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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 769 - mercoledì 26 luglio 2006

Sommario
- Convocata la Conferenza delle Regioni
- DPEF: audizione delle Regioni
- Colozzi: ritarda sblocco 5 miliardi di euro per sanita'
- Viglione direttore Agenzia protezione ambiente
- Prodi incontra istituzioni Lombardia. Formigoni: avanti su autostrade
- Regioni: monitoraggio attività parlamentare

+T -T
DPEF: audizione delle Regioni

(regioni.it) La Conferenza delle regioni e delle province autonome ha svolto sul DPEF un lavoro approfondito, compiendo diversi passaggi. “Questo dibattito - ha affermato Giovanni Battista Pittaluga (assessore al bilancio della Regione Liguria) che ha rappresentato la Conferenza delle Regioni nell’audizione del 18 luglio (di fronte alle Commissioni bilancio riunite di Camera e Senato) - si inserisce nel documento consegnato al Presidente del Consiglio, Romano Prodi, in occasione dell'incontro con i presidenti svoltosi lo scorso 4 luglio. Al quale è poi seguita la formalizzazione di un documento da parte dei Presidenti nella sede della conferenza Unificata del 19 luglio.

”Le linee fondamentali emerse nel corso di questo dibattito sul DPEF nell'ambito delle regioni – ha spiegato Pittaluga - coincidono con il consenso sul contenuto generale del documento di programmazione economico-finanziaria; in particolare sull'esigenza di un risanamento della finanza pubblica, accompagnato da misure di sviluppo e di equità. Le regioni si soffermano sul problema dell'evoluzione della finanza e del sistema sanitario nazionale. Sono sicuramente concordi sul fatto che le risorse del sistema sanitario nazionale debbano avere una programmazione pluriennale (almeno triennale), come previsto dallo stesso documento di programmazione economico-finanziaria.  Sono concordi, inoltre, nel ritenere che occorra prevedere delle risorse congrue, che partano da una corretta valutazione del peso finanziario dei LEA. In particolare, le regioni ritengono che, partendo da una base congrua sul finanziamento del sistema sanitario nazionale nel 2007, si possa poi prevedere una crescita in linea con il PIL. In questo documento di programmazione economico-finanziaria si prevede per alcuni anni una crescita del PIL programmatico inferiore a quella del PIL tendenziale. Le regioni richiamano l'attenzione sul fatto che il rapporto tra risorse del sistema sanitario nazionale e PIL debba, ovviamente, essere misurato su quello che è il PIL programmatico, evitando fenomeni di illusione finanziaria, nel senso che questo, se misurato come nel DPEF, conduce ad una crescita fortissima del rapporto tra fondo sanitario nazionale e PIL.  Esiste ovviamente un problema di pregresso. È a tutti noto che il fondo sanitario nazionale nell'anno corrente presenta una crescita molto contenuta - se non erro dell'1,14 per cento -, e che quindi esiste un problema di pregresso, sul quale le regioni vogliono richiamare l'attenzione del Parlamento e del Governo, in quanto tale livello di crescita si scontra con la crescita tendenziale della spesa sanitaria e può dar luogo a diffusi fenomeni di disavanzi da parte delle regioni. Se analizziamo nel dettaglio le indicazioni contenute nel DPEF sull'evoluzione della spesa sanitaria, dobbiamo ribadire che le regioni concordano sul metodo per assicurare le risorse loro disponibili nel triennio prossimo, pur avanzando dubbi sulla congruità di tali risorse. Ritengono corretto, inoltre, il principio di ribadire l'autonomia e la responsabilità di bilancio delle regioni.  Concordano, ovviamente, sul fatto che, laddove esistano elevati disavanzi, occorra attivare delle procedure di rientro nel triennio 2007-2009, accompagnate dalla costituzione di un fondo straordinario per quelle regioni che presentano disavanzi eccentrici rispetto alla media nazionale. Concordano, altresì, sull'esigenza di avviare un sistema di monitoraggio sul livello dei LEA, sul miglioramento della qualità dei servizi e anche sulla riduzione dei costi della sanità, soprattutto nelle regioni che presentano squilibri di esercizio.  Ritengono opportuno introdurre, accanto alle sanzioni che sono richiamate nel DPEF per le regioni che avranno disavanzi nei conti della sanità, dei meccanismi di premialità a favore di quelle regioni che assicurano l'equilibrio nel governo delle risorse e un'elevata qualità dei servizi sanitari prestati.

Obiettano sul fatto che il fondo per la non autosufficienza, della cui costituzione si parla nel DPEF, non debba essere costituito dalla sola confluenza delle risorse che già oggi sono impegnate nel settore, e debba subire un'integrazione con risorse aggiuntive.

