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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 914 - giovedì 19 aprile 2007

Sommario3
- Intramoenia sotto inchiesta
- CONFERENZA REGIONI 18.04.07 DOC – Interventi settore sanitario e universitario
- CONFERENZA REGIONI 18.04.07 DOC – Adozioni internazionali
- Lorenzetti: biga d'oro va restituita
- CONFERENZA REGIONI 18.04.07 DOC – Schema contratto medici specializzandi
- CONFERENZA REGIONI 18.04.07 DOC – Distretti idrografici

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Intramoenia sotto inchiesta

(regioni.it) Bisogna far presto per correggere il sistema dell’intramoenia. Servono tempi certi e maggiori controlli. Lo sostiene il rapporto finale della commissione Sanita' del Senato che non esita a sottolineare ''una situazione anarchica'' e un ''inaccettabile livello di evasione fiscale''.
Ma non è solo la Commissione a sottolineare quest’ultimo aspetto ma anche l'Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza e il settimanale “l’Espresso”.
Il meccanismo dell'intramoenia allargata, cioe' la possibilita' per i medici di lavorare in studio esterni 'convenzionati', non funziona. Anzi, funziona male e pertanto favorisce illeciti.
Ci sarà una proroga per il termine dell’attività convenzionata all’esterno della struttura pubblica? Dal 2008 è previsto lo svolgimento dell’intramoenia solo all’interno delle strutture pubbliche. Ma, sostiene la Commissione, gli stessi fondi messi a disposizione in tal senso non sono stati finora ottimizzati.
La redditivita' media di un medico in questo regime di lavoro e' intorno a 26 mila euro annui; nelle aziende del nord, questo valore e' di oltre 38 mila euro, al centro circa 29 euro e al sud solo 8 mila euro. Il 95% dei 100 mila medici pubblici e' in rapporto esclusivo ma le differenze geografiche sono ampie: 97,4% al sud, 93,1% al centro e 95,1% al nord.
Se si rapportano i medici che effettuano materialmente la libera professione in rapporto esclusivo la percentuale e' del 59,1%; al sud solo il 45% contro il 65% del nord e il 64,7% del centro.
La Commissione chiede quindi di fissare una data ultima affinche' l'attivita' libera professionale intramuraria si svolga completamente all'interno di strutture pubbliche.
Entro il 31 luglio 2007 tuttavia i direttori sanitari dovrebbero presentare documenti programmatici in cui sia indicato il percorso che si intende intraprendere. Se i programmi non saranno rispettati potrebbe essere nominato un commissario ad acta da parte del ministero della salute.
I dati parlano di un costo di 3 miliardi di lire per l'indennita' di esclusivita' con un ricavo di 1.375 miliardi di oltre corrisposti ai cittadini. Di questo ricavo l'87% e' andato ai medici e il 13% alle aziende per i costi sostenuti.
''Centinaia di medici nel mirino del Fisco”, afferma una nota dell'Agenzia delle Entrate trasmessa al Senato: ''la mancata emissione delle fatture risulta mediamente intorno al 30- 40 per cento, con picchi superiori al 50 per cento''.
La notizia sara' pubblicata domani dal settimanale l'Espresso che ha realizzato un servizio su camici bianchi e soldi neri. Finora le verifiche hanno riguardato cento medici siciliani, settanta laziali, quindici liguri e, nelle ultime settimane, 18 studi del Friuli Venezia Giulia. A breve partiranno gli accertamenti in Campania e poi nelle altre regioni.
Mentre l'Agenzia delle entrate avvia i controlli in Liguria, Friuli, Lazio e Sicilia, anche la Guardia di Finanza completava una serie di verifiche su tutto il territorio nazionale
.

