e dei relativi profili professionali; la determinazione degli standard qualitativi da rispettare; l’elaborazione di un codice deontologico e le modalità di aggiornamento professionale. Si tratta, in verità, dell’adozione di schemi di riferimento operativi già noti in altri settori e che nulla hanno a che vedere con le professioni.

Presso la Presidenza del Consiglio è istituita una apposita struttura che, avvalendosi del ruolo consultivo del CNEL, provvede a registrare le associazioni.

Sul piano istituzionale la previsione si pone in evidente insanabile disarmonia con il recente schema di decreto legislativo sulle professioni ai sensi della legge n. 131/2003 (c.d. La Loggia), che affida alle Regioni, nel proprio ambito, il riconoscimento delle associazioni di professionisti non esercitanti attività regolamentate.

Prescindere, come fa la proposta di legge in esame, dal riconoscimento delle associazioni (quale condizione minimale su cui costruire qualsiasi soluzione organizzativa) costituisce, infatti, una fuga in avanti, dato che così facendosi si affida,  in buona sostanza, un ruolo “di riferimento” a soggetti che non hanno realizzato i contenuti minimi per ottenere il proprio riconoscimento giuridico, secondo norme che vengono, proprio quando ci sarebbe bisogno di accentuarle e specificarle, per meglio tutelare i cittadini utenti, scavalcate di netto.

In tal modo si ignora il ruolo regionale in materia (peraltro pacificamente esistente in tutti i settori economici di competenza regionale), dato che le condizioni ed i requisiti previsti dal nostro ordinamento, per ottenere il riconoscimento (di competenza regionale), sostanzialmente coincidono a quelle previste dal disegno di legge tramite l’attestato di competenza rilasciato dalle associazioni.

Inoltre il ruolo riconosciuto al CNEL appare del tutto in contrasto con le finalità costituzionali proprie di tale organismo, che appaiono riconducibili ad un funzione amministrazione. L’amministrazione della procedura, eventualmente fosse decisa, non potrebbe che essere riferita ad altri soggetti istituzionali, senza dimenticare le competenze in materia di lavoro, formazione professionale, oltre quella sulle professioni, spettanti alle Regioni.

Nel merito, l’attestato che sembrerebbe afferire esclusivamente a qualità personali accertate sulla base dei criteri predetti, in verità vige esclusivamente per il periodo di adesione ad una determinata associazione; non sopravvive, infatti, alla circostanza di uscita di un soggetto dalla associazione, a meno che non si iscriva, entro tre mesi, ad altra associazione ugualmente registrata. Una qualificazione soggettiva è quindi condizionata da una struttura di riferimento. Ne deriva, indirettamente, l’obbligo del soggetto di dover aderire a questa o quella associazione, pena l’esclusione da tale qualificazione. Prevedendo che tutta la procedura non sarà di facile accesso e di oneri irrilevanti, ne consegue che l’organizzazione del lavoro è condizionata sostanzialmente dall’appartenenza ad associazione (privata), senza alcuna garanzia pubblica sostanziale, essendo la registrazione prevista, una mera attività amministrativa esecutiva, peraltro incardinata presso il Governo, che non ha in materia concorrente, come per le professioni, più alcuna competenza esecutiva applicativa.

In definitiva, se sullo spessore della competenza regionale in materia ordinistica si può dibattere e sostenere tesi più o meno dimensionate, lo stesso non può farsi nel settore delle associazioni professionali, ove la competenza regionale è certa, di spessore e sicuramente più penetrante di quanto previsto per il profilo degli ordini (con riferimenti, oltre che in materia di professioni, in materia di formazione professionale e di lavoro). In tal senso si è alfine orientato anche lo schema di decreto legislativo in materia di professioni intellettuali citato.

In conclusione la valutazione del provvedimento è negativa sulla base di un testo che appare inemendabile. 

(red /30.11.05)

+T -T
Per referendum: Lombardia, Calabria, Campania, Lazio, Toscana, Basilicata, Sardegna...

Il 18 novembre 2005 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge costituzionale recante "Modifiche alla Parte II della Costituzione". Scattano quindi i tre mesi (18 febbraio 2006) previsti per raccogliere le firme, o far esprimere parlamentari e Consigli regionali per il referendum confermativo.

Dopo Lombardia e Calabria altre regioni stanno promuovendo il referendum: Campania, Lazio, Toscana, Basilicata e Sardegna.

Antonio Bassolino coglie l'occasione (del Consiglio regionale campano che ha approvato la delibera di giunta per l'indizione del referendum) per rilanciare il ruolo fondamentale sulla riforma costituzionale. ''Le Regioni sono i principali soggetti di questa riforma e devono essere in prima linea a chiedere il referendum - ha detto il presidente della Campania intervenendo in Aula ed annunciando il suo voto a favore. Bassolino si aspettava un voto molto largo da parte del Consiglio perche' si tratta di ''una questione importante da sottoporre ai cittadini''. Specialmente se si considerano ''il caos e la confusione istituzionale che si verrebbero a creare con l'applicazione della Devolution''.

Devolution: Loiero e Formigoni promuovono referendum

In Basilicata è approdata del Consiglio regionale la proposta di promuovere un  referendum contro la riforma costituzionale cosiddetta della 'devolution'. All'indomani
dell'approvazione della riforma il presidente Vito De
Filippo, aveva gia' annunciato che la Basilicata era pronta a promuovere il referendum.

