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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 906 - giovedì 5 aprile 2007

Sommario3
- Federalismo fiscale: 12 aprile Conferenza delle Regioni
- Cooperazione: via libera da Consiglio Ministri a riforma
- Informazione: firmato il contratto di servizio Rai
- Federalismo fiscale: Iorio e De Filippo per tutela Regioni piccole
- Telecomunicazioni; Soru : la rete è ricchezza per l'intero Paese
- Sanità: al via Piano nazionale Alcol e salute

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Federalismo fiscale: 12 aprile Conferenza delle Regioni

(regioni.it) Il Presidente Vasco Errani nel dare seguito a quanto deciso nel corso della Conferenza del 4 aprile 2007 ha convocata una Conferenza straordinaria delle Regioni e delle Province autonome per giovedì 12 aprile 2007 alle ore 10.00 presso la Segreteria della Conferenza - Via Parigi, 11 – Roma.

Ordine del giorno:

1)                 Dibattito sul documento relativo al “Federalismo Fiscale” anche in relazione all’incontro del 4 aprile scorso della delegazione regionale con il Ministro dell’Economia;

2)                 Valutazioni sul Disegno di Legge di conversione del D.L. del 20 marzo 2007, n. 23 recante “Disposizioni urgenti per il ripiano dei disavanzi pregressi nel settore sanitario”;

3)                 Valutazione della bozza di Direttiva del Ministro per le Riforme e l’Innovazione della Pubblica Amministrazione sui rinnovi contrattuali 2006/2009.

SEDUTA RISERVATA

4) DESIGNAZIONI

Comitato per la vigilanza e l’uso delle risorse idriche, di cui all’articolo 21 della Legge 5 gennaio 1994, n. 36: ricostituzione – tre rappresentanti regionali.

(red/05.04.07)

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Cooperazione: via libera da Consiglio Ministri a riforma

(regioni.it) Il Consiglio dei Ministri (del 5 aprile, ndr) ha licenziato in via definitiva, su proposta del Ministro degli affari esteri, Massimo D’Alema, un disegno di legge che delega il Governo a riformare il settore della cooperazione dell’Italia con i Paesi in via di sviluppo, in linea con gli assetti normativi internazionali profondamente mutati dal 1987, anno in cui l’Italia si dotò della legge in materia tuttora in vigore. L’accresciuta incidenza dei fattori sperequativi, da quelli economici a quelli climatici, l’avanzare della povertà, la maggiore consapevolezza di profonde ingiustizie sociali e civili che affliggono Paesi dove minore è l’attenzione ai problemi sociali e la tutela dei diritti, hanno indotto all’adozione di Atti internazionali e comunitari che convergono sull’esigenza di rafforzare la cooperazione allo sviluppo attraverso l’elaborazione di nuove strategie (basate anche sul monitoraggio degli strumenti di assistenza forniti) e sull’individuazione di specifici interventi per l’attuazione delle politiche di cooperazione finalizzate al raggiungimento di obiettivi quali, in primo luogo, un significativo contrasto alla povertà. Coerentemente con la qualificazione della cooperazione allo sviluppo quale parte integrante della politica estera italiana, il disegno di legge detta criteri di delega che ne caratterizzano maggiormente assetti e originalità, anche prevedendo l’istituzione di un’apposita Agenzia per la cooperazione allo sviluppo. Sul disegno di legge ha espresso parere favorevole la Conferenza Stato-Regioni (cfr. Mercedes Bresso su regioni.it n.902)

Ora la riforma passa all'esame del Parlamento e sono diverse le novità in cantiere.

A CHE COSA SERVE - molto più ampio il ventaglio di finalità che la cooperazione si pone con i suoi interventi. I progetti, con il nuovo testo, vengono finalizzati al miglioramento delle condizioni economiche, sociali, culturali, di lavoro e di vita delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo, anche con iniziative di formazione, alla cancellazione del debito, alla lotta alla povertà e alla discriminazione di genere, alla tutela dell'infanzia, alla promozione dei diritti umani, del ruolo delle donne, della solidarietà internazionale e della pace e alla tutela dei beni comuni, dell'ambiente e del patrimonio culturale.

