Liste d'attesa e Ru 486: botta e risposta Storace-Rossi

mercoledì 1 febbraio 2006


Liste d'attesa e Ru 486: botta e risposta Storace-Rossi

 

(regioni.it) Tutto è cominciato con una “conferenza stampa” di sabato pomeriggio del Ministro della Salute, durante la quale Storace ha annunciato: “Dal primo luglio, attraverso i passaggi che prevede la riforma, le liste d'attesa non saranno più un problema e per far questo occorre che entro marzo si arrivi ad un accordo con le regioni su 100 prestazioni da rendere più veloci. E, se si terrà in conto l'appropriatezza delle prescrizioni e quindi intervenire a monte rispetto all'offerta continuamente crescente avremo la possibilità di soddisfare il cittadino che ora paga privatamente per una prestazione che deve essere garantita dal servizio sanitario nazionale, non dovrà più pagare ma la Asl", ha sottolineato il ministro precisando che il direttore generale della Asl di riferimento, tra aprile e giugno, dovrà prevedere gli elenchi riguardanti le strutture pubbliche e private accreditate con le indicazioni precise dei tempi massimi di attesa e le misure che si adottano le misure venissero sforate. “In particolare per l'intramoenia (libera professione all'interno delle mura ospedaliere) oggi il cittadino paga di propria tasca, da domani se si dovesse ricorrere a questa forma la colpa sarà della Asl che pagherà la prestazione", ha aggiunto Storace che ricorda ancora una nuova regola: "entro il mese di febbraio, anticipando due mesi rispetto alla Finanziaria, sarà istituita la commissione nazionale sull'appropriatezza delle prescrizioni che darà regole chiare a partire dal primo luglio e che consentirà a tutte le regioni e i cittadini il limite dei tempi di attesa".

La Legge finanziaria 2006 garantisce – si legge sul sito del Ministero della Salute - un incremento complessivo delle risorse destinate al Servizio Sanitario Nazionale per servizi, personale, innovazione e ricerca, ma pone limiti e parametri da rispettare per accedere a tali risorse destinati in gran parte alla riduzione dei tempi di attesa per l'accesso alle prestazioni e al rispetto dei bilanci. È questa la novità più rilevante introdotta dalla Legge n. 266 del 23 dicembre 2005 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge finanziaria 2006), che per la sanità rispecchia sostanzialmente il Disegno di legge varato dal Governo a fine settembre.

Le Regioni, per poter usufruire dei 2000 milioni di euro stanziati per il risanamento dei disavanzi 2002-2004, dovranno migliorare in qualità e quantità i livelli essenziali di assistenza e rispettare gli adempimenti dell’Intesa 23 marzo 2005, sottoscrivere il Piano sanitario nazionale 2006-2008, ma soprattutto contenere le liste di attesa, obiettivo per il quale la Legge finanziaria prevede l'elaborazione di uno specifico Piano nazionale, con monitoraggio dei tempi di attesa, realizzazione di Centri unici di prenotazione (Cup), indicazione delle strutture dove tali tempi sono rispettati. La Legge finanziaria dispone inoltre l'eliminazione delle “agende chiuse” (cioè la chiusura delle prenotazioni) e sanzioni per chi viola questa disposizione.

La replica dell’Assessore Rossi, coordinatore della Commissione Salute per la Conferenza delle Regioni si mantiene un tono “istituzionale”: “Le Regioni sono disponibili ad un confronto, ma manifestano perplessità per il metodo adottato dal governo e denunciano le difficoltà legate ai tagli della Finanziaria sul personale e alle insufficienti risorse destinate proprio a ridurre le liste di attesa” ha detto l'assessore Enrico Rossi , aggiungendo ''Le Regioni stanno facendo da tempo la loro parte - ha puntualizzato Rossi - ma occorrono una concertazione maggiore con il governo e soprattutto più fondi”.

Per il ministro si tratta, però, di polemica: “Mi preoccupa la polemica reiterata e continuata dell'assessore alla Salute della Regione Toscana”, ha detto il ministro della Salute Francesco Storace durante una conferenza stampa a Firenze. Dopo aver definito la Toscana ''la regina dell'incentivo all'aborto”, Storace ha sottolineato come sulla polemica relativa  alla pillola abortiva la Toscana sia stata “tristemente protagonista”. Il ministro ha poi ricordato che non si può fare una battaglia politica o culturale sulla RU486, anche perché ha evidenziato, ''in alcuni paesi ha avuto effetti letali”. “Mi dispiace che la regione capofila in materia di sanità si  distingua per questo tipo di polemiche”, ha osservato Storace. “Il cavallo di Troia per fare entrare  in Italia la pillola abortiva”, cioè il decreto del 1997 che permette di importare farmaci ancora non autorizzati in Italia, sarà –secondo quanto annunciato dal Ministro - modificato in senso restrittivo. All'atto del nulla osta, ha spiegato il ministro delle Salute, Francesco Storace, gli uffici chiederanno le motivazioni cliniche ed epidemiologiche a tutela della salute delle donne ''perché c'è chi sta scherzando con la loro salute. Deve esserci una necessità, un bisogno oggettivo, non può essere una materia politica. Solo in Toscana c'è questo bisogno”. Ecco perché per il ministro la Toscana è la “regina dell'aborto”.

