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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 860 - giovedì 25 gennaio 2007

Sommario3
- Nuovi vertici dell’ ASSR: Ancona Direttore
- Errani: parte lavoro su federalismo fiscale
- Federalismo fiscale: Conferenza Regioni avvia esame approfondito
- Governo-Regioni-enti locali: un patto per lo spettacolo
- Rodano: a cinema serve apporto e ruolo Regioni
- Nuovi vertici dell’ ASSR: Ancona Direttore
- CONFERENZA REGIONI 25.01.07 DOC - Cinema: Regioni su riforma

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Nuovi vertici dell’ ASSR: Ancona Direttore

(red/25.01.07) Nuovi vertici dell’ ASSR, Agenzia per I Servizi Sanitari Regionali. Innanzitutto il Direttore: su proposta del ministro della Salute, Livia Turco, è passata con “Intesa” in Conferenza Stato-Regioni del 25 gennaio la nomina di ALDO ANCONA (attuale coordinatore tecnico della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e direttore sanità della regione Toscana) a Direttore dell’ASSR. Mentre RENATO BALDUZZI, sempre su proposta del ministro, è stato nominato presidente dell’ASSR.

Consiglio di amministrazione: membro designato dalle Regioni in Conferenza Unificata CARLO LUCCHINA, direttore generale della direzione sanità della regione Lombardia collegio dei revisori, e BRUNO DE CRISTOFARO, esperto della regione Lazio.

(red/25.01.07)

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Errani: parte lavoro su federalismo fiscale

(regioni.it) ''Parte un lavoro importante: con il governo abbiamo raggiunto l'intesa che la questione del federalismo fiscale deve essere affrontata nel 2007 per poter partire nel 2008''. Lo ha dichiarato il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani al termine dei lavori della conferenza. Errani ha annunciato che mercoledi' prossimo la Conferenza terra' una seduta straordinaria dedicata proprio al tema del federalismo fiscale. ''Poi andremo a un confronto serrato con il governo - ha aggiunto - per raggiungere, auspichiamo, una intesa sulla delega sul federalismo e cosi' avviare questo percorso gia' nella Finanziaria del 2008. E' una questione essenziale per il governo della Repubblica''. “Abbiamo gia' i riferimenti fondamentali che ispirano l'azione delle Regioni in merito all'applicazione del federalismo fiscale”

> Conferenza Regioni 12.07.06: PARERE SU DPEF 2007-2011

> 21 luglio 2005: Documento sul federalismo fiscale di Santa Trada

di Villa San Giovanni (Reggio Calabria)

> 31 marzo – 1 aprile 2003: Documento di Ravello sul

federalismo fiscale

> Dichiarazioni di ERrani (file audio) al termine della

Conferenza delle Regioni del 25 gennaio

(red/25.01.07)

 

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Federalismo fiscale: Conferenza Regioni avvia esame approfondito

(regioni.it) Il Ministro per gli Affari Regionali, Linda Lanzillotta, conta di definire il ddl sul federalismo fiscale ''nelle prossime settimane''. Lo ha detto oggi intervenendo ad un convegno organizzato dall'Anci sulla riforma dei servizi pubblici locali, precisando che ''con il ministro Padoa-Schioppa ci stiamo lavorando''. Per definire il ddl sul federalismo fiscale il ministro - ha  precisato - seguira' lo stesso metodo seguito per il codice delle autonomie e cioe' una concertazione stretta con gli enti locali. ''Il federalismo fiscale - ha detto Lanzillotta - e' il completamento dei diversi tasselli di attuazione del titolo V. Con il codice delle autonomie abbiamo definito le funzioni, con il federalismo fiscale definiamo quali imposte finanziano quelle funzioni''.

Nel frattempo però si è avviato un esame approfondito del tema da poarte della Conferenza dlele Regioni che si è riunita oggi (25 gennaio) a Roma.

''Parte un lavoro importante. Con il governo abbiamo raggiunto l'intesa che la questione del federalismo fiscale sia affrontata nel 2007 per poter partire nel 2008''. E' quanto ha affermato il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Vasco Errani, al termine della riunione dellastessa conferenza svoltasi oggi e durante la quale si e' discussa la proposta sul federalismo fiscale messa a punto dal ministero dell'Economia.

“E' una questione essenziale per il governo della Repubblica - ha detto Errani (cfr.anche file audio)- abbiamo gia' i riferimenti fondamentali che ispirano l'azione delle Regioni in merito all'applicazione del federalismo  fiscale. Mercoledi' prossimo (31 gennaio,.ndr) faremo una conferenza straordinaria dedicata ad un approfondimento del tema, poi andremo ad un confronto serrato con il governo per raggiungere, auspichiamo- un'intesa sulla delega del federalismo per poter avviare questo discorso gia' con la Finanziaria 2008''.

