Header
Header
Header
         

Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 768 - martedì 25 luglio 2006

Sommario3
- Formigoni: serve dialogo istituzionale
- Conferenza Regioni 12.07.06 DOC ONERI RINNOVO C.C.N.L. TRASPORTO PUBBLICO LOCALE
- Conferenza Regioni 12.07.06 DOC sanità; accordo CNESPS
- Conferenza Regioni 12.07.06 DOC concertazione nelle materie riguardanti l'istruzione e la formazione
- Conferenza Regioni 12.07.06 DOC DISPOSIZIONI PER LO SVILUPPO DELL’AGRICOLTURA
- Conferenza Regioni 12.07.06 DOC modalità apparecchi a pressione...

+T -T
Formigoni: serve dialogo istituzionale

(regioni.it) Mentre il Presidente della Repubblica richiama la politica ad un clima più costruttivo, Roberto Formigoni in un’intervista al quotidiano "la Repubblica", sostiene le opportunità del ''dialogo” istituzionale.
''Le larghe intese possono partire da qui' - dice il presidente della regione Lombardia che oggi incontra il Presidente del Consiglio. “E' finita  l'epoca dei governi che venivano qui in pellegrinaggio per darci un contentino. Va affrontata la questione del Nord''. 
(25 LUGLIO: INTERVISTA AL PRESIDENTE FORMIGONI...                              )
“Le larghe intese possono partire dai dialogo tra Prodi e la Lombardia”. E aggiunge: "Nessun inciucio, ma un’occasione per dimostrare che si può uscire dalle secche di una contrapposizione che non avvantaggia nessuno e penalizza il paese”.
Il sistema infrastrutturale e in particolare quello "Pedemontano" sara' uno dei temi chiave dei due incontri che la Regione avra' con il Governo: ''Confermero' al presidente del Consiglio in occasione del Tavolo per Milano e sabato al ministro Di Pietro - ha detto Formigoni - che la Lombardia ha bisogno delle infrastrutture e chiedero' un impegno urgente per la concreta attuazione di un'opera la cui necessita' e' condivisa dagli amministratori di tutto il nord della Regione''. Formigoni ha espresso anche l'auspicio che il Governo ''non  possa e non voglia tirarsi indietro sulle proprie  responsabilita'. Si tratta infatti di un'infrastruttura  estremamente costosa: 4,6 miliardi di euro di cui circa la  meta', secondo il progetto preliminare approvato dal Cipe,  dovrebbero provenire dallo Stato e il resto dai privati''.
Il  'Tavolo Milano' prende così l’avvio. Quattro erano stati i punti strategici indicati da Prodi per lo sviluppo di Milano: il rafforzamento del ruolo finanziario, l'innovazione e la ricerca, le infrastrutture e i servizi e i mezzi operativi in un'ottica simile a quella di Roma capitale.
Dalla necessita' di dare il via ai progetti per le grandi infrastrutture (Bre.Be.Mi, Pedemontana e tangenziale est  esterna), alla mobilita' con l'emergenza smog e alla  possibilita' di scegliere Milano come sede di un grande evento per il rilancio internazionale. Sfumata l'occasione delle Olimpiadi, la richiesta potrebbe orientarsi sull'Expo del 2015.
Ma per far viaggiare spedita la locomotiva d’Italia serve il carbone del federalismo fiscale. Lo sostiene l’assessore regionale alla Risorse, Finanze e Rapporti istituzionali,
Romano Colozzi, che ha richiamato l’attenzione sul fatto che la Regione Lombardia sia “un cantiere in cui ferve un'attivita' impressionante ma che non puo' esprimere tutte le sue potenzialita' a causa dei lacci che la tengono legata e che neppure le recenti riforme sono riusciti a sciogliere. Senza la realizzazione di alcune riforme nazionali, la Lombardia e' un gigante a cui hanno legato mani e  piedi''. ''La riforma fiscale non e' piu' differibile - ha ribadito Colozzi -. Abbiamo cercato di attuare il decentramento amministrativo con grande sforzo: ma senza risorse non ci sono spazi per fare passi in avanti”. ''Non puo' comunque esserci sviluppo in una Regione, e  analogamente nello Stato - ha sottolineato Colozzi - se ci si dimentica delle situazioni piu' difficili. La Lombardia ad  esempio ha un migliaio di Comuni con meno di 4.000 abitanti, la  maggioranza nelle aree montane, quelle che presentano tanti problemi. La nostra Regione, unica in Italia, ha fatto una legge  sui piccolo Comuni, finanziandola, fino ad oggi, con 80 milioni  di euro. Vogliamo pertanto un federalismo non solo responsabile  ma anche solidale, che metta in comune sia le risorse  finanziarie che il know how, anche a favore delle zone piu'  svantaggiate. In questa prospettiva stiamo preparando un  progetto di legge sulla sussidiarieta', verticale e  orizzontale''.
Sarà anche questo tra i temi prioritari presenti oggi
al "Tavolo di Milano" e discussi da Prodi, E.Letta, Formigoni, Penati e Moratti.
(gs/25.07.06)

+T -T
Conferenza Regioni 12.07.06 DOC ONERI RINNOVO C.C.N.L. TRASPORTO PUBBLICO LOCALE

(regioni.it) MODALITÀ OPERATIVE PER L’EROGAZIONE DELLE RISORSE DESTINATE ALLA COPERTURA DEGLI ONERI RELATIVI AL RINNOVO DEI C.C.N.L. DEL SETTORE TRASPORTO PUBBLICO LOCALE.

