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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 989 - venerdì 7 settembre 2007

Sommario3
- Libro Verde sui conti pubblici
- UE: il Comitato delle Regioni investe su un buon "caffè"
- Sicilia: testo unico sugli appalti pubblici
- Catasto incendiario
- Bresso, Galan e Burlando su "Alitalia-Malpensa"
- Sanità e Libro Verde spesa pubblica

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Libro Verde sui conti pubblici

(regioni.it) Presentato il Libro Verde sui conti pubblici. Per il ministro dell'Economia: la qualita' della spesa pubblica italiana ''lascia a desiderare'' perchè ''non risponde ai bisogni del Paese''. L'evasione fiscale e' eccezionalmente elevata: 100 miliardi l'anno, circa il 7% del Pil.

Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, sottolinea che ''L'Italia e' un paese che ha 70 miliardi di interessi all'anno'' da pagare; bisogna utilizzare la ''disciplina fiscale'' in infrastrutture, sviluppo e ricerca (Ministero Economia: libro verde sulla spesa pubblica).

Gli economisti del libro verde sostengono che per spendere meglio sia necessario ''porre il merito e i risultati al centro del sistema di allocazione delle risorse''. Come indicazioni pratiche, il documento suggerisce la creazione di banche dati sui programmi di spesa dei ministeri per poter valutare meglio i costi e la creazione di indici di efficienza. Per semplificare la pletora di leggi che sottendono i programmi di spesa, si propone la ''legge di programma'' che permetta all'amministrazione maggiore flessibilita' operativa, e il ''coordinatore di programma''.

Per quanto riguarda invece la situazione economica del Paese il ministro Padoa Schioppa non nasconde un certo ottimismo: ci sono ''segni promettenti''. Ma ''molto resta da fare'' e tra le cose da fare il ministro dell’Economia indica una ''difficile sfida'' che consiste ''nel  combinare un aumento del contributo del bilancio alla crescita''  insieme a ''una progressiva riduzione del carico fiscale sui  contribuenti che hanno fatto il loro dovere''. Ma occorre fare i conti ancora con una 'pesante' eredita' del passato: il debito pubblico che ''costa in interessi circa 70 miliardi di euro l'anno e pesa su una nuova generazione del tutto incolpevole''. Quindi ora il Paese ''deve ridurre quel peso senza indugio''. Inoltre, nonostante gli sforzi, l'evasione resta alta: e'  ''eccezionalmente elevata: si stima nell'ordine 100 miliardi l'anno, circa il 7% del Pil''.

 

(red/07.09.07)

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UE: il Comitato delle Regioni investe su un buon "caffè"

(regioni.it) Dall'8 all'11 ottobre prossimo – secondo quanto riportato da L’Eco del Comitato delle Regioni - la Commissione europea e lo stesso Comitato organizzano gli OPEN DAYS. Occasione di incontro tra responsabili politici (Isidoro Gottardo, consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia e consigliere comunale di Sacile, presiederà un forum sui cluster) a livello territoriale (112 regioni), tra istituzioni, esperti e uomini d'affari, il forum mette in luce la capacità regionale di creare crescita e occupazione, e apre la strada a futuri contratti con le imprese. Il Caffè degli investitori creerà queste occasioni di contatto per diffondere le proprie conoscenze in materia di salute, ingegneria finanziaria, trasporti, società dell'informazione, energia, ambiente e ricerca.

(red/07.09.07)

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Sicilia: testo unico sugli appalti pubblici

(regioni.it)  “Nella Regione siciliana, con l'approvazione da parte dell'Assemblea della regione siciliana delle ultime norme sui lavori pubblici, è ora in vigore un vero e proprio “testo unico” sugli appalti pubblici”, a darne notizia e la newsletter della Regione “Siciliae”.

Si tratta del “Testo della legge 11 febbraio 1994, n. 109, coordinato con le norme recate dall'articolo 1 della legge regionale 21 agosto 2007, n. 20, e con le vigenti leggi regionali di modifica, sostituzione ed integrazione in materia”, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Regione n. 40.

E' una legge-quadro che disciplina un settore delicato e in cui è necessaria la massima trasparenza. La decisione della pubblicazione – si legge nella GURS – ha “lo scopo di facilitare la lettura delle disposizioni della legge 11 febbraio1994, n. 109, con le sostituzioni, modifiche ed integrazioni apportate dalle leggi regionali in materia”.