La Conferenza delle Regioni ''non è entrata nel merito della bozza Giarda ma ha avviato un confronto metodologico e ha deciso di dedicare la giornata di mercoledì prossimo (31 gennaio, ndr) al tema partendo dalla bozza stesa e dai principi che abbiamo enunciato in almeno tre occasioni: l'espressione del parere sul Dpef del 2007, l'incontro di Ravello e quello di Santa Trada''. Cosi' e' intervenuto il coordinatore degli assessori regionali al Bilancio, e assessore in Lombardia, Romano Colozzi, sulla prima bozza riguardante il federalismo fiscale proposta dal Governo.
“Vedremo mercoledì - ha proseguito l'assessore - cosa deciderà la Conferenza: le opzioni sono due ovvero lavorare per proporre le modifiche alla bozza Giarda o predisporre un documento alternativo”.

La bozza Giarda sul federalismo fiscale ''e' molto generica e aperta a tutte le soluzioni: noi Presidenti delle Regioni ne parleremo mercoledi' prossimo sulla base di una serie di principi gia' definiti che consideriamo un punto di partenza''. Lo ha detto il presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso. 'E' importante - ha aggiunto Bresso - che per determinate funzioni come la sanita' si chiarisca la capienza delle fonti fiscali che ci verranno attribuite per svolgerle. In altri casi, come per l'istruzione, non si puo' ancora definire, oggi, quale e' la necessita' finanziaria. Chiediamo che la fonte finanziaria che ci viene attribuita sia sufficientemente capiente e flessibile da consentirci di svolgere le funzioni preposte''.

“Se sarà un percorso facile o meno lo si vedrà fra non molto, intanto la strada che dovrebbe portare al federalismo fiscale ha conosciuto oggi un momento molto importante in sede di Conferenza delle Regioni e questo grazie al confronto che si è avuto attorno al documento approntato dal gruppo di lavoro coordinato dal prof. Pietro Giarda”. Lo afferma il presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan. ''Posso dire che per quanto riguarda la Regione del Veneto, la proposta Giarda si presenta con un impianto generale che merita attenzione e dunque i necessari approfondimenti. In prima battuta penso si possa dire che, pur restando evidente la volonta' di mantenere alto il livello di solidarieta' tra le Regioni, si comincia a sostenere finalmente il valore del merito e questo a vantaggio delle Regioni piu' virtuose - sottolinea Galan -.Si ricordera' infatti quanto dichiarato da noi pochi giorni fa: solidali si, fessi no. Altrimenti lo dovremmo chiamare federalismo assistenziale e non federalismo fiscale, che e' quanto il Veneto chiede da anni.”

''Ho serie perplessità perché la.proposta del governo si allontana un po' da quella che era l'idea condivisa da tutte le regioni e in cui avevamo fissato criteri e parametri. Oggi ho la netta sensazione che, purtroppo, si ricomincia daccapo, dalla parte sbagliata ossia dall'idea di un'Italia divisa in due tra regioni più forti e meno e forti, tra nord e sud''. E' quanto ha affermato il presidente della regione Molise, Michele Iorio, al termine della Conferenza delle regioni e delle province autonome. Iorio ha sottolineato ''l'esigenza irrinunciabile di una corretta interpretazione dell'art. 119 della Costituzione cioè una corretta procedura che individui il finanziamento dei servizi trasferiti alle regioni in maniera adeguata” e “nell’ambito di un concetto di solidarietà e responsabilità che deve esserci tra stato e regioni”.

''Nella bozza che il governo ci ha presentato c'è una tripartizione di livelli che non convince me e le altre regioni meridionali perché considera i livelli essenziali di assistenza solo riguardo alla Sanita' mentre noi abbiamo anche altri problemi e funzioni che devono essere finanziate”. E' quanto ha affermato il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero. “Ora però -ha sottolineato Loiero- abbiamo cambiato il metodo e tutti i presidenti si vedranno mercoledì prossimo (31 gennaio, ndr) in modo che ci sia una continuità con i lavori di Ravello e Santa Trada''. ''Abbiamo chiesto che ci si potesse vedere in una sessione speciale proprio per non disperdere il lavoro del passato”.

Per ulteriori approfondimenti:

20/07/2005 Conferenza Regioni e Province autonome: Ordine del Giorno - 20, 21 luglio Riunione straordinaria, Villa san Giovanni
Integrazione Ordine del Giorno - ...
Doc. Approvato - ACCORDO IN MERITO ALL’APPLICAZIONE DEL d. Lgs. 56/2000...
Doc. Approvato - DPEF: documento per audizione Regioni in Parlamento (22 lu...
Doc. Approvato - Federalismo fiscale: il "Documento di Santa Trada" (21 lug...
Documentazione - Dossier Pareri e Normativa...
Documentazione - dossier di documentazione...

