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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 879 - giovedì 22 febbraio 2007

Sommario
- Crisi Governo: i commenti dei Presidenti delle Regioni
- Toscana: ricorso a Consulta sull'Agenzia per la formazione dei dipendenti pubblici
- CONFERENZA REGIONI 22.02.07 - DOC OBBLIGHI APPARTENENZA 'ITALIA COMUNITA' EUROPEE
- Forestali; Cuffaro: Corte Costituzionale da ragione a Sicilia
- Uno studio sulla Conferenza Stato-Regioni
- Sanità: il programma di lavoro dell'Unione Europea

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Uno studio sulla Conferenza Stato-Regioni

(regioni.it) “L’esame dei lavori della Conferenza Stato-Regioni nel biennio 2005-2006 consente di ritenere confermate alcune tendenze che sono andate consolidandosi nel corso degli anni […] Nel corso del 2005, la Conferenza Stato-Regioni si è riunita complessivamente 17 volte, di regola una o due volte al mese. […] Nel 2006 il numero delle sedute è stato anche maggiore: se ne contano 21 complessivamente. […] Ulteriori tendenze da ritenersi consolidate possono ricavarsi da un esame del profilo strutturale e funzionale della Conferenza”, sono questi alcuni dati contenuti in uno studio di Valentina Tamburini - “La Conferenza Stato-Regioni nel biennio 2005-2006” – che costituisce il Capitolo X del Quarto Rapporto annuale sullo stato del regionalismo in Italia (in corso di stampa) dell’Istituto di Studi sui Sistemi Regionali Federali e sulle Autonomie ''Massimo Severo Giannini'' del Cnr (1. Gli interventi legislativi di riforma ; 2. Il quadro giurisprudenziale. ; 3. L’attività e il funzionamento della Conferenza Stato-Regioni.).

“Con riguardo alla componente statale, la quale - come noto - si caratterizza per la possibilità di variazione del numero dei suoi membri, può osservarsi che nel periodo considerato la (necessaria) presenza del Presidente del Consiglio o del Ministro per gli affari regionali è stata sempre accompagnata, con un’unica eccezione, dalla partecipazione di rappresentanti del Governo o di altre istituzioni statali, in un numero che è variato da uno a undici.[…].Quanto alla componente regionale – scrive ancora la Tamburini -  va evidenziato che non si è mai registrata la contemporanea presenza di tutte le Regioni. In particolare, il numero dei rappresentanti regionali è variato da un minimo di quattro a un massimo di venti. […] In assenza di indicazioni legislative circa il quorum necessario per la validità della seduta […] emergerebbero in realtà almeno due interrogativi. Il primo, relativo alla necessità o meno di conteggiare i Ministri e i rappresentanti statali invitati a partecipare alla seduta; il secondo, relativo alla necessità o meno di conteggiare tutti i rappresentanti di una stessa Regione presenti alla seduta. Qualora a tali quesiti si desse una risposta negativa, dovrebbe ritenersi che il numero legale sia venuto a mancare in diverse occasioni nel corso del biennio 2005-2006. Diverse considerazioni varrebbero evidentemente qualora, ai fini della validità dell’adunanza, si ritenesse sufficiente, al seguito di parte della dottrina, la presenza di almeno un rappresentante regionale, oltre al Presidente del Consiglio o al Ministro per gli affari regionali.

Quanto al quorum funzionale (necessario, cioè, per l’adozione delle deliberazioni), è noto che l’art. 2 del d.lgs. n. 281/1997 – prosegue la Tamburini - fornisce alcune indicazioni con riguardo solo ad alcune tipologie di atti, stabilendo che, “fermo l’assenso del Governo, l’assenso delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano […] è espresso, quando non è raggiunta l’unanimità, dalla maggioranza dei presidenti delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano, componenti la Conferenza Stato-Regioni, o da assessori da essi delegati a rappresentarli nella singola seduta”. La disciplina non riguarda, tuttavia, gli atti di maggiore rilievo, quali gli accordi e le intese, in merito ai quali gli artt. 3 e 4 del d.lgs. n. 281/1997 richiedono “l’espressione dell’assenso del Governo e dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano”. Per tali ultime categorie di atti, qualora anche in tal caso si volessero richiamare le regole generali comuni agli organi collegiali, dovrebbe ritenersi operante il criterio della maggioranza assoluta dei votanti. Tuttavia, può rilevarsi che solo raramente le decisioni sono state adottate a maggioranza; il più delle volte, infatti, sembra che le delibere vengano adottate all’unanimità.[…] La lettura dei verbali lascia intendere che raramente emergono dissidi tra le Regioni in sede di Conferenza Stato-Regioni. Nella maggioranza dei casi, le Regioni affidano ad un loro rappresentante, solitamente il Presidente della Conferenza delle regioni, la manifestazione della loro posizione e non sollevano opinioni di dissenso. In proposito, si può immaginare che gli eventuali interessi contrastanti siano già stati mediati in altra sede. […] Anche lo spazio dedicato alla discussione delle questioni all’ordine del giorno è spesso molto esiguo. Ciò è confermato dalla durata delle sedute che nel periodo considerato ha raramente superato l’ora. Il dato acquista ulteriore rilevanza se si considera che in ciascuna riunione sono stati approvati, di media e salvo poche eccezioni, dai dieci ai venticinque atti. Trova pertanto conferma – conclude l’autrice - la tendenza della Conferenza a caratterizzarsi quale luogo ove le parti giungono per sancire una posizione già assunta in altra sede”

(red/22.02.07)

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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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