La modifica non dovrebbe essere tecnicamente complessa. Infatti basterà ribadire che la possibilità di importare i farmaci dovrà essere legata ad esigenze di cura, come in parte affermato anche nel parare espresso a dicembre dal Consiglio Superiore di Sanità. E l'aborto, non e' una cura per una malattia.  Per l’assessore Rossi le dichiarazioni “rendono ancora più imbarazzanti i rapporti tra istituzioni che invece dovrebbero collaborare” ha risposto l'assessore regionale alla salute, Enrico Rossi, alle parole del ministro. “Se avessimo aggirato le leggi vigenti in tema di interruzione volontaria di gravidanza come sembra pensare il  ministro - ha proseguito Rossi - non ci sarebbe bisogno di cambiarle. Sono passati oltre tre mesi da quando in Toscana si è iniziato ad utilizzare il farmaco Ru 486, il ministro non è intervenuto in alcun modo, ora annuncia di volerlo fare: vedremo come. Noi abbiamo lavorato nel rispetto della legge”. Quanto alla Toscana come ''regina dell'incentivo all'aborto'', ''il ministro dovrebbe smettere di usare queste  espressioni. Sono parole offensive non tanto per l'assessorato ma per tutti gli operatori sanitari della Toscana, che operano con coscienza e nel pieno rispetto delle persone e delle leggi. Nella nostra regione dal 1980 in poi gli aborti sono diminuiti del 50% e i dati del 2004 sono addirittura inferiori a quelli del 2001. Abbiamo fatto di recente una verifica sull'attivita' dei consultori, da cui emerge che la stragrande maggioranza delle attività che vi si svolgono sono di prevenzione, informazione e di sostegno alla genitorialità responsabile”.

''Il ministro della Salute Francesco  Storace chieda scusa alle donne toscane e al sistema sanitario della Regione Toscana che ha criminalizzato, accusando i responsabili di non rispettare le procedure sulla 194. Si assuma la responsabilità di vietare l'uso della pillola Ru486, ma eviti di modificare un decreto, quello che ho firmato nel  97, perché altrimenti complichera' la vita di molti malati. poi evidente che sta facendo una volgare campagna elettorale alimentando la paura e la diffidenza nei confronti degli immigrati'', dice Rosy Bindi, responsabile politiche sociali della Margherita, intervistata da “La Repubblica”.

Anche le dichiarazioni sulla legge 180 non sono state prive di conseguenze. Una lettera aperta, promossa da  due allievi di Franco Basaglia - il direttore generale dell'Azienda per i servizi sanitari Triestina, Franco Rotelli, e il direttore del Dipartimento di salute mentale della stessa, Giuseppe Dell' Acqua - sarà inviata ai presidenti delle Regioni  italiane, perché  valutino se finora la loro Regione si e' fatta carico dei propri compiti in materia di assistenza psichiatrica, e loro stessi delle loro responsabilità nel settore, oppure dichiarino apertamente che la legge 180 del 1978 va cambiata. L'iniziativa e' stata assunta in occasione del forum di Milano  sulla salute mentale, che si svolgerà dal 2 al 4 febbraio. Nella lettera Rotelli e Dell' Acqua, facendo riferimento all'annuncio del ministro delle Sanità, Francesco Storace, di voler rivedere la legge 180, sottolineano di non capire “chi si schiera politicamente, culturalmente e tecnicamente a favore della legge, ma non adotta comportamenti adeguati, provvedimenti coerenti, politiche organiche e strumenti amministrativi idonei all' effettiva applicazione della legge'', offrendo così “argomenti non di poco conto agli oppositori della 180”. In particolare, Rotelli e dell'Acqua rilevano che solo in  poche Regioni si destina ai servizi di salute mentale, come previsto in vari documenti, una quota orientativamente dell'ordine del 5% dell' intera spesa sanitaria, mentre in molte Regioni si usano di norma e sotto le più varie denominazioni cliniche private per il ricovero di pazienti psichiatrici, in difformità con quanto previsto dalla legge 180.

(stefano mirabelli/31.01.06)

 

N. 663 - 31 Gennaio 2006