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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 825 - lunedì 20 novembre 2006

Sommario3
- Finanziaria: 311 si, 251 no alla Camera. Link al testo
- Sanità: presto intesa su liste d'attesa e attivazione sistema verifica assistenza
- CONFERENZA REGIONI 16.11.06 DOC - Efficienza pubblica amministrazione
- Infrastrutture: le prioritarie
- CONFERENZA REGIONI 16.11.06 DOC - Servizio civile: risorse inadeguate
- CONFERENZA REGIONI 16.11.06 DOC - Vini doc e igt

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Finanziaria: 311 si, 251 no alla Camera. Link al testo

(regioni.it) Sono iniziate alle 10 del 19 novembre le dichiarazioni di voto sulla Finanziaria. Il dibattito è stato aperto dai deputati Reina (Mpa) e Brugger (Min. linguistiche). Poi gli interventi di Catone (Dc-Psi), Fabris (Udeur), Bonelli (Verdi), Diliberto (Pdci), Villetti (Rnp), Ossorio (Idv), Maroni (Lega), Casini (Udc), Giordano (Prc), Fini (An), Tremonti (FI) e Fassino. Dopo l'esame degli ordini del giorno alla legge Finanziaria – nella nottata del 18 ne sono stati votati 383- dopo un mese di polemiche e di un lungo braccio ferro, si è arrivati all’approvazione della manovra 2007 da parte della Camerae il provvedimento passa ora al Senato per l'approvazione definitiva. Il “via libera” della Camera alla Finanziaria 2007 è stato ottenuto con 311 voti favorevoli, 251 voti contrari e un astenuto.

Link:

Ø                  Finanziaria: maxiemendamento approvato dalla camera il 18 novembre 07

Ø                   www.ilsole24ore.com: Maxiemendamento DDL Finanziaria approvato dalla Camera il 18 novembre

Ø                   IL TESTO COMPLETO DELLA FINANZIARIA, DOPO IL PASSAGGIO ALLA CAMERA, PUBBLICATO DA IL SOLE 24 ORE DEL 19 NOVEMBRE

(red/20.11.06)

 

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Sanità: presto intesa su liste d'attesa e attivazione sistema verifica assistenza

(regioni.it) Una nuova intesa fra ministero della salute e assessori regioni sulla lotta alle liste di attesa: si stabiliranno i tempi massimi di attesa per i cittadini non piu' in base ad una lista di 100 prestazioni singole ma in base a pacchetti di diagnosi e cura per malattie gravi e urgenti come quelle tumorali e cardiocircolatorie. L'intesa sul nuovo meccanismo e' stato decisa il 20 novembre dal ministro Livia Turco e dagli assessori alla Salute. I piani regionali dovranno essere presentati entro il 31 gennaio e quelli aziendali entro il 31 marzo 2007.

Sta per nascere anche una nuova struttura con una nuova sigla, Siveas. Il futuro “Sistema nazionale di verifica e controllo sull'assistenza sanitaria” sarà chiamato a monitorare la qualità delle prestazioni, l'applicazione dei Livelli essenziali di assistenza, il controllo sui tempi di attesa e il monitoraggio della spesa sanitaria. Il nuovo organismo potrà contare su un primo stanziamento di 10 milioni di euro, Il decreto che lo istituisce è della scorsa estate, firmato dal ministro della Salute Livia Turco e da quello dell'economia Padoa Schioppa, ed è stata la Finanziaria dello scorso anno a sancirne la nascita. A giorni arriveranno le nomine dei responsabili. Il sistema prevede una cabina di coordinamento presso il Ministero della Salute che utilizzerà nelle sue analisi tutti i dati del sistema sanitario, con la possibilità di avviare indagini e verifiche ad hoc su particolari fenomeni o servizi. Si potrà così verificare lo stato dell'arte e le necessità dei cittadini, in termini di quantità di ciò che viene offerto ma anche per accertare la qualità e la sicurezza. Confluiranno dati e analisi che arriveranno dal sistema informativo sanitario ma anche da altri enti (Ministeri Economia e Finanze, Istat, Agenzia per i servizi sanitari regionali, Regioni, Asl, Nas, ecc.). Il Siveas però potrà realizzare anche proprie analisi, affidandole ad esperti o a centri di ricerca pubblici o privati, su aspetti specifici dell'assistenza. La nuova struttura monitorerà l'intero sistema: dai conti agli obiettivi di salute. Sarà ad esempio utile ad accertare il rispetto dei parametri di qualità e di spesa delle Regioni con particolare attenzione ai piani di rientro predisposti dalle Regioni in disavanzo (attualmente: Lazio, Campania, Abruzzo, Molise, Sicilia, Liguria). Potranno anche essere attivate verifiche ad hoc in base a particolari emergenze, come ad esempio quella degli errori in medicina, così come sull'efficacia degli interventi chirurgici, correttezza delle prescrizioni farmaceutiche, appropriatezza dei percorsi diagnostici, qualità nelle prestazioni di riabilitazione. E poi ancora il controllo del rispetto dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie urgenti.