(red/07.09.07)

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Catasto incendiario

(regioni.it) Emergenza incendi, caccia e catasto terreni colpiti sono sempre all’ordine del giorno. Urge catasto incendiario. "Dovranno essere fatti i catasti ovunque e cosi' vedremo se il prossimo anno gli incendi saranno di piu' o di meno",  ha affermato il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso.

La Basilicata è già in azione. Per una corretta applicazione del divieto di caccia nelle aree colpite da incendi, l'assessore regionale all'Ambiente, Vincenzo Santochirico, ha inviato una circolare ai sindaci di tutti i comuni della Basilicata, ai presidenti delle due provincie, ai presidenti delle Comunita' montane e, per conoscenza, al Corpo Forestale, chiedendo di avviare, con urgenza, tre iniziative: perimetrare su cartografie disponibili, possibilmente ad una scala adeguata, le aree interessate dagli incendi e, se in possesso dei dati necessari, a georeferenziare i territori implicati, con particolare attenzione ad interessare anche le aree contigue, le quali, per continuita' geomorfologica, per habitat ed habitat di specie affini, sono considerabili a rischio e meritevoli di azioni di prevenzione.

''I recenti incendi che hanno colpito anche diversi territori dei Comuni della Regione Basilicata, per la loro intensita' ed estensione - afferma l'assessore Santochirico -hanno gravemente danneggiato il patrimonio naturalistico diflora e fauna presenti nelle aree interessate, compromettendo seriamente i servizi ambientali connessi a tale patrimonio di primaria importanza per la salvaguardia e lo sviluppo sostenibile delle stesse aree colpite. Diventa quindi indispensabile realizzare urgenti ed indifferibili interventi sul patrimonio naturalistico regionale con lo scopo di contribuire al recupero ed alla tutela della biodiversita' nelle zone colpite''.

''L'obiettivo - spiega l'assessore - e' quello di realizzare un vero e proprio catasto dei terreni percorsi da incendi modo da tenere sotto controllo il territorio e ridurre il rischio di speculazioni di ogni tipo a danno dell'ambiente”.

"Come Regione Puglia siamo in totale sintonia con Guido Bertolaso - ha detto il presidente Nichi Vendola – non solo sulle cose concrete ma sulla linea che Bertolaso indica che e' quella che ad un problema complesso dai molti ingredienti, anche criminali, si risponde con una strategia complessa, non con uan ricetta salvifica". Vendola ha indicato quindi "il catasto delle aree incendiate, che serve anche a responsabilizzare le comunita' locali rispetto alla

dissipazione del patrimonio boschivo, ed il piano di emergenza che i Comuni devono stilare ed attuare e che sono uno strumento molto importante per rispondere alla capacita' di governo nei momenti di emergenza perche' devono soprattutto attivare ilo rapporto con la rete del volontariato che e' uno degli attori decisivi".

Il capo del dipartimento nazionale della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha sottolineato che ''C'e' la volonta' di lavorare tutti insieme, di attuare questa ordinanza e di risolvere tutti i problemi posti da questa estate, e quegli aspetti della legge che non sono stati ancora attuati nel modo dovuto''.

Bertolaso ha riferito, in relazione ai catasti delle aree incendiate, che ''il 70% dei Comuni, non solo della Puglia ma anche delle altre regioni, e' inadempiente. Purtroppo  - ha detto - questo e' un dato di fatto, che noi, con questi due mesi di lavoro, riusciremo a colmare. A fine ottobre del 70% non ci dovra' piu' essere nessuno. Dovranno essere stati fatti i catasti ovunque, e cosi' vedremo se l'anno prossimo gli incendi saranno di piu' o saranno di meno''.

Migliora la situazione degli incendi nel Paese - osserva il Cfs - ma resta comunque alta l'attenzione soprattutto nelle regioni del Sud. La Campania e' stata la regione piu' colpita dalle fiamme con 47 roghi, seguita dalla Calabria (14), dal Lazio e dalla Liguria con (4), dalla Sicilia (3), dalla Toscana, dal Piemonte e dalla Basilicata (2) e dalla Sardegna (1). Le province piu' colpite dalle fiamme sono state Salerno con 32 roghi e Caserta (13).