 

LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME

 

PREMESSO

- che, l’articolo 23, comma 1 del decreto-legge n. 355 del 2003, convertito nella legge n. 47 del 2004, ha previsto che, al  fine  di  assicurare  il  rinnovo  del contratto collettivo relativo  al  settore del trasporto pubblico locale è autorizzata la  spesa  di  euro  337.500.000 per l'anno 2004 e di euro 214.300.000 annui  a  decorrere  dall'anno  2005; i  trasferimenti  erariali conseguenti sono effettuati con le procedure e le modalità stabilite con  decreto  del  Ministro  delle  infrastrutture  e  dei trasporti, sentita  la  Conferenza  unificata  di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

- che, sulla base del parere favorevole reso in sede di Conferenza unificata nella seduta del 3 agosto 2004, è stato emanato il previsto decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti secondo il quale il Ministero in parola provvede ad effettuare i trasferimenti erariali di cui si tratta direttamente a favore delle imprese interessate;

- che, l’articolo 1, comma 2 del decreto legge n. 16 del 2005, convertito nella legge n. 58 del 2005, ha previsto che, al fine di assicurare il rinnovo del primo biennio del contratto    collettivo  2004-2007  relativo  al  settore  del  trasporto pubblico locale,  è autorizzata spesa  di  260  milioni di euro annui a decorrere  dall'anno 2005;

- che, il successivo comma 3 ha previsto che le risorse di cui al comma 2 sono assegnate alle Regioni con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di  concerto  con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con  la  Conferenza  unificata  di  cui  all'articolo  8  del decreto legislativo  28  agosto  1997, n. 281;

- che, l’articolo 16 del decreto legge 223/2006 ha autorizzato a partire dall’anno 2006 la corresponsione ai servizi di trasporto pubblico locale di risorse finanziarie pari a 60 mln di euro direttamente da parte delle Regioni senza procedere alla previa riduzione dei trasferimenti erariali, come invece stabilito precedentemente dalla richiamata legge 58/2005;

- che, la Regione Valle D’Aosta ha in corso un contenzioso costituzionale con lo Stato in merito all’esclusione delle aziende attive sul territorio della Regione stessa dai finanziamenti statali in questione, volto a garantire l’esigenza che le richiamate aziende non vengano ingiustamente discriminate rispetto a quelle operanti sul restante territorio della Repubblica;

 

 

CONSIDERATO

 

       che i trasferimenti erariali rispettivamente previsti dalla citate disposizioni sono attuati attraverso modalità differenti a seconda che derivino dalla prima ovvero dalla seconda delle leggi di spesa sopra ricordate;

       che, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha presentato alla Segreteria della Conferenza unificata, che lo ha rimesso all’attenzione delle Regioni, uno schema di decreto ministeriale avente la finalità di unificare le modalità attuative dei trasferimenti erariali di cui si tratta - rispettivamente previsti dai ricordati articolo 23, comma 1 del decreto-legge n. 355 del 2003, convertito nella legge n. 47 del 2004 e articolo 1, commi  2 e 3 del decreto legge n. 16 del 2005, convertito nella legge n. 58 del 2005 – uniformandole a quelle contemplate da quest’ultima legge, secondo cui l’erogazione a favore delle imprese interessate è effettuata a cura delle Regioni, previa provvista da parte dello Stato;

       che, dall’esame della questione è emersa l’esigenza di chiedere al Governo di ripresentare lo schema di decreto di cui si tratta integrato con talune precisazioni ed   esplicitazioni - alcune delle quali peraltro inerenti anche alla gestione diretta dei trasferimenti di cui si tratta da parte dello Stato, avendo i due interventi finanziari identica natura e destinazione di scopo – e corredato, se del caso, dal parere di altri Ministeri eventualmente competenti;

 

 

CHIEDONO AL GOVERNO

 

A) di ripresentare lo schema di decreto ministeriale avente la finalità di unificare le modalità attuative dei trasferimenti erariali di cui si tratta, integrato con le precisazioni e le esplicitazioni che seguono:

 

1.      Riconoscimento espresso dell’identità di natura e di scopo degli interventi finanziari dello Stato di cui all’articolo 23, comma 1 del decreto-legge n. 355 del 2003, convertito nella legge n. 47 del 2004 ed all’ articolo 1, commi  2 e 3 del decreto legge n. 16 del 2005, convertito nella legge n. 58 del 2005;

 

2.      Estraneità degli interventi finanziari in parola rispetto ai contratti di servizio e conseguentemente non assoggettabilità degli stessi all’IVA;

 

3.      Estraneità degli interventi finanziari in parola rispetto al regime degli aiuti di stato;

 

4.      Richiamo espresso del d.P.R. n. 445 del 2000 in relazione all’acquisizione di dati per mezzo di dichiarazioni sostitutive ed alla consequenziale attività di controllo;

 

5.      Previsione del preventivo assenso delle Regioni, in sede di Conferenza Stato- Regioni, per l’emanazione dell’eventuali ulteriori direttive attualmente previste dal punto 3 dello schema di decreto.

 

B) di riformulare la circolare esplicativa sul patto di stabilità, in bozza emanata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, prevedendo l’esclusione dal patto di stabilità delle risorse finanziarie, ivi compresa la quota di contribuzione regionale, necessarie per la copertura dei costi di rinnovo contrattuale.

 

 

 

Roma, 12 luglio 2006

Doc. Approvato - COPERTURA ONERI RINNOVO C.C.N.L. TRASPORTO PUBBLICO LOCALE...

 (red/25.07.06)

 

+T -T
Conferenza Regioni 12.07.06 DOC sanità; accordo CNESPS

accordo quadro  di collaborazione

tra cnesps e CONFERENZA DELLE regioni e DELLE province autonome

Premesso che:

1.      l’Istituto Superiore di Sanità è organo tecnico Scientifico di consulenza del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e importante istituto di ricerca, in particolare il Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute svolge la propria attività di ricerca e servizio in ambiti relativi alle attività di Prevenzione delle Regioni e Province Autonome.