Le attività di ispezione continueranno ad essere esercitate, dai Nas, dalla Guardia di Finanza e da personale del Ministero della Salute. Il Ministero della Salute potrà anche ordinare ispezioni direttamente nelle diverse strutture del Ssn, compresi gli Irccs e i policlinici universitari, per verificare i criteri di appropriatezza ed efficienza, ma potranno anche sulla sicurezza nell'assistenza (ad esempio in caso di gravi inconvenienti igienico-sanitari e di assenza requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi), violazioni amministrative, contabili, finanziarie e gestionali.

(red/20.11.06)

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CONFERENZA REGIONI 16.11.06 DOC - Efficienza pubblica amministrazione

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni ha approvato il 16 novembre il seguente documento:

PARERE IN MERITO AL «DISEGNO DI LEGGE IN MATERIA DI EFFICIENZA DELLE AMMINISTRAZIONE PUBBLICHE E DI RIDUZIONE DEGLI ONERI BUROCRATICI PER I CITTADINI E PER LE IMPRESE»

Punto 1) Elenco A – O.d.g. Conferenza Unificata

In relazione al disegno di legge in oggetto e a seguito dei numerosi incontri tecnici intercorsi fra le Regioni, le Autonomie locali e il Governo, si rileva che in data 14 novembre è stata trasmessa al coordinamento tecnico interregionale, da parte del Governo una nuova ipotesi di riformulazione degli articoli 1 e 6 del disegno di legge stesso, concernenti la riforma della legge n. 241 del 1990.

Rispetto alla nuova formulazione proposta si rileva quanto segue.

All’articolo 1, comma 1, lettera b) del disegno di legge, che introduce l’art. 2 bis nella legge n. 241, si ritiene necessario modificare il comma 3 di tale nuovo articolo sostituendo la parola “sentita” con le seguenti: “previa intesa”.

All’articolo 6, comma 3, che modifica e integra l’articolo 29 della legge n. 241/1990, si propone di apportare le seguenti modificazioni:

-          nel nuovo comma 5 dell’art. 29, le parole “al comma 3”, sono sostituite dalle parole “ai commi 3 e 4”;

-          dopo il comma 5, aggiungere il seguente: “6. Le Regioni speciali e le Province autonome di Trento e di Bolzano adeguano la propria legislazione al presente articolo, secondo i propri Statuti e le relative norme di attuazione.”

Dopo l’articolo 10 inserire il seguente articolo 10 bis:

Il comma 1 dell’art. 5 della legge 28 novembre 2005, n. 246 è così riformulato:

“1. Il Governo è delegato ad adottare, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per il riassetto delle disposizioni di competenza legislativa esclusiva statale in materia di attività di impresa, di cui all’art. 117, secondo comma, della Costituzione secondo i principi, i criteri direttivi e le procedure di cui all’art. 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni.”

Le Regioni al riguardo ribadiscono la posizione già espressa in relazione al parere espresso sulla legge di semplificazione del 2005 poiché l’attuale formulazione del 1° comma dell’art. 5 presenta elementi di criticità in quanto:

§         non vengono chiarite a quali competenze esclusive dello Stato si facesse riferimento, soprattutto per la espressa esclusione di settori ad elevata incidenza statale (fisco, previdenza, lavoro) e né l'esatta definizione di ciascuna di tali competenze esclusive (tutela dell'ambiente, tutela della concorrenza).

§         non è possibile, in materia di adempimenti amministrativi delle imprese  individuare aree organiche di esclusiva pertinenza statale, considerando l'indubbia sussistenza di numerose ed ampie competenze regionali (a titolo sia concorrente che esclusivo).

Lo stesso comma 2 dell’art. 5, operando un ampio rinvio a intese e accordi in sede di Conferenze, dimostra inoltre l'assoluta necessità di valutare e riconoscere gli spazi normativi propri delle Regioni (e, in misura minore, degli enti locali).