Ecco i dati forniti dal vicepresidente della giunta regionale campana Antonio Valiante, Almeno il 65 per cento degli incendi che questa estate hanno flagellato la Campania sono di origine dolosa. La percentuale, in realta', potrebbe essere piu' elevata, considerato che per un cinque per cento dei roghi la matrice e' di natura incerta. Un 28 per cento dei roghi estivi sono di origine colposa e  risalgono a comportamenti improvvidi di agricoltori, ma anche a  fuochi accesi da gitanti e perfino al mozzicone di sigaretta. Solo il due per cento degli incendi e' riconducibile a cause fortuite oppure a incidenti.

Resta fondamentale bloccare la speculazione che spesso e' dietro gli incendi applicando la legge 353/2000 che vieta il riuso ed il cambio di destinazione delle aree andate a fuoco.

 

(red/07.09.07)

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Bresso, Galan e Burlando su "Alitalia-Malpensa"

(regioni.it) Dopo i numerosi interventi e le prese di posizione del Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, sul “caso Alitalia-Malpensa” (citiamo, fra tutte l’intervista rilasciata a Il Giornale il 3 settembre), il dibattito sull’aeroporto si amplia. Il Sole 24 ore del 7 settembre propone il punto di vista del Presidente delle Regione Piemonte, Mercedes Bresso e del Presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, mentre Italia Oggi intervista il Presidente della Liguria, Claudio Burlando.

“Alitalia – secondo Mercedes Bresso – ormai reagisce troppo lentamente. Non è in grado di salvare due hub. Qui bisogna fare in fretta: di tempo se n’è perso fin troppo. E ridursi a Roma significherebbe diventare una piccola compagnia al servizio di una città sola, per quanto la capitale”. Una scelta – stigmatizza la Bresso . “miope”.

Per il Presidente della Regione Veneto bisogna evitare di “ripetere l’errore che a suo tempo fece Alitalia portando avanti piani senza curarsi della fondamentale integrazione con il territorio su cui andavano ad incidere. Il vuoto che Alitalia lascia – sottolinea Galan - si fa sicuramente sentire, ma nell’andare a coprirlo si devono valutare le esigenze e i problemi di tutti, in primis coincidenze ed orari, altrimenti i nostri imprenditori continueranno a partire da Francoforte piuttosto che da Parigi o Londra.

“Avevamo pensato – ricorda il Presidente Burlando, ministro dei trasporti ai tempi di Malpensa 2000 – a uno scalo indipendente, ma complementare a Fiumicino. Un aeroporto di prestigio per la capitale non politica d’Italia, che doveva funzionare anche grazie ad un assett strategico con Klm per la spartizione dei voli da Malpensa: Alitalia avrebbe servito il Sud Europa e Klm le rotte Nord”, le cose poi sono andate diversamente a causa del matrimonio Air France- Klm e il declino di Alitalia, “In mancanza di un vettore forte – conclude Burlando - è normale trovarsi in difficoltà e Alitalia non è in grado al momento di servire l’area industriale e quella istituzionale. Si è ragionato per priorità”.

(red/07.09.07)

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Sanità e Libro Verde spesa pubblica

(regioni.it) Sanità e Libro verde sulla spesa pubblica. E’ soprattutto l’appropriatezza lo snodo fondamentale. I dati riportati nel Libro Verde sui conti pubblici del ministero dell’Economia mostrano che l’Italia destina alla sanità una quota del Pil solo di poco inferiore alla media dei trenta paesi dell’OCSE (8,9% contro 9%). Tuttavia, se si considera la spesa sanitaria complessiva (pubblica e privata) pro capite, l’Italia si colloca al diciottesimo posto nella classifica OCSE e piuttosto al di sotto della media (2.532 contro 2.759 dollari statunitensi in parità di potere di acquisto).

Nell’ambito dell’Unione europea, nove paesi (Francia, Germania, Belgio, Austria, Portogallo, Grecia, Danimarca, Norvegia e Svezia) hanno un rapporto tra spesa complessiva (pubblica e privata) e Pil più elevato dell’Italia e tra questi solo Portogallo e Spagna presentano una spesa pro capite più bassa. Tra 1990 e 2005, mentre la spesa sanitaria per l’area OCSE è aumentata dal 6,9% al 9%, in Italia è passata dal 7,7% (un valore iniziale quindi superiore a quello della media dei paesi industrializzati) all’8,9% del Pil, evidenziando una dinamica meno accentuata rispetto a molti altri paesi e simile a quella fatta registrare da Svezia e Danimarca (passate dall’8,3% del 1990 al 9,1% del 2005).

