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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 766 - venerdì 21 luglio 2006

Sommario3
- Corte dei Conti: gestione finanziaria Regioni 2004-5
- Conferenza Regioni 12.07.06 DOC controlli costruzioni in zone sismiche
- Conferenza Regioni 19.07.06 DOC Parere Decreto-Legge 4 luglio 2006, n. 223
- Conferenza Regioni 12.07.06 DOC PARERE IN ORDINE AL DPEF 2007-2011
- Conferenza Regioni 19.07.06 DOC MODIFICHE AL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI
- 210706: Monitoraggio di leggi e provvedimenti pubblicati in Gazzetta Ufficiale

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Corte dei Conti: gestione finanziaria Regioni 2004-5

(regioni.it) Tra gli ultimi documenti della Corte dei Conti ecco la relazione sulla gestione finanziaria delle Regioni e degli Enti locali:

 

21 luglio 2006 - Sezione delle Autonomie - Delibera n. 15/AUT/2006
Relazione sulla gestione finanziaria degli Enti Locali - esercizi 2004-2005

 

 

 

21 luglio 2006 - Sezione delle Autonomie - Delibera n. 14/AUT/2006
Relazione sulla gestione finanziaria delle Regioni - esercizi 2004-2005

 

Ricordiamo anche le Linee guida per gli organi di revisione economico-finanziaria degli enti locali ai fini della predisposizione della relazione sul rendiconto dell’esercizio 2005 – Adempimenti previsti dalla legge finanziaria 2006. La Sezione delle Autonomie ha approvato, con Deliberazione n. 11/AUT/2006 dell’11 luglio, le “Linee guida cui devono attenersi, ai sensi dell’articolo 1, commi 166 e 167, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006) gli organi di revisione economico-finanziaria degli enti locali nella predisposizione della relazione sul rendiconto dell’esercizio 2005” e i relativi questionari, reperibili in allegato (Questionario per le province; Questionario per i comuni con popolazione superiore a 5000 abitanti; Questionario per i comuni con popolazione inferiore a 5000 abitanti).

 

(red/21.07.06)

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Conferenza Regioni 12.07.06 DOC controlli costruzioni in zone sismiche

(regioni.it) PROPOSTE DELLE REGIONI DI MODIFICA DELL’ART. 94 E DELL’ART. 104 DEL D.P.R. N. 380 DEL 2001, IN MATERIA DI CONTROLLI SULLE COSTRUZIONI IN ZONE SISMICHE

 

 

Le Regioni ritengono necessario e urgente un intervento legislativo, in materia di vigilanza sulle costruzioni nelle zone sismiche, che sappia coniugare le esigenze primarie di tutela dell’incolumità pubblica con un sistema di controlli improntato a criteri di adeguatezza e proporzionalità.

         Si esprime infatti l’unanime condivisione dei principi affermati dalla Corte costituzionale nella nota sentenza n. 182 del 2006, circa la primaria esigenza di assicurare, anche nella materia in esame, la tutela della incolumità pubblica. A tale scopo , si impone certamente un particolare sforzo diretto ad assicurare idonee modalità di verifica delle costruzioni, per accertarne la rispondenza alle norme tecniche per le costruzioni, per i profili applicativi relativi alle azioni sismiche.

È necessario dunque un salto di qualità nel sistema dei controlli sui progetti, che tuttavia non deve comportare il solo controllo preliminare sui progetti. L’esperienza del passato ci insegna che un controllo meramente cartaceo, quant’anche generalizzato, spinge verso una deresponsabilizzazione dei progettisti e verso una burocratizzazione delle verifiche, lasciando priva di ogni controllo la fase più delicata dei processi edilizi e cioè quella di effettiva realizzazione delle opere.

Occorre piuttosto prevedere un sistema articolato di controlli, che sappia distinguere tra le diverse tipologie di costruzioni in ragione del diverso grado di rischio che le stesse comportano per l’incolumità pubblica. Richiedere cioè un controllo sistematico, sia in via preliminare sul progetto che nel corso dei lavori,  per le costruzioni che presentano un rilevante grado di complessità strutturale e per quelle che, in ragione degli usi cui sono destinate, hanno un carattere strategico per la protezione civile ovvero vedranno un significativo afflusso di pubblico o la permanenza di persone. Prevedere, viceversa, modalità semplificate di controllo nei casi di opere strutturalmente non complesse e che non hanno una significativa rilevanza per l’incolumità pubblica.

La selezione delle divese tipologie di costruzioni da sottoporre a differenti modalità di controllo è necessario che sia rimessa, in conformità ai criteri di adeguatezza e differenziazione, al legislatore regionale, il quale potrà così avere la giusta considerazione delle diverse realtà locali, sia in termini normativi (diverse modalità di autorizzazione delle pratiche edilizie e di coinvolgimento dei professionisti nei controlli di conformità degli interventi), sia tenendo conto della diversa pericolosità sismica presente nel territorio e della presenza di fattori locali di amplificazione delle azioni sismiche.