Oltre a queste proposte, le Regioni confermano le osservazioni già formulate sul disegno di legge in esame nelle sedi tecniche convocate nei mesi scorsi e di seguito riportate.

Osservazioni sull’impianto del provvedimento

Alcuni aspetti della legge n. 241 non vengono assolutamente affrontati e devono costituire invece oggetto di ulteriore riflessione, in particolare quelli attinenti alla Conferenza di servizi:  i procedimenti per i quali vale una deroga implicita degli artt. 14 e ss. della legge 241 che è però rimasta inattuata per la ben nota difficoltà di demandare ad un organo di concertazione politica  la competenza ad assumere decisioni tecniche relative al superamento del dissenso emerso in conferenza; su questo punto è assolutamente necessario pensare ad uno specifico emendamento.

         Per quanto attiene ai profili sanzionatori introdotti dalla lettera b) dell’art. 1 del disegno di legge, che introduce l’art. 2bis della legge n. 241 si sottolinea che la disciplina relativa alle conseguenze per il ritardo dell’amministrazione nella conclusione del procedimento desta alcune perplessità che di seguito si espongono.

L’art. 2 bis, che costituisce un punto centrale del disegno di legge, sancisce il principio per cui le pubbliche amministrazioni sono tenute a risarcire il danno ingiusto causato dalla inosservanza dei termini procedimentali, indipendentemente dalla spettanza del beneficio derivante dal provvedimento richiesto, assicurando, altresì, la corresponsione, a titolo sanzionatorio del mero ritardo, di una somma di denaro in misura fissa ed eventualmente progressiva.

Riguardo al risarcimento del danno non si pone alcun problema, mentre è evidente che la previsione sanzionatoria mira a garantire comunque all’istante la corresponsione rapida di una somma di danaro in conseguenza del mero inadempimento dell’amministrazione al dovere di concludere il procedimento nei termini previsti. L’intento generale è certamente condivisibile, stante anche la oggettiva difficoltà che spesso potrebbe manifestarsi (nei tempi e nella sostanza) per la prova del danno in sede risarcitoria.

Nei precedenti incontri a livello tecnico fra lo Stato, le Regioni e le Autonomie locali per l’esame del d.d.l. è stato sostenuto che tale sanzione avrebbe un carattere privatistico e, pertanto – non essendo riportabile alle vigenti norme sul diritto amministrativo – dovrebbe essere completamente regolata dalla legge dello Stato. Peraltro si rileva che il carattere civilistico non è espressamente affermato nel disegno di legge.

Questa tesi presta il fianco a notevoli dubbi e possibili critiche.

Innanzitutto, rimane aperto un problema connesso al necessario reperimento delle risorse per adempiere a questa prescrizione.

In secondo luogo, non si può negare che la “sanzione” in questione sorge da un rapporto di diritto pubblico e non di diritto privato; essa si presenta come una garanzia aggiuntiva rispetto a quella del risarcimento del danno, che rappresenta la regola nel diritto privato (e che non si ritiene certo di mettere in discussione).

Nella sostanza essa risulta, invece, una norma sanzionatoria basata sul semplice inadempimento della pubblica amministrazione al rispetto di un termine. Appare dunque come una sanzione oggettiva, di natura amministrativa, in quanto sorgente da rapporto fra la pubblica amministrazione ed il cittadino.

Si deve tenere presente che la norma potrebbe dare luogo a un rilevante contenzioso e appare opportuno un tentativo per ottenere analoghi risultati nella chiarezza del rispetto delle regole del diritto amministrativo (che sono anche di maggiore e dovuta garanzia per l’autonomia regionale, posto che anche le Regioni si troveranno a dover fornire adeguate garanzie ed a pagarne le conseguenze).

Si potrebbe, a questo fine, in alternativa a quanto ora previsto dal disegno di legge, disporre per le amministrazioni, l’obbligo di garantire un adeguato “ristoro” a vantaggio dell’istante nel caso di mancato rispetto del termine di conclusione del procedimento. Questa soluzione sarebbe coerente con la fissazione della misura e del termine di corresponsione delle somme da parte delle stesse Regioni.

Si deve poi, in questa sede, richiamare anche la disposizione – certamente asimmetrica rispetto alla pubblica amministrazione – che si trova nell’art. 6, comma 4, del disegno di legge introduce: nel nuovo articolo 29 bis si rinviene una norma del tutto diversa per i gestori di servizi di pubblica utilità, per i cui utenti il comma 3 del nuovo articolo introduce il solo diritto all’”indennizzo automatico e forfetario”.

