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Sanità, Fiaso: nei prossimi 5 anni mancheranno 11.800 medici

giovedì 12 luglio 2018



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Sanità, Fiaso: nei prossimi 5 anni mancheranno 11.800 medici
Se ne andranno uno su tre, e non solo per limiti età

Roma, 12 lug. (askanews) - Abbiamo ancora più medici degli altri
Paesi Ue con sistemi sanitari assimilabili al nostro, ma da qui
al 2022 tra uscite dal lavoro dei baby boomer in camice bianco e
numero contingentato di nuovi specialisti mancheranno all'appello
11.803 dottori anche se si andasse verso un totale sblocco del
turn over. Questo anche a causa del fatto che il 35% di loro
lascia il lavoro prima dei sopraggiunti limiti di età. O perché
si prepensiona o per andare nel privato. Mentre in entrata uno
specializzando su quattro non opta per il servizio pubblico.
E' il quadro del fabbisogno medico in Asl e ospedali tracciato
dal Laboratorio Fiaso sulle politiche del personale. Uno studio
presentato oggi a Roma, in occasione dell'Assemblea annuale della
Federazione delle aziende sanitarie pubbliche.
""Le uscite anticipate dei medici dal servizio pubblico hanno
varie ragioni, come la paura dell'innovazione organizzativa e
tecnologica e di veder cambiare in peggio le regole del
pensionamento, oppure - spiega il Presidente Fiaso, Francesco
Ripa di Meana - il dimezzamento necessario dei posti di
'Primario', che ha finito per demotivare tanti medici a
proseguire una carriera oramai senza più sbocchi"". ""Ma i numeri
forniti dallo studio -sottolinea- più che un segnale di allarme
devono rappresentare uno stimolo al cambiamento delle politiche
del personale e all'innovazione dei modelli organizzativi. Ad
esempio valorizzando maggiormente figure della dirigenza, inclusa
quella proveniente dal comparto"". ""O ancora -aggiunge- modelli di
integrazione tra pediatri e medici di medicina generale da un
lato e ospedalieri dall'altro. Oppure potenziando il raccordo tra
specialisti ambulatoriali e gli stessi medici ospedalieri
coinvolti in nuovi percorsi di carriera che valorizzino le
professionalità. Innovazioni già in atto in molte nostre Aziende
e che insieme alle altre elencate nelle conclusioni dello studio
possono trasformare in opportunità di miglioramento dei servizi
la criticità del fabbisogno di medici nel nostro Paese"".
L'indagine è stata svolta su un campione ampiamente
rappresentativo di 91 aziende sanitarie e ospedaliere, pari al
44% dell'intero universo sanitario pubblico.(Segue)

Cro/Mpd

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Sanità, Fiaso: nei prossimi 5 anni mancheranno 11.800 medici -2-
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Sanità, Fiaso: nei prossimi 5 anni mancheranno 11.800 medici -2-


Roma, 12 lug. (askanews) - Il primo dato a saltare all'occhio è
il primato italiano di anzianità dei nostri medici, che nel 51,5%
dei casi hanno superato i 55 anni di età, contro il 10% del Regno
Unito, il 20% o poco più di Olanda e Spagna, mentre Francia e
Germania si collocano al secondo e terzo posto ma con percentuali
di medici con i capelli bianchi del 40 circa per cento. Questo
perché ai molti che hanno via via abbandonato i loro posti per
sopraggiunti limiti di età o per altre ragioni non hanno fatto
seguito che poche assunzioni a causa dei reiterati blocchi del
turn over.La proiezione nazionale dei dati del campione dice che dal
2012
al 2017 24.651 dirigenti medici hanno lasciato il servizio. Una
media di circa 4.100 cessazioni l'anno. Che hanno generato il
progressivo invecchiamento della popolazione medica, tant'è che
se del campione solo nel 2012 erano in 422 a spegnere le 65
candeline che spesso coincidono con la pensione, lo scorso anno
la platea dei potenziali pensionandi era salita a quota 2.087. E
il trend è in costante crescita.
Calcolando il coefficiente medio di cessazioni, relativo al
triennio 2015-2017, le proiezioni Fiaso da qui al 2025 dicono che
complessivamente 40.253 medici compiranno i 65 anni mediamente
buoni per il pensionamento ma le cessazioni saranno molte di più:
54.380. In pratica il 35% dei medici, uno su tre, lascia il
servizio sanitario pubblico per motivi diversi dai sopraggiunti
limiti di età. Dalle informazioni raccolte tra le Aziende che
hanno partecipato all'indagine la prima causa è da ricercare nei
pre-pensionamenti, mentre uno su cinque avrebbe optato per il
privato.
Resta il fatto che se il numero dei medici sessantacinquenni
rappresenta oggi il 13% del totale da qui al 2023 la percentuale
è destinata a raddoppiare, passando al 28%.(Segue)