Le Regioni sottolineano poi che il significativo salto di qualità nei controlli delle costruzioni nelle zone sismiche deve essere necessariamente accompagnato da un rilevante potenziamento delle strutture amministrative chiamate a svolgere queste funzioni. Lo sforzo organizzativo che tutto ciò richiede non può che portare all’assunzione del personale necessario e allo svolgimento di corsi di formazione e di aggiornamento professionale del personale già presente presso tali Uffici

Consapevoli che le risorse finanziarie necessarie non possono essere reperite in modo significativo dal gettito erariale, le Regioni propongono di introdurre un contributo dei soggetti interessati per le spese istruttorie sostenute per lo svolgimento dei controlli necessari. Le Regioni o gli enti da esse delegati potranno provvedere all’assunzione di nuovo personale per sopperire alla comprovata carenza di tecnici specializzati.

 

Passando ad una illustrazione puntuale delle modifiche all’art. 94 del D.P.R. n. 380 del 2001 proposte dalle Regioni, si sottolinea innanzitutto che il comma 1 viene sostanzialmente riprodotto nel suo testo vigente (con la sola eliminazione del riferimento improprio, ivi contenuto, agli atti -“decreti”- con cui viene stabilita la classificazione sismica dei Comuni, atteso che detta classificazione compete alle Regioni, che vi provvedono con atti e procedimenti differenti, in conformità ai propri Statuti e leggi regionali). Nel comma 1 viene aggiunto poi un secondo periodo che riproduce, senza modifiche, il secondo comma del testo vigente.

Nel nuovo comma 2 viene previsto il conferimento alle Regioni della potestà di individuare forme diversificate di controllo dei progetti di costruzioni nelle zone a media e elevata sismicità, con l’affermazione di un preciso criterio, per il quale: tenendo ferma l’esigenza prioirtaria della tuela dell’incolunità pubblica, nella selezione delle diverse modalità di controllo per le restanti strutture, si dovrà tener conto dell’uso cui l’opera è destinata e della sua complessità strutturale.

Al comma 3 si introducono le nuove misure volte a potenziare le strutture tecniche chiamate a svolgere i controlli, secondo criteri di adeguatezza ed efficienza. Per assicurare una fonte di finanziamento di questo intervento si introduce, nel medesimo comma, la possibilità per la legge regionale di stabilire l’obbligo della corresponsione di un contributo istruttorio e si prescrive che è possibile provvedere all’assunzione di nuovo personale da dedicare alle attività di controllo previste dall’articolo.

Il nuovo comma 3 sostituisce il precedente (che risulta così abrogato) che prevedeva la possibilità di un ricorso gerarchico al Presidente della Giunta regionale, avverso il provvedimento di autorizzazione ovvero nel caso del suo mancato rilascio. Trattandosi di istituto di dubbia legittimità costituzionale e ormai desueto se ne propone il superamento.

Il comma 4 riproduce sostanzionalmente l’attuale disposizione relativa alla direzione dei lavori nelle zone classificate.

 

 

L’articolo 94 è  così sostituito:

 

 

Articolo 94 del DPR 380 del 6 giugno 2001

 

(Autorizzazione per l’inizio dei lavori)

 

  1. Fermo restando l’obbligo del titolo abilitativo all’intervento edilizio, nelle località sismiche ad eccezione di quelle a bassa sismicità all’uopo indicate ai sensi dell’articolo 83, non si possono iniziare lavori senza preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della Regione. L’autorizzazione è rilasciata entro sessanta giorni dalla richiesta e viene comunicata al Comune subito dopo il rilascio, per gli ulteriori provvedimenti.

 

 

  1. Le Regioni, in ragione della destinazione d’uso delle opere e della loro complessità strutturale, ferma restando l’esigenza di tutelare l’incolumità pubblica, possono prevedere con legge modalità di controllo successivo anche con metodi a campione. In tal caso, l’autorizzazione preventiva di cui al comma 1 non è necessaria per l’avvio dei lavori.

 

 

  1. Per garantire la costituzione di una efficace rete tecnica di controllo, nel rispetto del principio di adeguatezza, l’assunzione dell’occorrente personale tecnico qualificato avviene in deroga alle norme che disciplinano i vincoli per il reclutamento del personale nelle pubbliche amministrazioni. Le Regioni stabiliscono l’entità del contributo obbligatorio a carico dei richiedenti, a parziale copertura dei costi dell’attività istruttoria per l’esercizio delle funzioni di cui al presente articolo.