Lo stesso settimanale specializzato “Sole24Ore Sanità” pubblica alcuni dati sul sistema intramoenia. C’è stata una battuta d’arresto e un’inversione di tendenza dopo 9 anni di costanti aumenti per l’intramoenia (0,9% sul totale delle segnalazioni,-0,4% rispetto al 2005), cui i cittadini hanno fatto ricorso, nel 41,7% dei casi sottolineano un problema di liste di attesa e nel 52,7% dei casi un problema di costi (costi elevati: 19,4%; rimborsi mai ottenuti: 33,3%). Un paziente su 5 non può sostenere i costi dell’intramoenia (visite specialistiche:80-110 euro; diagnostica, es. risonanza magnetica fino a 800 euro), che nel 70% dei casi riguarda diagnostica e specialistiche; nel 24% dei casi gli interventi chirurgici. Di questi, tre quarti riguardano malattie oncologiche, il resto l’ortopedia (dai 300 giorni per una frattura di femore fino ai 1.095 giorni per un intervento alla spalla). Ma accorciare i tempi costa.

Nel 40%  dei casi - si legge nel “Sole24Ore Sanità” - è l’operatore che suggerisce; nel 33% il paziente che decide: nel 27% dei casi basta la frase fatidica “sarebbe meglio non tardare”.

Tra le segnalazioni costanti, la scarsa trasparenza delle fatturazioni e le prestazioni svolte in orari anomali. Ai vertici del fenomeno il Centro (37% di segnalazioni), Nord e Sud a pari merito (30% e 29%).

Infine è del 18 aprile la pubblicazione da parte del ministero della salute dei Piani liste d'attesa 2007 delle Regioni. Il monitoraggio ha evidenziato i tempi con cui ogni Regione si è impegnata con propria delibera ad erogare prestazioni ambulatoriali e di ricovero in aree di intervento prioritarie tra le quali l’area oncologica, cardiovascolare, geriatrica, materno infantile.

 

( giuseppe schifini / 19.04.07)

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CONFERENZA REGIONI 18.04.07 DOC – Interventi settore sanitario e universitario

PARERE SUL DISEGNO DI LEGGE RECANTE INTERVENTI URGENTI PER IL SETTORE SANITARIO E UNIVERSITARIO PARERE AI SENSI DELL’ART. 2, COMMA 3 DEL DECRETO LEGISLATIVO 28 AGOSTO 1997, N. 281

 

 

Punto 1) Elenco A – Conferenza Stato-Regioni

 

 

            La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome nella riunione del 29 marzo 2007 ha espresso parere favorevole condizionato all’accoglimento dei seguenti emendamenti formulati in sede tecnica. Nella riunione istruttoria dell’11 aprile scorso, le Amministrazioni centrali hanno mantenuto la riserva di accoglibilità dei seguenti emendamenti:

 

 

All’articolo 1

Il comma 1 è sostituito dal seguente:

 “La fase sperimentale prevista dall’articolo 2, comma 2 e dall’articolo 4 commi 2 e 4 del decreto legislativo 21 dicembre 1999, n. 517 è conclusa. Ai sensi e per gli effetti degli articoli 1 e 2 del d. lgs 21 dicembre 1999, n. 517, ed al fine di assicurare la completa integrazione tra l’attività didattica e di ricerca delle facoltà di medicina e chirurgia e l’attività assistenziale, sono costituite e dotate di personalità giuridica di diritto pubblico le aziende integrate ospedaliero-universitarie, di cui all’art. 2, comma 1, del decreto legislativo 21 dicembre 1999, n. 517, ove non esistenti in base a provvedimenti regionali. Alla nomina del direttore generale provvede la regione di intesa con il rettore dell’università, ove non sussistano diverse discipline regionali.”

 

Il comma 2 è abrogato.

 

sopprimere da “.. e secondo….” fino a “…. Agosto 2001”.

 

 

All’articolo 2:

inserire un ulteriore comma 1 bis, di seguito riportato:

I terreni demaniali su cui siano costruite strutture ospedaliere passano in proprietà, cessato il regime demaniale, alle aziende di cui all’art. 1. Del pari, passano in proprietà alle stesse aziende anche le strutture ospedaliere appartenenti al demanio.”


L’articolo 3 sostituire integralmente:

Comma 1:

“Con decreto del Ministro della Salute, d’intesa con il Ministro dell’Economia e delle Finanze e con il Ministro dell’Università e della Ricerca, è istituito un osservatorio per il monitoraggio dello stato di attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 1”.