Duro attacco del presidente del Consiglio regionale della Sardegna Giacomo Spissu alla legge sulla devolution all'indomani della decisione, a stragrande maggioranza, dell'Assemblea sarda di chiedere un referendum. Spissu si e' detto preoccupato perche' "il Senato federale non rappresenta le Regioni ad autonomia speciale".  La Sardegna è tra le prime regioni in Italia ad aver chiesto l'indizione del referendum sulla devolution.
Anche il Lazio è pronto. ''La devoluzione e' un provvedimento che sentiamo lontano e non solidale. Ecco perche' chiedero' al consiglio regionale di mettere all'ordine del giorno l'iter affinche' il Lazio proponga, insieme ad altre quattro regioni, il referendum'', ha annunciato il presidente della RegioneLazio, Piero Marrazzo.

La giunta regionale della Toscana ha deliberato di farsi promotrice di un referendum popolare contro la riforma della Costituzione. La delibera ora e' all'esame del Consiglio.

''Con questo atto - spiega il presidente della Regione Claudio Martini - la giunta indica nel referendum lo strumento per consentire agli italiani di potersi esprimere su questa riforma voluta dalla Lega Nord e approvata dal Polo in Parlamento. Una riforma che noi giudichiamo negativamente perche' introduce un federalismo che accentua differenze e squilibri e contiene rischi di rottura dell'Unita' nazionale''.

Adesso, prosegue Martini, ''la parola deve passare ai cittadini''. Martini si dice infine convinto che ''il referendum popolare mettera' fine a ipocrisie e tatticismi che hanno fatto della Costituzione oggetto di ricatto politico fra partiti di governo e, restituendo il diritto di esprimersi ai cittadini, boccera' definitivamente questo insensato disegno''.

I vescovi sono preoccupati sulla nuova legge elettorale e la riforma della Costituzione, sottolineando “le forti polemiche che stanno accompagnando la nuova legge elettorale e la riforma della seconda parte della Carta costituzionale, che richiedera' un ricorso a referendum popolare  confermativo''.

http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/devolution/index.html

(gs /30.11.05)

+T -T
Aborto. Storace:"regioni mandino volontari nei consultori". Bissoni: "Perché non ci convoca?"

(regioni.it) In un'intervista al Corriere della Sera, il ministro Storace invita le Regioni ad inviare i volontari nei consultori. ''Per la prima volta - afferma - controlleremo lo stato di applicazione della legge'' sull'aborto. ''Faro' di tutto perche' la normativa sia applicata - continua Storace -. Lo Stato ha il dovere di intervenire se ciò non avviene. Si deve fare presto''.

“Bisognera' trovare il modo per coinvolgere le associazioni  - continua il Ministro della Salute -, anche con iniziative di carattere finanziario. Saranno coinvolte tutte le associazioni, con spirito pluralista. Non significa però che gli antiabortisti verranno messi alla porta''.

Sulla pillola abortiva, Storace attende il parere del Consiglio superiore di Sanita' prima di attuare una modifica del decreto. Il primo parere riguarda l'acquisto della pillola fuori dall'Italia, mentre il secondo riguarda il diverso dosaggio della pillola nella sperimentazione di Torino. ''Significa che ci sono ancora dubbi sulla sua sicurezza?'', si chiede Storace.

“Se il Ministro vuole parlare con le Regioni non deve far altro che convocare le Regioni'': cosi' l'assessore regionale alla sanita' dell'Emilia-Romagna, Giovanni Bissoni, ha commentato con i giornalisti l'intervento del ministro della Salute sui volontari nei consultori e l'applicazione della Legge 194 sull'aborto.

“Noi ormai veniamo a sapere diverse questioni solo leggendo i giornali - ha proseguito Bissoni - ma gradiremmo che venissero evitate fughe in avanti che non portano da nessuna parte''. Proprio oggi in aula l'assessore ha risposto ad alcuni consiglieri aprendo a una ulteriore valorizzazione dei volontari, ma tenendo presente la reale attivita' dei consultori, regolati ''non piu' solo dalla Legge 194 - ha precisato - ma anche dalla 833 e 502 che hanno riportato in capo ai Comuni le attivita' sociali''.

(red/30.11.05)

+T -T
Paolini: cambia volto la gestione del turismo

(regioni.it) Con una nota inviata a tutti gli assessori al turismo delle Regioni e delle Province Autonome italiane, il coordinatore della Commissione per il turismo, Enrico Paolini, vice presidente della Regione Abruzzo, ha espresso "grande soddisfazione" per la doppia nomina di Piergiorgio Togni, ex direttore Generale Enit, a titolare della Direzione generale per il Turismo al ministero delle Attivita' produttive e di Eugenio Magnani, ex dirigente della delegazione ENIT di New York, a Direttore generale Enit. Le due nomine sono per Paolini di buon auspicio al prosieguo delle riforme in atto nelle politiche del turismo, che, "insieme alla collaborazione delle regioni, cominciano a cambiare il volto del sistema di gestione della politica del turismo italiano".

“Il nuovo Coordinamento nazionale del Turismo delle Regioni, la nuova direzione Enit con Magnani, la nuova Direzione di Togni al ministero - commenta infie Paolini - appaiono condizioni irripetibili per un nuovo inizio”.

(red/30.11.05)

Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Marco Tumiati
In redazione: Stefano Mirabelli; Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

Conferenza Stato-Regioni
Conferenza Stato-Regioni

Conferenza delle Regioni e Province autonome
Conferenza delle Regioni

Conferenza Unificata (Stato-Regioni-Enti locali)
Conferenza Unificata



Go To Top