CHI COINVOLGE - la Riforma allarga la platea dei soggetti impegnati nella cooperazione. Essa infatti riconosce attori del nuovo sistema soggetti pubblici e privati, nazionali e locali, tra cui, in particolare ma non esclusivamente, le organizzazioni non governative.

ESTERI AL CENTRO - Viene sancita l'unitarietà  della politica di cooperazione allo sviluppo e di solidarietà internazionale, quale parte integrante della politica estera.

Il Ministro degli Esteri ne stabilisce le finalità e gli indirizzi nell'ambito delle linee di politica estera, definendo le priorità e le disponibilità finanziarie generali nonché per i singoli Paesi aree di intervento.

Restano al Ministro dell'economia  le competenze su Banche e fondi di sviluppo a carattere multilaterale, ma da esercitare d'ora in poi d'intesa e in coordinamento con il Ministro degli Esteri.

UN'AGENZIA COORDINA LE ATTIVITA' - Al timone esecutivo della politica di cooperazione e di solidarietà internazionale viene insediata un'Agenzia nazionale. La nuova struttura può contare su un fondo unico, dove confluiscono le risorse del bilancio dello Stato per l'Aiuto pubblico allo sviluppo, in particolare quelle stanziate ogni anno dalla Finanziaria. L'Agenzia può anche attrarre risorse finanziarie private, per la realizzazione di interventi di cooperazione e di solidarietà internazionale, comprese le emergenze umanitarie e la lotta alle pandemie, punto questo che ha suscitato molte perplessità tra associazioni e ong.

E' all'Agenzia che, nella pianificazione delle strategie operative, spetta il compito di assicurare la coerenza con gli indirizzi e le finalita' stabilite.

COME SI USANO I FONDI - la riforma prevede che gli stanziamenti destinati alla cooperazione allo sviluppo rispettino i principi dettati dall'OCSE e che non possano essere utilizzati, direttamente o indirettamente, per il finanziamento e lo svolgimento di attivita' militari. Si chiede anche che, compatibilmente con la normativa comunitaria, vengano utilizzati per i progetti beni e servizi prodotti nei Paesi e nelle aree in cui si realizzano.

IL RUOLO DELLE AUTONOMIE LOCALI - La novita' introdotta nel passaggio del testo alla Conferenza Stato regioni, vengono previste forme di concertazione con la Conferenza Unificata sugli indirizzi degli interventi affidati all'Agenzia, oltre a forme di consultazione degli altri soggetti pubblici e privati coinvolti. Si prevedono, pero', anche modalita' di coordinamento con la politica nazionale di cooperazione allo sviluppo delle iniziative delle Regioni, delle Province autonome, delle Province e dei Comuni, per evitare la dispersione di risorse e interventi.

(red/05.04.07)

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Informazione: firmato il contratto di servizio Rai

(regioni.it) E’ stato firmato il 5 aprile il Contratto di servizio tra la Rai e il  Ministero delle Comunicazioni (nella sede del ministero) tra il ministro Paolo Gentiloni e il presidente della Rai, Claudio Petruccioli. Presente il direttore generale Claudio Cappon e il vicedirettore e capo delegazione Rai, Giancarlo Leone. “Un documento che - ha spiegato il ministro - impegna la Rai  in tre grandi direzioni: piu' qualita' nell'offerta; innovazione  tecnologica; e tutela dei diritti''. Ma il contratto, valido  fino al 2009 e che ''ribadisce le ragioni stesse del servizio  pubblico'', come ha detto Petruccioli, sara' anche oneroso e “ieri il Cda mi ha impegnato - ha aggiunto il presidente - a segnalare alcuni aspetti problematici”. “Questioni tecniche ed anche finanziarie”, ha detto il  direttore generale che insieme al suo vice ha quantificato ''in  circa 100 milioni di euro il costo per la copertura dell'85%  della popolazione in un anno con il digitale terrestre'', ed  altri 30-40 milioni per altri oneri. Molti impegni e non pochi oneri in più per la Rai nel contratto di servizio Stato-azienda per il triennio 2007-2009. Il documento impegna la Rai a incrementare la qualita' della sua programmazione introducendo il cosiddetto "indicatore di valore  pubblico", la cui rilevazione e' frutto dell'ascolto, ma anche dal  valore pubblico e dalla reputazione dell'azienda che ne consegue; la  seconda novita' e' accento sull'offerta multimediale dell'azienda  mentre viene perfezionata la tutela delle fasce deboli e soprattutto  dei minori e l'attenzione ai programmi dedicati alle persone con disabilita' e socialmente piu' deboli.

