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SANITA': GIMBE, SERVE NUOVO PATTO STATO-REGIONI PER SSN UNIVERSALISTICO

lunedì 29 gennaio 2018


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Italia a piu' velocita' mette in crisi uno dei pilastri della
nostra assistenza pubblica

Roma, 29 gen. (AdnKronos Salute) - La sanità italiana viaggia a più
velocità, mettendo sempre più in crisi il principio di universalità
che è uno dei pilastri del Servizio sanitario nazionale. Per una reale
tutela serve invece "un nuovo patto tra Governo e Regioni, che abbia
realmente al centro la salute delle persone. Stop alle
contrapposizioni". E' questo, in sintesi, l'appello della Fondazione
Gimbe, rivolto anche al prossimo Esecutivo, lanciato insieme agli
esperti riuniti nei giorni scorsi a Como per la Winter School 2018 di
Motore Sanità.

"Dal punto di vista etico, sociale ed economico - afferma Nino
Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe e coordinatore della
sessione dedicata al tema del regionalismo e della riorganizzazione
del Ssn, insieme ad Angelo Lino del Favero, direttore generale
dell'Istituto superiore di sanità - è inaccettabile che il diritto
costituzionale alla tutela della salute, affidato ad una leale quanto
utopistica collaborazione tra Stato e Regioni, sia condizionato da
politiche sanitarie regionali e decisioni locali che generano
diseguaglianze nell'offerta di servizi e prestazioni sanitarie,
alimentano sprechi e inefficienze e, soprattutto, influenzano gli
esiti di salute della popolazione".

Cartabellotta ha elencato le tante variabilità regionali a
dimostrazione che l'universalismo del Ssn si sta disgregando: dagli
adempimenti dei livelli essenziali di assistenza alle performance
ospedaliere secondo il programma nazionale Esiti, dalla dimensione
delle aziende sanitarie alla capacità di integrazione
pubblico-privato, dal variegato contributo dei fondi sanitari
integrativi a quello delle polizze assicurative, dalla disponibilità
di farmaci innovativi all'uso di farmaci equivalenti, dalla governance
della libera professione e delle liste di attesa alla giungla dei
ticket, dalle eccellenze ospedaliere del Nord alla desertificazione
dei servizi territoriali nel Sud, dalla mobilità sanitaria alle
diseguaglianze sugli stili di vita, dai requisiti minimi di
accreditamento delle strutture sanitarie allo sviluppo delle reti per
patologia. (segue)

(Ram/AdnKronos)

ISSN 2465 - 1222
29-GEN-18 11:51

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SANITA': GIMBE, SERVE NUOVO PATTO STATO-REGIONI PER SSN UNIVERSALISTICO (2) =

(AdnKronos Salute) - "Siamo di fronte a 21 sistemi sanitari regionali
- osserva Cartabellotta - liberi di declinare in maniera eterogenea
l'offerta di servizi e prestazioni davanti ad uno Stato che si limita
ad assegnare le risorse e verifica l'adempimento dei Lea con una
'griglia' capace di catturare solo macro-diseguaglianze. E i Piani di
rientro per le Regioni inadempienti, guidati più da esigenze
finanziarie che dalla necessità di riorganizzare i servizi, hanno
scaricato sui cittadini servizi sanitari peggiori con nefaste
conseguenze sull'aspettativa di vita, addizionali Irpef più elevate
per risanare i conti regionali e necessità di curarsi altrove".

Nel 2016 la mobilità sanitaria ha spostato oltre 4,15 miliardi di
euro, prevalentemente dal Sud al Nord: ma se le spese sono a carico
del Ssn, i costi che i cittadini devono sostenere per viaggi, disagi e
quelli indiretti per il Paese sono enormemente più elevati. Senza
contare che la mobilità sanitaria non traccia la mancata esigibilità
dei Lea territoriali e soprattutto socio-sanitari, diritti che
appartengono alla vita quotidiana e non all'occasionalità di un
intervento chirurgico.

"Una rinnovata governance del Servizio sanitario nazionale - conclude
il presidente della Fondazione Gimbe - non può continuare ad avvitarsi
sulla contrapposizione tra centralismo e regionalismo, scaricando sui
cittadini il conflitto istituzionale tra poli sempre più indeboliti.
Ecco perché il prossimo Esecutivo, senza necessariamente passare
attraverso riforme costituzionali, ha il dovere etico di trovare
soluzioni tecniche per potenziare le capacità di indirizzo e verifica
dello Stato sui 21 sistemi sanitari regionali, nel pieno rispetto
delle loro autonomie: dal monitoraggio più analitico degli adempimenti
Lea ad una riforma dei Piani di rientro, dalla revisione dei criteri
di riparto collegati a sistemi premianti a cascata alla diffusione
virtuosa delle best practice regionali, dall'idoneità della Conferenza
Stato-Regioni come strumento di raccordo tra Stato ed enti
territoriali alla gestione della 'questione meridionale'".

(Ram/AdnKronos)

ISSN 2465 - 1222
29-GEN-18 11:51

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