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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 635 - venerdì 2 dicembre 2005

Sommario3
- Rapporto Censis 2005 anche su Stato-Regioni
- Censis su federalismo fiscale
- Turismo, Enti locali: passa in CDM trasformazione Enit e Tuel
- Formigoni: polizia locale; ordine di Malta
- Referendum: tabella monitoraggio al 02.12.05
- Conferenza Regioni: Commissioni

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Rapporto Censis 2005 anche su Stato-Regioni

(regioni.it) Rapporto Censis 2005: economia in ripresa e così il made in Italy. Di 'conclamata crisi di competitivita' e di bassa crescita' soffre solo una parte minoritaria dei settori produttivi. Lo sviluppo 'e' esercitato solo da nuclei ristretti di imprese, dunque schegge isolate, scintille di vitalita' economica'. Gli immigrati sono ''la grande risorsa che ci spingera' in avanti''. Invece ci sono ''troppi sedi decisionali, sia a livello centrale che locale''.

Ad affermarlo e' il Censis nel suo 'Rapporto 2005' nel quale sostiene che gli italiani sono i piu' restii in Europa a cambiare lavoro. In aumento i 'ricchi' (e cioè quelli che superano la soglia di 500mila euro l'anno di reddito) a fronte di oltre 7,5 milioni di persone che vivono in poverta'. Il Censis lancia poi un allarme criminalita', specie nelle grandi citta' con il rischio dell'autodifesa da parte di alcuni cittadini.
Ma si parla anche dei rapporti tra Stato e Regioni, della Conferenza delle Regioni e dell’aumento del numero degli atti che vengono sottoposti all’attenzione di queste conferenze. Con una media dal 2000 al 2005 di 270 atti adottati ogni anno e con un numero medio di 15 atti per seduta. Il numero delle sedute sono state: 25 nel 2000, 18 nel 2001, 21 nel 2002, 10 nel 2003, 14 nel 2004 e nel 2005 sarà superato.

Il Censis sostiene che la gran parte dei tentativi di prevenire l'insorgenza di conflitti tra poteri pubblici, in particolare tra lo Stato centrale e le Regioni e le autonomie locali parrebbe oggi affidato al cosiddetto "sistema delle Conferenze" (Stato-Regioni, Stato Città e Unificata).

In effetti, il trend incrementale del numero di atti approvati sembra corrispondere ad una forma di regionalismo di impronta "collaborativa e concertativa" dove, in assenza di una rigida separazione delle competenze e di strumenti che le garantiscano (regionalismo "duale"), ci si affida ad un "tavolo di mediazione degli interessi" che produce accordi e intese tra i soggetti partecipanti.

In realtà, è proprio negli anni in cui è deflagrato il conflitto Stato Regioni - misurabile attraverso l'aumento considerevole dei ricorsi presso la Consulta - che sono aumentati gli atti dotati dalla Conferenza Stato-Regioni.

Questo non deve stupire più di tanto. La Conferenza Stato-Regioni, infatti, è essenzialmente un organismo di raccordo tra esecutivi, e quindi un tavolo a carattere prettamente politico che non può arginare la deriva vertenziale che discende da un'imperfetta e parziale demarcazione degli ambiti di interento sia sul piano istituzionale che amministrativo. La Conferenza, di fatto, non vota ma acquisisce il consenso degli esecutivi regionali, consenso spesso già raggiunto in sede di Conferenza delle Regioni.

A questo riguardo sembra significativo il progressivo aumento del numero di atti adottati nell'ambito di ciascuna seduta. Questo carattere per così dire "pragmatico" che si rileva nell'operato delel Conferenze aveva sicuramente un senso nel momento in cui sono state pensate. Oggi, in attesa di un Senato "federale", se si vuole che le Conferenze svolgano realmente un ruiolo di temperamento nel conflitto istituzionale, andrebbero ripensate attribuendo differnte valenza giuridica ai loro atti e, evidentemente, introducendo sistemi maggiormamente formalizzati per assumere decisioni. Al momento, infatti, vale la giurisprudenza della Corte Costituzionale ove si esclude che "... oggetto dell'attività della Conferenza Stato-Regioni possano essere competenze di pertinenza regionale, con conseguente compressione dell'autonomia amministrativa delle Regioni ..." . Per dirla in modo più semplice, non basta la Conferenza Stato- Regioni per eliminare i ricorsi per attribuzione o per conflitto di competenze.