Per l’insieme dei paesi dell’OCSE, negli ultimi 15 anni la spesa sanitaria è cresciuta più del doppio del Pil. Nel contempo si assiste in molti paesi ad una riduzione dell’impegno pubblico che rimane comunque la prevalente modalità di finanziamento. In Italia, la spesa pubblica rappresenta nel 2005 il 76,6% della spesa complessiva, posizionandosi al di sopra della media OCSE (72,5%), anche se la sua incidenza percentuale si è ridotta di 2,9 punti dal 1990. Quasi l’83,0% della spesa privata italiana è di tipo “out-of-pocket”, cioè spesa diretta delle famiglie (uno dei valori più alti fra i paesi dell’UE a 15) mentre solo una piccola quota è finanziata da assicurazioni e fondi sanitari integrativi.

Per quanto riguarda i livelli di spesa per differenti tipologie di assistenza, si rileva una certa eterogeneità fra i Paesi dell’area OCSE. In Italia si osserva una prevalenza della spesa ospedaliera che, secondo l'ultimo dato ufficiale disponibile, contenuto nel Rapporto Nazionale di monitoraggio dell'assistenza sanitaria 2002-2003, rappresenta il 48% della spesa pubblica totale, e una ridotta spesa per la prevenzione, benché gli ultimi piani sanitari nazionali abbiano evidenziato l'importanza di un riequilibrio delle risorse utilizzate a favore delle attività territoriali e di prevenzione. La spesa pubblica relativa ai soli ricoveri (quindi al netto al netto della stima dei costi relativi alle prestazioni specialistiche erogate agli assistiti non ricoverati) rappresenta circa il 42% della spesa pubblica totale contro una media OCSE del 35%.

Le regioni italiane evidenziano una composizione della spesa pubblica molto eterogenea. Ad esempio, nel 2006 la spesa per il personale – che assorbe la maggiore quantità di risorse a livello nazionale (oltre il 33% della spesa complessiva) – incide per il 42,6% in Piemonte e solo per il 29,4% in Lombardia. Per contro, la spesa per l’assistenza ospedaliera accreditata incide per il 6,4% in Piemonte e per il 13,6% in Lombardia , a fronte di una incidenza media nazionale dell’8,4% (dati contenuti nella Relazione sulla situazione economica del Paese, 2006).

Il sistema sanitario italiano sembra evidenziare a livello macro un buon rapporto tra risorse pubbliche impegnate e outcome di salute. Tuttavia - soprattutto in una prospettiva di sostenibilità di medio-lungo periodo (dati i trend di crescita della spesa tipicamente più accentuati di quelli del Pil) – appare necessario puntare sull’accrescimento dell’efficienza e della qualità della spesa sanitaria.

Infine, per quanto riguarda il costo medio totale del personale della Azienda Ospedaliera, a fronte di una media nazionale pari a 43.288 euro, il valore più alto si osserva in Campania, con 50.586, mentre il valore più basso è fatto registrare dalla regione Veneto con 38.177 euro per addetto.

Ospedali a gestione diretta. Sempre dalla tabella 2.12, si osserva che nel 2003 il costo medio per posto letto, pari a livello nazionale a 156.924 euro, assume i valori più elevati in Valle D’Aosta (220.286) e Campania (203.992).

Nel 2003 un ricovero in un presidio a gestione diretta costa mediamente in Italia 3.266 euro, valore che si riduce a 2.969 rapportando il costo del ricovero con il peso medio DRG. Il costo per ricovero pesato assume valori molto elevati in Valle D’Aosta (4.488 euro), P.A. di Trento (3.990 euro), P.A. di Bolzano (3.814 euro) e Molise (3.467 euro). Per tali regioni la contenuta dimensione geografica, l’assenza di aziende ospedaliere e la presenza di alcune caratteristiche specifiche (montuosità, bilinguismo) determinano maggiori costi. Anche la Campania (con 3.359 euro) evidenzia comunque un costo per ricovero pesato ben sopra la media nazionale.

Il costo unitario del personale è pari a 43.620 euro a livello nazionale, con valori significativamente superiori alla media in Valle D’Aosta, P.A di Trento, Campania, Calabria e Sicilia.