Si alza inoltre il sostegno che la Rai deve riservare alla produzione audiovisiva italiana ed europea mentre viene realizzato un particolare riconoscimento all'attività dei produttori italiani cui viene riconosciuta la possibilità di negoziare i cosiddetti “diritti residuali”. Infine, il contratto impegna la Rai ad assicurare entro un anno la copertura dell'85% della popolazione con il sistema digitale terrestre. Da sviluppare ulteriormente anche l'attuale canale Isoradio. Impegni a migliorare la qualità dei propri programmi,  dunque, ma anche a perseguire una politica di sviluppo tecnologico che comporterà nuovi investimenti. Come ha osservato il presidente Petruccioli, la copertura digitale oltre una quota del 70-75% della popolazione vede il raddoppio dei costi. In concreto la Rai dovrà reperire 100 milioni in più per compiere l'ulteriore copertura del territorio con il nuovo  sistema, mentre, sempre secondo le prime stime che andranno  perfezionate, i nuovi compiti assegnati alla Rai, anche per ciò che  attiene alcuni servizi come una più ampia sottotitolazione per non  udenti ed altro, comporteranno costi tra i 30 e i 50 milioni annui. "Per la Rai questo della firma del contratto di servizio e' un momento solenne, poiché qui si conferma -ha detto  Petruccioli- la ragione essenziale dell'esistenza dell'azienda in quanto concessionaria del servizio pubblico". Nel sottolineare che il consiglio di amministrazione ha approvato il documento all'unanimità,il presidente della Rai ha però osservato che, rispetto alla prima bozza, questa volta il via libera e' stato più faticoso e che il consiglio gli ha dato mandato di segnalare "alcuni aspetti problematici" inerenti al contratto. "Il problema delle risorse -ha detto Petruccioli- e' legato alla complessita' e alla delicatezza dei compiti che ci impone il contratto che noi rendiamo in maniera molto seria". Il documento "e' un  contratto impegnativo e 'sfidante' per la Rai", anche a giudizio del  direttore generale Cappon che ha rilevato come "porre su base contrattuale il ruolo e i compiti del servizio pubblico e' un modo per renderne trasparente e chiara la gestione".

Per Cappon, che ha ricordato come il digitale terrestre sia la  sfida "piu' importante" posta dal contratto, sarebbe auspicabile promuovere un "tavolo di consultazione tra i soggetti che interagiscono perche' e' giusto affrontare la questione in una logica di sistema paese". Anche per Cappon "c'e' un problema di risorse per quanto attiene la loro programmabilita' e coerenza rispetta agli obiettivi posti".

Il nuovo contratto di servizio Rai- ministero delle Comunicazioni, con il recepimento delle novita' introdotte dalla commissione di Vigilanza, ''rivoluzionera''' l'azienda: ne e' convinto Marco Beltrandi (Rosa nel Pugno), relatore in Vigilanza Rai del parere sul contratto. ''La notizia della firma del contratto di servizio - afferma Beltrandi in una nota - e soprattutto il pressoche' pieno recepimento del parere espresso all'unanimita' dalla commissione di Vigilanza Rai, cioe' dal Parlamento, e' una splendida notizia per tutti: azienda concessionaria del servizio pubblico, utenti ed abbonati, ed istituzioni del nostro Paese. Desidero esprimere il piu' sentito ringraziamento alla Commissione di Vigilanza tutta, al ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, ai vertici della Rai tutta, e a i coloro che a diverso titolo hanno contribuito a questo risultato''. Il contratto di servizio 2007-2009 ''recepisce infatti  importantissime innovazioni - ricorda l'esponente Rnp - su: qualita' della programmazione e concreto rafforzamento del suo profilo di servizio pubblico, programmazione sociale, accesso della programmazione ai disabili sensoriali, offerta multimediale, valorizzazione delle regioni e delle minoranze linguistiche, trasparenza e meritocrazia nelle selezione e nella carriera dei dipendenti. Ora occorre che la Rai comprenda che l'esecuzione completa di questo contratto e' un investimento fortemente redditizio sul futuro dell'azienda''.