Se, come detto, una parte significativa dell'attuale vertenzialità istituzionale è stata innescata dalla stagione delle riforme costituzionali, dalla devolution e dall'introduzione di materie concorrenti condivise tra Stato e Regioni, sembra significativo verificare quanto avvenuto nell'ambito della produzione legislativa regionale.

Quest'ultima, tra il 2001 e il 2004 ha presentato – secon il Censis - un trend decrescente dei provvedimenti approvati, peraltro non compensato dall'aumento del ricorso ai regolamenti (la cui titolarità è stata peraltro contesa tra consigli e giunte). Questo trend, da un lato si può attribuire a comportamenti per così dire virtuosi, dei consigli, orientati a produrre leggi di riordino settoriale, dall'altro, forse più significativamente, alla difficoltà di legiferare in un contesto generale decisamente confuso e contraddittorio.

A questo va aggiunto che, sul totale dei provvedimenti, una percentuale del 30% circa è costituito da leggi cosiddete "di manutenzione", mentre si approssima al 20% la normativa finanziaria. Ne discende per il Censis che la nuova normativa attinente a materie quali lo sviluppo economico e produttivo, l'ambiente, le infrastrutture, i servizi alla persona e in genere alla comunità assorbe non più del 50% dell'impegno legislativo dei Consigli.

A livello mediatico, la conflittualità tra poteri pubblici, e in particolare tra organismi dello stato centrale ed enti locali, tende sempre più spesso a tracimare - sottolinea il Censis - in scontri dove l'orientamento prevalente è finalizzato ad invalidare l'azione amministrativa altrui. Tuttavia, questa pratica, lungi dal tradursi in un'analisi critica dei risultati raggiunti dagli avversari nei rispettivi spazi di governo, si concentra invece quasi esclusivamente sul tema dei cosiddetti sprechi, di cui sarebbero espressione soprattutto le tanto vituperate consulenze a cui gli enti pubblici fanno ricorso.

A prescindere dal carattere assolutamente residuale di questo genere di spesa, si dimentica che le singole amministrazioni nel perseguire gli obiettivi del proprio mandato sono spesso costrette, per mancanza di competenze interne, a ricorrere al settore privato, afferma il Censis. Quello che semmai andrebbe sottoposto a verifica  è il motivo per cui la pubbica amministrazione è così cronicamente inefficiente nel farsi aiutare ad assumere decisioni connesse all'avvio di programmi di intervento pubblico. Al riguardo, prendendo come esempio gli studi di fattibilità messi a gara negli ultimi anni, si rileva un tempo medio di quasi sei mesi (con punte di 8 per alcune amministrazioni) per passare all'esame delle offerte alla stipula di un contratto. Se a ciò si aggiungono i tempi necessari per costruire il bando e quelli per ricevere le offerte, si può stimare che in molti casi la Pa impieghi circa un anno per affidare un incarico relativo ad uno studio di fattibilità. La dilatazione dei tempi amministrativi impatta naturalmente sulla durata degli incarichi, spesso ridotta all'osso, con inevitabili conseguenze sulla qualità dei servizi erogati.

Infine è evidente – conclude il Censis - che occorre ricominciare pazientemente a tessere la rete delle responsabilità da porre in capo ai singoli soggetti. Altrettanto evidente è la necessità di superare il clima di sospetto e di reciproca delegittimazione oggi in essere tra soggetti pubblici non più di differente rango, ma con differenti funzioni attribuite. D'altra parte è sotto gli occhi di tutti che i processi più innovativi di erogazione delle prestazioni pubbliche si originano da meccanismi dove le amministrazioni sono chiamate a partecipare a politiche di carattere cooperativo che richiedono il coordinamento tra più soggetti (pubblici e privati) e la concertazione delle diverse linee di intervento.

(giuseppe schifini /02.12.05)

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Censis su federalismo fiscale

(regioni.it) Il Rapporto Censis 2005 pone attenzione anche alle opinioni in merito al federalismo fiscale, quindi al finanziamento della spesa locale con proprie tasse, presentando un sondaggio a riguardo. Si afferma che c’è una volontà diffusa per un federalismo fiscale equo, e cioè ridistribuivo, e quindi solidale.