12 regioni superano lo standard posto dalla normativa nazionale (L. 311/2004, Finanziaria 2005) di 4,5 posti letto per 1.000 abitanti (comprendendo posti letto per acuti, per lungodegenza, riabilitazione e psichiatria). Va comunque osservato che sette di queste regioni (Lombardia, Emilia Romagna, P.A. Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Abruzzo e il Molise) presentano saldi positivi di mobilità ospedaliera, mentre le restanti cinque regioni (Piemonte, Provincia Autonoma di Trento, Marche, Calabria e Sardegna) sono anche caratterizzati da saldi negativi di mobilità per ricoveri (si veda al riguardo la tab. 2.15). Soprattutto nel caso di Lombardia ed Emilia Romagna, i più elevati costi di struttura vengono controbilanciati da elevati saldi finanziari positivi derivanti dai rilevanti flussi di ricoveri in entrata.

Nel 2004 la degenza media per casi acuti a livello nazionale è di 6,67 giorni, un valore che è rimasto pressoché costante negli ultimi tre anni, con un minimo di 5,5 giorni in Campania e un massimo di 8,6 in Valle d’Aosta. Relativamente alla tipologia di istituti, la degenza media per i ricoveri per acuti in regime ordinario mostra valori più elevati nelle strutture pubbliche (6,8 giorni) rispetto a quelle private (5,5) e questo deriva da due ragioni principali: la casistica trattata nelle strutture pubbliche, che comprendono anche le aziende ospedaliere, è mediamente più complessa; inoltre la minore degenza media delle strutture private rappresenta anche un possibile effetto della adozione delle tariffe DRG utilizzate per la remunerazione degli erogatori privati e che hanno incentivato la riduzione dei tempi di ricovero.26 La degenza media pre-operatoria, sintomo di eventuale inappropriatezza organizzativa, è in lieve riduzione rispetto agli anni precedenti. A livello nazionale è pari a 2,05 giorni; le durate inferiori si osservano nelle Marche (1,56) e in Friuli Venezia Giulia (1,44), mentre quelle più elevate si registrano in Lazio (2,85) e Basilicata (2,65).

A fronte di una sostanziale stabilità della degenza media, la casistica trattata continua invece ad evidenziare una maggiore complessità evidenziata da un aumento del peso medio DRG pari a 1,24 nel 2004 a fronte del 1,22 nel 2003: ciò riflette una tendenza all’uso più appropriato degli ospedali per casi acuti ed una maggiore accuratezza nella codifica delle variabili cliniche. Considerando le singole regioni, i valori più elevati dell’ICM (indice di 26 Riabilitazione e lungodegenza, invece, sono più lunghe nel privato che nel pubblico. La degenza media per riabilitazione è pari a 25,7 giorni nelle strutture pubbliche e a 27 giorni in quelle private; per i ricoveri per lungodegenza si hanno rispettivamente 27,9 e 37,8 giorni. La degenza media nelle strutture private di lungodegenza di Lazio, Calabria e Sicilia è particolarmente elevata (rispettivamente 63, 110 e 222 giornate) e segnala un uso inefficiente di strutture ospedaliere che vengono utilizzate RSA o come case di riposo, in mancanza di strutture residenziali socio-assistenziali.La distribuzione regionale delle degenze medie per queste due tipologie di assistenza ospedaliera mostra un’evidente variabilità.

Ecco anche alcuni indicatori di mobilità attiva e passiva e I tassi di ospedalizzazione per acuti relativi al 2004. Si può osservare che Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Veneto e Lazio registrano i saldi di mobilità positivi più rilevanti, mentre Campania, Calabria, Sicilia e Puglia registrano i saldi maggiormente negativi. Tra le regioni con saldo positivo solo Lombardia, Emilia Romagna e Toscana attirano più del 50% dei ricoveri da regioni non limitrofe e quindi rispondono presumibilmente a bisogni di maggiore complessità. I tassi di ospedalizzazione per regione di residenza confermano la tendenza alla

riduzione del ricovero ordinario nelle discipline per acuti (circa 4-5 per 1.000 in meno rispetto all'anno precedente) ed all'aumento di quello in day hospital (3 per 1.000 in più). Il dato registrato a livello nazionale è, per il regime ordinario, pari a 141,47 per 1.000 abitanti e per il day hospital pari a 65,40, anche qui con notevoli differenze tra regioni.

L’analisi dell’attività di 95 aziende permette di fare valutazioni sul 31% dei ricoveri prodotti in Italia, con un’offerta nel 2004 di circa 79.892 posti letto e 225.035 unità di personale. Nel corso degli anni l’offerta di posti letto di tali aziende si è evoluta potenziando l’attività diurna e diminuendo quella in regime ordinario, migliorando la propria efficienza organizzativa.