Il 4 aprile il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni e' stato ascoltato in Commissione parlamentare per le questioni regionali sui rapporti tra legislazione statale e leggi regionali in materia di comunicazione ''Nel corso dell'audizione - ha spiegato il ministro al termine - ho illustrato alcune linee dell'impostazione del governo su cui stiamo lavorando per arrivare ad una direttiva quadro da concordare in sede di Conferenza delle Regioni''. Lo scopo e' quello di armonizzare le leggi regionali con quella nazionale ''cosi' da evitare contenziosi tra Stato e Regioni e per avere un iter piu' veloce''. In particolare - ha spiegato ancora il ministro - ''si e' parlato di banda larga e digitale terrestre, e del rapporto tra le Regioni e la Rai''.

Il presidente della stessa Commissione Leoluca Orlando infatti, ha sollecitato l'attenzione del Ministro ''perche' nel contratto di servizio con la Rai ci sia un espresso indirizzo volto al migliore utilizzo delle risorse umane e strutturali nel territorio''. Orlando ha citato in particolare i casi delle sedi Rai del Friuli Venezia Giulia e della Sicilia ''il cui utilizzo ottimale delle strutture e del personale - ha detto - potrebbe essere un esempio di rapporto positivo fra Rai e territorio e che sono invece oggi sottoutilizzate con una incredibile mortificazione delle professionalita' interne ed uno spreco delle strutture. Si tratta - ha concluso Orlando - di uno dei piu' lampanti esempi di come la struttura periferica della Rai rimanga esclusa dalla programmazione e dalla produzione radio-televisiva nazionale, quando invece potrebbe offrire tantissimo ai cittadini''.

On line il teso integrale del Contratto di servizio:

www.regioni.it/upload/contratto_servizio_RAI_5_04_07.pdf

(red/05.04.07)

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Federalismo fiscale: Iorio e De Filippo per tutela Regioni piccole

(regioni.it) ''E' possibile, in via generale, pensare ad una condivisione del disegno di legge sul federalismo presentato dal Governo purché esso confermi, esplicitandole ulteriormente, quelle impostazioni da noi richieste, di tutela dei diritti irrinunciabili delle piccole Regioni a garantire servizi essenziali qualitativamente e quantitativamente elevati ai propri cittadini''. A sostenerlo è il Vicepresidente della Conferenza delle Regioni e Presidente della Regione Molise, Michele Iorio. ''La bozza che abbiamo esaminato - ha aggiunto Iorio - prevede la garanzia fino al 10% delle risorse generali disponibili da finalizzare ad una perequazione solidale nei confronti delle realtà regionali di piccola entità. Una previsione che in pratica rappresenta l'accoglimento di una nostra esplicita richiesta in tal senso. Occorre però che tale impostazione venga spiegata opportunamente in ogni dettaglio.

Abbiamo bisogno, in altre parole, di capire in che modo le esigenze del Molise - una regione con un territorio in gran parte montuoso, con una presenza demografica modesta e con una

collocazione geografica nel Sud Italia - sono tutelate e garantite. La prima impressione e' positiva, vedremo se in sede di approfondimento potremo mantenere questa opinione”.

Iorio ha ribadito la necessita' di includere, tra i servizi essenziali costituzionalmente garantiti che necessitano un opportuno sostegno finanziario continuativo dal parte dello stato centrale, il trasporto pubblico locale.