 

 

  1. La direzione lavori è affidata ad un ingegnere, architetto, geometra o perito edile iscritto nell’albo, nei limiti delle rispettive competenze.

 

 

 

 

 

 


Le seconda problematica riguarda l’art. 104 dello stesso D.P.R. n. 380/2001 relativo alle costruzioni in corso nelle zone di nuova classificazione sismica (di cui all’O.P.C.M. n. 3274/2003), ovvero in quelle per le quali vi è stato il salto di livello di pericolosità sismica.

L’attuale normativa prevede al riguardo l’obbligo, per tutti coloro che in una zona sismica di nuova classificazione abbiano iniziato una costruzione prima dell’entrata in vigore del provvedimento di classificazione, di farne denuncia, entro quindici giorni dall’entrata in vigore del provvedimento di classificazione, al competente ufficio tecnico della regione.

 

La proposta di modifica, onde evitare il rischio di “arresto” di tali tipologie di costruzioni, consente la possibilità per coloro che abbiano iniziato una costruzione prima dell’entrata in vigore del provvedimento di classificazione o di nuove norme tecniche, di essere esentati dal rispetto delle disposizioni connesse alle zone sismiche di nuova classificazione, purchè le strutture siano ultimate entro i successive 18 mesi (nuovo comma 1).

Inoltre, atteso che le problematiche sopra citate coinvolgono anche le opere pubbliche, al nuovo comma 2 si propone di estendere le disposizioni sopra previste anche per le opere pubbliche i cui lavori siano stato già appaltati o cui progetti siano stati già approvati prima dell’entrata in vigore del provvedimento di classificazione o di nuove norme tecniche. Per tale tipologia costruttiva la nuova proposta di comma 4 consente alla regione di stabilire, ove occorra, termini di ultimazione superiori ai 18 mesi.

 

L’obbligo di presentare denuncia al competente ufficio tecnico della regione, corredata da apposita relazione tecnica contenente la valutazione della sicurezza della costruzione scatta, secondo la proposta di modifica, solo successivamente, nell’ipotesi in cui la costruzione non venga ultimata nei termini sopra stabiliti. Spetta quindi al competente ufficio tecnico regionale, sulla base di quanto previsto nella relazione, precedere o meno ad autorizzare la prosecuzione dei lavori, dandone comunicazione al competente ufficio comunale.

 

Importante è altresì la nuova proposta formulata al comma 6 dell’art. 104 che, in luogo della demolizione di quanto già costruito a seguito di accertamento con esito negativo prevista dall’attuale comma 5 dell’art. 104, prevede idoneo progetto di adeguamento sismico nel caso in cui la relazione non permetta la prosecuzione della costruzione.


 

L’articolo 104 è  così sostituito:

 

 

Articolo 104 del DPR 380 del 6 giugno 2001

 

(Costruzioni in corso di classificazione in zone sismiche di nuova classificazione)

 

 

  1. Non sono tenuti al rispetto delle disposizioni connesse alle zone sismiche di nuova classificazione, ovvero al rispetto di norme tecniche sopravvenute, coloro che abbiano iniziato una costruzione prima dell’entrata in vigore del provvedimento di classificazione o di nuove norme tecniche, purchè le strutture siano ultimate entro i successivi 18 mesi.
  2. La disposizione di cui al comma 1 trova applicazione anche per le opere pubbliche i cui lavori siano stati già appaltati o i cui progetti siano stati già approvati prima dell’entrata in vigore del provvedimento di classificazione o di nuove norme tecniche.
  3. Nel caso in cui la costruzione non sia ultimata nel termine di cui al comma 1, entro i successivi sessanta giorni dovrà essere presentata denuncia al competente ufficio tecnico della regione, corredata da apposita relazione tecnica contenente la valutazione della sicurezza della costruzione.
  4. La regione può, per edifici pubblici e di uso pubblico, stabilire, ove occorra, termini di ultimazione superiori ai 18 mesi di cui al comma 1.
  5. L’ufficio regionale competente, accertato lo stato dei lavori, nel caso in cui la relazione di cui al comma 3 stabilisca che l’opera possiede il medesimo livello di sicurezza della nuova classificazione sismica o delle norme sopravvenute, autorizza la prosecuzione della costruzione, inviando copia del provvedimento al responsabile del competente ufficio comunale per  i necessari provvedimenti.
  6. Nel caso in cui la relazione di cui al comma 3 non permetta la prosecuzione della costruzione, l’ufficio regionale competente dà comunicazione al responsabile del competente ufficio comunale che annulla il titolo abilitativi edilizio e richiede un idoneo progetto di adeguamento sismico.
  7. In caso di violazione degli obblighi stabiliti nel presente articolo si applicano le disposizioni della pare II, capo IV, sezione III del presente testo unico.

