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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 652 - venerdì 13 gennaio 2006

Sommario
- Sicurezza è questione nazionale
- Riforma Costituzione: dossier del dipartimento
- friuli: nomine porti e trasparenza
- Contratto medici: Colozzi si possono riaprire trattative
- Aviaria: al via unità di crisi
- Camere: audizione Scajola, indagine autostrade, norme ambiente, Comunitaria

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Riforma Costituzione: dossier del dipartimento

(regioni.it) Il sito governo.it, nella sezione “Riforme istituzionale”, ospita un“botta e risposta” sulla riforma della II parte della Costituzione, confezionato dal Dipartimento  Riforme Istituzionali e “presentato” dal Ministro Roberto Calderoli, con l’obiettivo di spiegare, scrive il Ministro, “un sistema caratterizzato da una distribuzione ottimale delle funzioni e dei poteri, sia regionali sia statali”

Nel “botta e risposta” (ma fra chi? ndr) proposto il “senato federale” viene indicato come uno “snodo essenziale tra gli interessi della comunità nazionale e quelli più propriamente locali” . “In base alla riforma – si legge ancora nel dossier - i senatori sono eletti contestualmente ai consiglieri regionali e quindi sono portatori di programmi ed obiettivi analoghi a quelli di questi ultimi. Il significato della “contestualità” sta proprio in questo: non solo scelta del medesimo arco temporale per la elezione, ma soprattutto scelta di rappresentanti delle istanze politiche del territorio. Si crea dunque un unico filo conduttore tra politiche regionali e politiche di intervento nazionale: ecco perché tale meccanismo garantisce un effettivo e concreto legame con il territorio. Con la contestualità, il Senato diventa un organismo permanente, ossia non legato ad una durata predeterminata (come quella, fissata in cinque anni, della Camera dei deputati):ciò significa che i senatori di ciascuna Regione durano in carica fino alle nuove elezioni regionali, quando sono eletti anche i nuovi senatori della medesima Regione”.

Quanto al fatto che la riforma possa mettere a rischio l’universalità dei diritti e delle libertà costituzionali, il dossier è “rassicurante”, tale pericolo non sussisterebbe perché “i diritti e le libertà sono disciplinati nella parte prima della Costituzione, dunque in un ambito che non viene in alcun modo toccato dal progetto di riforma. Ne deriva che tali preoccupazioni sono prive di fondamento. Inoltre la riforma stessa non solo lascia allo Stato la competenza a segnare i livelli essenziali delle prestazioni sui diritti civili e sociali, ma trasferisce altresì ad esso la competenza sulle norme generali sulla tutela della salute, la sicurezza del lavoro e la sicurezza alimentare, che svolgono un ruolo particolarmente rilevante in tema di universalità dei diritti”.

Anche le perplessità di coloro che temono una certa dose di confusione, una farraginosità dell’iter parlamentare e un possibile aumento del contenzioso fra Stato e Regioni sono “rimosse : “la riforma – si legge nel dossier del dipartimento – snellisce e semplifica le procedure. Infatti, essa rompe il meccanismo del cosiddetto “bicameralismo perfetto” e introduce quello dei procedimenti monocamerali. Con l’attuale “bicameralismo perfetto” un progetto di legge è approvato definitivamente solo quando Camera e Senato raggiungono una intesa sullo stesso testo, con inevitabile allungamento dei tempi di approvazione. Con la riforma, invece, le leggi – salvo alcune eccezioni – saranno approvate da uno solo dei rami del Parlamento (Camera o Senato federale), in base alla materia che si deve disciplinare (ad esempio, i disegni di legge sull’ordinamento civile saranno approvati soltanto dalla Camera, mentre le leggi riguardanti il governo del territorio saranno approvate soltanto dal Senato federale). L’altro ramo potrà esprimere solamente un parere, entro brevi termini. In base a tale sistema, non è più richiesta una doppia approvazione di Camera e Senato sull’identico testo, ma basterà il voto finale di un solo ramo per concludere l’esame di un progetto di legge.

Con la riforma si otterrà quindi una significativa riduzione dei tempi di approvazione”. Quanto ai conflitti di competenza, la preoccupazione non avrebbe fondamento, “Sono infatti noti i criteri –rinvenibili peraltro anche nella giurisprudenza della Corte costituzionale – per ripartire i provvedimenti legislativi tra Camera e Senato federale, sulla base delle materie trattate.

Nei casi più estremi e complessi, si tratterebbe di conflitti comunque gestibili attraverso una speciale commissione mista di conciliazione, formata da deputati e senatori, per stabilire la competenza dell’uno o dell’altro ramo del Parlamento.

(sm/13.01.06)

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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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