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Autostrade, ferrovie,ministeri: così vogliono staccare Nord da Roma Messaggero: ecco bozze riservate accordo Veneto-Lombardia-Governo

lunedì 11 febbraio 2019

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Roma, 11 feb. (askanews) - L'equazione è semplice. Più funzioni e
più beni strumentali saranno trasferiti verso Veneto, Lombardia
ed Emilia Romagna, maggiore sarà il gettito Irpef che potrà
rimanere nei ricchi territori del Nord. E minori saranno le
risorse e le competenze che rimarranno a Roma i cui ministeri,
come spiegano le bozze, dovranno essere ""ridimensionati"" per
tener conto delle funzioni ridotte che dovranno svolgere. Una
delle partite cruciali si sta giocando sulle infrastrutture.
Veneto e Lombardia, come risulta dalle riservatissime bozze di
accordo con lo Stato che il Messaggero ha potuto leggere - e che
il primo quotidiano della Capitale pubblica con un articolo in
prima pagina - chiedono tutte le competenze in ordine ""alla
determinazione della quota regionale dei fondi nazionali
finalizzati allo sviluppo infrastrutturale del Paese"". Miliardi
di euro su cui le due Regioni vogliono avere l'ultima parola.
Nella bozza di intesa con il governo, Lombardia e Veneto hanno
stilato una lunghissima lista di strade, autostrade, ferrovie,
porti e aeroporti, sui quali vogliono pieni poteri.
Ecco, in dettaglio, i contenuti del documento, come pubblicati da
Il Messaggero.
IL DEMANIO LOCALE
La Regione Lombardia, per esempio, ha chiesto che vengano
acquisite al suo demanio ""le tratte autostradali comprese nella
rete nazionale"", comprese quelle previste ""in convenzioni di
concessione nazionali vigenti, già realizzate o in fase di
realizzazione"". Passerebbe sotto la piena gestione della
Lombardia, per esempio, un tratto di 55 chilometri
dell'Autostrada del Sole, la A1. E poi, 93 chilometri della
tratta Milano-Brescia della A4, 27 chilometri della
Torino-Milano, 36 chilometri della Brescia-Padova. I 53
chilometri della A7 Milano-Serravalle, 32 chilometri della
Lainate-Chiasso (A9).
I 45 chilometri della A8 Milano-Varese, il tratto della A22
Verona-Modena, la Tangenziale Est di Milano, e così via. Su tutte
queste autostrade - scrive ancora Andrea Bassi su Il Messaggero -
la Regione avrebbe competenza legislativa e amministrativa,
affiderebbe e controllerebbe le concessioni, verificherebbe i
piani finanziari, definirebbe le tariffe massime e, inoltre, ne
incasserebbe i canoni. Tutti compiti oggi svolti dal ministero
delle Infrastrutture. E lo stesso varrebbe per parte della rete
stradale che oggi fa capo all'Anas.
L'ELENCO DELLE ATTIVITÀ
Anche per le Ferrovie l'elenco è lunghissimo. La Lombardia
vorrebbe subentrare allo Stato nella funzione di ""concedente"" su
25 tratte ferroviarie. Si va dalla Lecco-Bergamo, alla
Pavia-Mortara, dalla Bergamo-Brescia alla Treviglio-Cremona. La
Regione avrebbe la competenza amministrativa e le funzioni di
programmazione sulle ferrovie. Al ministero delle Infrastrutture
rimarrebbe dunque ben poco da fare. Anche negli aeroporti, da
Malpensa a Linate fino a Orio al Serio, la Lombardia vorrebbe
subentrare allo Stato nella qualità di concedente.
UN VULNUS PER L'INTESA
Il Messaggero, sempre sulla base delle bozzen riservate
consultate rileva che un discorso analogo vale per il Veneto.
Sono 18 in questo caso, le tratte ferroviarie nelle quali la
regione guidata da Luca Zaia, vorrebbe subentrare allo Stato:
dalla Rovigo-Chioggia alla Vicenza-Treviso. Così come nella bozza
di intesa, il Veneto ha fatto mettere nero su bianco la richiesta
di trasferire al demanio della Regione, da quello dello Stato,
""gli aeroporti nazionali insistenti nel territorio veneto e la
relativa competenza legislativa e amministrativa"". Anche i Fondi
del trasporto pubblico locale non saranno più centralizzati ma,
in base alle richieste di Veneto e Lombardia, dovranno essere
recuperati a valere, ancora una volta, sui decimi di Irpef
raccolta sul territorio. In verità su tutte queste materie la
resistenza dei ministeri non è stata ancora superata.
LE STRUTTURE BUROCRATICHE
Nelle bozze i capitoli sulle infrastrutture sono quelli indicati
tra le richieste delle Regioni non accolte dai ministeri (e che
quindi andranno trattate a livello politico) o non ancora
definite. Non a caso ieri - conclude Andrea Bassi sul Messaggero
- il presidente Zaia in un'intervista si è lamentato della
resistenza che le strutture ""burocratiche"" romane starebbero
facendo. Nel mirino c'è soprattutto il ministero dell'Economia.
Nemmeno uno degli appunti fino ad oggi sollevato dagli uomini di
Giovanni Tria è stato accolto. Un vulnus per l'intesa se il
consiglio dei ministri dovesse approvarla senza il ""bollino"" del
Tesoro.

BOL

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Roma, 11 FEB 2019 11:30
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