Come si osserva dalla tab. 2.16, le attività di ricovero delle AO nel 2004 sono

caratterizzate da una degenza media di 7,23 giorni, da un peso medio DRG pari a 1,29 e da una incidenza dei dimessi con DRG “inappropriati” del 20,68 % In alcune regioni la percentuale di ricoveri ordinari potenzialmente inappropriati rimane comunque ancora relativamente elevata: 24,84% in Sicilia e oltre il 23% in Sardegna e Calabria. I dati riportati evidenziano,inoltre, un tasso di utilizzo dei posti letto non particolarmente elevato in alcune regioni(Basilicata, Calabria e Sicilia) e superiore all’80% in Lazio, Marche, Campania e Puglia. Le AO di Piemonte, Friuli, Veneto, Liguria, Toscana e Marche trattano mediamente casi molto più complicati rispetto alle aziende di altre regioni .

A conclusione dell’analisi, osserva il Libro Verde, emerge quindi come scelte organizzative diverse possano determinare risultati differenti in termini di efficienza e appropriatezza ed è, dunque, possibile immaginare miglioramenti di performance dei servizi ospedalieri che potrebbero portare in alcuni casi a risparmi di spesa anche significativi. E’ però evidente come una corretta misurazione dell’economicità e dell’appropriatezza dei servizi ospedalieri rispetto ai bisogni dipenda da variabili non riconducibili unicamente alle risorse impegnate, ma relative ad altri rilevanti fattori non sempre agevolmente quantificabili, connessi all’organizzazione del lavoro, alla qualificazione del personale, alla capacità manageriale del personale direttivo, al ruolo affidato agli erogatori privati (sostitutivo o complementare del pubblico) e alle modalità di regolazione e coordinamento di tali erogatori.

Tutto ciò avvalora il ruolo degli standard, quali il tasso di ospedalizzazione e il rapporto tra posti letto e popolazione, che sono da tempo una componente qualificante della politica governativa in campo sanitario. Essi rappresentano riferimenti importanti, rispetto ai quali occorre o giustificare validamente le deviazioni ( tipicamente legate alla mobilità dei pazienti) o impostare i programmi di riequilibrio strutturale. Anche i tetti alla spesa farmaceutica, che nel 2006 e 2007 hanno rappresentato un efficace mezzo per il contenimento della spesa, hanno una loro giustificazione in un settore dove non operano a sufficienza né I freni della spesa individuale, sopportata solo in piccola parte dal paziente, né i meccanismi della concorrenza tra produttori. Si tratta tuttavia di essere consapevoli della complessità dei fenomeni da governare, il che comporta due obblighi per la politica: considerare sempre l’intera funzione di produzione dell’output sanitario, per evitare che un intervento su un fattore sia vanificato dalla reazione compensativa sugli altri fattori; agire con un’ampia

batteria di strumenti normativi ed economici a corredo degli standard e dei tetti di spesa, esaltando anche la funzione del monitoraggio. Conforta osservare che il recente “Patto per la salute” si muove in tale direzione.

 

 

Indicatori di struttura e di attività Aziende ospedaliere - 2004

 

REGIONE

N. Aziende Ospedaliere

Posti letto

Unità di personale per posto letto

Rapporto Infermieri /Medici

Degenza media

Tasso di occupazion e ricoveri ordinari

Peso medio DRG ricoveri ordinari

% ricoveri ordinari con peso >2,5

% ricoveri ordinari 43 DRG a rischio inapp.

Piemonte

7

5.454

3,25

2,75

8,30

75,59

1,51

13,08

17,05

Lombardia

29

28.273

2,85

2,13

7,17

73,74

1,19

7,09

21,54

Veneto

2

3.555

2,98

2,57

8,23

83,79

1,42

11,67

16,73

Friuli V. Giulia

3

2.604

2,81

3,05

8,59

73,31

1,51

11,08

17,21

Liguria

3

2.699

2,62

2,91

9,17

84,59

1,57

13,31

21,66

Emilia Romagna

5

6.084

2,74

2,49

7,64

79,97

1,40

10,13

13,85

Toscana

4

4.489

3,05

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Il periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale “Regioni.it” è curato dall’Ufficio Stampa del CINSEDO nell’ambito delle attività di comunicazione e informazione della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

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