L’articolo 8 Disposizioni in materia di tutela amministrativa e di normazione regolamentare e delegata contiene delle disposizioni in materia di tutela amministrativa e di normazione regolamentare e delegata.

In particolare, al comma 1 sono apportate alcune modifiche all’art. 11 del d.P.R. n. 1199 del 1971, in materia di disciplina dei ricorsi amministrativi.

La modifica di cui al comma 2 del presente articolo, prevede un’integrazione dell’art. 13 del citato d.P.R., disponendo in particolare che, nel caso in cui il ricorso non possa essere deciso indipendentemente dalla risoluzione di una questione di legittimità costituzionale, la quale sia non manifestamente infondata, il Consiglio di Stato sospenda l’espressione del parere, trasmettendo gli atti direttamente alla Corte e notificando il  relativo provvedimento ai soggetti interessati. Ne consegue la previsione di una nuova ipotesi di ricorso, in via incidentale alla Corte costituzionale.

Il comma 3 introduce una nuova disposizione all’interno dell’art. 14 del medesimo d.P.R., secondo cui i ricorsi diretti ad ottenere l’esecuzione dei decreti di decisione resi nel regime di alternatività sono proposti dinanzi al tribunale amministrativo regionale competente per territorio.

            Peraltro, la progressiva giurisdizionalizzazione del ricorso straordinario – di cui è data evidenza dalle previsioni recate ai commi 2 e 3 dell’articolo in commento imporrebbe di estendere all’istituto anche quelle norme che, al fine di uno snellimento procedimentale, prevedono la perenzione dei ricorsi ultradecennali: art. 9, comma 2, legge 21 luglio 2000, n. 2005.

Il Titolo II reca “Misure finalizzate alla riduzione degli oneri per i cittadini e per le imprese”.

Le Regioni ritengono necessario, in questa sede, sollecitare l’attenzione del Governo in relazione alle diverse iniziative legislative in campo in materia di semplificazione degli adempimenti amministrativi per le imprese, a partire dalla PDL C. 1428, di iniziativa dell’On. Capezzone, recante “Modifiche alla normativa sullo Sportello Unico per le imprese e in materia di dichiarazione di inizio attività”.

In particolare, come già evidenziato dalla I Commissione della Camera dei Deputati, la suddetta Proposta di legge interviene sulle attività riconducibili allo “Sportello unico” per le imprese in cui “confluiscono e si coordinano atti ed adempimenti facenti capo a diverse competenze e responsabilità delle amministrazioni deputate alla cura degli interessi pubblici coinvolti e che tali atti e adempimenti possono interessare, quanto alla materia trattata, competenze legislative sia statali che regionali”, la Commissione ritiene pertanto necessario “individuare una soluzione che consenta di salvaguardare le competenze legislative regionali attinenti all'articolata materia della liberalizzazione dell'attività di impresa e demandate alla loro competenza concorrente o esclusiva (…)” oltre che “valutare l'opportunità di coordinare i contenuti della proposta di legge in esame con quelli di cui alla delega prevista dall'articolo 5, comma 1, della legge 28 novembre 2005, n. 246.

Le Regioni, oltre a proporre una riformulazione, come detto, dell’articolo 5 comma 1 della legge 28 novembre 2005, n. 246, ritengono necessario che il Governo provveda ad una rapida attuazione delle disposizioni contenute nel secondo comma dell’art. 5 della legge 246, nonché dell’art. 10 del Decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 e successive modificazioni (Codice dell’amministrazione digitale), in materia di Sportelli per le attività produttive.

         Per quanto riguarda, infine, l’articolo 13 misure in materia di riconoscimento della personalità giuridica, esso mira a semplificare la fase della verifica dei requisiti e delle condizioni necessarie all’acquisto della personalità giuridica ovvero alle modificazioni dell’atto costitutivo o dello statuto, spostando lo svolgimento della predetta fase procedimentale dinanzi al notaio. Le Prefetture provvederanno all’iscrizione nel registro delle persone giuridiche sulla base dell’attestazione notarile. Al comma 2 è previsto, poi, che un decreto miniteriale determini i criteri ed i parametri per la verifica dell’adeguatezza del patrimonio dell’ente alla realizzazione dello scopo, cui i notai dovranno uniformarsi.