RAVELLO, 31 marzo - 1 aprile 2003: CONFERENZA PRESIDENTI REGIONI

(red/25.01.07)

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Governo-Regioni-enti locali: un patto per lo spettacolo

(regioni.it) È stato firmato oggi, giovedì 25 gennaio 2007, al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Patto per le attività culturali di spettacolo tra il Ministro Francesco Rutelli, il Presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, il Presidente dell'Anci Leonardo Domenici e il Presidente dell'Upi Fabio Melilli.

Il patto attua la norma della Finanziaria che prevede lo stanziamento di 20 milioni di euro nei prossimi tre anni per la creazione di un Fondo per l'attuazione di accordi di cofinanziamento tra lo Stato, le Regioni e le autonomie locali, finalizzato a interventi in materia di attività culturali.

Con la sottoscrizione del patto viene definita la "cornice" di lavoro entro la quale individuare finalità e obiettivi comuni nella costruzione di accordi programmatici.
“I principi di base sono la co-progettazione e il co-finanziamento  ha spiegato il Sottosegretario Elena Montecchi che ha coordinato il gruppo di lavoro Ministero-Regioni-Autonomie locali  in una prospettiva di collaborazione tra lo Stato e le autonomie locali per garantire un aumento delle offerte culturali e per fornire anche nuove opportunità agli artisti più giovani e ai nuovi talenti”. “Il nostro impegno è rivolto - ha aggiunto il Sottosegretario - ad una valorizzazione del protagonismo di Comuni e Province in un quadro generale di concertazione”.

"La firma di oggi  è un esempio  di come si possano realizzare azioni concrete di governance in settori importanti della vita culturale del Paese, come quello dello spettacolo", ha dichiarato il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani. "Le Regioni di concerto con gli enti locali intendono partire da questo accordo per garantire la necessaria sinergia con il governo per la promozione dello spettacolo. Un settore quest'ultimo  ha aggiunto Errani - che all'interno delle politiche culturali del Paese, dovrebbe essere, anche sul piano dell'identità culturale, uno strumento di crescita individuale e di coesione sociale e che rappresenta al tempo stesso uno dei riferimenti nello sviluppo sociale ed economico del paese".
"Si tratta di un avvenimento importante  dice il Presidente dell'Anci Leonardo Domenici che segna una svolta nei rapporti tra lo Stato e le autonomie, dopo anni di divisioni e conflittualità, conseguenti a una diversa interpretazione delle disposizioni del nuovo titolo V della Costituzione in materia di spettacolo".
Fabio Melilli, Presidente dell'Upi, afferma: "Con il Patto si inaugura un nuovo approccio, basato sul principio della collaborazione e della 'programmazione concertata' tra le varie Istituzioni, che pensiamo sia il piu’ indicato per perseguire il rilancio strategico del settore dello spettacolo"
.

On line su www.regioni.it, nella sezione “Tourculture”, il testo delPatto per le attività culturali di spettacolo tra il ministero per i beni e le attività culturali, le regioni, le province autonome, le province ed i comuni”.

Premesso che:

la Repubblica, nel rispetto degli articoli 9, 33 e 117, comma 3, della Costituzione, concorre alla promozione e alla organizzazione delle attività culturali, con particolare riguardo allo spettacolo in tutte le sue componenti;

la Costituzione prevede la leale collaborazione tra lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni e le Città metropolitane al fine di coordinare l’esercizio delle rispettive competenze e svolgere in collaborazione attività di interesse comune;

lo spettacolo costituisce un’attività di interesse pubblico, rappresenta una componente essenziale della cultura e dell’identità del Paese e un fattore di crescita sociale, civile ed economica della collettività;

lo Stato e le Regioni favoriscono la promozione e la diffusione nel territorio nazionale delle diverse forme dello spettacolo, ne sostengono la produzione e Ia circolazione in Italia e all’estero, valorizzano la tradizione nazionale e locale, garantiscono pari opportunità nell’accesso alla sua fruizione e promuovono la formazione del pubblico;

nel rispetto del principio di sussidiarietà lo Stato, le Regioni, i Comuni, le Province, le Città metropolitane ed i soggetti privati collaborano per lo sviluppo dello spettacolo e operano per garantire la libertà di espressione.

Considerata la necessità di garantire l’adeguamento dell’ordinamento alla riforma del Titolo V della Costituzione, ai sensi delta legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3;

Ritenuta essenziale, nelle more del processo di adeguamento di cui sopra, la necessità di individuare principi informatori comuni dell’azione di governo dei soggetti istituzionali sottoscrittori del presente patto;

tra il Ministero per i beni e le attività culturali, le Regioni, le Province
Autonome, le Province ed i Comuni si conviene quanto segue:

Art. 1
(Finalità)

II Ministero per i beni e le attività culturali, le Regioni, le Province Autonome, le Province ed i Comuni, nell’ambito delle rispettive competenze, sono tenuti a collaborare al fine di sostenere it processo di armonizzazione dell’ordinamento giuridico al dettato della Costituzione in tema di valorizzazione e supporto alle attività culturali di spettacolo.

