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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 871 - lunedì 12 febbraio 2007

Sommario3
- Federalismo fiscale: il Documento sui "PRINCIPI APPLICATIVI" articolo 119 Costituzione
- 15 febbraio: Conferenza Unificata
- Integrato ordine del giorno Conferenza Regioni del 15 febbraio
- Chiti e Fini su riforme
- Lavori pubblici: il sito di Itaca, istituto trasparenza appalti
- Bari, 15-17 marzo: "le città delle cultura"

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Federalismo fiscale: il Documento sui "PRINCIPI APPLICATIVI" articolo 119 Costituzione

DOCUMENTO SUI PRINCIPI APPLICATIVI DELL’ARTICOLO 119 DELLA COSTITUZIONE

(in allegato versione stampabile)

  

         E’ necessario, oltre che politicamente significativo, che la Carta Costituzionale venga arricchita da esperienze concrete di piena attuazione delle norme oggi in vigore, a partire da quelle introdotte con la riforma del 2001 (articoli 116, 117 e 119).

 

         Per conseguire un importante risultato nel senso appena delineato si propone un contesto di principi e di contenuti da tradurre in una proposta di legge, quale documento programmatico delle Regioni.

 

         La stabilità della finanza pubblica è raggiungibile attraverso la piena responsabilizzazione dei vari livelli di governo nel conseguimento degli obiettivi delle politiche pattizie, unica modalità da attuare per regolare il rapporto fra Governo centrale ed Autonomie territoriali (p.es. il Patto di Stabilità e crescita, il cui contenuto si deve sostanziare nell’individuazione dei saldi finanziari). La politica dei saldi finanziari passa attraverso il riconoscimento dell’autonomia tributaria e finanziaria alle Regioni e alle Autonomie Locali.

 

         Le Regioni devono assumere il ruolo di coordinamento e di regolazione della finanza territoriale. Regioni e Autonomie Locali provvedono a definire le regole – vincoli a cui le istituzioni del proprio territorio sono tenute per il concreto rispetto dei saldi finanziari, tralasciando la logica del solo sistema sanzionatorio nel caso di scostamento rispetto agli obiettivi prefissati ed introducendo un sistema incentivante per favorire la realizzazione degli obiettivi posti.

 

Le leggi regionali istituiscono tributi regionali, stabiliscono ambiti di intervento fiscale, fissano i presupposti impositivi e ne individuano i soggetti passivi, purché tali tributi siano connessi al territorio dell’ente impositore (Regioni/Enti locali) e non abbiano gli stessi presupposti impositivi di tributi erariali preesistenti.

 

         In sintesi, il sistema si deve reggere concretamente sul principio della stabilità e dell’unitarietà della finanza pubblica, ma contemporaneamente il contesto del finanziamento degli enti territoriali deve rispettare i principi di autonomia, responsabilità, crescita competitiva, sussidiarietà, coesione - anche tenendo conto delle specificità legate alle Regioni di ridotte dimensioni geografiche - leale collaborazione e cooperazione. In particolare, si ribadiscono, tra gli altri, alcuni principi fondamentali che devono ispirare il sistema tributario regionale:

 

 

 

a. razionalità, semplificazione e coerenza dei singoli tributi;

b. equilibrio tra tributi propri, compartecipazioni e addizionali a tributi erariali riferiti al territorio di ciascuna Regione;

c. assicurazione di costante ed integrale copertura dei costi standard dei  livelli essenziali delle prestazioni di cui all’art. 117, 2° comma, lett. m) Cost.;

d.       partecipazione di Regioni ed Enti locali nella  definizione delle politiche fiscali, nell’accertamento e nel contrasto all’evasione fiscale;

e. premialità dei comportamenti virtuosi ed efficienti;

f.  concorso delle Regioni e degli Enti locali alla definizione di entità, criteri di riparto, tipologie e sistemi di cofinanziamento delle risorse aggiuntive e degli interventi speciali di cui all’articolo 119, quinto comma della Costituzione per le finalità dallo stesso previste;

g. valorizzazione e riconoscimento della sussidiarietà fiscale;

h. il principio di perequazione dovrà essere applicato in maniera da ridurre in modo adeguato le differenze tra territori con diverse capacità fiscali per abitante senza alterarne l’ordine e senza impedirne la modifica, nel tempo, conseguente all’evoluzione del quadro economico territoriale.