Per il Censis la piena autonomia regionale, in materia di servizi sociali, sancita dalla riforma del Titolo V, parte II della Costituzione, nasconde il rischio di un'accentuazione della disparità territoriali. A questo proposito, in base ai risultati di un'indagine Censis su un campione rappresentativo di elettori all'uscita dai seggi durante le elezioni regionali 2005, emerge che circa il 42% degli italiani vuole che le Regioni siano supportate da un meccanismo di redistribuzione (Censis 2005: opinioni su federalismo fiscale...                  ).

L'irrinunciabile ruolo dello Stato tuttavia non basta, perché è  necessaria l'autoresponsabilizzazione di tutte le Regioni, anche dal punto di vista finanziario.

Alla domanda “le Regioni dovrebbero essere supportate da un meccanismo di redistribuzione finanziaria dello Stato”: in Calabria ed Emilia-Romagna hanno risposto affermativamente il 76,9% e il 66,7%, mentre l’11,5% in Piemonte e il 35,3% in Lombardia. Alla domanda “Affiancate da un meccanismo di solidarietà solo verso le regioni più povere”: In Umbria il 0,9%, in Calabria il 3,5% ed in Emilia-Romagna il 7,3%, invece in Campania il 28,2% e sul 21% Toscana, Lazio e Lombardia. Infine sull’autosufficienza finanziaria hanno risposto: il 68,4% in Piemonte e il 36,1% in Veneto, mentre all’opposto il 19,1% in Calabria e sul 21% Toscana e Lazio.

Lo strumento strategico di conoscenza per un'allocazione ottimale delle risorse – sostiene sempre il Censis - è il Sistema Informativo dei Servizi Sociali (Siss), previsto dall'art. 21 della L. 328/00. Ma sono solo tre Regioni in cui è presente e completamente operativo il Siss (Emilia-Romagna, Liguria e la Provincia autonoma di Bolzano) mentre, d'altro canto, persiste la fragilità della rete di tutela pubblica.

Basti pensare che solo il 4,4% del totale delle famiglie che hanno ricevuto una qualche forma di aiuto si è rivolta al settore pubblico, a fronte di un 16,8% che ha fatto ricorso alla rete informale.

Il Censis riprende il filo del discorso dei rapporti Stato-Regioni.

Il cambiamento politico-costituzionale ha significato naturalmente una ridefinizione dei rapporti tra amministrazione centrale e regionale che, nei fatti, ha finito per tradursi il più delle volte in una vera e propria conflittualità tra Stato e Regioni.

Così sono stati numerosi i pronunciamenti della Corte Costituzionale relativi proprio alla più generale definizione dei confini nella ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni: un esempio per tutti è la sentenza relativa al ricorso presentato dall'Emilia-Romagna che, in sostanza, ha stabilito che i trasferimenti statali (nello specifico erano quelli relativi agli asili nido) non possono avere vincolo di destinazione laddove riguardano funzioni che devono essere finanziate con tasse locali.

Alla luce di ciò, ben si comprende come, dopo la riforma costituzionale, la legge 328/00, pur restando un fondamentale punto di riferimento, stia ormai lasciando il passo alla piena autonomia delle Regioni.

Ma tale autonomia nasconde il rischio di un'accentuazione delle disparità territoriali. In sostanza, la minaccia concreta è che la devolution finisca per penalizzare le Regioni con  minore disponibilità di risorse economiche.

Ed è proprio tale rischio ad essere sempre più avvertito dalla maggioranza degli italiani. Infatti, da un'indagine Censis su un campione rappresentativo di elettori all'uscita dai seggi durante le elezioni regionali 2005, emerge che circa il 42% degli italiani vuole che le Regioni siano supportate da un meccanismo di redistribuzione, mentre il 17,3% desidera che le Regioni più povere siano affiancate da un meccanismo di solidarietà. Solo il 32,2% dei rispondenti, invece, afferma che le Regioni dovrebbero essere completamente autosufficienti dl punto di vista finanziario .