2.      le attività del CNESPS quali l’epidemiologia, la sorveglianza e la promozione della salute richiedono studi di popolazione e la collaborazione degli operatori dei servizi sanitari regionali (SSR) e in particolare dei servizi di prevenzione;

3.      nell’ISS il CNESPS riconosce tra i propri interlocutori formali e committenti di attività scientifica sia gli organismi centrali del SSN (Ministero Salute, AIFA, etc) che i Servizi Sanitari Regionali attraverso gli Assessorati alla Sanità (Area di Prevenzione);

4.      il CNESPS ha stipulato con il Centro per Controllo delle Malattie (CCM) del Ministero della Salute un accordo quadro per la fornitura di supporto tecnico-scientifico all’attività del CCM per quanto attiene il Piano Nazionale della Prevenzione.

5.      il processo di federalizzazione rende opportuno ottimizzare l’utilizzo delle risorse disponibili coordinando operativamente tra le Regioni e le PP.AA alcune attività di ricerca epidemiologica, sorveglianza e promozione della salute, anche al di fuori di quelli definiti da gli  accordi tra Stato e Regioni;

6.      nel corso degli anni passati l’attività di collaborazione si è già attuata su numerosi studi di tipo multicentrico e indagini nazionali proposte dal CNESPS e realizzate con il supporto degli operatori SSR (es. ICONA, Quadri, Passi, etc);

7.      il CNESPS per le competenze scientifiche ed gestionali acquisite può offrire un valido e continuo supporto alla realizzazione di progetti di comune interesse

8.      il CNESPS svolge da anni attività di formazione rivolta al personale del SSN sia con corsi brevi di tipo frontale nelle propria sede che nelle regioni che ne fanno richiesta.  Al personale di ruolo dei SSR inoltre è riservato l’accesso ad un programma di addestramento in epidemiologia applicata per la durata di due anni con conseguimento di un Master Universitario di II livello della Università di Tor Vergata in Roma;

9.      il CNESPS partecipa a programmi di ricerca, sorveglianza e formazione di livello Europeo selezionando gli interlocutori italiani per molte di queste attività essenzialmente ispirate a principi di armonizzazione e sussidiarità all’interno della Unione Europea;

 

 

L’anno 2006, il giorno 12 del mese di luglio

TRA

L’Istituto Superiore di Sanità, codice fiscale 80211730857, con sede in Roma, Viale Regina Elena 299, rappresentato legalmente dal Presidente, Prof. Enrico Garaci, di seguito denominato “Istituto”

E

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, con sede in Roma, Via Parigi 11, rappresentata dal Dott. Vasco Errani, Presidente della Regione Emilia-Romagna

 

SI CONVIENE QUANTO SEGUE

Art. 1

(Oggetto)

1.      Il presente accordo individua gli ambiti di collaborazione fra il CNESPS e gli Assessorati alla Sanità.

2.      Nell’ambito della collaborazione si prevede lo svolgimento delle seguenti attività:

·        progettazione, realizzazione ed erogazione, da parte del CNESPS di concerto con l’Area di Prevenzione delle Regioni e Province Autonome, di percorsi di formazione concordata (corsi brevi), rivolti al personale dei Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende UU.SS.LL.

·        addestramento presso il CNESPS di operatori dei SSR su funzioni di sanità pubblica (master universitario di Epidemiologia Applicata biennale, addestramento ad hoc).

·        addestramento presso il CNEPS di operatori sanitari per l’utilizzo di basi di dati correnti al fine di una lettura epidemiologica anche comparata tra le regioni (es. SDO, mortalità, notifiche malattie infettive,consumo farmaci, ect).

·        coordinamento da parte del CNESPS di registri di eventi di condiviso interesse sanitario su indicazioni  regionali.

·        supporto da parte del CNESPS alle attività di comunicazione tra operatori sanitari, anche tramite siti web dedicati.

·        conduzione e coordinamento di attività di ricerca epidemiologica (corrente e finalizzata) su temi di interesse comune.

3.      L’Istituto e gli Assessorati alla Sanità delle Regioni e PA nel dare esecuzione al presente accordo, potranno:

·        Mettere a disposizione dei singoli programmi le risorse disponibili (anche in termini di risorse umane)

·        definire temi e aree di lavoro di interesse comune su cui concentrare le risorse disponibili (committenza di attività per il CNESPS da parte delle Regioni).

·        facilitare il trasferimento di conoscenze e competenze dal CNESPS (anche come interlocutore internazionale ) agli operatori SSR.

·        costituire una rete di attività riconosciuta che, attraverso Regioni e PA,  leghi  le Aree di Sanità Pubblica delle Regioni ed il CNESPS.  

Art. 2

(Durata)

L’accordo ha la durata di 24 mesi a decorrere dalla data in cui viene sancito

 

Art. 4

(Responsabile e referente delle attività)

L’Istituto indica la Dr.ssa Stefania Salmaso, Direttore del CNESPS, come responsabile dell’attività oggetto del presente accordo, la quale garantisce il collegamento operativo con gli Assessorati alla Sanità delle Regioni/Province Autonome.

 

 

+T -T
Conferenza Regioni 12.07.06 DOC concertazione nelle materie riguardanti l'istruzione e la formazione

(regioni.it) Iniziativa delle Regioni per un'azione di concertazione da svolgersi in seno alla Conferenza Unificata nelle materie riguardanti l'istruzione e la formazione ai fini della realizzazione di un assetto istituzionale fondato su un federalismo solidale e per lo sviluppo complessivo del Paese.

 

 

Il presente documento è stato approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nella seduta del 12 luglio 2006 con il dissenso delle Regioni Lombardia e Veneto.