 

         Assume rilevanza, in proposito, la definizione di regole negoziali fra lo Stato e le Regioni, fra le Regioni e le Autonomie Locali e fra tutti gli enti di governo territoriale che, dalla logica della semplice comunicazione, passi ad un contesto di intese pur riconoscendo allo Stato e alle Regioni, per gli ambiti e le materie di competenza, il ruolo di centri di iniziativa e di soggetti atti ad assumere provvedimenti nel caso la mancata intesa rappresenti uno strumento ostruzionistico per la realizzazione di progetti istituzionali e/o economici.

 

1. PEREQUAZIONE.

 

         Quale momento di partenza del sistema, attraverso una apposita delega al Governo, è necessario prevedere la determinazione di un fondo perequativo:

  1. per assicurare integralmente il finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni previste dall’art. 117, 2° comma, lett. m), della Costituzione sulla base della fissazione del costo standard di ciascun servizio, nel rispetto del principio di eguaglianza;
  2. per ridurre le differenze esistenti circa le capacità fiscali procapite presenti sul territorio nazionale.

 

L’alimentazione del fondo dovrà essere assicurata dalla compartecipazione ad un grande tributo erariale dinamico e collegato all’evoluzione del PIL.

 

Si potrebbe meglio specificare la portata della proposta di delega attraverso il seguente schema:

 

  1. definizione dei livelli essenziali delle prestazioni di cui all’articolo 117, comma 2, lettera m) della Costituzione dei relativi costi standard, le regole per i loro aggiornamenti, in modo da assicurare uniformità su tutto il territorio nazionale del livello essenziale della prestazione e del relativo costo standard;
  2. garanzia della copertura integrale dei livelli essenziali di prestazione di cui all’articolo 117, comma 2, lettera m) della Costituzione;
  3. riduzione delle differenze interregionali nel gettito delle entrate tributarie regionali per abitante destinate al finanziamento delle funzioni non comprese tra quelle “essenziali”;

 

Il rilievo che hanno le competenze in materia di trasporto pubblico locale per i bilanci delle Regioni nonché la necessità di consentire, su tutto il territorio, un’erogazione del servizio adeguata, impone che si assicurino le risorse finanziarie necessarie sulla base di costi standard di riferimento.

 

Per le materie di cui all’articolo 117, comma 2, lettera m) della Costituzione, il processo di convergenza, dal dato di fabbisogno espresso dalla spesa storica a quello misurato attraverso i costi prestazionali standard, andrà definito con la gradualità necessaria ad assicurarne la sostenibilità.

 

Anche per le restanti materie il sistema di finanziamento andrà disegnato secondo un percorso di divergenza dal criterio della spesa storica. Tale percorso dovrà essere compiutamente realizzato in un periodo temporale di 5 anni. Decorsi i cinque anni, qualora lo Stato verificasse la necessità di garantire un periodo di tempo più ampio ad alcune Regioni per la conclusione di tale percorso, tale esigenza va assicurata con risorse dello Stato per il tempo ritenuto necessario.

 

2. AUTONOMIA FINANZIARIA DELLE REGIONI

 

Il disegno di legge delega deve partire dalla seguente considerazione:

propedeutica alla realizzazione del federalismo è la verifica congiunta del rapporto tra competenza (e non solo quelle trasferite) e relativo finanziamento per misurare l’adeguatezza rispetto alla allocazione delle responsabilità nei diversi livelli istituzionali, nonché per valutare la congruità complessiva delle risorse con il duplice obiettivo di costituire un Fondo unico nel quale far confluire tutte le risorse di competenza regionale ai sensi del Titolo V della Costituzione ad eccezione di quelle per il riequilibrio territoriale e di eliminare le sovrapposizioni organizzative e amministrative corrispondenti.