In questo contesto, i soggetti di cui al comma 1 assumono i1 metodo della programmazione concertata degli interventi, alto scopo di individuare congiuntamente gli obiettivi e le azioni prioritarie da realizzare in una logica di condivisione delle responsabilità e di utilizzo ottimale delle risorse.

Art. 2
(Obiettivi)

Gli obiettivi che si intendono perseguire con i1 presente patto sono i seguenti:

Ia qualificazione del sistema dello spettacolo e la valorizzazione delle identi e delle vocazioni territoriali, attraverso il sostegno economico ed organizzativo di progetti caratterizzati da uno stretto contatto con i1 territorio;

la diversificazione dell’offerta culturale e la valorizzazione della programmazione legata alla contemporaneità, con particolare riguardo ai giovani e ai nuovi autori prestando attenzione alla sperimentazione dei nuovi linguaggi e alla promozione di nuovi talenti;

la valorizzazione dei progetti in rete, in ambiti territoriali sovracomunali, sovraprovinciali, interregionali;

Ia promozione di azioni volte all’ampliamento del pubblico e alla diffusione dello spettacolo presso le generazioni più giovani e le fasce di pubblico con minori opportunità di fruizione, anche con riferimento agli interventi pubblici nel Mezzogiorno d’Italia;

l’adozione di strumenti che consentano una razionalizzazione sul piano degli interventi delle risorse statali e territoriali disponibili, al fine di evitarne la frammentazione garantendo una maggiore efficacia delta spesa, anche attraverso forme di monitoraggio dell’offerta culturale del territorio e lo scambio reciproco di conoscenze ed informazioni in merito all’offerta culturale ed agli strumenti economici di intervento adottati.

Art. 3
(Accordi programmatici)

II Ministero per i beni e le attività culturali, le Regioni e le Province Autonome, le Province ed i Comuni sottoscrivono accordi programmatici per le finali e gli obiettivi di cui agii articoli 1 e 2.

In ciascun accordo verranno definiti gli obiettivi che i soggetti sottoscrittori intendono perseguire le azioni prioritarie da realizzarsi, i tempi di realizzazione dei progetti, le necessità finanziarie ai fini della loro attuazione e le modalità d compartecipazione alla spesa.

II Ministero provvede al cofinanziamento degli accordi di cui al comma 1 con le risorse economiche individuate all’articolo 1, comma 1136, delta legge 2, dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007); gli altri soggetti firmatari degli accordi concorrono al finanziamento con le risorse previste nei rispettivi bilanci

Roma, 25 gennaio 2007

        IL MINISTRO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI, FRANCESCO RUTELLI

       IL PRESIDENTE DELLA CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME, VASCO ERRANI

       IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE COMUNI D’ITALIA, LEONARDO DOMENICI

       IL PRESIDENTE DELL’UNIONE DELLE PROVINCE D’ITALIA, FABIO MELILLI

(red/25.01.07)

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Rodano: a cinema serve apporto e ruolo Regioni

(regioni.it) "Lo sviluppo delle attività culturali ed economiche legate al settore cinematografico deve poter contare sull'apporto e sul ruolo delle Regioni", lo ha detto Giulia Rodano, durante l'audizione davanti alla Commissione istruzione pubblica e beni culturali alla quale ha partecipato oggi in rappresentanza della Conferenza delle Regioni. "Ma questo obiettivo può essere raggiunto - ha sottolineato la Rodano - con un disegno organico sulle attività cinematografiche che colga il sistema regionale come possibile volano per lo sviluppo del settore. Occorre allora una significativa opera di revisione normativa alla quale le Regioni sin d'ora si dichiarano disponibili a partecipare.

L'elaborazione di una nuova legge di sistema sul cinema è l'occasione per affrontare le problematiche legate all'intera filiera della produzione cinematografica ed audiovisiva: produzione, distribuzione, promozione, esercizio.

Per questo motivo abbiamo voluto fornire alla Commissione istruzione pubblica e beni culturali del Senato un primo contributo alla riflessione. Si tratta di prime valutazioni su alcuni aspetti del Decreto Legislativo 28/2004 che è necessario modificare , anche alla luce della sentenza della Corte Costituzionale (n. 285 del 2005) che riconosce il ruolo importantissimo dello Stato e delle Regioni nel settore.  Occorre arrivare ad un testo che fissi i "principi fondamentali",  abbandonando le disposizioni di dettaglio, la normativa articolata ed autoapplicativa che il decreto legislativo 28 contiene".