 

L’iniziativa assunta si colloca nello spirito di dare impulso e realizzazione, con azioni mirate, al consolidamento e al funzionamento efficace ed efficiente degli organismi interistituzionali che in prospettiva acquisteranno un ruolo sempre più strategico nell’adozione delle politiche nazionali.

Le Regioni, su tutte le questioni di interesse nazionale e a maggiore ragione su quelle che riguardano l’istruzione e la formazione, intendono riavviare un confronto istituzionale sempre più fondato sul dialogo e sulla leale collaborazione, superando i non irrilevanti ostacoli che nel recente passato hanno impedito un proficuo esame, sia nel metodo che nel merito, delle importanti questioni relative al sistema educativo del nostro Paese.

L’auspicio è che le decisioni che spettano ai diversi soggetti costitutivi la Repubblica, secondo i principi affermati nella Costituzione e le responsabilità loro riconosciute, siano il più largamente coordinate e condivise.

 

 

Premessa

 

La mancata definizione di un organico assetto del ruolo e delle competenze delle Regioni e delle Autonomie Locali sta determinando un deficit di efficienza ed efficacia decisionale che impedisce lo sviluppo di azioni di governo incisive e coerenti.

Un non coordinato esercizio di competenze tra Stato, Regioni, Province ed Autonomie Locali rischia, inoltre, di moltiplicare i costi organizzativi, rendendo difficile l'adozione di interventi fondamentali per il miglioramento del livello qualitativo del sistema di istruzione e formazione e di complicare la gestione del sistema scuola.

È dunque necessario affrontare le problematiche connesse all'attuazione del Titolo V della Costituzione per adeguare l'organizzazione e il funzionamento delle Regioni e del sistema delle Autonomie Locali, per favorire evoluzioni utili non solo allo sviluppo del contesto territoriale regionale ma dell'intero Paese.

Le questioni vanno affrontate con un progetto condiviso, fondato sul principio della leale collaborazione e con un’ampia convergenza nell’interpretazione del vigente quadro istituzionale.

Questa esigenza permane anche dopo il risultato del referendum del 25 giugno che ha respinto la riforma della riforma (devoluzione) della Costituzione.

 

Le Regioni esprimono l’urgenza di un confronto, depurato dalla dialettica maggioranza-opposizione, per avviare compiutamente il processo attuativo del titolo V della Costituzione.

Molte e di grande portata le azioni da intraprendere, per questo occorre indirizzare un intenso lavoro di chiarificazione sulle competenze e sulle funzioni delle Regioni e delle Autonomie Locali.

Non si può rimandare di affrontare, infatti, la questione dei poteri regionali sul tema istruzione che modificherà la gestione del sistema di istruzione e formazione.

Occorre, dunque, avviare la realizzazione del nuovo assetto istituzionale, tenendo presente che gli obiettivi sono quelli del “buon governo” delle istituzioni e dei servizi ai cittadini, della valorizzazione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, del miglioramento della qualità degli esiti scolastici e formativi dei giovani, del riconoscimento del contributo del personale della scuola alla progettazione delle politiche formative.

 

Riguardo ai processi concreti connessi all’attuazione del Titolo V, occorre considerare le opportunità offerte dalla piena applicazione dei decreti legislativi attuativi della legge 15 marzo 1997 n. 59, in particolare del D.lgs. 31 marzo 1998, n. 112. Tali norme, per quanto antecedenti alla revisione costituzionale del Titolo V, sono ispirate ai principi del decentramento ed hanno trovato conferma nella legge costituzionale del 2001, che ha ampliato le competenze e le funzioni riconosciute alle Regioni e alle Autonomie Locali, secondo i principi di sussidiarietà e di federalismo solidale.

Per questi motivi e in ragione della evidente coerenza con la cultura giuridica ispiratrice del Titolo V, è possibile affermare che la completa attuazione del D.lgs. 112/98, i cui processi non sono stati sostenuti e completati, costituisce un presupposto normativo da cui può organicamente originarsi la progressiva attuazione del Titolo V, senza dover ricorrere, per alcuni aspetti e materie, a nuovi strumenti legislativi.

 

 

Individuazione dei processi per un Accordo Quadro tra Stato e Regioni e per i successivi Atti di Intesa al fine di concordare procedure di attuazione del Titolo V della Costituzione

 

II quadro costituzionale e i nuovi assetti istituzionali concorrono a definire in modo nuovo sia il ruolo dello Stato, sia quello delle Regioni, quali soggetti politici non solo capaci di tradurre in politiche attive i bisogni delle singole comunità regionali, ma anche responsabili della costruzione del quadro giuridico nazionale, nel rigoroso rispetto del principio di unità e indivisibilità della Repubblica.

L'iniziativa delle Regioni è volta a dare applicazione al Titolo V, parte seconda, della Costituzione su aspetti che, seppure correlati e intrecciati con quelli concernenti gli ordinamenti del sistema educativo, hanno una rilevanza generale e riguardano:

-          la distribuzione di competenze tra lo Stato, Regioni e Autonomie territoriali e funzionali, in particolare le istituzioni scolastiche, al fine di evitare conflitti e controversie tra soggetti istituzionali;

-          il coordinamento tra le Regioni, sia rispetto alle relazioni interne che agli accordi tra Stato e Regioni e tra singole Regioni e Stato;

-          lo sviluppo di orientamenti comuni nelle materie di competenza esclusiva o primaria delle Regioni, quali, ad esempio, l'istruzione e la formazione professionale e la programmazione e l'organizzazione dell'offerta formativa sul territorio;

-          la qualificazione delle Regioni come enti di legislazione e non di diretta gestione, con preminenti compiti di programmazione della rete scolastica e dell’offerta integrata di istruzione e formazione, di allocazione territoriale delle risorse, di monitoraggio e valutazione delle politiche formative, di impulso alle Autonomie Locali e funzionali;

-          il  pieno  sviluppo dell’autonomia scolastica (ex D.P.R. 275/99), correlato anche alle norme riguardanti l’autonomia didattica, finanziaria ed amministrativa e alla necessaria revisione degli organi collegiali di istituto e territoriali;

-          il riassetto delle articolazioni organizzative dell’amministrazione periferica (Uffici Scolastici Regionali e CSA provinciali) del Ministero della Pubblica Istruzione (MPI) in funzione delle competenze attribuite alle Regioni.  

