P.a.: presentato il Rapporto sul riordino territoriale

lunedì 22 luglio 2019



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P.a.: presentato il Rapporto sul riordino territoriale
Bartolini, frutto di un lavoro diffuso e capillare
   (ANSA) - PERUGIA, 22 LUG - "Il Rapporto sul riordino
territoriale in Umbria è frutto di un lungo lavoro, diffuso e
capillare, di cui potrà avvalersi la prossima agenda politica
per cambiare la geografia istituzionale dell'Umbria": lo ha
detto l'assessore regionale alle riforme, Antonio Bartolini,
intervenendo alla presentazione che si è tenuta a Villa Umbra.
Con i lavori conclusi dal presidente della Regione, Fabio
Paparelli.
   Ad inizio intervento Bartolini ha espresso cordoglio per la
morte del prof. Luciano Vandelli che aveva lavorato e coordinato
la pubblicazione. "Un lavoro - ha detto Bartolini - durato un
anno e mezzo, che ci ha portato su tutto il territorio umbro per
incontrare gli amministratori così da conoscere criticità,
accogliere suggerimenti o segnalazioni, nella convinzione che
riforme di questo tipo non possono cadere dall'alto. Per uno
scherzo del destino proprio oggi presentiamo il Rapporto
Vandelli e credo che non ci sia modo migliore per ricordare
l'insigne studioso".
   Entrando nel merito dello studio l'assessore ha evidenziato
che "in Umbria il lavoro di riordino istituzionale si presenta
particolarmente complesso perché la regione da un punto di vista
geografico non ha una identità, ma è la sintesi di diverse
realtà, è una regione che ha due grandi capoluoghi importanti,
solo cinque o sei città sopra i 40 mila abitanti e poi una
miriade di medi e piccoli comuni con un forte senso identitario
perché portatori di tradizioni millenarie. A ciò si aggiunge che
riforme di questo tipo non possono essere calate dall'alto, ma
devono essere condivise con i territori e le comunità e in
questo quadro la Regione può avere nella programmazione una
funzione di aiuto, fungere da catalizzatore. Nel Rapporto sono
state raccolte osservazioni ed indicazioni con l'obiettivo di
lasciare un quadro completo per i futuri decisori, in Regione,
nei Comuni e nelle Provincie, che si troveranno a muoversi in un
quadro normativo e legislativo non ancora definito".
   Bartolini ha poi accennato alle questioni legate
all'autonomia differenziata, alla realizzazione della
macroregione e all'isolamento dell'Umbria. "Che - ha detto -
risale ai tempi dell'Unità d'Italia e che per alcuni anni ha
rappresentato anche un valore. Oggi invece per superare questo
svantaggio occorre puntare su reti più forti, non solo in ambito
infrastrutturale, ma nel digitale, reti di impresa,
istituzionali, tra università, ricerca e sanità per fronteggiare
le criticità e rompere l'isolamento". Rispetto al policentrismo
della regione e all'associazionismo tra Comuni, l'assessore ha
sottolineato che ci sono "Comuni in grande difficoltà di
personale, di risorse ma c'è difficoltà ad unire le forze". "Dal
Rapporto emerge comunque - ha proseguito - che i nostri piccoli
comuni sono una attrattiva, sono una forza per il territorio e
debbono essere tutelati e forse è questo il motivo per cui non
si riesce a fonderli. Da noi c'è un retaggio storico, dobbiamo
aiutare i piccoli Comuni a trovare forme diverse, visto che le
fusioni non sono volute dai cittadini e forse anche a ragione ed
in questo ambito un ruolo fondamentale può essere giocato in
forma solidale dai Comuni più grandi".
   Tra le "criticità" evidenziate dal Rapporto emerge il
percorso incompleto di riforma delle Provincie, "che ora è
all'attenzione dell'agenda nazionale". "Al Ministro degli
interni - ha annunciato l'assessore - il sottosegretario
Candiani ha costituito un apposito gruppo di lavoro in merito.
Sicuramente le Provincie devono uscire da questo limbo
conseguente alla legge Del Rio".
   "Il Rapporto - ha spiegato Marzia De Donno ricercatrice di
diritto amministrativo Università degli studi di Ferrara - è
frutto di dialogo istituzionale con le autonomie territoriali, i
territori, le parti sociali portato avanti dalla Regione e dal
professore Luciano Vandelli. Dallo studio emerge come la visione
integrata dei territori, la collaborazione sinergica tra i
comuni anche di piccole dimensioni, lo spontaneismo le soluzioni
che non devono essere calate dall'alto, ma condivise e gestite
insieme alle autonomie locali, sono la soluzione per superare la
complessità amministrativa".
   Per il presidente Paparelli il Rapporto Vandelli "rappresenta
uno strumento importante". "Perché - ha detto - fotografa una
situazione che fino agli anni 2000, con un modello istituzionale
basato sul policentrismo, ha dato grandi possibilità di sviluppo
e di benessere alla nostra regione, ma che dopo la crisi
economica evidenzia una criticità dovuta sia alla crisi e,
soprattutto,  alla precarietà dei governi italiani che ha
impedito riforme stabili. A ciò si è associato il pasticcio
combinato sulle Province con la mancata approvazione del
referendum costituzionale e quindi con la definizione di un
percorso che oggi, penso alle riforma fatte in Umbria dalle
comunità montane al riassetto conseguente l'abolizione delle
Provincie, ha creato una complessità che non è stata risolta. In
questa situazione è difficile fare passi avanti se non c'è una
riforma strutturale dello Stato in quanto tutte le riforme a
livello regionale e degli enti locali sono molto limitate.
Questi anni di crisi economica, uniti al taglio reiterato dei
fondi alle Regioni e agli enti locali, impongono di rimettere al
centro della nostra attenzione un modello di Regione che sia
davvero 'leggera', anche dal un punto di vista istituzionale,
come pensata attorno agli anni 2000. Una intuizione che debba
essere perseguita attorno ad un modello che veda l'Umbria
protagonista con due Aree vaste, riequilibrate, che guardino una
al nord del Paese ed una verso la Capitale e che siano in grado
di tenere insieme quella rete dei Comuni che oggi soffre e che
fa sì che l'intera Umbria possa essa stessa essere considerata
un'area interna". (ANSA).

     SEB/ND
22-LUG-19 16:55 NNN