 

 

 

 

 

Roma 12 luglio 2006

 

 

 Doc. Approvato - PROTEZIONE CIVILE: COSTRUZIONI IN ZONE SISMICHE...

 

(red/21.07.06)

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Conferenza Regioni 19.07.06 DOC Parere Decreto-Legge 4 luglio 2006, n. 223

(regioni.it) Parere sul Decreto-Legge recante: “Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione fiscale” – del 4 luglio 2006, n. 223

 

 

Punto 1) Odg Conferenza Unificata

 

 

Doc. Approvato - Parere su decreto "Bersani"...

 

(red/21.07.06)

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Conferenza Regioni 12.07.06 DOC PARERE IN ORDINE AL DPEF 2007-2011

(regioni.it) PARERE IN ORDINE AL DPEF 2007-2011

Punto 5) Odg Conferenza Unificata

 

PREMESSA

 

In coerenza con gli obiettivi ed i percorsi di confronto istituzionale e tecnico espressi nelle Linee Guida per il DPEF 2007-2011 il 4 luglio 2006, le Regioni chiedono che, contrariamente a quanto avvenuto con il DPEF in discussione, il Governo provveda ad attivare già in fase di predisposizione del disegno di legge finanziario per il 2007, idonee sedi di valutazione congiunte sui temi di interesse regionale indicati dalle citate Linee Guida.

 

Tale metodologia di confronto istituzionale è da ritenersi presupposto indispensabile al richiamo di quella responsabilità che le Regioni intendono assumere per il perseguimento degli obiettivi della politica economica nazionale, nonché contenuto essenziale per l’esercizio dell’autonomia riconosciuta dalla Costituzione.

 

In questo quadro, pur esprimendo una condivisione di fondo sugli obiettivi di equità, sviluppo e governo della spesa pubblica, sui quali le Regioni intendono impegnarsi, si ritiene di poter esprimere un giudizio compiuto solo in riferimento alla costruzione della finanziaria 2007 in quanto rappresenterà la sede nella quale verranno definite le risposte alle questioni di maggior rilievo di seguito specificate.

Quadro programmatico in sintesi

Il Governo formula le misure di aggiustamento del disavanzo e di sviluppo sulla base di un quadro macroeconomico che per il 2006 stima un aumento del PIL dell’1,5% (confermando le previsioni elaborate nell’ambito del DPEF dello scorso anno) ed esprime l’obiettivo di agire su tre tracciati: sviluppo, risanamento ed equità, evidenziando una strategia di coinvolgimento delle regioni e del sistema delle autonomie. La previsione per il 2007 indica un crescita tendenziale della stessa percentuale (1,5) ed una crescita media annua intorno all’1,2% nel quadriennio 2008-2011. Tuttavia, alcuni provvedimenti di riduzione della spesa eserciteranno una spinta verso il basso con una crescita programmatica del PIL pari all’1,2% nel 2007, con una successiva inversione a partire dal 2008 (crescita programmatica superiore rispetto a quella tendenziale).

L’azione di raccordo tra sviluppo e aggiustamento strutturale dei conti pubblici dovrebbe portare ad una riduzione del rapporto deficit/Pil stimato in 2,8 per il 2007 (2,2 per il 2008, 1,6 nel 2009, 0,8 nel 2010 e 0,1 nel 2011). Il miglioramento dell’indebitamento netto rispetto al tendenziale ( 4,1 nel 2007 e nel 2008) corrisponde ad una manovra di circa 20 miliardi di euro al netto di nuovi interventi volti ad obiettivi di sviluppo ed equità per 15 miliardi per un ammontare lordo di risorse da reperire dell’ordine di 35 miliardi di euro (2,3 % del PIL).

La pressione fiscale, nelle proiezioni a legislazione vigente è prevista per il 2007 in calo dal 41,6% al 41%  per giungere al 40,7 nel 2011

 

Sistema sanitario nazionale

Le Regioni rimarcano che tutte le previsioni e le proposte in tema di  programmazione sanitaria non possono prescindere dalla definizione di un quadro congruo e certo delle risorse disponibili da definire sulla base dell’analisi degli effettivi costi dei LEA, presupposto per un governo efficace della salute secondo le rispettive responsabilità.

In questo quadro si ribadiscono altresì le richieste regionali riguardanti la definizione del pregresso a causa della sottostima dei LEA nonché della insoluta questione relativa alla restituzione delle eccedenze rispetto al tetto della spesa farmaceutica e  si rimarca la necessità di assicurare risorse aggiuntive per gli investimenti.

A tal proposito si rileva che dal DPEF non emergono quegli aspetti quantitativi e di certezza in ordine alle risorse da allocare nel breve e medio periodo per il SSN.