 

Comma 2:

L’osservatorio è composto da un rappresentante di ciascuna regione sede di azienda integrata ospedaliero-universitaria costituite ai sensi dell’art. 1, comma 1, ovvero esistenti in base a provvedimenti regionali, da un rappresentate del Ministero dell’economia e delle finanze, da un rappresentante del Ministero della salute, da un rappresentante del Ministero dell’università e della ricerca”.

 

 

Articolo 4 (controllo rischio clinico)

  • al comma 1:

- sostituire "promuovere l'adozione" con "coordinare lo sviluppo"; (non accolto))

- aggiungere dopo "procedure diagnostico-terapeutiche”, aggiungere la seguente: "nonché di - valorizzare e diffondere le buone pratiche nel settore specifico”

 

Occorre infine armonizzare il contenuto dall'articolo 8, comma 4 del 517/1999 con le disposizioni di cui all'articolo 2 del DDL.

 

 

            Le Regioni ribadiscono inoltre, gli emendamenti già accolti a livello tecnico nella riunione dell’11 aprile 2007.

 


            Le Regioni rappresentano alla Conferenza Stato Regioni la necessità di coordinare con il disegno normativo il testo di emendamento in seguito riportato proposto dalla Regione Lazio per definire le disposizioni di trasferimento del patrimonio nei confronti del Policlinico Umberto I:

 

EMENDAMENTO AL DISEGNO DI LEGGE RECANTE

“INTERVENTI URGENTI IN MATERIA SANITARIA E UNIVERSITARIA”

 

Art. 1 All’articolo 2, il comma 1 è sostituito dal seguente: “I beni immobili del patrimonio indisponibile dello Stato, comunque in uso alle università statali per le finalità didattiche delle facoltà di medicina e chirurgia, sono trasferiti a titolo gratuito in proprietà alle università stesse. I medesimi beni, se destinati in modo prevalente all’attività assistenziale sono trasferiti a titolo gratuito in proprietà alle aziende costituite ai sensi dell’articolo 1 comma 1 del presente decreto.

I beni del demanio dello Stato, comunque in uso alle università statali per le finalità didattiche delle facoltà di medicina e chirurgia, sono concessi in uso gratuito alle università stesse. I medesimi beni, se destinati in modo prevalente all’attività assistenziale, sono trasferiti a titolo gratuito in proprietà alle aziende costituite ai sensi dell’articolo 1 comma 1 del presente decreto.

I beni del demanio dello Stato, comunque in uso alle università statali e ai policlinici per le finalità didattiche ed assistenziali, nonché  tutti i beni immobili per i quali è in corso di verifica l’interesse culturale sono concessi, a seconda della prevalente finalità, rispettivamente alle università e alle aziende costituite ai sensi dell’articolo 1, comma 1, del presente decreto legge;  il concessionario esercita i diritti del proprietario e ne assume gli oneri, nei limi imposti dalla natura demaniale del bene.

La Regione, su proposta del direttore generale delle aziende costituite ai sensi del comma 1 del presente decreto legge, sentito il Rettore dell’Università, individua i beni a prevalente destinazione assistenziale da trasferire alle aziende medesime entro 30 giorni dalla loro costituzione.

Il Rettore, sentita la Regione, individua con proprio provvedimento, entro 30 giorni dalla costituzione delle aziende di cui al comma 1, i beni a prevalente destinazione didattica da trasferire alle università.

 

 

Roma, 18 aprile 2007

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CONFERENZA REGIONI 18.04.07 DOC – Adozioni internazionali

PARERE SULLO SCHEMA DI DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA RECANTE COMPOSIZIONE, COMPITI, ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DELLA COMMISSIONE PER LE ADOZIONI INTERNAZIONALI DI CUI ALL’ARTICOLO 38, COMMA 1, DELLA LEGGE 4 MAGGIO 1983, N. 184.

