= Vaccini: Veneto, sospensione non e' retrofront

giovedì 7 settembre 2017




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== Vaccini: Veneto, sospensione non e' retrofront =
(AGI) - Venezia, 7 set. - C'e' grande tranquillita' a palazzo
Balbi, la sede della giunta del Veneto affacciata sul Canal
Grande, di fronte alle prese di posizione e ai titoli di
giornale dopo la sospensione del decreto che prevedeva una
moratoria di due anni per l'obbligatorieta' dei vaccini per i
bimbi da 0 a 6 anni gia' iscritti alla scuola dell'infanzia.
"Zaia ci ripensa? Sospensione non vuol dire dietro front",
viene spiegato con un sorriso. "Anzi, ora c'e' il piu' alto
giuri' amministrativo che dovra' pronunciarsi
sull'interpretazione di una legge che palesemente non e' stata
costruita bene, al punto che una circolare ministeriale ha
dovuto correggere in 2017 l'unica data che era presente", viene
fatto notare. Quella della sospensione del decreto della
regione, anzi, voleva essere un atto di 'cortesia'
istituzionale, dopo la lettera delle ministre della Salute,
Beatrice Lorenzin, e dell'Istruzione, Valeria Fedeli, i cui
toni ieri erano stati definiti dallo stesso presidente Luca
Zaia "costruttivi". (AGI)
Ve1/Cre
071634 SET 17

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Vaccini: Veneto, sospensione non e' retrofront (2)=
(AGI) - Venezia, 7 set. - "La sospensione e' stata fatta
perche' ieri due Ministri, consapevoli che c'e' un baco
evidente nella legge, segnalato gia' dai giuristi sui giornali
gia' alcune settimane fa, ci hanno invitato a farlo. Ma la
moratoria non se l'e' inventata il Veneto, e' nella legge", e'
la ricostruzione che arriva dalla Regione. Si trattava, dunque,
di un "atto di pace", perche' se si fosse andato allo scontro
"probabilmente avremmo avuto una sospensiva, che sarebbe
deflagrata in tutto il territorio nazionale". Anche - e qui da
palazzo Balbi rivendicano il proprio modello sanitario, simile
a quello di altri paesi europei - "in quelle Regioni dove
un'anagrafe vaccinale non esiste, e i dati sono di fatto
autocertificati. Regioni dove magari l'obbligatorieta'
servirebbe davvero". Altro che dietrofront, dunque: l'esultanza
del ministro Lorenzin e' stata accolta "con un sorriso ironico:
ci vedremo davanti al consiglio di stato e chissa' chi avra'
ragione". (AGI)
Ve1/Cre
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