Le riflessioni di Iorio sono in parte condivise anche dal presidente della Basilicata, Vito De Filippo: "la proposta del governo sul federalismo fiscale richiede un'ulteriore riflessione e approfondimenti, per verificare se c'e' coincidenza con le richieste della Regione". De Filippo, pur valutando positivamente alcuni elementi del ddl, quali le norme sulla perequazione con il 10% delle risorse assegnate  alle piccole Regioni, ha sostenuto che "il testo normativo deve essere valutato comparativamente al documento sul Federalismo fiscale che le  Regioni hanno approvato unitariamente. Solo sulla base di questa  istruttoria - ha concluso De Filippo - si potra' esprimere un parere  favorevole" (cfr. anche le notizie pubblicate sul n. 905 di “regioni.it”: Federalismo fiscale; Errani: utile l'incontro con il Governo; Federalismo fiscale: si lavora per risolvere questioni regioni "speciali"; Federalismo fiscale: i commenti di Bresso, Galan e Vendola; Federalismo fiscale: per enti locali un passo in avanti).

(red/05.04.07)

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Telecomunicazioni; Soru : la rete è ricchezza per l'intero Paese

(regioni.it) Il 4 aprile, con un’intervista rilasciata a Il Sole 24 ore dal fondatore di Tiscali e attuale Presidente della Regione Sardegna,Renato Soru,  intervenendo sul dibattito sollevato attorno alle vicende finanziarie di telecom, ave difesoi il valore delle rete da intendersi come “ricchezza dell’intero paese. Oggi l’idea di separare la rete dai servizi trova riscontri sia nel mondo politico che preso il garante.

"Ben venga la concorrenza,- aveva detto Soru nell’intervista a “Il Sole 24 ore”-  ben vengano le aggregazioni, ma sul servizio, senza che questo sia a discapito del libero accesso e della massima condivisione della rete. Anche nelle tlc, cosi' come lo e' stato per il settore bancario, naturalmente vedo bene le possibili aggregazioni, anche internazionali, delle nostre imprese". Ma il presidente della Sardegna aveva poi sottolineato che e' “diverso il discorso per quanto riguarda la rete, che e' una ricchezza dell'intero Paese. La rete e' innanzitutto un bene nazionale: ad essa si legano la nostra vita democratica, la nostra cultura, la nostra ricerca e il nostro tessuto industriale". Il presidente aveva anche spiegato: "Non credo occorra vedere tutto in un'ottica di mercato di profitto immediato: se in passato avessimo seguito queste logiche oggi non ci sarebbero le grandi infrastrutture, come le autostrade, e forse non ci sarebbero neanche le grandi imprese che pure hanno contribuito alla crescita del

Paese". Per il fondatore di Tiscali "occorre distinguere la rete dal servizio come per altro anche in Italia si e' fatto per l'energia o per il gas. Se avessimo realizzato per tempo questo progetto oggi avremmo probabilmente una Telecom piu' forte. Aver lasciato in pancia la responsabilita' della rete all'ex monopolista e' stato un errore.  Questa e' patrimonio di tutti, utenti e operatori. Il servizio invece va gestito con regole e logiche di mercato per massimizzarne l'efficienza".

(sm/05.04.07)

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Sanità: al via Piano nazionale Alcol e salute

(regioni.it) Il Ministero della Salute ha reso noto – con un comunicato stampa – il varo definitivo del I “Piano nazionale alcol” predisposto dal Ministero della Salute. L’obiettivo è quello di ridurre i consumi e prevenire i danni alcolcorrelati, soprattutto per giovani, donne e anziani.  Sono stati stanziati 4,5 milioni di euro in tre anni

Con l’approvazione definitiva della Conferenza Stato Regioni, è diventato quindi operativo il “Piano nazionale alcol e salute”, voluto dal Ministro della Salute Livia Turco con l’obiettivo di coordinare tutte le attività di prevenzione e presa in carico dei problemi correlati all’abuso di alcol tra la popolazione.