 

 

Punto 1) Elenco A – Conferenza Unificata

 

 

 

 

            La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome propone parere favorevole condizionato all’accoglimento della proposta emendativa all’art 6, non recepita nel testo riformulato dopo l’istruttoria tecnica.

 

 

 

ART 6

 

(COMPITI)

 

            Punto 1 lettera q) stabilisce, in accordo con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, le modalità per coordinare con le Regioni le attività di cooperazione nei paesi stranieri per la protezione e la promozione dei diritti dei minori, le attività di formazione degli operatori e di informazione alle coppie aspiranti all’adozione, le attività che, nell’ambito del procedimento adottivo, vedono coinvolti i servizi nonché la disciplina per gli enti autorizzati pubblici regionali di cui all’art. 39 bis, comma 2, della legge sulle adozioni”.

 

            L’emendamento ha lo scopo di trovare una forma di regolazione nei rapporti fra la Commissione adozioni, le Regioni e gli Enti locali rispettosa delle reciproche competenze.

 

            Si raccomanda, inoltre, in merito al regime sanzionatorio previsto dallo schema di D.P.R. nel caso in cui si riferisca ad un servizio pubblico regionale, che quest’ultimo possa trovare adeguata disciplina attuativa in una sede di concertazione istituzionale quale ad esempio la Conferenza Unificata.

 

 

 

Roma, 18 aprile 2007

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Lorenzetti: biga d'oro va restituita

(regioni.it) E’ tra i più belli pezzi d’arte antica ritrovati e poi sottratti al nostro Paese. E’ una biga d'oro di 2.600 anni, di origine etrusca, che fu trovata da un contadino all'inizio del '900 nel territorio del Comune di Monteleone di Spoleto.

Ora la presidente della regione Umbria Maria Rita Lorenzetti ne chiede la restituzione, appoggiando il Comune di Monteleone di Spoleto che domani a Roma chiedera' al Governo di attivarsi per la restituzione da parte del Metropolitan Museum di New York

''Anche se non posso esserci fisicamente, idealmente saro' con voi e condivido pienamente la vostra iniziativa'', ha scritto la presidente in un messaggio inviato al sindaco di Monteleone di Spoleto, Nando Durastanti, alla vigilia della manifestazione.

La biga etrusca, di 2.600 anni fa, trovata in un campo da un contadino di Monteleone all' inizio del Novecento e finita al Metropolitan Museum di New York, ''rappresenta - scrive la Lorenzetti - uno dei reperti piu' preziosi e prestigiosi al mondo ed e' una testimonianza archeologica di eccezionale valore artistico''.

''La sua rilevanza storica e culturale per l'Umbria e' di tale portata - prosegue il messaggio - che e' giusta e condivisibile ogni iniziativa per il recupero di questa opera al nostro patrimonio regionale e nazionale''.

 ''Condivido, quindi, la manifestazione di domani - conclude la presidente - e la richiesta al Governo italiano di attivare tutte le iniziative politiche, giuridiche e diplomatiche affinche' sia richiesta la restituzione della biga sia al Metropolitan Museum, sia al Governo degli stessi Stati Uniti d'America''.

In passato la presidente Lorenzetti si era attivata, con il precedente Governo, con una lettera inviata all'ex vice presidente del Consiglio, Gianfranco Fini, e all'allora ministro per i beni culturali, Giuliano Urbani, nella quale manifestava la condivisione dell'iniziativa legale intrapresa dal Comune di Monteleone di Spoleto nel confronti del Metropolitan.

Nella stessa lettera la presidente dichiarava la disponibilita' della Regione Umbria a fornire ''ogni possibile aiuto'' al Comune ed al Governo italiano per ottenere la restituzione della biga.

''Confermo ora - aggiunge la presidente Lorenzetti nel messaggio al sindaco - la stessa disponibilita' offerta allora dalla Regione, auspicando che il Governo italiano ed il ministro per i beni culturali, Francesco Rutelli, appoggino questa iniziativa e diano avvio alla formale richiesta di restituzione della biga''.