 

Altro obiettivo dell'iniziativa delle Regioni è quello di non accreditare una concezione che il sistema educativo possa subire una disarticolazione sia ordinamentale sia gestionale-organizzativa, con alcuni segmenti formativi gestiti, neppure in modo parziale o limitato, dallo Stato ed altri dalle Regioni.

In questo senso la progressività del processo di trasferimento delle competenze potrà articolarsi per livelli di competenze e di funzioni orizzontali per tutto il sistema di istruzione, al fine di evitare il suo frazionamento gestionale in relazione a settori formativi, gradi ed ordini di istruzione, che pertanto non devono essere attribuiti in modo non coordinato e separato allo Stato e alle Regioni.

 

Si tratta, in particolare, di dare attuazione alle previsioni costituzionali, relative al comma terzo dell’art. 117 della Costituzione, che riconosce alle Regioni la competenza legislativa concorrente, tra l’altro, in materia di “…istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale …”.

 

Competenze nazionali e regionali

 

Il nuovo sistema di riparto delle competenze nazionali e regionali trova fondamento su precisi criteri, tra i quali si ritiene opportuno richiamarne tre fondamentali, ribaditi anche nelle decisioni della Corte Costituzionale:

 

-          l'ambito territoriale di operatività costituisce la linea di demarcazione tra norme generali e principi fondamentali. I principi fondamentali sono stabiliti dallo Stato e costituiscono il limite entro il quale può essere esercitata la potestà legislativa concorrente delle Regioni;

 

-          il livello regionale ha essenzialmente la competenza sulla programmazione della rete scolastica e sull’offerta di istruzione con la correlata allocazione sul territorio delle dotazioni organiche del personale, determinate e assegnate dal livello nazionale. L’Amministrazione dello Stato continua, fino a quando le singole Regioni non si saranno dotate di una disciplina specifica e di un apparato istituzionale, ad esercitare la competenza della definizione delle dotazioni organiche del personale docente delle istituzioni scolastiche non più come titolare, ma solo per garantire la continuità del servizio scolastico (ex sentenza C.C. n. 13/2004);

 

-          le Regioni hanno l'unitarietà della gestione relativamente all’organizzazione e alla gestione del servizio scolastico e di formazione. L’unitarietà della gestione e il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni sono gli strumenti per garantire l'unitarietà del sistema formativo.

 

Sulla base dei suddetti principi, per ciò che riguarda la specifica e complessa questione della gestione del personale della Scuola, si ritiene che possa essere assunta la seguente prospettiva giuridica e istituzionale:

 

-          la dipendenza giuridico-economica permane allo Stato nell’ambito di un ruolo unico nazionale del personale della Scuola;

 

-          le procedure di assegnazione sono svolte per ambiti provinciali dalle Regioni, sulla base delle dotazioni organiche assegnate annualmente a livello nazionale, della programmazione regionale della rete scolastica e dell’offerta di istruzione e formazione sul territorio.

 

-          la valorizzazione delle relazioni sindacali sui processi di riorganizzazione degli assetti istituzionali.

 

Resta fermo che le istituzioni scolastiche esercitano le competenze loro riconosciute dal regolamento dell’autonomia, D.P.R. 8 marzo 1999 n. 275, relativamente all'impiego ottimale delle risorse professionali loro assegnate.

 

 

Una nuova cultura per governare

 

II nuovo contesto costituzionale e istituzionale ed i processi in atto fanno emergere con tutta evidenza la necessità che tutti i soggetti costituenti la Repubblica siano dotati di una classe dirigente formata e capace di interpretare e governare il cambiamento.

Il nuovo quadro richiede il superamento di una visione parziale e limitata dell'esercizio dei compiti istituzionali di ciascun soggetto e soprattutto impone l'attivazione di strumenti di cooperazione e di coordinamento per facilitare e semplificare il rapporto tra istituzioni.

Occorre promuovere una nuova cultura fondata sulla leale collaborazione e sul dialogo interistituzionale.

 

 

Proposta di materie da trattare in via prioritaria per giungere ad un primo Accordo Quadro tra Regioni e Ministero della Pubblica Istruzione funzionale a garantire l'unitarietà del sistema e l'integrazione dei percorsi, delle risorse e dell'offerta formativa.

 

La Sentenza della Corte Costituzionale n. 13 del 13 gennaio 2004, interpretando le disposizioni dellarticolo 138 del D.lgs. n. 112 del 1998 e dell'articolo 117 della Costituzione, riconosce allo Stato il compito di fissare norme generali, livelli essenziali delle prestazioni e principi fondamentali e alle Regioni, tra l'altro, la competenza di programmazione della rete scolastica e, di conseguenza, quella della distribuzione del personale tra le istituzioni scolastiche, competenza strettamente connessa alla precedente.

Le Regioni pertanto si propongono - nell’ambito delle norme vigenti, della Sentenza citata  e dell'art. 28, comma 4, del D.lgs n. 226/05 - di avviare la graduale predisposizione di norme legislative coerenti alle nuove competenze e di una struttura organizzativa autonoma.

