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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 866 - lunedì 5 febbraio 2007

Sommario
- Federalismo fiscale: il 7 febbraio Conferenza Regioni straordinaria
- Commercio estero; Bresso: concertazione per internazionalizzare sistema Paese
- Patto antismog al Nord
- Federalismo fiscale; Issirfa-CNR: una necessità per modernizzare
- Durnwalder: federalismo fiscale autonomo
- CONFERENZA REGIONI 01.02.07 DOC - Commercio estero: tavolo per l'internazionalizzazione

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Federalismo fiscale; Issirfa-CNR: una necessità per modernizzare

(regioni.it) Nel prossimo “Rapporto sul regionalismo”, (il quarto), l’Issirfa (Istituto di Studi sui Sistemi Regionali Federali e sulle Autonomie “Massimo Severo Giannini”) del Cnr punterà il dito su “una serie di condizioni che andrebbero soddisfatte affinché il decentramento non indebolisca la possibilità di promuovere l’interesse nazionale nella sanità”. Prima fra tutte “una definizione operativa delle prestazioni essenziali, una dimensione e complessità dell’intervento pubblico gestibili, un potere di spesa centrale incisivo ma non invadente, un grado ragionevole di fiducia e cooperazione intergovernativa”. “Condizioni – scrive Enrico Buglione nel capitolo dedicato alla finanza regionale e anticipato dall’Istituto del Cnr - che se “venissero garantite in generale e, quindi, anche in settori diversi da quello sanitario” contribuirebbero “a rendere meno problematico un rafforzamento del decentramento di funzioni dallo Stato agli enti territoriali”.

Sotto questo profilo alcuni “segnali positivi” emergono da “alcune delle sentenze della Corte costituzionale” che ribadiscono indirizzi già consolidati, “come quelli sui limiti dell’autonomia delle regioni in materia di tributi regionali istituiti dallo Stato, o quelli sui contenuti ammissibili delle norme statali per il risanamento della finanza pubblica, quando comportano vincoli alla gestione delle spese delle regioni o degli enti locali. Altre affrontano in modo costruttivo aspetti ulteriori ma non meno importanti. Ad esempio, di particolare interesse sono gli indirizzi relativi ad una corretta applicazione del comma 5 dell’articolo 119, in materia di trasferimenti a destinazione specifica e quelli relativi agli interventi finanziari dello Stato in materie di competenza regionale. Su entrambi gli aspetti – scrive Buglione - la Corte tende ad ampliare – ove sussista l’accordo e la leale collaborazione tra i due livelli di governo - il ventaglio delle fattispecie ammissibili”.

Per quanto riguarda poi la normativa statale, Buglione sottolinea “il recepimento dei contenuti dell’accordo siglato dai Presidenti delle regioni nel 2005 sulle regole provvisorie per il riparto del fondo perequativo di cui al d. lgs. 56/2000, in attesa dell’attuazione dell’articolo 119. E’ stato così possibile, nel corso del 2006, arrivare alla quantificazione definitiva del Fondo e delle quote spettanti alle singole regioni relativamente agli esercizi dal 2002 al 2004 e, quindi, assegnare alle regioni (ordinarie) circa 8 miliardi, pari alla differenza tra quanto spettante e quanto già trasferito per anticipazioni di cassa”.

E se – secondo l’analisi di Buglione  - da una parte “l’accordo rappresenta un passo indietro rispetto a quanto previsto nel d. lgs. n. 56/2000, risultando notevolmente rivalutato il criterio di riparto in base alla spesa storica, piuttosto che in base ai parametri oggettivi previsti nel decreto stesso”, dall’altra “nella prospettiva di una riformulazione complessiva del sistema di perequazione, questa era, forse, la soluzione migliore e, comunque, l’unica percorribile”.

Nell’analisi del Rapporto c’è una “valutazione in termini statistici dello stato del federalismo fiscale nel corso della passata legislatura” che “evidenzia un quadro di sostanziale stabilità del modello”.

“Se si prescindesse – stigmatizza Buglione - dal fatto che ormai da cinque anni il sistema di finanziamento delle regioni e degli enti locali attende di essere adeguato alle indicazioni dell’articolo 119 Cost., tale stabilità potrebbe essere considerata un risultato positivo, soprattutto tenendo presente che, in particolare per quanto riguarda il decentramento nei confronti degli enti territoriali sia delle entrate tributarie (circa il 23% del gettito complessivo), sia delle spese (circa il 50% delle spese complessive), nonché l’autonomia tributaria delle regioni (per quelle a statuto ordinario i tributi propri assicurano circa il 45% delle entrate correnti), i valori attuali sono di tutto rispetto, anche in una prospettiva comparata”.  Si registrano però alcuni cambiamenti che possono far parlare “di federalismo fiscale in lenta evoluzione”.

“In primo luogo si registra - soprattutto a favore degli enti locali - un leggero aumento del decentramento delle entrate tributarie. Questo è sicuramente un segnale positivo in quanto, a fronte della stabilità del decentramento delle spese, contribuisce a rendere il modello di federalismo fiscale meno sbilanciato dalla parte dei trasferimenti.

Un secondo cambiamento – prosegue l’analisi di Buglione - questa volta da considerare negativo, è la diminuzione dell’autonomia di spesa delle regioni ordinarie valutata in termini effettivi. Le entrate libere, considerate al netto di quelle da destinare alla copertura dei Livelli essenziali di assistenza in sanità, nel 2005 rappresentano l’11% del totale delle entrate, contro più del 14% negli anni dal 2002 al 2004. Si manifesta, inoltre, una sia pur lieve perdita dell’efficacia del sistema di perequazione nei confronti delle regioni ordinarie per quanto riguarda la capacità di quest’ultimo sia di ridurre il divario nord - sud in termini di entrate tributarie pro capite, sia di assicurare a ciascuna di queste amministrazioni entrate correnti pro capite simili al valore medio nazionale. Chi ritiene che il federalismo debba essere soprattutto competitivo, potrà valutare positivamente questa tendenza. Chi ritiene, invece, che il federalismo debba certamente favorire la competizione, ma anche che questa possa generare i risultati attesi solo se viene garantita una situazione di sostanziale parità tra gli enti per quanto riguarda le risorse, potrebbe valutare questo cambiamento come un segnale di peggioramento del sistema.

Per quanto riguarda poi i rapporti tra regioni e enti locali, Buglione sottoilinea, fra l’altro, che “le regioni e province ad autonomia differenziata del nord hanno già un ruolo significativo nella provvista dei mezzi finanziari necessari alla copertura delle spese dei livelli inferiori di governo, i trasferimenti da queste effettuati garantendo circa il 50% delle loro entrate complessive. Tale risultato dipende dal fatto che, in questi casi, la specialità dell’autonomia si estende anche alla gestione dei trasferimenti ordinari a favore degli enti locali, con conseguenze positive per questi ultimi.

Si potrebbe dunque ritenere che attribuire anche alle regioni di diritto comune maggiori competenze in materia di finanza locale - a prescindere dalle opposizioni di principio che tale proposta continua a suscitare in Italia, pur risultando adottata nella maggior parte dei paesi federali - oltre a semplificare il modello di federalismo fiscale, potrebbe favorire l’innovazione e la sperimentazione in un settore dove ciò è particolarmente necessario, visto che – conclude Buglione -i tentativi del centro di rendere più moderno il sistema dei trasferimenti ordinari non ha prodotto, finora, alcun risultato concreto.”

(sm/05.02.07)

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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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