La disposizione introdotta all’art. 13 del d.d.l. non è chiara nel suo ambito di applicazione. Il primo periodo del comma 1 – che si riferisce alle funzioni che possono essere espletate dal notaio – non contiene eccezioni (quindi parte applicabile anche alle Regioni). Incongruamente, l’ultimo periodo di tale comma si riferisce invece solamente al prefetto, mentre una norma di questo genere non potrebbe non riferirsi – esplicitamente – anche alle Regioni (competenti ai sensi dell’art. 7 del d.P.R. n. 361 del 2000).

Con D.M. sono individuati i criteri e i parametri per la verifica dell’adeguatezza del patrimonio dell’ente alla realizzazione dello scopo.

Ma il problema che questa norma solleva, in generale, è molto serio ed importante: le funzioni che vengono attribuite al notaio richiedono una congrua valutazione e sperimentazione degli effetti che questa norma può concretamente produrre.

Molto più opportuno apparirebbe espungere l’articolo 13 dal disegno di legge ed avviare invece una maggiore riflessione, anche sulle attuali norme de codice civile, accompagnando tale ricerca con una adeguata sperimentazione.

Roma, 16 novembre 2006

(red/20.11.06)

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Infrastrutture: le prioritarie

(regioni.it) Opere infrastrutturali prioritarie. Il Ministero delle Infrastrutture ha reso pubblico regione per regione il lavoro di rivisitazione del 1° programma delle infrastrutture strategiche. E’ stato così definito dal Ministero un quadro generale di scelte infrastrutturali come frutto di un processo di programmazione, condiviso e partecipato dalle Regioni e dagli enti locali e territoriali. L’intendimento è quello di cercare di dare un quadro equilibrato e capace di rispondere ai diversi obiettivi programmatici generali e settoriali

Quindi si tratta di una programmazione delle reti infrastrutturali destinata ad incidere profondamente sugli assetti territoriali di lungo periodo. Gli indirizzi strategici sono avvenuti attraverso la ricognizione degli interventi, individuando le priorità su base regionale. Lo stesso monitoraggio delle opere è pensato in modo da consentire, attraverso l’analisi dello stato di avanzamento progettuale e del grado di copertura finanziaria, una puntuale valutazione dell’efficacia dell’intervento in termini di fattibilità tecnico-finanziaria e di rappresentatività economico-territoriale.

Sono così presenti in forma sintetica i quadri delle priorità infrastrutturali individuate. Spetta ora all’Amministrazione centrale, di concerto con le regioni, armonizzare i diversi quadri regionali per individuare un sistema integrato, coerente con le strategie di sviluppo nazionale. Tutto in modo tale da essere fattibile in tempi certi e programmabili e compatibile con le risorse disponibili.

 

       REGIONI

       Abruzzo

       Basilicata

       Calabria

       Campania

       Friuli Venezia Giulia

       Emilia Romagna

       Lazio

       Liguria

       Lombardia

       Marche

       Molise

       Piemonte

       Puglia

       Sardegna

       Sicilia

       Toscana

       Umbria

       Valle d'Aosta

       Veneto

PROVINCE AUTONOME

       Provincia autonoma di Bolzano

       Provincia autonoma di Trento

(red/20.11.06)

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CONFERENZA REGIONI 16.11.06 DOC - Servizio civile: risorse inadeguate

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni del 16 novembre ha approvato il seguente documento:

PARERE SUL DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE FINANZIARIA SUL SERVIZIO CIVILE PER L’ANNO 2006.

NOTA DI VARIAZIONE ED ASSESTAMENTO

Punto 5) Elenco B – O.d.g. Conferenza Stato-Regioni

In merito alla nota di variazione e assestamento del programma annuale 2006 dell'Ufficio Nazionale per il servizio civile (in seguito UNSC), la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, riunitasi in data 16 novembre 2006, esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni:

Si rileva preliminarmente l’utilità di un confronto  con tempi più accettabili ed estesi nella predisposizione dei documenti per consentire un'effettiva collaborazione da parte delle Regioni e Province autonome, in coerenza con lo spirito dell’intesa UNSC-Regioni e Province autonome per l’attuazione del D. Lgs.77/02, approvata il 26 gennaio scorso.