Tale struttura regionale, al fine di realizzare una migliore distribuzione e utilizzazione delle risorse   e di evitare inutili aggravi di spesa, dovrà essere costituita tramite il trasferimento del personale e delle strutture dell’attuale organizzazione periferica del MPI (Ufficio scolastico regionale e CSA provinciali) che deve progressivamente essere integrata nella struttura regionale. Le Regioni, in tale ottica, potranno avvalersi, in via transitoria e sulla base di appositi accordi con il Ministero, delle strutture periferiche del MPI, fino alla loro completa riorganizzazione.

 

Dare pratica attuazione alla Sentenza della Corte Costituzionale sopra citata assume le caratteristiche non tanto di un mero passaggio di funzioni e consegne, quanto piuttosto di un processo graduale. In un'ottica di continua e funzionale collaborazione tra le strutture periferiche dello Stato, in vista del loro trasferimento alle Regioni, tale processo deve consentire all'Amministrazione regionale di assumere le competenze finora svolte dallo Stato, assicurando al contempo la continuità dell'efficiente ed efficace gestione del servizio scolastico, a tutela dei diritti degli studenti e delle famiglie.

 

Le Regioni, consapevoli della rilevanza nazionale delle questioni derivanti dall'attuazione del novellato articolo 117 Cost., assumono l'iniziativa per giungere ad un primo Accordo Quadro tra le Regioni, il Ministero della Pubblica Istruzione e il Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie Locali della Presidenza del Consiglio dei Ministri da concludere in sede di Conferenza Unificata, con il quale sono individuate modalità e tempi per il trasferimento dei beni e delle risorse finanziarie, umane e strumentali, necessarie per l'esercizio delle funzioni e dei compiti assegnati alle Regioni ed agli Enti locali nell'ambito del sistema educativo d'istruzione e formazione. L'Accordo è, anche, funzionale a garantire l'unitarietà del sistema e l'integrazione dei percorsi, delle risorse e dell'offerta formativa.

 

L’Accordo Quadro si rende indispensabile prima di giungere ad Intese, tra singole Regioni e il Ministero della Pubblica Istruzione, volte a tradurre con concreti atti l'avvio di relazioni fondate sulla leale collaborazione e sul dialogo interistituzionale al fine dì realizzare sul territorio le condizioni adeguate ad interpretare i bisogni formativi e a predisporre coerenti modalità, strumenti e servizi per soddisfarli, propedeutiche alla predisposizione degli interventi legislativi e all'adeguata organizzazione istituzionale.

 

A)     Coordinamento ai fini della distribuzione delle risorse professionali

 

-          Risorse professionali

In sede di Accordo Quadro tra il MPI e le Regioni, sono stabiliti i criteri in base ai quali sono assegnate le risorse umane che costituiscono l'organico del personale dirigente, docente e ATA del sistema educativo di istruzione e formazione a livello regionale. A tal fine sarà attivato un tempestivo esame congiunto degli elementi di conoscenza, di carattere scolastico, e dei contesti territoriali, compresi gli indicatori atti a differenziare la distribuzione delle risorse organiche secondo i bisogni formativi e le specificità dei territori. Sia per quanto riguarda la dotazione ripartita in via generale e ordinaria, sia quella eventualmente ripartita in via perequativa e per esigenze eccezionali, saranno inoltre stabilite le modalità con le quali il MPI, cui resta la competenza sul reperimento delle risorse umane, potrà soddisfare, e in quale misura, le richieste delle singole Regioni.

Le Regioni, una volta determinate e assegnate dal livello nazionale le risorse professionali ripartite per singoli contesti regionali, procedono alla determinazione dei criteri di assegnazione del personale alle istituzioni scolastiche relativamente alla scuola dell'infanzia, al primo ciclo di istruzione e al secondo ciclo di istruzione. I criteri terranno conto delle caratteristiche dei territori, dei fabbisogni di formazione, dei flussi della domanda (tendenze, passaggi, rientri, dispersione) e degli andamenti socio-economici rilevati. 

Sui processi di riorganizzazione saranno sentite le OO.SS. rappresentative delle categorie di personale interessato, anche al fine della piena valorizzazione delle risorse professionali e per favorire la loro partecipazione.

Le Regioni esercitano le funzioni attribuite nel rispetto delle norme che disciplinano attualmente il rapporto di lavoro dei dirigenti scolastici, dei docenti e del personale ATA e dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro.

 

-          Programmazione dell' offerta formativa

Le Regioni, in relazione alle proprie competenze organizzatorie sulla determinazione della rete scolastica, provvederanno alla pianificazione territoriale delle istituzioni scolastiche autonome, procedendo a periodiche modifiche del piano di dimensionamento delineato in prima attuazione dal D.lgs. 233 del 1998, a norma dell'articolo 21 della Legge n. 59/97. Le Regioni, nell'esercizio delle proprie funzioni in materia di programmazione dell'offerta formativa, procederanno alla determinazione e all’attribuzione alle singole Istituzioni scolastiche autonome delle diverse tipologie di percorsi di istruzione e formazione, ritenute più coerenti con i fabbisogni formativi e le specificità della realtà territoriale.

A tal fine, nell'Accordo Quadro, il MPI e le Regioni si impegnano allo scambio di tutti i dati, in possesso di tutte le amministrazioni, funzionali alla gestione delle dotazioni organiche relative ai dirigenti scolastici, ai docenti e al personale ATA nonché quelli relativi alla frequenza degli studenti. Misure opportune saranno adottate per il reperimento, la gestione e l’utilizzazione dei dati, che saranno acquisiti in relazione alle disposizioni di legge sulla costituzione dell'anagrafe informatizzata degli studenti.

 

-          Strutture e servizi funzionali allo svolgimento delle competenze da parte delle Regioni e degli Enti Locali

Le competenze sull'organizzazione della rete scolastica e sulla distribuzione delle risorse professionali trasferite alle Regioni comportano, per il loro concreto esercizio, la necessità di avviare l'applicazione delle norme sul passaggio alle Regioni del personale amministrativo statale. Tale processo richiede l’individuazioni di criteri concordati per la determinazione delle quote e dei profili professionali, nel rispetto dei CCNL e nell’ambito di proficue relazioni sindacali.