(gs/19.04.07)

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CONFERENZA REGIONI 18.04.07 DOC – Schema contratto medici specializzandi

PARERE SULLO SCHEMA DI CONTRATTO DI FORMAZIONE SPECIALISTICA DEI MEDICI

PARERE AI SENSI DELL’ARTICOLO 37, COMMA 2, DEL DECRETO LEGISLATIVO 17 AGOSTO 1999, N. 368

 

 

Punto 3) Elenco A - Conferenza Stato-Regioni

 

 

 

            La Conferenza delle Regioni e delle Province nella riunione del 18 aprile 2007, esaminato il testo dello schema di contratto di formazione specialistica dei medici concordato in sede tecnica il 13 aprile u.s., ha espresso parere favore condizionato all’accoglimento dei seguenti emendamenti:

 

 

EMENDAMENTO ALL’ARTICOLO 3 PUNTO 1

All’articolo 3 punto 1 dopo la parola “tutore” aggiungere: “in coerenza con il processo formativo definito”.

Punto 1 - l’ultimo periodo è cosi riformulato “l’attività del medico in formazione specialistica deve essere coerente con il percorso formativo”.

 

EMENDAMENTO ALL’ARTICOLO 4 PUNTO 2

Dopo la parola “impegno” aggiungere “minimo” dopo la parola “specialistica” aggiungere “sottoposto a rilevazione” dopo la parola “pari” aggiungere “almeno”.

 

EMENDAMENTO ALL’ARTICOLO 5 PUNTO 3

Dopo la parola “intramuraria” aggiungere:,”in coerenza con i titoli posseduti”.

 

 

 

 

Roma, 18 aprile 2007

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CONFERENZA REGIONI 18.04.07 DOC – Distretti idrografici

REVISIONE DELLA PARTE TERZA DEL D.LGS. 152/2006

NOTA DELLE REGIONI SUI DISTRETTI IDROGRAFICI

 

 

Le note che seguono rappresentano la posizione concordata dalle Regioni sui nodi di fondo da affrontare nella revisione della parte III del D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152, in risposta al documento presentato dal Ministro dell'Ambiente, della tutela del territorio e del mare, Pecoraro Scanio, durante l’incontro con gli Assessori regionali competenti in materia tenutosi in data 7 dicembre 2006. In particolare si affrontano qui gli aspetti riguardanti il profilo delle Autorità di Distretto, anche in attuazione delle Direttiva 2000/60/CE, nonché la riorganizzazione dei processi di pianificazione e programmazione nei settori difesa del suolo e della costa e uso e tutela delle acque.

 

Tra quelle enucleate in tale testo, risultano prioritarie:

la delimitazione dei distretti idrografici della Direttiva 2000/60/CE, che il decreto ambientale si prefigura di attuare;

la definizione delle autorità distrettuali e la relativa configurazione giuridica nell’ordinamento italiano;

il sistema e la valenza degli strumenti di pianificazione distrettuale, assegnati dalla medesima Direttiva a tale autorità, con la collocazione degli stessi nell’ambito degli attuali e/o potenziali strumenti di governo del territorio in senso ampio (comprensivo della pianificazione territoriale regionale e provinciale, di quella paesaggistica, d’area, urbanistica a livello locale, nonché delle altre pianificazioni cd. separate) e di quelli per la tutela ambientale e degli ecosistemi che concorrono alla formazione dei medesimi strumenti di governo del territorio.

 

 

Delimitazione dei distretti idrografici

 

Si segnala l’uniformità di consensi nel giudicare non idonea l’attuale designazione del D.lgs. 152/2006.

Un significativo livello di consenso sembra derivare invece dalla possibilità di adottare, attraverso un percorso condiviso che coinvolga direttamente le Regioni, cosiddette “geometrie variabili” per la delimitazione geografica dei Distretti fondata:

-         Sull’individuazione di ambiti territoriali dei Distretti Idrografici coincidenti con i bacini come individuati e definiti della L. 183/89 ovvero  con  loro aggregazioni che, ove la delimitazione dei bacini lo consenta,  possono anche tendenzialmente coincidere con i territori regionali;

-         Sulla necessità di garantire che gli strumenti di pianificazione per l’ assetto idrogeologico e per la tutela delle acque vengano sviluppati per bacino idrografico.