Nel corso del suo intervento durante l'audizione l'assessore Giulia Rodano si è poi soffermata sulle questioni legate a: produzione e distribuzione; promozione ed esercizio.

"Per quanto concerne i settori della produzione cinematografica e della distribuzione non sfugge certamente alle Regioni la loro rilevante dimensione d'impresa, né il fatto che richiedano ingenti capitali, né tantomeno la constatazione che il loro ambito sia nazionale o sopranazionale. Di contro non può essere sottaciuto il fatto che siamo di fronte ad attività che hanno un forte legame con il territorio in cui vengono realizzate e un indubbio impatto in termini sociali, culturali ed economici.

Tutto ciò spiega perché le regioni abbiano sostenuto le produzioni cinematografiche con fondi regionali e attraverso le film commission e con l'istituzione di fondi specifici (film fund). Né potrebbe essere diversamente se si considerano i necessari obiettivi di marketing territoriale, di promozione cineturistica, di sostegno e qualificazione dell'economia locale che istituzionalmente ogni regione è tenuta a perseguire.

Quanto poi  alla promozione cinematografica, il ruolo regionale è ugualmente rilevante. La delicatezza del settore impone però di tener conto della complessità e delle diverse articolazione dell'attività promozionale, così come occorrono attente valutazioni sui criteri di adeguatezza amministrativa.

Infine risulta centrale il ruolo delle Regioni per l'autorizzazione all'esercizio e dell'incentivazione alla riqualificazione del sistema delle sale: campo  ha concluso Giulia Rodano - in cui già sentenze della Corte costituzionale hanno confermato la competenza legislativa regionali in materia di programmazione territoriale in questa materia".

(red/25.01.07)

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Nuovi vertici dell’ ASSR: Ancona Direttore

(red/25.01.07) Nuovi vertici dell’ ASSR, Agenzia per I Servizi Sanitari Regionali. Innanzitutto il Direttore: su proposta del ministro della Salute, Livia Turco, è passata con “Intesa” in Conferenza Stato-Regioni del 25 gennaio la nomina di ALDO ANCONA (attuale coordinatore tecnico della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e direttore sanità della regione Toscana) a Direttore dell’ASSR. Mentre RENATO BALDUZZI, sempre su proposta del ministro, è stato nominato presidente dell’ASSR.

Consiglio di amministrazione: membro designato dalle Regioni in Conferenza Unificata CARLO LUCCHINA, direttore generale della direzione sanità della regione Lombardia collegio dei revisori, e BRUNO DE CRISTOFARO, esperto della regione Lazio.

(red/25.01.07)

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CONFERENZA REGIONI 25.01.07 DOC - Cinema: Regioni su riforma

(regioni.it) Documento della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome riguardante il d.lgs 28/2004 “riforma della disciplina in materia di attività cinematografiche”

PREMESSA ED INQUADRAMENTO COSTITUZIONALE

La riforma del titolo V della Costituzione ha posto in primo piano la necessità di valorizzare il ruolo delle Regioni e delle autonomie in un disegno organico che vede il livello territoriale come una parte attiva per lo sviluppo delle attività culturali ed economiche. Anche per le attività cinematografiche si pone questa necessità, che è insieme una sfida e un’opportunità per il sistema regionale, circa la sua capacità di essere parte di un insieme di interventi che sia di vero beneficio per lo sviluppo delle attività e per il loro maggiore impatto culturale sul territorio. Questo insieme di interventi deve essere ricondotto ad un coordinamento di funzioni che, in una fase transitoria, può avere al centro un opportuno sistema di accordi tra lo Stato e le Regioni, ma che passa obbligatoriamente per una significativa opera di revisione normativa.

In questo quadro - pur rendendosi necessario apportare fin da ora alcune modifiche al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 28 “Riforma della disciplina in materia di attività cinematografiche, a norma dell’art. 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137” per adeguarlo ad un modello coerente con il riparto delle competenze sancito dalla riforma del titolo V della Costituzione attuata nel 2001 - la prospettiva non può che essere quella di una nuova legge di profonda riforma del settore. La Corte Costituzionale, infatti, con la sentenza 19 luglio 2005, n. 285, ha chiarito in modo inequivocabile che “le attività di sostegno degli spettacoli, tra i quali evidentemente rientrano le attività cinematografiche sono sicuramente riconducibili alla materia promozione ed organizzazione di attività culturali affidata alla legislazione concorrente di Stato e Regioni”. Inoltre, nella complessa articolazione della materia, una collocazione particolare spetta alla disciplina concernente l’apertura di sale e multisale cinematografiche che deve essere ricondotta alla diversa materia del “governo del territorio”, pur sempre di competenza concorrente.