Sul patto di stabilità interno, esiste l'accordo delle regioni su quanto affermato nel DPEF, vale a dire sull'esigenza di passare da tetti sulla spesa alla considerazione di vincoli del saldo di bilancio, ossia di ricondurre ad una perfetta simmetria il patto di stabilità, che grava sulle regioni, in rapporto al patto di stabilità previsto in sede europea. Sottolineano come riferirsi al saldo comporti un ampliamento dei margini di discrezionalità delle politiche fiscali e regionali. Evidenziano l'opportunità di dare una considerazione privilegiata ad aspetti quali gli investimenti e i cofinanziamenti dei programmi comunitari. Anche con riferimento al patto di stabilità, le regioni richiamano l'opportunità di non ricorrere soltanto a meccanismi sanzionatori, ma di attuare meccanismi incentivanti per le regioni virtuose. Concordano con il DPEF sulla costituzione di una commissione mista, che possa svolgere sia le funzioni di monitoraggio sull'andamento della finanza pubblica e di formulazione di proposte razionali in tema di programmazione e controllo della spesa, sia quelle di ripresa del tema del federalismo fiscale.

Per quanto riguarda gli aspetti del federalismo e della flessibilità fiscale, le regioni rilevano l'opportunità di insistere sul problema del ruolo che esse sono chiamate a svolgere dall'articolo 119 della Costituzione in tema di armonizzazione dei bilanci pubblici e di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario a livello regionale. Ritengono, inoltre, che sarebbe opportuno, sempre nell'ambito dell'ampliamento dei margini di autonomia fiscale delle regioni, prevedere che esse possano introdurre dei tributi di scopo per finanziare progetti di investimento.

A livello di metodo, le regioni concordano sul fatto - espresso al Presidente del Consiglio nell'incontro del 4 luglio - che i rapporti tra Governo centrale e regioni possano trarre benefici da un sistema di confronto, di dialogo e di concertazione quale finora si è realizzato”.

“Nel documento, inoltre – ha aggiunto Pittaluga nel suo intervento di replica -  ci sono degli elementi di novità rispetto al passato (sarebbe inutile nasconderlo). Mi riferisco all'attenzione manifestata su un recupero maggiore dei margini di autonomia fiscale degli enti territoriali. Pensiamo al patto di stabilità: mentre nei documenti di programmazione economico-finanziaria e nelle leggi finanziarie del recente passato si poneva un tetto di spesa, vincolando al rispetto di quel tetto regioni virtuose e meno virtuose, minando al contempo i margini di discrezionalità della finanza regionale, il ritorno a un patto di stabilità misurato sui saldi permette di recuperare margini di autonomia per le regioni.  Tuttavia, a un'attenta lettura, questi margini di autonomia delle regioni sono adombrati in diverse parti del documento. Ad esempio, laddove si introduce il principio dell'accompagnamento delle regioni non virtuose sulla sanità, si delinea un principio di parziale cessione di sovranità di queste regioni e, al tempo stesso, di ampliamento della sovranità fiscale delle regioni virtuose. Pertanto, si evidenziano concretamente dei passaggi per la effettiva realizzazione di un federalismo fiscale.

Questi sono elementi che portano a valutare positivamente da parte delle regioni l'impianto di questo DPEF. Le regioni, tuttavia, non possono esprimere un consenso in merito a tutte le parti del documento. È evidente che c'è preoccupazione per l'andamento della spesa sanitaria e per il suo finanziamento. Tutti sanno che la spesa sanitaria ha un'elasticità maggiore di uno rispetto al reddito. La preoccupazione, quindi, non deriva dall'indisciplina tendenziale delle regioni, ma da un fatto strutturale per cui, come tutti sanno, la domanda di servizi sanitari cresce in misura più che proporzionale rispetto al reddito, e quindi la spesa tende a crescere più del PIL. Pertanto, il fatto che nel documento di programmazione economico-finanziaria si delinei una crescita delle risorse per la sanità in linea con il PIL, trova nelle regioni motivo di insoddisfazione. Ciò, tuttavia, non vuol dire che le regioni […] rifiutino la politica di rigore. Nell'ambito di un bilancio pubblico, si può sostituire l'allocazione delle poste di bilancio, aumentando o riducendo le varie voci. Questo non significa che noi si induca all'indisciplina o al rifiuto della politica di rigore”.

Per quanto riguarda “l'aumento dei dipendenti degli enti territoriali” ravvisato da alcuni Deputati, Pittaluga ha negato che tale incremento sia collegato ad “una politica lassista da parte degli enti territoriali. Forse dimentichiamo i trasferimenti di funzione dei vari decreti Bassanini alle regioni e agli enti locali. È del tutto evidente che, se si verifica una cessione di funzioni, è necessario che queste siano svolte da qualcuno. L'aumento dei dipendenti, quindi, o - se volete - anche l'aumento della spesa per il personale degli enti territoriali negli anni recenti, possono trovare una spiegazione nel trasferimento di funzioni”.

“Esistono poi – ha concluso Pittaluga - questioni finanziarie importanti che, come regioni, evidenziamo. La prima è sicuramente l'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione. In secondo luogo, vi sono degli aspetti, che riguardano l'adeguamento all'inflazione dei trasferimenti finanziari per la legge Bassanini, il problema dell'adeguamento della compensazione per il minor gettito del bollo auto, o, per quanto riguarda la compartecipazione sulle accise, della benzina. È necessario, ovviamente, analizzare una serie di questioni finanziarie, ma la questione principale resta quella dell'attuazione effettiva dell'articolo 119 della Costituzione”.

(red/26.07.06)

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