Questo consentirebbe di delimitare il territorio dei distretti prioritariamente su base di bacino idrografico o di più bacini idrografici tra loro accorpati, in relazione ad esigenze di unitarietà di azione per garantire una difesa idraulica adeguata  e, nel quadro dei livelli essenziali di tutela ambientale da garantire su tutto il territorio nazionale,  un forte coordinamento delle politiche relative all’uso e tutela dell’acqua, alla protezione delle acque del mare, alla difesa della costa dall’erosione e dall’ingressione marina, alla desertificazione o ad altre questioni ambientali d’interesse sovraregionale e nazionale, che non solo è opportuno affrontare su scala interregionale, ma che è conveniente, per la loro dimensione nazionale, poter trattare e rappresentare unitariamente al Governo centrale all’interno degli organi di governo dell’Autorità di Distretto.

 

Configurazione giuridica delle Autorità di Distretto idrografico

Dopo aver ricercato anche nella composizione degli organi di governo dell’Autorità i necessari elementi di flessibilità, che possano meglio adattarsi alle specificità regionali, sulla base di indirizzi dello stesso Ministro dell’Ambiente, la proposta che attualmente assume maggior consenso può essere così riassunta:

  • In primo luogo si ritiene necessario il ripristino della piena titolarità delle Regioni nella approvazione dei piani attuativi del piano direttore del Distretto, nonché nella programmazione degli interventi di difesa del suolo;
  • si reputa irrinunciabile una significativa regionalizzazione degli organi delle Autorità di distretto;
  • si sostiene lo snellimento della compagine ministeriale nell’ambito delle Conferenze istituzionali permanenti per dare effettivo rilievo alla competenza in materia di governo del territorio costituzionalmente garantita in capo alle Regioni; la rappresentanza del Governo va limitata al solo Ministro dell’Ambiente, con funzione di tramite esclusivo tra il Distretto e il Governo centrale;
  • si condivide la necessità di garantire, rispetto ai temi oggetto della Direttiva 2000/60/CE e della proposta di Direttiva sul rischio di alluvione, per tutto il distretto idrografico (comprensivo della molteplicità di bacini idrografici che lo possono costituire) una unitarietà di obiettivi, di indirizzo e di governo “alto”, condiviso dai soggetti istituzionali davvero esponenziali, in tale organismo, dei differenti livelli di governo: vale a dire un centro di governance “strategico”;
  • si ritiene di assegnare alla Conferenza permanente istituzionale dell’autorità di distretto il ruolo proprio, nella sostanza, di una “Conferenza di pianificazione” elevata al rango di organo permanente attraverso un’operazione che, da un lato, rafforzi la competenza in materia di governo del territorio costituzionalmente garantita in capo alle Regioni e, dall’altro, confermi alla componente statale sia il ruolo di garante dei livelli essenziali di tutela ambientale e dell’ecosistema, che devono essere uniformemente assicurati su tutto il territorio nazionale, sia i compiti di definizione delle principali linee di assetto territoriale che, ancora una volta, competono allo Stato, ipotizzando a tal fine in capo al suo rappresentante un diritto di veto sulle questioni attinenti al proprio citato ruolo;
  • si sottolinea, quindi, che la scelta di strutturare il momento della co-pianificazione, tra i diversi livelli di governo istituzionalmente competenti, in un organo dell’autorità di distretto deve essere vista in stretta connessione con la definizione delle possibili articolazioni della pianificazione distrettuale: definendo tale ambito è probabile che possa decadere anche una serie di interrogativi ed obiezioni collegata alle procedure di adozione e approvazione dei piani stessi, nonché la predetta separazione tra distretti multiregionali e distretti unicamente regionali;
  • Si reputa irrinunciabile garantire la piena autonomia organizzativa delle Regioni nell’articolazione sul territorio del distretto anche salvaguardando il patrimonio di esperienze e conoscenze degli organi e delle strutture di bacino esistenti.

