SANITA': VECCHIETTI, '+10% SPESA PRIVATA IN 5 ANNI, RIGUARDA 2 ITALIANI SU 3'

mercoledì 8 maggio 2019


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      Roma, 8 mag. (AdnKronos Salute) - Più di 7 italiani su 10 "ogni anno
pagano di tasca propria almeno una prestazione sanitaria con una spesa
sanitaria privata complessiva che sfiora i 40 miliardi di euro. Il
fenomeno, in costante espansione (+9,9% tra il 2013 e il 2018),
riguarda 2 italiani su 3 (quasi 44 milioni di persone), con un esborso
medio di circa 655 euro per cittadino". Sono i dati illustrati da
Roberto Vecchietti, amministratore delegato e direttore generale di
Rbm Assicurazione Salute, nel suo libro presentato oggi alla Camera
'La salute è un diritto. Di tutti' (Egea).

      "La spesa sanitaria privata è̀ la più̀ grande forma di disuguaglianza
in sanità,̀ perché́ diversifica le possibilità̀ di cura esclusivamente
in base all'entità del reddito disponibile da parte di ciascun
cittadino - aggiunge Vecchietti - Un sistema sanitario che ambisca a
essere effettivamente universalistico è incompatibile con una
necessità strutturale di integrazione 'individuale' pagata
direttamente dai cittadini malati o più deboli. In costante aumento
anche le disparità a livello territoriale, non solo di natura
assistenziale (breve periodo), ma anche con riferimento agli
indicatori di salute (medio/lungo periodo). Fenomeno, questo,
aggravato dalla carenza strutturale di risorse e di investimenti in
alcune aree del Paese, che finisce per alimentare anche il flusso
delle migrazioni sanitarie dalle regioni del Sud verso le regioni del
Nord".

      "A partire dal 2025 - prosegue Vecchietti - il fabbisogno
assistenziale della popolazione richiederà un incremento della spesa
sanitaria di almeno ulteriori 20 miliardi, secondo i dati della
Ragioneria generale dello Stato. Per non incrementare ulteriormente
l'ammontare medio pro capite della spesa sanitaria finanziata di tasca
propria bisognerebbe ridurre di circa un terzo gli attuali Lea messi a
disposizione della popolazione, o per mantenerli inalterati
bisognerebbe aumentare il contributo pagato di tasca propria dagli
italiani per le cure private da 580 euro a testa a 1.074 euro pro
capite". (segue)

      (Red/AdnKronos)

ISSN 2465 - 1222
08-MAG-19 13:19

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 (2)

      (AdnKronos Salute) - Diversi gli spunti e le aree d'intervento
evidenziate da Vecchietti nel volume. In primo luogo, secondo l'autore
occorre "ridefinire gli ambiti prioritari di tutela del Servizio
sanitario nazionale, superando il sistema dei Lea 'onnicomprensivi'
per passare ad un sistema di 'Livelli effettivi di assistenza'".

      "Quindi - osserva - innovare gli strumenti attuativi del Ssn del
nostro Paese diversificandone le fonti di finanziamento sulla base
delle migliori esperienze di welfare a livello europeo
(multi-pilastro) per mantenerne intatti i principi fondanti:
universalismo, uguaglianza e sostenibilità, e rideterminare il
perimetro di azione dell'attuale Sanità integrativa con un
allineamento sull'attuale perimetro della Spesa sanitaria privata".

      E ancora, "istituzionalizzare la sanità integrativa per assicurare,
nell'ambito di un sistema a governance pubblica e gestione privata,
una gestione 'collettiva' alla spesa sanitaria delle famiglie
attraverso un'intermediazione strutturata da parte di un secondo
pilastro sanitario complementare da affiancare al Ssn, in continuità
con l'impostazione già seguita nel settore previdenziale con
riferimento ai fondi pensione". (segue)

      (Red/AdnKronos)

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 (3) =

      (AdnKronos Salute) - "I bisogni di cura dei cittadini sono cambiati -
evidenzia Vecchietti - Bisogna chiedersi, a questo punto, se lasciare
i cittadini di fronte alla scelta di pagarsi da soli (quando il
proprio reddito glielo consente) le prestazioni sanitarie aggiuntive
di cui hanno bisogno, o creare un secondo pilastro sanitario
complementare che garantisca a tutti, nel rispetto dei medesimi valori
fondanti del Ssn, uguali condizioni di accesso ai nuovi bisogni di
cura".

      "Continuare a non prendere una posizione su questo tema - conclude -
vuol dire rimanere coerenti 'in teoria' con un'impostazione - ormai
superata dai fatti - che vede nel Ssn l'unico interlocutore per la
salute dei cittadini, accettando tuttavia 'nella pratica'
un'inesorabile erosione del diritto alla salute dei cittadini".

      (Red/AdnKronos)

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