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Regioni.it
periodico telematico a carattere informativo plurisettimanale

n. 990 - lunedì 10 settembre 2007

Sommario
- Finanziaria; Colozzi: confronto con regioni "numeri alla mano"
- Informazione: la newsletter dell'ANCI
- Clima: Mediterraneo a rischio
- Innovazione: i centri regionali per l'e-government
- Formigoni: conti in regola, trasporti e Alitalia
- Fassino: più speciali e nuove alleanze

+T -T
Clima: Mediterraneo a rischio

(regioni.it) Acque troppo calde e non solo d'estate: in profondita' le temperature aumentate di due gradi. Si teme per la corrente dell' Adriatico, una delle tre correnti mediterranee che assicurano la vitalita' del nostro mare. I dati sono emersi da un'elaborazione dell'Istituto per la ricerca sul mare (Icram). e provenienti dal gruppo di lavoro sull' ambiente marino della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici, che si terra' il 12 e 13 settembre a Roma, alla Fao.

La temperatura aumenta anche in inverno e coinvolge le acque profonde, che registrano un aumento di due gradi. Un'anomalia che fa saltare gli equilibri dell' intero bacino. In particolare l'inverno scorso la temperatura del Tirreno fino a 100 metri di profondita' e' stata di due gradi sopra la media stagionale: 15 gradi contro i 13 che si misurano abitualmente nella colonna d'acqua. Dati registrati per la prima volta.

Sul fronte adriatico, dai cinque gradi della media invernale dell' ultimo secolo, gia' nel 2003 si e' passati (sempre in inverno) a 13 gradi. Pesanti le conseguenze: diminuisce la biomassa marina e diminuisce l'assorbimento di anidride carbonica, il maggiore dei gas serra.

'Abbiamo perso l'inverno e il mare ha pagato il prezzo piu' alto. L'emergenza mare deve essere acquisita come emergenza nazionale''. Cosi' il ministro dell' Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, durante la presentazione del rapporto sull'allarme clima sul Mare Nostrum.

Nel 2003 si e' bloccata la corrente dell'Adriatico, una delle tre correnti che fa da ''motore'' a tutto il Mediterraneo. Una corrente ascensionale che trasporta i nutrienti dal fondo verso la superficie. ''Se dovesse permanere il problema del 2003 - ha detto Pecoraro - il rischio per il Mediterraneo e' quello di fare la fine del Mar Nero, un bacino chiuso, che si sta bloccando del tutto e che a 150 metri di profondita' e' morto''. Lo stesso, ha riferito ancora il ministro ''puo' accadere al Mediterraneo in caso di assenza di queste correnti ascensionali''. Occorrono quindi, secondo Pecoraro, ''misure piu' forti di mitigazione di questi effetti'' anche attraverso maggiori fondi. ''Si potrebbe gia' cominciare a rispettare l'orientamento del Dpef - ha detto Pecoraro - che prevede un miliardo di euro nei prossimi 3 anni per Kyoto, che non sono soldi solo del ministero dell'Ambiente ma che possono essere investiti per piani di adattamento in varie forme, come per esempio il piano casa, e 750 milioni di euro nel triennio per la difesa del suolo, fondo che andra' aumentato''.

(red/10.09.07)

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