Cro/Mpd

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Sanità, Fiaso: nei prossimi 5 anni mancheranno 11.800 medici -3-
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Sanità, Fiaso: nei prossimi 5 anni mancheranno 11.800 medici -3-


Roma, 11 lug. (askanews) - Le criticità variano comunque da una
specialità all'altra. Nei prossimi otto anni ad esempio i medici
dei servizi sanitari di base si estingueranno, mentre gli
igienisti si ridurranno del 93% e i patologi clinici dell'81%.
Internisti, chirurghi, psichiatri, nefrologi e riabilitatori si
ridurranno a loro volta di oltre la metà, anche se il maggior
numero di cessazioni dal lavoro in termini assoluti si avrà tra
gli anestesisti, che lasceranno in 4.715 da qui al 2025.
Anche se poi non sempre questi numeri corrispondono alle
criticità segnalate dalle Aziende sanitarie, che in cima alla
lista delle specialità mediche con carenze di organico più
critiche mettono nell'ordine anestesia, medicina e chirurgia
d'urgenza e pediatria, che pure figura nella parte bassa della
classifica per cessazioni in numeri assoluti. Questo perché
evidentemente il tasso di ricambio dei pediatri ospedalieri è
ancora più basso che in altre specialità. Probabilmente per la
tendenza dei giovani specializzati ad optare per la professione
in regime di convenzione, anziché di dipendenza.Se un medico su tre
lascia il servizio pubblico per motivi
diversi dai sopraggiunti limiti di età, uno specializzato su
quattro opta anche lui per altro, come il lavoro nel privato, in
convenzione o magari all'estero. Questo, più i contratti di
specializzazione contingentati, crea un gap crescente dal 2017 in
poi tra medici neo-specializzati e medici che lasciano il posto.
Dal 2018 al 2022 avremo 11.800 medici in meno di quelli necessari
a sostituire chi ha lasciato il proprio posto. E il gap maggiore
si avrà per Igiene pubblica (- 2.670) medicina interna (-1.638),
medicina d'urgenza (-1.080) e chirurgia generale (-1.039).
Ma la soluzione del problema non sembra tanto, come da più parti
auspicato, nell'ampliare il numero di accessi alle scuole di
specializzazione. A ben vedere infatti i giovani laureati in
medicina coprono infatti già oggi a malapena i posti messi a
disposizione per le specializzazioni se a questi si aggiungono i
circa mille per la formazione dei medici di medicina generale. E
abbattendo il numero chiuso nelle Facoltà di medicina
bisognerebbe attendere 9-10 anni per vedere gli effetti in
termini di reali disponibilità in organico.
(Segue)

Cro/Mpd

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Sanità, Fiaso: nei prossimi 5 anni mancheranno 11.800 medici -4-
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Sanità, Fiaso: nei prossimi 5 anni mancheranno 11.800 medici -4-


Roma, 12 lug. (askanews) - ""Posto che l'aumento dei posti
disponibili nelle scuole di specializzazione non avrebbe effetti
nei prossini anni e non sarebbe in ogni caso efficace per carenza
di laureati in medicina da inserire, il tema è a questo punto
ragionare sul miglior utilizzo delle competenze professionali
attuali"", spiega Ripa di Meana, anticipando il lungo elenco di
proposte avanzate da Fiaso al termine dell'indagine. Tra queste
lo sviluppo dei reparti basati sull'intensità di cura e
complessità assistenziale per la gestione di cronici e
post-acuti; l'investimento in nuove figure professionali che
arricchiscano il middle management come l'ingegnere gestionale o
biomedico; il pieno coinvolgimento dei medici di medicina
generale nel sistema di continuità assistenziale; contratti ad
hoc per i medici che prolunghino l'attività fino a 70 anni,
prevedendo il superamento del limite contributivo di 40 anni; la
definizione di una lista di attività che potrebbero essere svolte
dal medico in formazione specialistica.""Si potrebbero anche prevedere
nuovi modelli contrattuali per i
medici che non accedono alle scuole di specializzazione, con
percorsi protetti da sistemi di tutoraggio e formazione in
Azienda. O ancora inserire medici neo-laureati non specializzati
per la gestione di pazienti post-acuti"", aggiunge il Presidente
Fiaso. ""Un percorso - conclude - che trasformi il problema del
fabbisogno specialistico in occasione per introdurre la
necessaria innovazione nei setting di cura centrati sul paziente,
nella tecnologia e, in definitiva, nella cultura di tutti gli
operatori. Tutto ciò non può che essere basato su nuovi
investimenti nel capitale umano del SSN"".

Cro/Mpd

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