 

         Mediante lo strumento, anche in questo caso, della delega al Governo, qualsiasi riforma nel senso indicato dalla riscrittura del Titolo V della Costituzione non può non interessare la realizzazione di un compiuto federalismo fiscale che possa assicurare l’attribuzione alle Regioni e agli Enti Locali del gettito di tributi i cui presupposti siano comuni sul territorio nazionale ma possano caratterizzarsi per la flessibilità della base imponibile e della corrispondente capacità impositiva dei medesimi enti. A questa caratterizzazione deve obbligatoriamente fare da corollario, accanto ai tributi propri, l’attribuzione di quote certe di compartecipazione ai grandi tributi erariali, i cui gettiti risultino meno sperequati sul territorio, la individuazione di addizionali e sovrimposte ai medesimi tributi erariali e la determinazione del limite massimo di manovrabilità delle aliquote da parte degli enti territoriali. Contestualmente si dovrà procedere alla definizione dei criteri di ripartizione del gettito in relazione al luogo dei consumi per le imposizioni di natura indiretta, della localizzazione dei beni per l’imposizione sul patrimonio, per il luogo della prestazione lavorativa per le imposte sulla produzione e per la residenza del percettore per le imposte riferite ai redditi.

         A fianco di questi capisaldi di federalismo fiscale è opportuno che il processo di riforma consenta  agli Enti che applicano la sussidiarietà fiscale e che nell’esercizio della potestà tributaria, nella gestione economica e finanziaria dimostrino comportamenti virtuosi ed efficienti, ulteriori forme di flessibilità e autonomia, anche a carattere sperimentale, in presenza di taluni elementi caratterizzanti ovvero di dinamiche virtuose (adozione di rating e relative classificazioni; capacità di interazione e concorso risorse pubblico-privato e relativa incidenza sulle manovre di bilancio; introduzione di misure innovative per il conseguimento degli obblighi comunitari e in generale  di razionalizzazione della spesa pubblica dal parte del complesso delle amministrazioni facenti capo al sistema pubblico di ogni Regione; concorso al contrasto all’evasione fiscale e aumento della base imponibile a livello territoriale; altre iniziative e strumenti, anche a carattere innovativo, destinate a migliorare il rapporto con il contribuente).

         Fondamentalmente sono da attribuire alle Regioni e agli Enti locali:

  1. Compartecipazioni, addizionali e sovrimposte ai tributi erariali. Per tale fattispecie di finanziamento si definiscono i criteri di territorializzazione dei gettiti, mentre i decreti delegati dovranno stabilire i limiti di manovrabilità delle aliquote, salvaguardando, in capo alle Regioni, almeno l’attuale flessibilità fiscale;
  2. Tributi applicati sull’intero territorio nazionale, il cui gettito, tuttavia, è attribuito alle Regioni e agli Enti locali.
  3. Altri tributi propri che non si sovrappongano nei presupposti ai tributi erariali.

 

È necessario garantire la pari dignità dell’entrate tributarie regionali rispetto a quelle erariali; in tal senso occorre che i provvedimenti statali influenti sul gettito delle entrate tributarie proprie o compartecipate siano accompagnate dall’Intesa preventiva, dall’indicazione degli effetti per ogni singola Regione e dalla copertura con entrate compensative di natura tributaria che salvaguardino gli spazi di autonomia fiscale delle Regioni. Al contempo occorre pervenire al definitivo superamento della tesoreria unica e quindi al versamento dei tributi regionali direttamente in capo alle Regioni. In  attesa di questo è necessario assicurare la coincidenza temporale fra l’incasso dei tributi e il loro riversamento in favore delle Regioni.

Infine, riguardo alla spesa di investimento, è necessaria la conferma, quale livello di partenza, dell’attuale potenzialità espressa dalle Regioni attraverso le risorse ordinarie e la loro capacità d’indebitamento.