Nello specifico, se non stupisce – afferma il Censis - la netta propensione ad un meccanismo redistributivo da parte delle Regioni con ridotta disponibilità finanziaria (il 76,9% in Calabria, quasi il 45% della Puglia), colpisce, invece, il considerevole grado d'accordo di alcune Regioni con performance finanziarie elevate: così è il 66,7% degli abitanti dell'Emilia-Romanga a dichiararsi favorevole ad un  meccanismo redistributivo, il 53% dei toscani, il 41,8% dei veneti, il 35,3% dei lombardi, cui si deve aggiungere un ulteriore 21,4% che ha affermato di volere un meccanismo di solidarietà per le Regioni più povere.

Si registra, dunque, un sostegno sostanzialmente trasversale a tutto il territorio nazionale riguardo alla funzione perequatrice dello Stato: in sintesi, per il Censis è forte la volontà degli italiani di racchiudere la nuova architetttura istituzionale dentro ad una cornice di equità che dev'essere garantita a livello centrale.

(gs/02.12.05)

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Turismo, Enti locali: passa in CDM trasformazione Enit e Tuel

(regioni.it) Il Consiglio dei ministri ha approvato uno schema di regolamento per la trasformazione dell'Ente nazionale del turismo (ENIT) in Agenzia nazionale del turismo, che ricevera' il parere del Consiglio di Stato e verra' trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni per l'intesa.
L' Enit quindi si trasforma – ha annunciato un comunciato del ministero - in Agenzia Nazionale per il Turismo. Il provvedimento e' stato approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro delle Attivita' Produttive Claudio Scajola.
Inoltre è passato il Testo Unico sugli Enti locali. Le funzioni fondamentali dei comuni, delle province e delle citta' metropolitane sono infatti fra le novita' piu' rilevanti del decreto legislativo di revisione del Testo Unico sugli Enti locali, approvato, su proposta del ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, dal Consiglio dei ministri. Per le citta' metropolitane viene finalmente definito, a 15 anni dall'entrata in vigore della legge 142/90,il nuovo procedimento costitutivo e l'ordinamento che delinea un livello di governo alternativo rispetto a quello della provincia. Con il provvedimento odierno - spiega una nota del Viminale - il governo da' attuazione anche alla seconda parte della legge La Loggia, relativa alle deleghe sulle funzioni fondamentali e sull'adeguamento del testo unico degli Enti locali alla riforma costituzionale del 2001. Di rilievo anche il sistema integrato delle garanzie che soppianta i vecchi controlli di legittimita' sugli atti degli enti locali ed offre strumenti piu' avanzati di verifica, della  gestione amministrativa e dei risultati della dirigenza. La revisione del testo unico, inoltre, rispetta il nuovo riparto di competenza legislativa tra Stato e Regioni e devolve a queste ultime ambiti di competenza fino ad oggi  riservati allo Stato.
Piu' ombre che luci: questo il giudizio che l'Associazione dei Comuni italiani (ANCI) esprime sul riformulato Testo Unico degli Enti Locali approvato dal Consiglio dei Ministri.A piu' di due anni e mezzo dall'approvazione definitiva della legge 'La Loggia' il Consiglio dei Ministri ha infatti discusso un testo sul quale hanno lavorato a lungo anche tutte le rappresentanze delle Autonomie locali ma che, nei suoi ultimi passaggi, accusa l'Anci, e' stato sostanzialmente stravolto. Per i Comuni italiani le ombre sono rappresentate dalla forte riduzione, qualitativa e quantitativa, delle funzioni fondamentali degli Enti locali, a tutto discapito di questi  ultimi. Il testo non prevede inoltre la attribuzione ai Comuni  della gestione del catasto, che fa immaginare la volonta' di  riaccentrare tutta la materia, contro ogni precedente previsione. Per quanto riguarda i controlli sugli Enti locali, il T.U.E.L.  varato dal Governo prevede poi un ruolo estremamente invasivo  della Corte dei Conti, facendo fare un passo indietro alla  autonomia degli Enti locali. Non sono poi previsti interventi per quanto riguarda i segretari comunali: argomento sul quale tutto il comparto delle Autonomie ha manifestato piu' volte ampia disponibilita' e che avrebbe potuto facilmente prevedere importanti elementi di innovazione. Le uniche luci che si ritrovano nel T.U.E.L. varato dal Governo riguardano le Citta' Metropolitane, per le quali si prevede una autentica svolta legislativa, attuata accogliendo molte delle richieste avanzate nel corso di questi anni dall'Anci.Su questo punto, il nuovo T.U.E.L. rappresenta quindi un passaggio importante, che pero' da solo non puo' bastare, essendo necessaria la piena attuazione dell'art. 119 della Costituzione in tema di risorse.