Da questa collocazione consegue, in primo luogo, che allo Stato spetta la fissazione dei soli principi fondamentali, mentre alle Regioni compete la potestà legislativa di disciplina della materia. In secondo luogo, risulta necessaria l’adozione di meccanismi di “leale collaborazione” che sono anche stati specificati dalla Corte attraverso l’individuazione – a partire dal testo vigente – di molti casi in cui occorre l’intesa” con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome e altri in cui occorre l’espressione del parere obbligatorio di tale organo. Ciò permette alle Regioni, in materie che sarebbero di loro competenza, di recuperare quantomeno un potere di codecisione nelle fasi delle specificazioni normative o programmatorie.

Dalla sentenza della Corte costituzionale n. 285/2005 è venuta, quindi, una sostanziale censura del decreto legislativo n. 28/2004, nella misura in cui esso non contiene i “principi fondamentali”, bensì una normativa di dettaglio vasta, articolata ed autoapplicativa. Appare evidente che la Corte costituzionale ha potuto solamente limitarsi ad interventi “tampone”, del tutto provvisori, che portano al rispetto del livello minimo della leale collaborazione, ma non possono ritenersi esaustivi delle necessità di intervento normativo su di un testo lontano dalla piena realizzazione del dettato costituzionale.

D’altra parte, la sentenza n. 285/2005, con grande equilibrio, riconosce il ruolo importantissimo che lo Stato è chiamato a svolgere in questa materia. Essa afferma, infatti, che “il livello di governo regionale e, a maggior ragione, quello infraregionale, appaiano strutturalmente inadeguati a soddisfare, da soli, lo svolgimento di tutte le tipiche e complesse attività di disciplina e sostegno del settore cinematografico”. Afferma poi che “Ciò giustifica, di conseguenza, un intervento dello Stato che si svolga, anzitutto, mediante la posizione di norme giuridiche che siano in grado di guidare – attraverso la determinazione di idonei principi fondamentali – la successiva normazione regionale soddisfacendo quelle esigenze unitarie cui si è fatto riferimento ma anche, là dove è necessario, mediante la avocazione in sussidiarietà sia di funzioni amministrative che non possano essere adeguatamente svolte ai livelli inferiori, sia della relativa potestà normativa per l’organizzazione e la disciplina di tali funzioni”.

Appare evidente, che il principio della possibile “avocazione in sussidiarietà” può avere anche una notevole importanza nella previsione e nella gestione di una opportuna fase di transizione, rispetto alla quale potrebbero manifestarsi dei livelli di adeguatezza strutturale, anche differenziati nelle varie realtà territoriali. Il necessario trasferimento di potestà e funzioni al livello regionale potrebbe quindi essere valutato anche sulla base di criteri di adeguatezza amministrativa.

PROSPETTIVE DI RIFORMA.

A) Legge “di sistema”.

Per corrispondere nel modo migliore all’invito che il Governo ha rivolto alle Regioni per una forte collaborazione nella riforma della normativa sul cinema, occorre innanzitutto tenere conto di due importanti e differenti opportunità che sono state rappresentate. Da un lato è stato avviato infatti l’iter istruttorio per la correzione del d. lgs. n. 28/2004, con la previsione di giungere alla sua definitiva approvazione nei prossimi mesi; dall’altro lato il Governo ha ribadito l’intenzione di avviare a brevissimo l’elaborazione di una nuova legge “di sistema” anche in considerazione della presentazione di alcune proposte di legge di iniziativa  parlamentare.

Ciò premesso, è evidente come le Regioni siano interessate a entrambi i percorsi di riforma, consapevoli tuttavia che un quadro normativo pienamente rispettoso della costituzione possa essere conseguito solo grazie ad una riforma complessiva della normativa statale. L’obiettivo è quello di intervenire sulle esigenze globali e i nodi strutturali del settore del cinema e dell’audiovisivo, nell’intera filiera che va dalla produzione, all’esercizio, alla diffusione sui nuovi media, affrontando, in particolare, il tema delle fonti di finanziamento degli investimenti pubblici, l’esigenza di più incisive misure antitrust, nonché di nuove regole nel rapporto tra cinema, televisione e nuovi canali di vendita o diffusione dell’audiovisivo.

Su questo primo e fondamentale percorso di riforma, è indispensabile da parte del Governo e del Parlamento un pieno coinvolgimento delle Regioni e delle Province autonome già nella fase di elaborazione della nuova legge, consolidando ulteriormente la collaborazione avviata.

B) Correzioni al decreto legislativo 28/2004.

A fronte dell’avvio del lavoro per la riforma complessiva del settore, il secondo percorso, ovvero la correzione del d.lgs. 28/2004, ha l’obiettivo di apportare in tempi brevi alcune modifiche ritenute più urgenti all’attuale normativa, senza soluzioni di continuità sul piano legislativo.