Preso atto della comunicazione verbale dell’UNSC in data 13/11/2006, circa il possibile avvio al servizio civile nel 2007 di circa 46.000 giovani, di cui 500 per progetti all’estero, occorre segnalare con forte preoccupazione, in particolare, l’inadeguatezza delle risorse annuali riservate al servizio civile nazionale (in seguito SCN), che, pur incrementate nell'anno in corso, nel 2007 permetteranno l’avvio al servizio civile volontario di un numero limitato di giovani rispetto al potenziale dei progetti presentati alla scadenza del 31/10/2006, anche a seguito di un considerevole numero di nuovi accreditamenti. Sulla base della comunicazione verbale dell’UNSC ad integrazione della nota di variazione in esame, infatti, l’ammontare presunto delle risorse per il 2007 ammonta a 353 milioni di euro. Tale situazione comporterà notevoli conseguenze negative sui progetti di SCN presentati per il 2007, che per oltre la metà non potranno essere finanziati. Se non verranno individuate adeguate risorse per l’avvio nel 2007 di un consistente numero di giovani e per la copertura delle spese di funzionamento, di fatto, viene a ridimensionarsi l’intero impianto della legge 64 del 2001, così come disciplinato dal D.Lgs. 77 del 2002, e di conseguenza anche i termini dell’intesa approvata in Conferenza Stato-Regioni il 26 gennaio scorso saranno messi in discussione dal prevedibile  moltiplicarsi dei costi gestionali, conseguente al coinvolgimento di 22 diversi livelli organizzativi (oltre allo Stato, 19 Regioni e 2 Province Autonome), a fronte di una riduzione dei margini di finanziabilità dei progetti 2007.

Roma, 16 novembre 2006

(red/20.11.06)

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CONFERENZA REGIONI 16.11.06 DOC - Vini doc e igt

(regioni.it) La Conferenza delle Regioni ha approvato nella riunione del 16 novembre il seguente documento:

PARERE SULLO SCHEMA DI DECRETO DEL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI RECANTE DISPOSIZIONI SULLA DENUNCIA ANNUALE DELLE UVE DOCG, DOC E IGT E LA CERTIFICAZIONE DELLE STESSE PRODUZIONI, NONCHÉ SUGLI ADEMPIMENTI DEGLI ENTI E ORGANISMI PREPOSTI ALLA GESTIONE DEI RELATIVI DATI E AI CONTROLLI

Punto 6) Elenco B – O.d.g. Conferenza Stato-Regioni

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni relative all’allegato 4, concernente l’elenco dei codici identificativi dei vini a DOC e ad IGT prodotti sul territorio regionale:

a)                 DOC “Bianco dell’Empolese”

In analogia agli altri vini a denominazione di origine che comprendono la tipologia Vin Santo (es. vino a DOC “Capalbio”), si chiede di cassare la dizione “Bianco dell’Empolese Vin Santo amabile” e “Bianco dell’Empolese Vin Santo secco”, lasciando solo la tipologia “Bianco dell’Empolese Vin Santo”;

b)                 DOC “Terratico di Bibbona”

Si chiede l’indicazione completa del nome del vitigno per la tipologia “Terratico di Bibbona Trebbiano Toscano” e l’inserimento della tipologia “Terratico di Bibbona Sangiovese”, in quanto prevista dal disciplinare di produzione;

c)                  DOC “Vin Santo del Chianti”

Il “Vin Santo del Chianti Riserva” è riportato erroneamente due volte, sempre con il medesimo codice (B326X8881EAA1X). Inoltre non è stata riportata la tipologia “Riserva” per il “Vin Santo del Chianti Occhio di Pernice” riferito alle sottozone “Colli Aretini”, “Colli Fiorentini”, “Colli Senesi”, “Colline Pisane”, “Montespertoli” e “Ruffina”;

d)                 IGT “Maremma Toscana”

Si chiede, in analogia con quanto riportato per altri vini ad IGT (es. Colli della Toscana centrale) che per i vini varietali ottenuti da Trebbiano Toscano, Malvasia del Chianti e Riesling Renano venga riportata tra parentesi l’indicazione completa del nome del vitigno (comprensiva del termine geografico);

e)                 IGT “Val di Magra”

Si chiede di cassare la dizione “Val di Magra Trebbiano Toscano”, lasciando l’indicazione generica “Val di Magra Trebbiano” e riportando tra parentesi il nome completo del vitigno (comprensivo del termine geografico);

f)                  IGT “Montecastelli”

Si chiede che per la tipologia varietale ottenuta da Trebbiano Toscano venga riportata tra parentesi l’indicazione completa del nome del vitigno (comprensiva del termine geografico).

Roma, 16 novembre 2006

(red/20.11.06)

Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Marco Tumiati
In redazione: Stefano Mirabelli; Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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