Le Regioni e il MPI assicurano la loro piena collaborazione per rendere più efficaci i rapporti e per garantire l’erogazione di servizi di supporto e sostegno, ad elevato livello qualitativo, alle istituzioni scolastiche autonome, anche collegate in rete, al fine di tradurre in concrete iniziative le politiche scolastiche sul territorio, tenendo conto delle determinazioni assunte dalle Autonomie Locali.

 

B)     Coordinamento ai fini della distribuzione delle risorse economiche

 

Alla luce del Titolo V della Costituzione e in funzione della sottoscrizione dell'Accordo Quadro, in sede di Conferenza Unificata saranno avviati gli approfondimenti relativi all'allocazione delle risorse finanziarie destinate all’istruzione entro cui si esercitano le autonome competenze del legislatore nazionale e di quello regionale e per individuate le modalità con cui si articolerà il finanziamento della spesa pubblica per l'istruzione affidata alla competenza legislativa concorrente Stato-Regioni.

Si avvierà, inoltre, sulla base di indicatori e dati rilevati a livello nazionale, l'esame congiunto della distribuzione della spesa tra Stato, Regioni, Enti locali e famiglie e la rilevazione dei costi e degli impatti sulle condizioni di erogazione e di funzionamento del servizio educativo di istruzione e formazione.

 

C)     Coordinamento ai fini della definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni

 

Nell’ottica dell'attuazione del Titolo V della Costituzione, l'Accordo Quadro tra Stato e Regioni è volto, innanzi tutto, all’individuazione dei processi e delle modalità per la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) e dei relativi standard quali-quantitativi relativamente agli elementi giuridico-formali, ai servizi primari e aggiuntivi e agli elementi e indicatori di organizzazione, di funzionamento, di costo, di processo e prodotto delle istituzioni scolastiche e formative.

Successivamente alla formulazione delle ipotesi, le norme regolamentari per le modalità di accertamento del rispetto dei LEP saranno oggetto di Intesa con la Conferenza Permanente, affinché il servizio di istruzione e formazione risponda ai principi di adeguatezza e universalità.

In tale ambito, nell'Accordo Quadro, si individueranno le procedure per la predisposizione di un modello di coordinamento delle attività e dei servizi di valutazione a livello nazionale, regionale e territoriale (province, comuni, istituzioni scolastiche e formative, centri per l'impiego), in raccordo con l'INVALSI, attraverso intese anche finalizzate alla predisposizione di linee guida, da definire in sede di Conferenza Unificata.

 

 

Ulteriori materie oggetto di coordinamento interistituzionale

 

Altre importanti questioni, correlate alla qualità del sistema educativo e delle condizioni di erogazione del servizio di istruzione e formazione, sono da affrontare con spirito di raccordo interistituzionale e collaborazione.

 

La messa in sicurezza degli edifici scolastici

 

Tra le materie di significativa rilevanza e urgenza rientra quella relativa alla messa in sicurezza degli edifici scolastici per la quale è urgente definire il quadro delle responsabilità e degli interventi finanziari, da quantificare e imputare nel bilancio dello Stato e in quelli delle Autonomie Locali. Occorre a tal fine una vasta azione di coordinamento tra Comuni, Province e Regioni e tra queste e i Ministeri competenti, per dare seguito alle Intese sancite in Conferenza Unificata e per realizzare con criteri di efficienza le opere per le quali sono stati già previsti i finanziamenti o per quelle su cui devono essere reperite le ulteriori risorse economiche. È necessario inoltre, in un quadro nazionale di programmazione, procedere alla riconsiderazione dei criteri di ripartizione dei fondi e alla semplificazione delle norme e allo snellimento delle procedure, nel rispetto della totale trasparenza, al fine di garantire la qualità e la piena sicurezza degli interventi.

 

Attuazione del Titolo V della Costituzione e ordinamenti scolastici

 

Ulteriori questioni, particolarmente complesse, sono da affrontare in relazione ai processi e alle procedure finalizzate all’attuazione del Titolo V, parte seconda, della Costituzione che attengono sia alle materie che in via prioritaria sono state individuate (distribuzione delle risorse professionali e delle risorse economiche, definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni), sia alle problematiche afferenti agli ordinamenti del sistema educativo, con particolare riferimento agli interventi di rimodulazione dei tempi di attuazione del secondo ciclo del sistema educativo, anche in considerazione della proroga di ulteriori 18 mesi per apportare modificazioni ai decreti legislativi attuativi della legge di delega 53/2003.

 

Le Regioni, al fine di un approfondito esame del complesso delle materie e nel rispetto delle competenze e responsabilità riconosciute ai vari livelli di governo, sia nazionale che locale, prima dei passaggi istituzionali in Conferenza Stato-Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano e in Conferenza Unificata, ravvisano la necessità della costituzione di appositi tavoli tecnici ai quali sembra opportuno prevedere la partecipazione anche del Dipartimento Affari Regionali e Autonomie Locali della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

 

 

Doc. Approvato - Istruzione: realizzazione assetto istituzionale fondato ...

(red/25.07.06)

 

 

+T -T
Conferenza Regioni 12.07.06 DOC DISPOSIZIONI PER LO SVILUPPO DELL’AGRICOLTURA

(regioni.it) PARERE SULLO SCHEMA DI DISEGNO DI LEGGE RECANTE “DISPOSIZIONI PER LO SVILUPPO DELL’AGRICOLTURA”

 

 

Punto 1) – Elenco A

O.d.g. Conferenza Stato-Regioni

 

 

 

 

 

 

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome esprime parere favorevole sul testo del disegno di legge come da proposta di riformulazione del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali a seguito del dibattito svoltosi in sede di Comitato tecnico permanente di coordinamento in materia di Agricoltura lo scorso 5 luglio (allegata) e con l’impegno del Governo a coinvolgere direttamente le Regioni e le Province autonom, sia a livello tecnico che politico, nella stesura dei decreti legislativi attuativi della delega, con il fine di pervenire alla definizione di testi condivisi.