 

3. FINANZA DEGLI ENTI LOCALI.

 

         E’, inoltre, opportuno riaffermare il ruolo delle Regioni nel coordinamento del sistema della finanza locale che trova ulteriore affermazione nel conferimento pieno della funzione di garanzia degli equilibri della finanza pubblica decentrata nell’ambito regionale, con particolare riguardo agli obiettivi del Patto di stabilità interno e prevedere che la Regione svolga un ruolo attivo anche nei rapporti finanziari tra Stato ed Enti locali. Inizialmente il fondo perequativo per le funzioni degli Enti locali potrà essere fissato in misura pari alla somma di tutti i trasferimenti a favore dei medesimi Enti locali come risultanti dal bilancio dello Stato per un anno di riferimento (da concordare) e le risorse vengano distribuite in base a distinti criteri che possano garantire, anche in tal caso, la solidarietà tra gli enti e la premialità.

 

4. AMMINISTRAZIONE DELLA FISCALITA’ REGIONALE

 

         Partendo dall’assunto che non può realizzarsi un compiuto federalismo fiscale in assenza di strutture amministrative che possano supportare il governo della materia tributaria, senza voler riproporre duplicazioni di strutture esistenti ma facendo riferimento al capovolgimento della modalità di attribuzione delle entrate fiscali, individuata ai paragrafi precedenti, è necessario prevedere flessibili organismi a livello territoriale su scala regionale, sotto la responsabilità della Regione competente per territorio. In tal senso, in ossequio al principio di semplificazione, efficienza, economicità e unitarietà della gestione, il disegno di legge delega dovrebbe prevedere la trasformazione delle Agenzie regionali delle entrate in Centri di servizio per la gestione organica dei tributi erariali, regionali e degli Enti locali.

 

5. Regioni a Statuto Speciale e Province autonome

 

L’attuazione degli artt. 117, 118 e 119 della Costituzione non coinvolge direttamente le autonomie speciali se non nei termini stabiliti dall’art. 10 della Legge costituzionale n.3/2001 e dei principi fondamentali dell’ordinamento. Tali principi, per le Regioni a Statuto Speciale si attuano in coerenza e nei modi stabiliti dai rispettivi Statuti Speciali e dalle relative norme di attuazione.

 

Il particolare ordinamento finanziario delle autonomie speciali  deve essere coerente con il complesso dei poteri e delle funzioni loro riconosciute nonché con le peculiarità delle singole situazioni che ne caratterizzano i rispettivi territori.

Pertanto anche l’attuazione dei predetti principi fondamentali va realizzata nel quadro dell’ autonomia finanziaria delle Regioni a Statuto speciale che è e rimane disciplinata dai rispettivi Statuti speciali, dalle relative norme di attuazione e dalle loro modificazioni, definite secondo le procedure previste dagli Statuti medesimi.

 

L’attuazione del principio solidarietà e la conseguente partecipazione alla perequazione, disciplinata dagli Statuti e dalle relative norme di attuazione, deve tener conto, ove ricorrano, delle situazioni di svantaggio strutturale ed economico che connotano specifici territori delle autonomie speciali, superabili proprio in virtù del particolare ordinamento finanziario loro riconosciuto.

 

Va assicurata piena attuazione all’autonomia fiscale delle autonomie speciali, già prevista dagli Statuti, sulla base di principi stabiliti da specifiche norme di attuazione statutaria.

 

Vanno emanate norme di attuazione statutaria che disciplinino le necessarie ed adeguate forme di coordinamento tra il nuovo sistema della finanza pubblica complessiva, anche per quanto riguarda il patto di stabilità interno, e l’ordinamento finanziario delle singole autonomie speciali, dando attuazione anche alle specifiche previsioni della legge finanziaria dello Stato per l’anno 2007.

 

 

Roma, 7 febbraio 2007

 

   Doc. Approvato - Federalismo fiscale: PRINCIPI APPLICATIVI DELL’ARTICOLO 11...

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15 febbraio: Conferenza Unificata

(regioni.it) La Conferenza Unificata è convocata per giovedì 15 febbraio 2007, alle ore 14.30, presso la Sala riunioni del I piano di Via della Stamperia, n. 8, in Roma, con il seguente ordine del giorno:

Approvazione del verbale della seduta del 25 gennaio 2007.

1)Audizione del Direttore dell’Agenzia del demanio, Arch. Elisabetta Spitz.