In ragione di ciò le Regioni ribadiscono la richiesta che tali aspetti possano trovare risposta all’interno di un Nuovo Patto per la Salute da definirsi prima della pausa estiva e che possa trovare riscontro in ordine ai suoi contenuti nel disegno di legge finanziaria per il 2007.

Nel quadro tendenziale di finanza pubblica, emergente dal DPEF, la spesa sanitaria è stata stimata sulla base di un tasso di crescita medio del periodo 2007-2011 del 3,2%. Tale percentuale tiene conto di una crescita media nel periodo della spesa per beni e servizi nella misura del 5,6%, crescita che sconta un rallentamento a partire dal 2008 in considerazione degli impegni sottoscritti nella Stato-Regioni del marzo 2005, ed include risparmi in materia di personale conseguenti alla manovra finanziaria 2006 (circa lo 0,05% del PIL annui) e di spesa farmaceutica da parte dell’AIFA (pari allo 0,08% del PIL rispetto ad una manovra dovuta di 0,12%). L’ammontare di risorse messe a disposizione del SSN per il triennio 2007-2009 tiene conto per il 2007 di un tasso di crescita lievemente superiore a quello del PIL nominale mentre successivamente la dinamica è prevista in linea col PIL. L’incidenza sul PIL è prevista raggiungere a fine periodo la percentuale del 6,9.

L’obiettivo programmatico dichiarato (nel DPEF) è quello di un mantenimento e, all’occorrenza, rafforzamento dei LEA affiancato da uno sforzo di rientro di tale dinamica di spesa nell’ambito dei vincoli di finanza pubblica. L’ammontare di risorse a disposizione del SSN per il triennio 2007-2009 – è enunciato nel DPEF - sarà tale da fare in modo che anche il SSN contribuisca alla politica di rientro dei saldi di finanza pubblica senza per questo pregiudicare il mantenimento dei LEA.

Si sottolineano favorevolmente alcune indicazioni nel DPEF su:

·        Certezza delle risorse attraverso un impegno da parte del Governo a definire le risorse da destinare al SSN su un arco di tempo di più anni (almeno triennale);

·        Autonomia e responsabilità di bilancio (inderogabile) delle Regioni;

·        Piano di rientro (entro 2009) attraverso lo stanziamento di un fondo straordinario per gli esercizi 2007-2009 a favore della Regioni con disavanzi, secondo gli accordi che interverranno con il Governo in materia di tutela della salute, parallelamente ad altre misure di affiancamento.

·        Rafforzamento del sistema di monitoraggio circa l’erogazione effettiva dei LEA, il miglioramento della qualità dei servizi e la riduzione dei relativi costi.

In parallelo al processo di rientro che deve comunque coniugare responsabilità e solidarieta’ tra Stato e Regioni, occorre introdurre accanto al fondo di sostegno (straordinario ed aggiuntivo alle risorse dell’ex Fondo sanitario) ed a meccanismi straordinari, anche sanzionatori e a carattere gestionale, dei criteri di premialità che prevedano risorse aggiuntive da utilizzare per investimenti nel settore sanitario a favore delle Regioni che assicurano l’equilibrio nel governo delle risorse.

In ordine alla richiesta regionale per l’istituzione del Fondo per la non autosufficienza  non ci si  può limitare alla mera confluenza di tutte le risorse già oggi impegnate nel settore. D’altro canto sul versante dell’equità si tratta di condividere una proposta di soluzione per l’emergenza abitativa al fine di garantire stabilità e certezza alle famiglie.

 

Governi locali, federalismo fiscale e Patto di stabilità interno.

Nel DPEF si pone l’accento sulla necessità di pervenire ad una  forma compiuta di federalismo fiscale, ritenuta condizione indispensabile affinché i governi locali possano svolgere compiutamente le loro funzioni e garantire l’equilibrio dei conti pubblici. In un quadro di riferimento con caratteri di stabilità e rispetto di autonomia gestionale degli enti territoriali è fondamentale che si ripensi il patto di stabilità con l’abbandono del metodo dei tetti su specifiche categorie di spesa e il ritorno all’introduzione di vincoli per il saldo di bilancio e la dinamica del debito. Le voci relative alla sanità sono mantenute fuori dal patto e trattate con strumenti specifici.

Si ritiene coerente con l’autonomia finanziaria regionale l’impostazione di un Patto di Stabilità interno basato sul sistema dei saldi finanziari come indicato nel Documento di programmazione, tuttavia si segnala la necessità di recuperare la dimensione del Patto connessa alla crescita e quindi agli investimenti. Quest’ultimi, compresi quelli riguardanti i cofinanziamenti di programmi UE,  non devono essere penalizzati né sotto il profilo della spesa per l’intervento né per gli oneri connessi.