 

 

 

 

Roma, 12 luglio 2006

 


 

DISEGNO DI LEGGE RECANTE

“Disposizioni per lo sviluppo  dell’agricoltura”

Art. 1

(Delega al Governo per lo sviluppo  dei settori dell'agricoltura, della pesca, dell'acquacoltura, dell’agroalimentare, dell'alimentazione e delle foreste)

1.      Il Governo è delegato ad adottare, nel rispetto delle competenze costituzionali delle regioni e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, in accordo con la politica agricola comune dell’Unione europea, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, e del Ministro per le politiche europee nei casi di cui all’articolo 10, comma 4, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, svolgendo le procedure di concertazione con le organizzazioni di rappresentanza agricola e della filiera agroalimentare, ai sensi dell'articolo 20 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, uno o più decreti legislativi per lo sviluppo e la modernizzazione dei settori agricolo,  agroalimentare, dell'alimentazione, della pesca, dell'acquacoltura e delle foreste.

2.      I decreti legislativi di cui al comma 1, nel rispetto dell'articolo 117 della Costituzione e in coerenza con la normativa comunitaria, perseguono le finalità e si conformano ai principi e criteri direttivi  di cui agli articoli 7 e 8 della legge 5 marzo 2001, n. 57, ed all’articolo 1, comma 2, della legge 7 marzo 2003, n. 38, in quanto compatibili, e possono effettuare interventi correttivi ed integrativi ai decreti attuativi delle suddette leggi delega, anche per adeguarli alla sopravvenuta normativa comunitaria e nazionale.

Art. 2

( Delega al Governo in materia di produzione agricola e agroalimentare con metodo biologico)

1.      Il Governo è delegato ad adottare, su proposta del Ministro delle politiche agricole, alimentari  e forestali e del Ministro per le politiche europee nei casi di cui all’articolo 10, comma 4, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge e sentito il Comitato consultivo per l'agricoltura biologica ed eco-compatibile, svolgendo le procedure di concertazione con le organizzazioni di rappresentanza della filiera agroalimentare, ai sensi dell'articolo 20 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, un decreto legislativo recante la revisione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, della disciplina in materia di produzione agricola e agroalimentare con metodo biologico di cui al decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 220, sulla base dei princìpi e criteri direttivi di cui all’articolo 2 della legge 7 marzo 2003, n. 38, nonché definendo regole, in  accordo con quanto previsto in sede comunitaria, per il corretto impiego di sementi e mangimi nelle produzioni certificate.

Art. 3

( Delega al Governo per la razionalizzazione della legislazione in materia di  'agricoltura, pesca, acquacoltura, alimentazione e  foreste)

1.      Il Governo è delegato ad adottare, su proposta del Ministro delle politiche agricole, alimentari  e forestali, e del Ministro per le politiche europee nei casi di cui all’articolo 10, comma 5, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, entro due anni trenta mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi e secondo i princìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, nonché nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 1, comma 3, della legge 7 marzo 2003, n. 38, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, uno o più decreti legislativi, recanti la raccolta delle disposizioni legislative vigenti in materia di agricoltura, alimentazione, pesca e acquacoltura, e foreste, o a queste connesse, anche in forma di codice, eliminando duplicazioni e ripetizioni, chiarendo i significato delle norme controverse ed includendo  le disposizioni delegificate.

Art. 4

 (Disposizioni finali)

1.      Gli schemi di decreto legislativo di cui agli articoli 1, 2 e 3, a seguito della deliberazione preliminare del Consiglio dei Ministri e dopo avere acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono trasmessi al Parlamento affinché sia espresso il parere da parte delle Commissioni competenti per materia entro il termine di quaranta giorni; decorso tale termine, i decreti sono emanati anche in mancanza del parere. Qualora il termine previsto per il parere parlamentare scada nei trenta giorni antecedenti la scadenza dei termini di delega di cui agli articoli 1, 2 e 3, o successivamente ad essi, questi ultimi sono prorogati di sessanta giorni.

2.      Disposizioni correttive e integrative dei decreti di cui agli articoli 1, 2 e 3 possono essere comunque adottate, con il rispetto dei medesimi princìpi e criteri direttivi e con le stesse procedure, entro un anno dalla data di entrata in vigore dei decreti stessi anche alla luce di eventuali problematiche emerse nel primo periodo di applicazione.

3.      Sono in ogni caso fatte salve le competenze riconosciute alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano ai sensi degli statuti speciali e delle relative norme di attuazione.

 

 

Doc. Approvato - DISPOSIZIONI SVILUPPO AGRICOLTURA...

(red/25.07.06)

+T -T
Conferenza Regioni 12.07.06 DOC modalità apparecchi a pressione...

(regioni.it) Modalità operative per l’applicazione del decreto 1/12/04 n.329.
Regolamento recante norme per la messa in servizio ed utilizzazione delle attrezzature a pressione e degli insiemi di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 25 febbraio 2000 n.93.

Doc. Approvato - Sanità: modalità apparecchi a pressione...

(red/25.07.06)

Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Marco Tumiati
In redazione: Stefano Mirabelli; Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

Conferenza Stato-Regioni
Conferenza Stato-Regioni

Conferenza delle Regioni e Province autonome
Conferenza delle Regioni

Conferenza Unificata (Stato-Regioni-Enti locali)
Conferenza Unificata



Go To Top