2)Intesa sullo schema di decreto interministeriale recante: “Nuovi criteri per l’incentivazione della produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare in attuazione dell’articolo 7 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387”. (SVILUPPO ECONOMICO).

Intesa ai sensi dell’articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387.

3)Accordo, di cui all’articolo 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 febbraio 2006, tra Governo, Regioni ed Autonomie locali, per la fissazione dei criteri per la suddivisione delle economie previste dall’articolo 1, comma 98, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, in materia di assunzioni di personale nel complesso degli enti del Servizio Sanitario Nazionale, con riferimento all’anno 2006. (ECONOMIA E FINANZE - RIFORME E INNOVAZIONE NELLA P.A. - INTERNO).

Accordo ai sensi dell’articolo 9, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 28 agosto 1997 n. 281.

4)Acquisizione delle designazioni di tre eminenti personalità del mondo della cultura in seno al Consiglio Superiore per i beni culturali e paesaggistici ai sensi dell’articolo17, comma 2, lettera b), del DPR 10 giugno 2004, n.173 e successive modificazioni. (DESIGNAZIONE).

Acquisizione delle designazioni ai sensi dell’articolo 9, comma 2, lettera d), del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

5)Acquisizione delle designazioni, da parte della Conferenza Unificata, di quattro componenti dell’Osservatorio per la montagna, in attuazione dell’articolo 2, comma 1, del decreto del Ministro per gli affari regionali e delle autonomie locali del 2 novembre 2006, su richiesta dello stesso Ministro. (DESIGNAZIONE).

Acquisizione delle designazioni ai sensi dell’articolo 9, comma 2, lettera d), del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

6)Acquisizione della designazione di un rappresentante della Conferenza Unificata in seno al Comitato per le regole tecniche della digitalizzazione di cui all’articolo 1, comma 3, del decreto ministeriale del 19 gennaio 2007. (DESIGNAZIONE).

Acquisizione della designazione ai sensi dell’articolo 9, comma 2, lettera d), del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

Il giorno 15 febbraio si terranno anche le riunioni della Conferenza delle Regioni e della Conferenza Stato-Regioni (Cfr. regioni.it n.870)

(red/12.02.07)

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Integrato ordine del giorno Conferenza Regioni del 15 febbraio

(regioni.it) L’ordine del giorno della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, convocata dal Presidente Vasco Errani per giovedì 15 febbraio 2007 alle ore 10.00 presso la Segreteria della Conferenza - Via Parigi, 11 – Roma, è stato integrato.

Questi i punti aggiunti all’ordine del giorno:

6 bis) Memorandum d’Intesa sul lavoro pubblico e riorganizzazione delle Amministrazioni pubbliche siglato dal Governo e le Organizzazioni sindacali il 18 gennaio 2007: iniziative da assumere per parte regionale;

8) COMMISSIONE ISTRUZIONE, LAVORO, INNOVAZIONE E RICERCA

8 c) Decreto Legge n. 7 del 2007 con riferimento all’art. 13 in materia di Istruzione e Formazione;

11 bis) DESIGNAZIONI Commissione nazionale per la definizione e l’aggiornamento dei Livelli essenziali si assistenza, istituita dell’articolo 4bis, comma 10, del Decreto Legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito con modificazioni dalla Legge 15 giugno 2002, n. 112: ricostituzione - quattordici rappresentanti regionali (sette effettivi e sette supplenti);

(red/12.02.07)

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Chiti e Fini su riforme

(regioni.it) ''Per me e per gli italiani esiste un solo Parlamento che i cittadini eleggono, ha due Camere e la sede e' a Roma. Percio' non c'e' un Parlamento del nord e quello della Lega a Vicenza di sabato scorso lo definirei un convegno. Questo e' un punto serio e fermo''. Cosi' il ministro per le Riforme Vannino Chiti, intervistato dal quotidiano online ''Affaritaliani.it'' commenta l'iniziativa della Lega Nord: http://canali.libero.it/affaritaliani/politica/ministrochitiintervistaaperturaallalegasufederalismomessaggioabossi1202.html