 (red/02.12.05)

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Formigoni: polizia locale; ordine di Malta

(regioni.it) ''Siete un presidio insostituibile della sicurezza del territorio''. Cosi' il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, apre, con un videomessaggio, la due giorni di lavori del convegno nazionale ''Il futuro della Polizia Locale tra formazione e comunicazione'', organizzato dal periodico ''La Voce dei Vigili Urbani'' presso il Polo Fieristico di Bergamo. ''Conoscete la realta' sociale ed ambientale in cui operate -  -aggiunge Formigoni rivolgendosi alla polizia locale- e avete un  rapporto diretto e capillare con il territorio''. Formigoni ha  sottolineato che ''formazione e comunicazione sono due elementi  imprescindibili per affrontare al meglio la questione sicurezza. La  formazione professionale del Corpo di Polizia Locale -conclude- sara'  essenziale per rendere efficienti le capacita' organizzative e  gestionali e dovra' tenere in considerazione il fattore comunicativo,  innanzitutto verso il cittadino, come prioritario e strategico''.
Formigoni è da oggi anche cavaliere di Gran Croce dell'ordine militare di Malta. Il presidente ha infatti ricevuto il gran cancelliere del sovrano Ordine Militare di Malta, Jean-Pierre Mazery, che gli ha ufficialmente consegnato la gran croce al merito Melitese per la sua ''instancabile attivita'', soprattutto in politica estera e in particolare ''negli interventi umanitari''. Oggi l'ordine si occupa soprattutto di assistenza medica e sociale e di aiuti umanitari, gestendo anche direttamente ospedali, centri per malati terminali e strutture  per anziani e disabili. ''Voglio esprimere la mia commozione e gratitudine - ha commentato Formigoni - perche' so bene il significato che ha questa fascia''. Un'onorificenza che vuole essere anche un premio anche a tutti i lombardi visto che ''la Lombardia e' la Regione europea con piu' associazioni e volontari, che lavorano in tutto il mondo''.

(red/02.12.05)

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Referendum: tabella monitoraggio al 02.12.05

REGIONI

Giunta regionale

Consiglio regionale

ABRUZZO

Per il momento non procedono

 

BASILICATA

La giunta ha deliberato il 21 novembre

Si prevede l’approvazione da parte del Consiglio a metà dicembre.

CALABRIA

La giunta ha deliberato il 22 novembre.

Il 7 dicembre si prevede l’approvazione definitiva da parte del Consiglio.

CAMPANIA

La delibera è stata approvata dalla Giunta la scorsa settimana.

Approvata dal consiglio regionale il 29 novembre

EMILIA-ROMAGNA

La Giunta ha approvato la delibera il 28 novembre

Il Consiglio discuterà la proposta il 13 o 14 dicembre.

FRIULI VENEZIA GIULIA

 

 

LAZIO

La Giunta ha deliberato il 22 novembre.

Approvata dal consiglio regionale il 1° dicembre

LIGURIA

Bozza in elaborazione

 

LOMBARDIA

Approvata in Giunta la scorsa settimana.

Il Consiglio ha approvato il 1 dicembre.

MARCHE

Non ha elaborato una proposta.

Il Consiglio esaminerà il 6 dicembre la proposta di delibera.

MOLISE

Non procedono

 

PIEMONTE

Non ancora affrontata dalla Giunta.

 

PUGLIA

In discussione in Giunta

 

SARDEGNA

Approvazione della Giunta a metà novembre.

 

Il Consiglio ha approvato il 24 novembre.

SICILIA

Non procedono

 

TOSCANA

 Approvato dalla Giunta il 30 novembre..

 

UMBRIA

 

Programmata una seduta straordinaria del Consiglio nel mese di dicembre per l’approvazione

VENETO

 

 

VALLE D’AOSTA

La Giunta ha approvato il 2 dicembre la delibera.