Devono inoltre essere introdotti meccanismi incentivanti - non solo di tipo finanziario – dei comportamenti virtuosi accanto ai già previsti meccanismi sanzionatori.

Parte essenziale del Patto è la piena attivazione del sistema informativo dei conti pubblici (SIOPE) in grado di aiutare il controllo della spesa, facilitando il coordinamento delle politiche di bilancio ed assicurando la trasparenza dei conti.

E’ prevista l’istituzione di un organismo adibito al coordinamento ed al monitoraggio delle relazioni finanziarie intercorrenti tra i livelli di governo.

Circa la natura di questo organismo si richiamano le indicazioni regionali per una Commissione mista che possa svolgere sia le funzioni di monitoraggio dell’andamento della finanza pubblica e di formulazione di proposte razionali in tema di programmazione e controllo della spesa sia la ripresa del tema del federalismo fiscale.

Si dovrà inoltre verificare congiuntamente il rapporto tra competenze (e non solo di quelle trasferite) e relativo finanziamento per misurarne l’adeguatezza rispetto alla allocazione delle responsabilità nei diversi livelli istituzionali, nonché per valutare la congruità complessiva delle risorse (con riferimento alla media degli stanziamenti di un triennio), con il duplice obiettivo di costituire un Fondo unico nel quale far confluire tutte le risorse di competenza regionale ai sensi del Titolo V della Costituzione e di eliminare le sovrapposizioni organizzative e amministrative corrispondenti.

Nel DPEF è previsto il completamento del federalismo fiscale secondo un percorso condiviso, attraverso un  rafforzamento delle sedi di confronto, di definizione su un orizzonte pluriennale delle  risorse da destinare alla spesa di competenza di Regioni ed Enti Locali. A questo fine non si può che fare riferimento ai contenuti espressi nel  documento sui meccanismi strutturali del federalismo fiscale già condiviso da tutto il sistema delle autonomie.

Nel documento sono inoltre esplicitati i seguenti principi:

·        L’assetto definitivo delle relazioni finanziarie tra i diversi governi dovrà prevedere meccanismi di perequazione in maniera da garantire le prestazioni essenziali su tutto il territorio nazionale.

·        Gli spazi di effettiva autonomia tributaria dovranno garantire a livello locale margini sufficienti a far fronte alle eventuali eccedenza di spesa per le prestazioni essenziali ed a consentire il finanziamento di eventuali prestazioni addizionali.

Nel merito dei due assunti sopra esplicitati va evidenziato che i meccanismi perequativi dovranno approssimare  i livelli delle capacità fiscali pro-capite senza alterarne l’ordine e senza impedirne la modifica nel tempo conseguente all’evoluzione del quadro economico territoriale. Nello stesso tempo gli spazi di effettiva autonomia non dovranno limitarsi a garantire adeguata flessibilità fiscale  per il soddisfacimento delle prestazioni essenziali, ma esplicitarsi attraverso la definizione di  un sistema di finanza pubblica territoriale tale da consentire alle Regioni di svolgere pienamente quel ruolo di “armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario” previsto nella legislazione concorrente dell’art. 117 Cost..

Nella determinazione dei principi fondamentali della finanza locale lo Stato deve tra l’altro rendere possibile alle Regioni la facoltà di istituire tributi di scopo regionali e locali il cui gettito sia destinato a finanziare gli investimenti infrastrutturali nel territorio sul quale il tributo viene prelevato ovvero prevedere la possibilità di tariffazione, nonché per le regioni del Mezzogiorno l’introduzione del principio e di alcuni strumenti di fiscalità di vantaggio .

 

Infrastrutture, Trasporti, Casa e Politiche per il Mezzogiorno

A fronte della richiesta delle Regioni di impostare un Patto per lo sviluppo che contempli tra le priorità anche il sistema infrastrutturale, si evidenzia che l’allegato relativo alle infrastrutture non è stato elaborato con il coinvolgimento delle Regioni che risultano ancora una volta estromesse da un fondamentale processo decisionale destinato ad incidere sulle loro rispettive realtà.

Si ribadisce, in linea con il documento già predisposto dalle Regioni il 28 giugno 2006, l’attivazione di un tavolo permanente Governo – Regioni per mettere in atto scelte strategiche condivise, con forme di reale coinvolgimento delle Regioni nella programmazione delle opere di interesse nazionale per assicurarne la coerenza con quelle di livello regionale. Tale coinvolgimento dovrà riguardare, tra l’altro, lo sviluppo dei progetti appartenenti alle reti europee TEN, i contratti di programma Stato/FS, i programmi triennali e decennali dell’ANAS, oltre che i piani finanziari delle società concessionarie della stessa ANAS, nonché le determinazioni relative ai servizi, alla sicurezza e ai pedaggi autostradali.