''Mi pare di capire - spiega Chiti - che ci sia nel gruppo dirigente della Lega ancora un atteggiamento tattico, che tende a contrattare, in particolare con Berlusconi e con Forza Italia, il tema della legge elettorale. Chiedendo che non ci siano doppiezze rispetto al referendum. Mi sembra, pero' - sottolinea il ministro Ds - che nel corpo della Lega emerga con maggior forza un'insoddisfazione nei confronti di questi anni di esperienza con la destra. Un malessere per il fatto che la Lega sia stata una sorta di costola organica alla destra, avendo smarrito certe ragioni legate all'impegno sul federalismo e a un nuovo rapporto tra lo Stato e le autonomie regionali. E questi sono fatti, non tattica''.

''Per quanto ci riguarda - prosegue - abbiamo comunque intenzione, non per compiacere questo o quel partito ma perche' cosi' e' scritto nel programma di governo, di andare avanti sull'attuazione del Titolo V della Costituzione. Nel merito e in modo trasparente ci confronteremo con la Lega e con tutte le opposizioni''.  

''Dopo cinque anni in cui si e' fatto un gran parlare ma di riforme concrete non si e' visto niente - e' il ragionamento di Chiti - il lavoro su questo terreno e' ripreso con dei fatti precisi''.

E Il presidente di An Gianfranco Fini, intervistato da Telepadania sulla riforma della legge elettorale dice di aver parlato a lungo, non solo con Calderoli ma anche con altri amici leghisti, e spiega:

''Siamo tutti concordi nel dire, mettiamoci d'accordo innanzitutto tra di noi, cioe' la Casa delle Liberta' trovi una posizione comune per discutere con Chiti e con la maggioranza non in ordine sparso ma in base ad un accordo politico, e credo che gli amici della Lega sappiano che quando prendiamo un impegno lo manteniamo''. ''Il dubbio che ho io – spiega Fini - non e' relativo alla capacita' della Cdl di trovare una posizione comune, il dubbio che ho e' relativo alla effettiva volonta' del centrosinistra di farla davvero una modifica della legge elettorale, perche' se dovessero prevalere nel centrosinistra le posizioni dei gruppi piu' radicali - conclude Fini - molto probabilmente in Parlamento non si farebbe nulla''.

 (red/12.02.07)

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Lavori pubblici: il sito di Itaca, istituto trasparenza appalti

(regioni.it) Termina con ITACA  (l’Istituto per l’Innovazione e Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale) la nostra rassegna sui siti degli organismi interregionali che accanto al Cinsedo (il centro interregionale studi e documentazione) collaborano nelle attività di supporto e segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Itaca è un’associazione federale senza finalità di lucro, nata nel 1996 per volontà delle Regioni italiane al fine di operare il miglior raccordo con le istituzioni statali attraverso azioni ed iniziative concordate e condivise dal sistema regionale e attivare un confronto permanente tra le stesse regioni, gli enti locali e gli operatori nazionali del settore. E’ – così si legge sul sito dell’Istituto – un “organo tecnico della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome in materia di appalti pubblici, ITACA lavora prevalentemente alla istruttoria dei provvedimenti di natura tecnica da sottoporre alla approvazione della stessa Conferenza.  Supporta inoltre, in qualità di segreteria tecnica, l’attività dei responsabili regionali dell’Osservatorio dei lavori pubblici. In questi ultimi anni l’Istituto è stato inoltre interessato dalle Regioni anche su altre specifiche tematiche quali l’edilizia, l’urbanistica, la sicurezza, le barriere architettoniche, gli espropri, ecc. a carattere di studio e di indirizzo”.

I Link interni del sito riguardano: Agenda lavori; Convegni e seminari ; Servizio "Legge 109/94"; Servizio pubblicazione Bandi; Servizio pubblicazione "Programmazione" ; Servizio consultazione norme tecniche ; Barriere architettoniche ; Capitolati tecnici ; Edilizia Sostenibile; Espropriazioni per p. u.; Osservatorio Appalti.