In questo senso, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome avanza di seguito alcune proposte di correzione del decreto che, pur parziali, si muovono tuttavia nella prospettiva di un disegno di riforma più adeguato al nuovo contesto costituzionale, che dia piena attuazione alle competenze regionali nella materia.

1. Principi fondamentali.

La prima modifica che occorre inserire è certamente quella volta ad affermare la competenza legislativa concorrente Stato-Regioni in materia di attività cinematografiche, individuando i “principi fondamentali” di riferimento che sovrintendono l’azione pubblica nella materia, secondo criteri di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza ed efficacia. Accanto a tali principi di carattere più generale, considerata la natura variegata e differenziata dei settori di intervento (produzione, distribuzione, promozione, esercizio, ecc.), si ritiene opportuno individuare, per ciascuno di essi, alcuni principi-guida specifici, allo scopo di delineare meglio le competenze delle diverse istituzioni e le forme della loro collaborazione.

2. Produzione e distribuzione.

Per quanto riguarda i principi in questo specifico settore, va affermato che lo Stato e le Regioni concorrono al sostegno della creatività e della libertà di espressione, promuovono l’innovazione artistica, imprenditoriale e tecnologica, favoriscono lo sviluppo dell’industria cinematografica e audiovisiva; incentivano l’ideazione, la progettazione, produzione, distribuzione e diffusione dei prodotti cinematografici e audiovisivi italiani; promuovono l’innovazione tecnologica e la competitività in ambito internazionale delle produzioni cinematografiche e audiovisive italiane.

I settori della produzione cinematografica e della distribuzione sono strettamente connessi e sono caratterizzati da una rilevante dimensione d’impresa, trattandosi di attività che richiedono ingenti capitali e si svolgono in un ambito nazionale o sopranazionale. D’altro canto, si tratta di attività che hanno un forte legame con il territorio in cui vengono realizzate (professionalità coinvolte, marketing e promozione territoriale) ed un forte impatto in termini sociali, culturali ed economici.

Proprio per questo le Regioni hanno cominciato ad intervenire in maniera importante a sostegno delle produzioni cinematografiche con fondi regionali destinati ad un insieme di azioni ed attraverso le Film Commission. Va anche sottolineato che il finanziamento alle opere prime, ai documentari e ai cortometraggi rientra nelle politiche di promozione della creatività sulle quali alcune Regioni intervengono da tempo.

3. Promozione.

Per quanto riguarda i principi fondamentali, occorre sottolineare che lo Stato e le Regioni operano per valorizzare la funzione delle sale cinematografiche quali sedi privilegiate di fruizione collettiva della produzione cinematografica; collaborano alla tutela e incentivano la conservazione e il restauro del patrimonio cinematografico e audiovisivo, a fini educativi e culturali, sostenendo a tal fine l’attività delle cineteche e mediateche; realizzano e sostengono mostre, festival, rassegne e iniziative, anche editoriali, che promuovano l’arte e la cultura cinematografica e audiovisiva in Italia e all’estero, con particolare attenzione al mondo della scuola e dell’università.

Riguardo alla promozione cinematografica, il ruolo regionale appare indubbiamente molto rilevante. Il necessario trasferimento di potestà e funzioni al livello regionale, tuttavia, deve tener conto da un lato della complessità del settore e delle diverse articolazione dell’attività promozionale (si pensi al sostegno a rassegne cinematografiche, all’editoria, alle cineteche, al cinema d’essai o a festival di rilievo locale o nazionale ed internazionale), dall’altro lato di attente valutazioni sui criteri di adeguatezza amministrativa. In attesa che si avvii, nel più breve tempo possibile, un confronto istituzionale per la definizione della riforma organica e di sistema dell’intero settore si ritiene che la previsione normativa di intese o accordi di programma sia lo strumento più idoneo anche al fine di sperimentare forme avanzate di concertazione e collaborazione per la ripartizione delle risorse del fondo unico per lo spettacolo.

In particolare, a partire da una lettura condivisa delle attività più significative proposte nel territorio di riferimento, e nel rispetto degli obiettivi contenuti nel programma triennale della Consulta territoriale, gli accordi individuano le azioni prioritarie su cui lo Stato e le Regioni concentrano le proprie risorse, in un’ottica poliennale. Ciò consentirebbe da un lato l’effettiva concertazione Stato-Regioni sulle scelte strategiche di promozione nel quadro della razionalizzazione delle risorse; dall’altro lato una maggiore stabilità e garanzia di durata per le attività di promozione con evidenti benefici in termini di qualità e incisività.