In considerazione della denunciata carenza di risorse ed al numero eccessivo di progetti previsti dai diversi documenti di pianificazione, il tavolo permanente potrà contribuire ad individuare le strategie da seguire e le priorità da adottare nella realizzazione delle opere infrastrutturali e, più in particolare, delle opere ferroviarie, metropolitane e stradali, valutando, peraltro, fonti alternative per reperire le risorse necessarie a garantire la prosecuzione delle attività dei cantieri già aperti e di quelli in via di apertura, oltre che per assicurare i finanziamenti per il piano straordinario di intervento e la messa in sicurezza delle strade.

Un’attenzione particolare il tavolo dovrà, inoltre, riservarla alla legge di riforma e alla classificazione dei porti nonché a quei provvedimenti che possano rendere integralmente disponibili le risorse destinate agli investimenti per l’infrastrutturazione anche delle piattaforme logistiche con funzioni di retroportualità.

Le Regioni rimarcano la necessità di una condivisione preventiva sulle scelte e sulle azioni strategiche relative ad un capitolo, come quello delle infrastrutture,  fondamentale in quanto volano di sviluppo.

 

Con riferimento alle problematiche dei trasporti, le Regioni ritengono che tale tema abbia una valenza nazionale per cui chiedono al Governo di riassegnare al Trasporto pubblico locale la dignità di questione di rilevanza nazionale.

Vanno messi a punto efficaci strumenti che consentano, in tempi brevi, il recupero della sostenibilità finanziaria dei servizi di trasporto pubblico e la realizzazione di investimenti volti al miglioramento della qualità del servizio stesso ed all’incremento della sua offerta. In questa prospettiva si pone quindi la necessità di istituire un fondo pluriennale destinato al trasporto pubblico.

Gli obiettivi da perseguire e le relative iniziative da adottare si possono così sintetizzare:

1.     garantire un pacchetto di provvedimenti che consenta di avere risorse e strumenti adeguati per il rilancio del TPL:

2.     procedere al riequilibrio fra i compiti trasferiti alle Regioni in materia di trasporto ferroviario e le relative risorse finanziarie:

3.     modificare quei provvedimenti che hanno comportato limitazioni agli investimenti per l’acquisto di beni e servizi finalizzati all’esercizio del trasporto pubblico:

4.     lanciare un piano nazionale pluriennale per l’acquisto di materiale rotabile ferroviario, metropolitano, metrotranviario e automobilistico con il ricorso a moderne operazioni finanziarie e con il contributo delle Regioni:

 

Stesso rilievo nazionale assume l’emergenza abitativa per la quale le  Regioni chiedono la riattivazione di una politica della casa che operi attraverso strumenti di intervento da condividere con le Regioni ed investa sia il settore dell’Edilizia Residenziale Pubblica che l’ambito delle misure di sostegno alla locazione ex art. 11, Legge 431, per offrire risposte adeguate e garantire certezze alle famiglie.

 

Le Regioni attribuiscono funzione strategica ai Fondi per le Aree sottoutilizzate come strumento per garantire la perequazione tra tutti i territori e per favorire lo sviluppo tecnologico di infrastrutture nel Mezzogiorno i cui esiti abbiano ricaduta sulle Regioni del Sud anche in tema di ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico e qualificazione del capitale umano con particolare riferimento alle nuove generazioni. Le Regioni ritengono altresì necessarie politiche e misure a favore delle Regioni in ritardo di sviluppo per colmare i gap strutturali e infrastrutturali esistenti tra i territori anche attraverso l’introduzione del principio e di alcuni strumenti di fiscalità di vantaggio. Ovviamente in una situazione di risorse scarse, il problema da porsi, oltre alla solidarietà tra aree a diverso sviluppo, è la valutazione della produttività del capitale pubblico investito.

 

In conclusione, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ribadisce l’essenzialità di proseguire nel rapporto tra Governo centrale e Regioni mediante confronto, dialogo, concertazione al fine di pervenire a scelte condivise nella declinazione concreta della manovra finanziaria 2007-2011.

 

Roma, 19 luglio 2006

 

 

 

(red /21.07.06)

+T -T
Conferenza Regioni 19.07.06 DOC MODIFICHE AL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI

 

(regioni.it) PARERE SULLO SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO RECANTE MODIFICHE AL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI

(decreto legislativo n. 163 del 2006).