Il Piano ha valenza triennale (2007-2009) e si prefigge 10 obiettivi da raggiungere attraverso azioni strategiche in collaborazione con le Regioni e con il coinvolgimento di varie strutture e soggetti del sistema sanitario nazionale: dipartimenti delle dipendenze, servizi alcologici regionali, dipartimenti salute mentale, medici di famiglia, associazioni di mutuo soccorso e volontariato, asl e ospedali.

Ma un ruolo particolare assumeranno anche le collaborazioni con il mondo della scuola e dello sport, i sindacati, i centri ricreativi per gli anziani, le Forze dell’Ordine e le imprese del settore.

Ecco i 10 obiettivi del triennio:

·                     Aumentare la consapevolezza del rischio connesso con il consumo delle bevande alcoliche nella popolazione generale e in alcune fasce di popolazione particolarmente esposte (anziani, giovani, donne), nonché il sostegno a favore delle politiche di salute pubblica finalizzate alla prevenzione del danno alcolcorrelato.

·                     Ridurre i  consumi a rischio (e in particolare quelli eccedentari  e al di fuori dei pasti) nella popolazione e in particolare nei giovani, nelle donne e nelle persone anziane.

·                     Ridurre la percentuale dei giovani minori di 18 anni che assumono bevande alcoliche, nonché l’età del primo contatto con le stesse.

·                     Ridurre il rischio di problemi alcolcorrelati che può verificarsi in una varietà di contesti quali la famiglia, il luogo di lavoro, la comunità o i locali dove si beve.

·                     Ridurre la diffusione e la gravità di danni alcolcorrelati quali gli incidenti e gli episodi di violenza, gli abusi sui minori, la trascuratezza familiare e gli stati di crisi della famiglia.

·                     Mettere a disposizione accessibili ed efficaci trattamenti per i soggetti con consumi a rischio o dannosi e per gli alcoldipendenti.

·                     Provvedere ad assicurare una migliore protezione dalle pressioni al bere per i bambini, i giovani e coloro che scelgono di astenersi dall’alcol.

·                     Aumentare la diffusione dei metodi e strumenti per l’identificazione precoce della popolazione a rischio.

·                     Aumentare la percentuale di consumatori problematici avviati, secondo modalità adeguate alla gravità dei problemi, al controllo dei propri comportamenti di abuso, con particolare riferimento ai giovani.

·                     Garantire l’adeguamento dei servizi secondo le previsioni della legge 125/2001 e aumentare la qualità e la specificità dei trattamenti nei servizi specialistici per la dipendenza da alcol.  

Gli interventi sono articolati in 8 aree strategiche:

·                     Informazione /educazione.

·                     Bere e guida.

·                     Ambienti e luoghi di lavoro.

·                     Trattamento del consumo alcolico dannoso e dell’alcoldipendenza.

·                     Responsabilità del mondo della produzione e distribuzione.

·                     Capacità sociale di fronteggiare il rischio derivante dall’uso   dell’alcol.

·                     Potenzialità delle organizzazioni di volontariato e mutuo aiuto e delle organizzazioni non governative.

·                     Monitoraggio del danno alcolcorrelato e delle relative politiche di contrasto.

Per ognuna delle 8 aree si procederà per specifici target avviando alleanze con i diversi attori pubblici e privati comunque coinvolti nelle attività correlate (scuola, imprese, esercizi commerciali, ecc.).

Per finanziare il Piano è previsto uno stanziamento di 1,5 milioni di euro l’anno per tre anni che va ad aggiungersi ai finanziamenti previsti dal programma del Ministero della Salute “Guadagnare Salute” per la promozione di stili di vita salutari, approvato recentemente dal Governo e dalla Conferenza Unificata.

(red/05.04.07)

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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Proprietario ed Editore: Cinsedo - Centro Interregionale Studi e Documentazione
Direttore responsabile: Stefano Mirabelli
Capo redattore: Giuseppe Schifini
Redazione: tel. 064888291 - fax 064881762 - email redazione@regioni.it
via Parigi, 11 - 00185 - Roma
Progetto grafico: Stefano Mirabelli, Giuseppe Schifini
Registrazione r.s. Tribunale Roma n. 106, 17/03/03

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