La sede di Itaca è in Via della Mercede, 52 a Roma. Il recapito telefonico è: 06 6782620, il fax: 06 6781759, e-mail: info@itaca.org

(red/12.02.07)

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Bari, 15-17 marzo: "le città delle cultura"

(regioni.it) La Conferenza Nazionale degli Assessori alla Cultura e al Turismo è un appuntamento biennale sui grandi temi dello sviluppo economico e sociale del Paese e quest’anno si terrà a Bari dal 15 al 17 marzo. “Le Città della Cultura” è promossa da ANCI, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, UPI, Legautonomie, Uncem, Federculture e da Regione Puglia, Provincia di Bari, Comune di Bari e Formez.

“I lavori della Conferenza – secondo quanto reso noto da Federculture - si articoleranno nelle tre giornate con una sessione plenaria di apertura, 9 sessioni di lavoro ed una sessione plenaria di chiusura.  Le tematiche sulle quali verteranno le sessioni di lavoro sono:

L’economia della cultura oggi: il problema delle risorse e degli investimenti nel settore

Cresce il volume di offerta, in molti casi aumenta la qualità ma le risorse pubbliche sono destinate a calare anche per quest’anno. Le convinzioni per cui il privato avrebbe potuto soccorrere il comparto sono finalmente tramontate. Quale futuro ci aspetta?

L’impresa culturale: quale rapporto tra proprietà pubblica, gestione e privati?

La sessione avrà come oggetto le problematiche connesse all’esternalizzazione dei servizi legati a cultura, turismo e tempo libero, tra Codice Urbani e sentenze delle Corte Costituzionale. Verranno inoltre affrontati i problemi legati alla qualità dell’offerta, alla qualità del lavoro e delle professionalità coinvolte nel settore.

Il rapporto tra città d’arte, turisti e residenti: la sostenibilità del turismo di massa

La querelle che ha circondato l’introduzione della tassa di scopo per le nostre città ha riportato a galla un problema di estrema attualità: la sostenibilità, sia finanziaria, sia ambientale, del turismo in piccole e grandi città d’arte: da San Gimignano a Roma.

Politiche nazionali e interventi locali per il rilancio del turismo: sistemi di organizzazione e promozione dei territori

L’organizzazione del territorio (che sia STL, consorzio, o altro) è una premessa indispensabile affinché l’Italia risolva i problemi di riqualificazione della propria offerta turistica. La promozione della nostra immagine all’estero infatti si deve poggiare su una base solida, costituita da politiche ed azioni territoriali integrate, in cui pubblico e privato cooperino al meglio.

L’accesso alla fruizione e produzione culturale come risposta al disagio giovanile

Bisogna intervenire ed evitare che i giovani, ma più in generale tutte le classi sociali, vengano considerati solo come consumatori di cultura. Bisogna attivare politiche che incoraggino i giovani a diventare, in prima battuta, fruitori e poi produttori di cultura. Ciò assume anche un’importante valenza in luoghi e contesti difficili (periferie urbane, centri minori, ecc) in cui la cultura può fornire risposte e speranze per il futuro.

Il patrimonio immateriale: le tradizioni culturali del territorio per l’identità e lo sviluppo

Il patrimonio immateriale anche per quanto sancito dall’Unesco è una risorsa di fondamentale importanza sia per i suoi aspetti sociali, sia per i suoi impatti economici sui territori. La musica tradizionale, i giochi storici, gli usi e i costumi devono acquisire una dignità di patrimonio culturale da tutelare anche nel nostro paese.

Cultura, turismo sostenibile e cooperazione decentrata nel Mediterraneo

La cultura e il turismo sostenibile devono rappresentare un elemento fondante degli interventi di cooperazione decentrata attuati da regioni ed enti locali. Occorre operare affinché essi possano apportare miglioramenti sostenibili, stabili e duraturi sui territori in cui andiamo ad operare.

Si svolgeranno infine due sessioni su: Mobilità e infrastrutture per lo sviluppo del turismo e La nuova concertazione per lo spettacolo dal vivo.

Nei dibattiti saranno presenti importanti esponenti del Governo, delle Istituzioni, delle Regioni, delle Autonomia Locali,delle Associazioni, delle Imprese e del settore Non Profit.
Per ulteriori informazioni: www.lecittadellacultura.it

(red/12.02.07)

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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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