Trasmessa al Consiglio regionale.

TRENTO

Per il momento non procedono

 

BOLZANO

Non  procedono

 

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Conferenza Regioni: Commissioni

Coordinamenti delle Commissioni
Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

COMMISSIONI

COORDINATORE

COORDINATORE VICARIO

Commissione affari istituzionali e generali
Comprende le materie: riforme istituzionali, enti locali, politica della montagna e aree depresse, regioni ad autonomia differenziata, organizzazione degli uffici e degli enti dipendenti dalla regione, politiche del personale e contratti, polizia locale e politiche integrate per la sicurezza, ordinamento della comunicazione, sistemi di comunicazione e mass media.

SICILIA

EMILIA-ROMAGNA

Per la materia politica della montagna:
VALLE D'AOSTA

Commissione affari finanziari
Comprende le materie: riforma della finanzia regionale, armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, casse di risparmio e rurali, aziende di credito a carattere regionale, enti di credito agrario e a carattere regionale, programmazione e controllo di gestione, statistica e informatica.

LOMBARDIA

LIGURIA

Commissione affari comunitari e internazionali
Comprende le materie: rapporti internazionali e dell’unione europea con le regioni, fondi comunitari, regioni marittime e del mediterraneo, cooperazione con i paesi in via di sviluppo, promozione all’estero, flussi migratori.

PIEMONTE 

SARDEGNA

Commissione infrastrutture, mobilità  e governo del territorio
Comprende le materie: lavori pubblici porti e aeroporti civili, porti e aeroporti civili di rilevo regionale, grandi reti di trasporto e dei navigazione, reti regionali di trasporto e navigazione, trasporto pubblico locale, viabilità, parcheggi e piste ciclabili, edilizia e urbanistica, edilizia residenziale pubblica.

CAMPANIA

UMBRIA

Commissione ambiente e protezione civile
Comprende le materie: valorizzazione dei beni ambientali, difesa del paesaggio, parchi e riserve naturali, inquinamento, smaltimento dei rifiuti, risorse idriche, acquedotti, acque minerali e termali, demanio marittimo, lacuale e fluviale, protezione civile e difesa del suolo.

CALABRIA

FRIULI VENEZIA GIULIA

Commissione beni e attività culturali
Comprende le materie: Valorizzazione dei beni culturali, promozione e organizzazione di attività culturali, musei e biblioteche regionali, patrimonio storico e artistico, ordinamento sportivo, spettacolo, turismo industria alberghiera, tempo libero.

BASILICATA

ABRUZZO

Commissione salute
Comprende le materie: tutela della salute, assistenza sanitaria e ospedaliera, personale sanitario.

TOSCANA

MOLISE

Commissione politiche sociali
Comprende le materie: servizi sociali, politiche dell’infanzia, dei giovani e degli anziani, previdenza complementare ed integrativa.

VENETO

VALLE D'AOSTA

Commissione istruzione, lavoro, innovazione e ricerca
Comprende le materie: istruzione e formazione professionale, politiche del lavoro, tutela e sicurezza del lavoro, università e ricerca scientifica, professioni

LAZIO

P.A. TRENTO

Commissione politiche agricole
Comprende le materie:agricoltura, alimentazione, caccia pesca e foreste.

PUGLIA

P.A. BOLZANO

Commissione attività produttive
Comprende le materie: industria, commercio fiere e mercati, commercio con l’estero, artigianato, sostegno alle innovazione per i settori produttivi, miniere, cave e torbiere, produzione e distribuzione di energia in ambito regionale, produzione, distribuzione e trasporto nazionale di energia.

MARCHE

SARDEGNA

Commissione speciale "Attività di Cooperazione e iniziative per il dialogo e la pace in Medio Oriente"
Commissione coordinata dal presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti. E' istituita il 24 novembre 2005 dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome con riferimento all'articolo 8 del regolamento della stessa Conferenza.

Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Marco Tumiati
In redazione: Stefano Mirabelli; Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

Conferenza Stato-Regioni
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Conferenza delle Regioni e Province autonome
Conferenza delle Regioni

Conferenza Unificata (Stato-Regioni-Enti locali)
Conferenza Unificata



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