 

Punto 3) Odg Conferenza Unificata

 

PREMESSO

 

-        che lo schema di decreto legislativo contiene norme che differiscono l’entrata in vigore di alcune disposizioni del codice dei contratti pubblici e norme di correzione e coordinamento di altre norme del codice medesimo;

-        che il disegno di legge di conversione del decreto legge n.173 del 2006, in corso di approvazione, riproduce le medesime disposizioni concernenti il differimento delle norme del codice contenute nello schema di decreto legislativo in esame;

-        che pertanto l’esame delle disposizioni dello schema di decreto legislativo riguarda solo quelle norme, residuali, concernenti la correzione di errori materiali e il coordinamento di poche disposizioni del codice dei contratti pubblici;

 

CONSIDERATO

 

-        che la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella seduta del 9 febbraio 2006, si è espressa negativamente in ordine al codice dei contratti pubblici, rilevando una serie di criticità evidenziate nel documento presentato nella seduta della Conferenza unificata in pari data di cui si allega copia;

-        che la posizione negativa espressa dalla Conferenza delle Regioni e dalle Province  autonome riguarda sia il metodo adottato per l’elaborazione del codice, sia il merito degli istituti da esso disciplinati;

-        che, con riferimento al metodo, le Regioni sono state infatti escluse dalla elaborazione del testo normativo, in violazione del principio di leale collaborazione tra istituzioni  e del disposto del Titolo V della parte seconda della Costituzione, secondo quanto più volte sancito dalla Corte Costituzionale e ribadito dal Consiglio di Stato;

-        che, con riferimento al merito, le Regioni hanno illustrato, nel parere reso nella seduta del 9 febbraio 2006, le problematiche più rilevanti legate alla adozione del Codice, anche e soprattutto in ordine al riparto delle competenze tra Stato e Regioni, atteso che la ristrettezza dei tempi istruttori ha impedito un’analisi completa e puntuale sull’intero articolato;

-        che per tali motivi molte Regioni hanno presentato ricorso avverso il codice dei contratti pubblici presso la Corte Costituzionale;

-        che la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, con documento approvato il 22 giugno 2006 e qui unito in copia, ha ribadito le posizioni già espresse chiedendo, da un lato, un tempestivo e congruo slittamento del termine di entrata in vigore del codice dei contratti pubblici; dall’altro di aprire rapidamente l’indispensabile confronto tra lo Stato e le Regioni su un percorso condiviso e concertato per la necessaria revisione del codice medesimo;

-        che il mancato accoglimento della ricordata richiesta di slittamento del termine di entrata in vigore del codice dei contratti pubblici ha comportato una situazione di confusione normativa e difficoltà operative nell’ambito delle amministrazioni territoriali;


 

 

-        che il contenuto dello schema di decreto legislativo in esame, quale residuerà a seguito dell’approvazione della legge di conversione del citato decreto legge n.173 del 2006, è estremamente limitato e relativo a mere correzioni formali e di coordinamento, rispetto alle quali non sussistono rilievi tecnici di merito;

-        che il Ministro delle infrastrutture, con nota del 30 giugno 2006, ha evidenziato che nel Consiglio dei Ministri, nella seduta del 23 giugno 2006, in occasione dell’approvazione in prima lettura del decreto legislativo in argomento, è emersa la corale convinzione circa la necessità di attivare da subito il richiesto tavolo istituzionale di concertazione con le Regioni, ed ha precisato che la mancata partecipazione delle Regioni alla costruzione del testo originario del codice dei contratti pubblici appartiene ad una prassi alla quale il nuovo Governo non vuole e non può uniformarsi;

 

CHIEDONO AL GOVERNO

 

in considerazione del fatto che il contenuto dello schema di decreto legislativo in esame, quale residua a seguito dell’approvazione della legge di conversione del citato decreto legge n.173 del 2006, è estremamente limitato e relativo a mere correzioni formali e di coordinamento, rispetto alle quali non sussistono rilievi tecnici di merito:

 

-        di ritirare il decreto in vista dell’adozione di un provvedimento che sia  frutto del confronto con le Regioni sull’intero codice dei contratti pubblici. In tale prospettiva, le Regioni sollecitano con forza l’apertura del richiesto tavolo istituzionale tra lo Stato e le Regioni al fine di concordare, rapidamente, le opportune e necessarie modifiche al codice, anche sulla base delle posizioni emerse nella Conferenza unificata e nel Consiglio di Stato e della giurisprudenza della Corte Costituzionale in materia, e di concorrere alla elaborazione del testo del regolamento attuativo.

 

-        di adottare un provvedimento che sospenda gli effetti del codice dei contratti pubblici in vista dell’attività del sopramenzionato tavolo di confronto e della consequenziale adozione dell’atto legislativo modificativo.

 

 

Roma, 19 luglio 2006

 

 

(red /20.07.06)

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210706: Monitoraggio di leggi e provvedimenti pubblicati in Gazzetta Ufficiale

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