 

 

Il sistema e la valenza degli strumenti di pianificazione distrettuale

 

La funzione principale dell’Autorità di Distretto dovrà essere quella di un forte ed autorevole coordinamento “condiviso” in relazione al perseguimento degli obiettivi strategici, capace di fornire alle Regioni - che peraltro concorrono alla relativa definizione in sede di Distretto e recuperano la piena e responsabile titolarità delle funzioni in materia di programmazione e pianificazione territoriale - criteri, indirizzi, e direttive, anche vincolanti (prescrizioni) per elaborare ed approvare i piani ed i programmi in termini aderenti e coerenti con gli obiettivi e le finalità di distretto.

 

Le funzioni di pianificazione e programmazione delle Autorità di Distretto dovranno essere posizionate su scala ampia e generale, associabile alle finalità ed ai contenuti di un piano direttore e di una programmazione strategica, che coniughino gli interessi regionali con quelli nazionali e comunitari, come tali meno dettagliate di quanto non si sia avvenuto con la prima generazione dei Piani di Bacino e loro stralci.

E’ opportuno che il piano direttore sia adottato previo svolgimento di idonei momenti di partecipazione quale è, ad esempio, la “conferenza programmatica” mutuata dall’esperienza dei piani stralcio per l’assetto idrogeologico (PAI), nonché procedure allargate di informazione, consultazione e partecipazione dei portatori di interesse non istituzionali, secondo quanto previsto dalle direttive comunitarie.

A questo livello il piano strategico sancisce l’accordo su obiettivi, strategie, direttive e linee programmatiche per settori funzionali, prevedendo altresì il processo di successiva integrazione degli altri strumenti di pianificazione distrettuale che sono demandati alle Regioni, atteso il vigente quadro costituzionale delle competenze. L’intesa sulla struttura delle linee direttrici di tale “piano-processo” viene espressa e adottata in sede di Conferenza permanente istituzionale.

E’ indubbiamente necessario compiere uno sforzo, già in questa fase, per meglio dettagliare i contenuti e le finalità di tale piano direttore, che sicuramente dovrà contenere al proprio interno gli indirizzi per la pianificazione del bilancio idrico su scala di distretto con particolare riferimento alla pianificazione della gestione degli eventi estremi quali siccità e alluvioni e la regolazione dei conflitti. 

Seppur vero che la direttiva quadro non sviluppa completamente alcuni aspetti fondamentali della tutela quantitativa, tuttavia non può disconoscersi come la stessa contenga sufficienti spunti per sviluppare i portati dell’esperienza maturata in Italia negli ultimi quindici anni e come la proposta di direttiva in materia di valutazione e gestione delle alluvioni consenta di inquadrare anche la difesa “dalle acque” nel più ampio contesto della gestione integrata dei bacini idrografici

In merito si ritiene siano ormai maturi i tempi per evolvere a partire dal sistema di pianificazione della l. 183/1989 verso un modello che preveda innanzi tutto un Piano di gestione del bacino idrografico pienamente rispondente ai requisiti della direttiva 2000/60/CE, alla sua implementazione in corso e alle ulteriori normative europee in via di approvazione, quale strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate, a scala di distretto idrografico, gli indirizzi per le azioni e le norme d'uso finalizzate alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo, alla tutela delle acque e all’uso sostenibile delle risorse idriche. Piano di gestione come strumento unico a scala di distretto che trova sviluppo e attuazione negli atti regionali di pianificazione e programmazione di settore con particolare riferimento ai PAI e ai PTA.

In attuazione dell’articolo 13 della direttiva, a mente del quale i piani di gestione dei bacini idrografici possono essere integrati da piani di gestione più dettagliati per sotto-bacini, settori, problematiche o categorie di acque, le Regioni provvederanno all’approvazione, per ciascuna porzione del distretto idrografico di competenza di specifici  strumenti regionali di pianificazione di settore con particolare riferimento a:

  tutela delle acque,

• assetto idrogeologico.

