Scippo Senatori

mercoledì 5 ottobre 2005


(regioni.it) Mentre la Camera dei deputati discute il testo di riforma elettorale “elaborato” dalla Commissione Affari costituzionali (PDL 2620-A) le norme di questa proposta suscitano perplessità fra gli studiosi. E’ il caso di Andrea Gratteri (Ricercatore di Diritto pubblico comparato dell’Università di Teramo) che nel Forum dei quaderni Costituzionali sottolinea le “fortissime perplessità” che nascono guardando alla compatibilità del nuovo metodo di elezione del Senato con gli articoli 48 e 57 della Costituzione, ovvero alle “norme che impongono l’elezione del Senato a base regionale e che stabiliscono una riserva minima di sette seggi in favore delle Regioni meno popolose”.

Disposizioni che secondo Gratteri il testo proposto violerebbe attribuendo “un premio di maggioranza calcolato sulla base dei seggi provvisoriamente ottenuti con metodo proporzionale nell’insieme delle venti circoscrizioni regionali”.

Un problema che non è ignoto ai promotori della riforma (basta confrontare sui resoconti stenografici gli interventi di Bruno, Bressa e Mattarella) e sottolineato esplicitamente da Franco Bassanini.

In realtà – sottolinea Gratteri – “il carattere regionale dell’elezione senatoriale, non è mai stata approfonditamente vagliato dalla dottrina che, tradizionalmente, si è limitata ad interpretarla nel senso di far coincidere Regioni e circoscrizioni, come superficialmente si ricava anche dai testi legislativi succedutisi dal 1948 ad oggi “.

Le conseguenze di tale coincidenza, però, non sembrano estranee alla storia elettorale italiana e, probabilmente, incisero non poco sulle vicende della “legge truffa” approvata nel ’53 che – come è noto – prevedeva un premio di maggioranza calcolato su base nazionale per la sola Camera dei deputati, mentre il Senato, estraneo alla riforma, continuava ad essere eletto a base regionale.

“Qualcuno potrebbe obiettare che, in ogni caso, l’elezione a base regionale del Senato sarebbe garantita dalla presenza di circoscrizioni coincidenti con il territorio delle Regioni e che nulla impedirebbe di calcolare l’attribuzione dei seggi alla luce del risultato nazionale. Il dato letterale potrebbe anche aiutare i sostenitori di questa tesi a causa dell’ambiguità dell’espressione “a base”. La tesi che propende per un interpretazione più rigorosa dell’articolo 57 è però avvalorata dal terzo comma del medesimo articolo: Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette…”. “Può questa norma – si domanda Gratteri - essere interpretata nel senso che a nessuna circoscrizione regionale può essere assegnato un numero di seggi inferiore a sette? Secondo il ricercatore di Teramo, una tale interpretazione nnon è possibile : “La Costituzione – scrive Gratteri - si preoccupa di attribuire a ciascuna Regione una minima rappresentanza senatoriale, non di distribuire i seggi in maniera irrazionalmente distorta in favore delle circoscrizioni regionali più piccole”.

E il problema non riguarderebbe solo le Regioni cui spettano sette senatori, ma “anche il Molise, che ne ha due”, e che “potrebbe subire la medesima, intollerabile, distorsione; magari risultando addirittura priva di una qualsivoglia rappresentanza la coalizione maggioritaria nella Regione ma minoritaria a livello nazionale (si tratta di un risultato tutt’altro che improbabile in presenza di due coalizioni comparabili per forza elettorale)”.

Quanto al “premio di maggioranza proposto per l’elezione del Senato appare incostituzionale anche sotto il profilo della tutela della uguaglianza del voto ex art. 48. (…)  sistemi maggioritari sono comunemente considerati compatibili con l’uguaglianza del voto, ma a condizione di essere applicati in ambiti territoriali omogenei per popolazione, in modo da evitare situazioni in cui il peso specifico di ogni voto si allontana eccessivamente dalla media.

Il premio di maggioranza ora proposto scaturisce, invece, dall’assegnazione “provvisoria” dei seggi effettuata in venti circoscrizioni coincidenti con le Regioni che hanno un rapporto fra seggi e popolazione non omogeneo. Sulla base dei dati del censimento del 2001 la Basilicata elegge un senatore ogni 85.000 abitanti circa, l’Umbria uno ogni 111.000, il Friuli Venezia-Giulia uno ogni 134.000 a fronte di una media di 190.000 residenti per seggio senatoriale nelle Regioni di maggiori dimensioni. Il malapportionment fra i diversi ambiti territoriali è evidente ed incide in modo diretto sul complessivo esito delle elezioni in quanto la coalizione vincente è individuata sulla base dei seggi e non dei voti ottenuti.

A ciò non vale obiettare che si tratta di una distorsione imposta dalla Costituzione attraverso una riserva di seggi in favore delle Regioni minori; infatti, quella riserva dovrebbe operare con un sistema elettorale capace di “esaurirsi” all’interno di ciascuna Regione, sulla base dei voti espressi in quell’ambito”.

(red/05.10.05)