In questa prospettiva,  si propone tra i primi interventi di modificare il D.M. 28/10/2004 sulle modalità di gestione delle risorse destinate alla programmazione cinematografica, prevedendo innanzitutto che le domande di sovvenzione siano inoltrate, entro l’anno che precede lo svolgimento dell’iniziativa, sia al Ministero, sia alle Regioni di riferimento. Sulla base dei progetti presentati e delle iniziative autonomamente proposte dalla Regione e dal Ministero, ogni accordo dovrebbe indicare:

a) gli obiettivi e le azioni prioritarie che si intendono perseguire;

b) le iniziative da realizzare, con i relativi costi, ed i soggetti attuatori;

c) l’entità della partecipazione finanziaria del Ministero e della Regione nel primo anno, i rispettivi finanziamenti per le singole attività e la previsione di spesa per i due anni successivi;

d) le modalità di erogazione dei finanziamenti ai soggetti attuatori e i casi nei quali essi possono essere eventualmente ridotti o revocati;

e) l’obbligo, da parte dei soggetti beneficiari dei contributi, di fornire alla Direzione Generale per il Cinema e alla Regione dati e informazioni sull’andamento della propria attività.

Occorre inoltre considerare l’opportunità di introdurre una soglia minima di budget complessivo, affinché l’iniziativa o l’attività di promozione sia considerata di rilevanza nazionale e/o internazionale e possa quindi beneficiare del contributo statale (fatti salvi i progetti speciali come previsti da D.M. 28/10/2004 e nuovo allegato A 3/10/2005).

Per quanto riguarda la Consulta territoriale, nell’attuale fase l’unica competenza che deve essere mantenuta è quella della proposta degli obiettivi per la promozione delle attività cinematografiche. Deve essere inoltre soppressa, all’art. 4, la lettera a) del comma 3, anche in relazione a quanto si propone al successivo punto 4. In prospettiva occorre pensare a un superamento della stessa Consulta territoriale per valorizzare il ruolo delle intese tra lo Stato e le Regioni, rendendo più chiara la distinzione tra le competenze istituzionali e quelle tecniche.

Inoltre, è necessario estendere le agevolazioni e la dichiarazione di pubblico interesse per il patrimonio e l’attività della Cineteca nazionale alle cineteche, mediateche o agli istituti regionali che saranno individuati ai sensi del regolamento di attuazione dell’art. 5 della legge 15 aprile 2004, n. 106, sul deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati all’uso pubblico.

4. Esercizio.

Riguardo all’esercizio cinematografico si è già ricordato l’orientamento della Corte costituzionale, particolarmente netto nella valorizzazione della competenza amministrativa regionale (manifestatosi anche con la dichiarazione di illegittimità dell’art. 22, comma 5, del d. lgs. n. 28/2004). Di conseguenza, anche sulla base del lavoro già svolto dalle Regioni per la regolamentazione dell’apertura delle sale, è possibile integrare la legge statale con una più coerente individuazione dei principi fondamentali di riferimento per la legislazione regionale. In particolare, al fine di promuovere una diffusione più adeguata, la qualificazione e lo sviluppo delle attività cinematografiche sul territorio, i principi che devono guidare il legislatore regionale possono essere così sintetizzati: a) centralità dello spettatore, affinché possa contare su di una rete di sale e arene efficiente, diversificata, capillare sul territorio e tecnologicamente avanzata; b) valorizzazione della funzione dell’esercizio cinematografico per la qualità sociale delle città e del territorio; c) pluralismo ed equilibrio tra le diverse tipologie di esercizi cinematografici.

Nel quadro, quindi, di un prefigurato ruolo centrale delle Regioni e nell’insostenibilità del mantenimento in capo a due diversi livelli istituzionali dell’autorizzazione all’esercizio e dell’incentivazione alla riqualificazione del sistema delle sale (come avviene incongruamente oggi), si pone semmai il problema di un graduale passaggio di competenze che tenga conto della effettiva capacità delle singole amministrazioni regionali a garantire un appropriato esercizio delle funzioni.

Nella prospettiva di un completo passaggio alla competenza normativa e amministrativa regionale, le Regioni, per il proprio territorio, anche con riferimento a determinate aree geografiche o per tipologia di esercizi cinematografici, definiscono le priorità per l’erogazione di contributi in conto interessi o capitale, per le finalità individuate all’art. 15.

Avendo a riferimento uno schema di avviso pubblico approvato dal Ministero d’intesa con le Regioni e sentita la Consulta territoriale, le Regioni provvedono ad emanare il bando per l’assegnazione di contributi alle imprese di esercizio e ai proprietari di sale cinematografiche, raccolgono le domande relative e approvano la graduatoria dei beneficiari da trasmettere al Ministero che provvede alla verifica della loro regolarità e all’erogazione dei contributi, secondo le modalità operative stabilite con decreto ministeriale di cui all’art. 12 comma 5.

Roma, 25 gennaio 2007

(red/25.01.07)

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