Le regioni garantiscono, anche attraverso gli organismi e le strutture di bacino esistenti, la formazione e lo sviluppo degli strumenti di pianificazione per l’assetto idrogeologico e per la tutela delle acque in coerenza con i contenuti del Piano Direttore e in attuazione dei principi e degli obiettivi dallo stesso definiti.

 

I PAI e I PTA, articolati per bacino idrografico o sue aggregazioni, dovranno contenere i Programmi di misure, di base e supplementari, previsti dalla direttiva quadro europea.

 

In questo quadro il distretto diviene il luogo di concertazione per la definizione di un piano strategico che rappresenti lo strumento di riferimento per lo sviluppo delle attività di governo e gestione del territorio afferenti e interferenti con il ciclo acqua-suolo ai fini del recupero dell’equilibrio idrogeologico, della prevenzione dei dissesti idrogeologici, nonché della tutela delle acque e degli ecosistemi, e contribuisce a promuovere e sviluppare processi di gestione integrata delle risorse naturali. Il distretto rappresenta altresì la sede di macroattribuzione dei fondi nazionali da destinare al finanziamento degli interventi e di definizione delle condizioni di verifica dell’attuazione e dell’efficacia dei contenuti del piano direttore.

Le Regioni, a loro volta, garantiscono lo sviluppo coerente di tutte le attività afferenti gli obiettivi del piano strategico in tutti i bacini idrografici di loro competenza, operando d’intesa nei bacini ricadenti nel territorio di più Regioni. In relazione alle funzioni del distretto garantiscono altresì il monitoraggio e le verifiche di efficacia delle azioni intraprese per ciascun bacino e nel complesso del territorio di propria competenza.

Il modello ipotizzato fa riferimento quindi ad azioni che si sviluppano dal generale (il distretto) al particolare (il bacino), attraverso la formazione di strumenti in successione, fortemente correlati e via via più specifici, nell’ambito dei quali la pianificazione regionale assurge a riferimento per la formazione degli ulteriori strumenti di gestione del territorio che dettano condizioni e norme di utilizzazione delle acque, del suolo, ecc.

 

L’Autorità di Distretto svolge attività di monitoraggio, verifica e controllo strategico rispetto alle finalità del Piano di Gestione e del Programma strategico, sempre garantendo il rispetto del principio di sussidiarietà. Tale attività consente, ove necessario, di rivedere i traguardi fissati a scala di distretto e individuare i correttivi delle linee di intervento previste al fine del raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici.

 

A tal fine il piano strategico contiene i criteri di verifica di attuazione e di efficacia delle azioni previste.

 

Tale verifica di coerenza ed efficacia non può peraltro assumere carattere di valenza assoluta, ma deve essere esplicata solo in relazione alle valenze di area vasta (il distretto), recuperando elementi di semplificazione e flessibilità e tenendo in debita considerazione il principio di sussidiarietà.

Le Regioni, in relazione alle funzioni del Distretto, garantiscono altresì il monitoraggio e le verifiche di efficacia delle azioni intraprese sul proprio territorio.

 

L’Autorità di Distretto Idrografico deve assumere, in ultima istanza, un effettivo ruolo di indirizzo, controllo strategico e di gestione in merito agli obiettivi definiti e condivisi a scala di distretto, per dar vita ad una nuova gestione delle risorsa idrica, del suolo e degli aspetti territoriali coerenti con i dettati comunitari, coordinati a livello di distretto ed in grado di garantire rappresentatività, governance e partecipazione condivisa di tutti gli stakeholders.

 

Si realizza così un sistema equilibrato e bilanciato, nel quale le Regioni e il Governo si danno obiettivi condivisi (governance) in sede di Autorità di Distretto attraverso l’adozione di strumenti generali di coordinamento (Piano di gestione con relativo Programma strategico), le Regioni sviluppano coerentemente i piani ed i programmi regionali di settore (PAI-PTA-…), i soggetti attuatori realizzano gli interventi previsti nei piani e nei programmi rispettandone i criteri ed i tempi.

 

 

Roma, 18 aprile 2007

Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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